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01-06 luglio 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
01- 06 luglio  2019


Lunedì 01 luglio


Santi del giorno: sant’Aronne, beato Antonio Rosmini.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
Oggi comincia il mese dedicato al culto e all’amore del preziosissimo sangue di Gesù e nel Suo sangue preziosissimo, prezzo del nostro riscatto, contempliamo le esigenze esigenti di Gesù che ci invita a seguirlo, mettendo in chiaro che seguirlo non è sistemare la nostra fame di stabilità, la nostra fame di carrierismo e la nostra fame di protagonismo. Seguire Gesù è seguirlo nella libertà della sua dinamica d’amore. Seguire Gesù è non avere né nidi né tane prefabbricate, ma seguire la libertà del Maestro. Seguire Gesù significa abbandonare l’ufficio di seppellire i morti e i morti sono coloro che non seguono il fascino, l’amore e la dinamica di libertà profonda di Gesù.
Oggi la missionarietà dell’annuncio è frenata dalla ricerca di stabilità, di rassicurazione, da una morte che celebra e seppellisce altre morti. Gesù non vuole questi discepoli, al suo seguito Gesù vuole persone libere che vivano nell’incertezza dell’oggi vinta dalla certezza del suo amore. Seguire Gesù è seguire il fruscio di un manto, è seguire il cammino di un itinerario di libertà, è seguire una novità e una sorpresa dell’amore. Non si può seguire Gesù con bagagli a seguito, sarebbe una pesantezza inopportuna e diventeremmo dei funzionari e non dei missionari liberi del suo amore.
Pensiero del giorno: Signore, brucia le mie valigie con tutte le rassicurazioni che ci sono dentro e rendimi snello e libero nel seguire Te, unica fonte di libertà.  


Martedì 02 luglio
Santi del giorno: san Bernardino Realino, beata Eugenia Joubert.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».
Il vangelo racconta della tempesta sedata da Gesù. Gesù veramente ascolta il nostro grido: “Salvaci, Signore, siamo perduti”. Però Egli ci chiede perché abbiamo paura. La paura è proprio l’indicatore che non abbiamo la certezza di essere con Gesù. Quante paure produce il diavolo per frenarci e per bloccarci nella sequela di Gesù e la tempesta che molte volte scatena nella nostra vita è il rumore orgoglioso della sua presenza che pensa di essere vittoriosa e invece è già vinta.
Il santo Padre, qualche giorno fa, ha fatto gridare alla gente presente in piazza san Pietro: “Dio è più forte del diavolo”e l’ha fatto ripetere come grido di fede. La tempesta del nostro tempo, dove i flutti e le onde delle ideologie e delle aggressività democraticistiche che dicono di essere democratiche e libere, ma non tollerano quelli che la pensano diversamente da loro, non ci deve far paura perché Gesù comanda i venti e il mare orgoglioso del nostro tempo che produce solamente la schiuma delle ideologie e delle demagogie totalizzanti ed apparentemente democraticistiche. È Gesù che vince questa tempesta e di queste tempeste la chiesa ne ha viste molte, ma san Giovanni Bosco, in un suo sogno profetico, ha detto che la chiesa, agganciando la sua vita alle due colonne dell’Eucaristia e dell’Immacolata, non verrà toccata dalle tempeste. Direbbe uno scrittore: “Tanto rumore per nulla”. La vera vittoria è di Gesù e su questo non dobbiamo avere il minimo dubbio.

Pensiero del giorno: Signore, non darmi il salvagente per salvarmi dal naufragio della mia crociera quotidiana ed evasiva, ma dammi invece la gioia di venire salvato dalla tua Parola, l’unico vero salvagente della mia vita.    


Mercoledì 03 luglio
Santi del giorno: san Tommaso apostolo, san Eliodoro.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio , edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù.
In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio  per mezzo dello Spirito.

Paolo dice agli Efesini che non sono più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio. Così Tommaso apostolo, di cui oggi celebriamo la festa, era concittadino dei santi e familiare di Dio, ma anche Tommaso è stato tentato e provato. La Parola ci esorta ad essere familiari di Dio, entrare nell’onda del suo amore, nella familiarità della sua tenerezza, nella gioia di essere sua famiglia. Molte volte noi ci siamo abituati all’appartenenza di Dio e della chiesa e la diamo per scontata, come cosa da farsi, ma quando le cose da farsi vincono l’amore per il Donatore e per il Signore, allora tutto diventa abitudine, aridità e stanchezza, invece la nostra vita è una costruzione che cresce ben ordinata se è radicata in Dio, allora mi ricorda la mia familiarità, la mia unità profonda con Gesù per venire edificata tempio del Signore.
  
Pensiero del giorno: Signore, san Tommaso si era abituato a Te e accampava dei diritti verso di Te, voleva vederti, toccarti e verificarti. Si era abituato alla grazia. Liberami, Signore, dall’abituarmi a Te e alla grazia e rendimi sempre stupito del tuo amore.    

Dal Vangelo secondo Giovanni
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Tommaso non vuole credere all’apparizione di Gesù in mezzo agli apostoli e oggi la chiesa celebra la festa di questo apostolo, il gemello, Didimo. Egli fa parte del collegio apostolico, ma brilla nella nostra memoria come esempio di incredulità e di cuore indurito. E Gesù rimprovera a Tommaso questa sua esigenza di non percorrere la fatica della fede, ma di voler gratificare il suo cuore con la verifica delle prove. Gesù, invece, vuole la fede, però Tommaso, l’incredulo, oggi santo, ci ha lasciato una bellissima preghiera che dovremmo pregare ogni volta che nella santa messa vengono elevati il Corpo e il Sangue del Signore: “Mio Signore e mio Dio”. Questo atto di fede, essenziale, forte come un brivido e splendido come una meteora, è l’eredità che oggi ci lascia questo apostolo. Mio signore e mio Dio è la preghiera della fede non è la verifica delle prove. Un uomo e una donna credenti faranno grandi cose con Gesù, il Signore, l’autore e il perfezionatore della nostra fede.
Pensiero del giorno: Signore Gesù, liberami dal frequentare i salotti eleganti e di tendenza dove si discute della fede, rendimi invece capace di essere adoratore solitario e genuflesso davanti alla tua presenza. Signore davanti alla presenza eucaristica aumento la mia fede, nel salotto bene e di tendenza faccio parte della tappezzeria delle opinioni.  


Giovedì 04 luglio
Santi del giorno: Santa Elisabetta del Portogallo, beato Piergiorgio Frassati.

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, Dio  mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio  gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme.
Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». Abramo rispose: «Dio  stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutti e due insieme. Così arrivarono al luogo che Dio  gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio  e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.  Abramo chiamò quel luogo “Il Signore vede”; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere». L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.

Oggi leggiamo il brano che racconta la richiesta da parte di Dio dell’immolazione di Isacco. Si tratta di un brano non comprensibile da molti che vedono in questa Parola un Dio crudele che prova oltre le forze un padre, invece questa è la Parola di un Dio  che tutela la nostra libertà e che non vuole che il nostro cuore venga saziato dai suoi doni, ma dalla sua presenza. Abramo aveva divinizzato Isacco, lo aveva reso il tutto della sua vita, come oggi molti giovani genitori divinizzano il figlio unico o i figli che diventano il tutto della loro vita, divinizzano il lavoro, l’esperienza, il pensiero, ma tutto ciò che è umano e viene divinizzato è un impedimento all’amore e alla libertà del cuore. Ecco la profondità di questa Parola di libertà: nulla diventi dio  al posto di Dio per lasciare libero il cuore in Dio .  

Pensiero del giorno: Signore, quando gioco con i miei piccoli dei per non impegnarmi con Te, rompimi questi giocattoli e riportami alla maturità della fede.  

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
Oggi la chiesa ricorda il beato Piergiorgio Frassati, un santo dei nostri tempi, un giovane contro tendenza, un giovane diverso, che ha fatto di Gesù il suo amore, della Madonna il suo cuore, della carità il suo programma. Giovanni Paolo II lo additò come modello dei giovani cattolici, dei giovani discepoli di Gesù, che non vivono dello strutturalismo dei movimenti, ma dell’audacia e della libertà del cuore di Dio.
Oggi il vangelo ci mostra Gesù che guarisce un paralitico che gli viene portato e la guarigione comincia dal perdonare i suoi peccati. I nostri peccati sono la vera paralisi della nostra vita perché il peccato indurisce il cuore e, indurendo il cuore, lo rende chiuso alla dinamica, alla tenerezza, alla forza della Parola di Dio. Il peccato indurisce il mio rapporto con Dio, indurisce il mio rapporto con me stesso e con gli altrui e quando il peccato è amato, cercato, voluto, consumato, provoca questo deserto di indurimento che mi impedisce di camminare con Gesù. Quando il peccato diventa il padrone della nostra vita, ci dà l’illusione di essere noi il centro dell’universo e ci rende incapaci di un cammino profondo di libertà, inchiodandoci nelle nostre fissazioni di metodi, di opinioni, di punti di vista. Il peccato genera paralisi e ci inganna con una auto gratificazione delle nostre capacità e del nostro protagonismo, ma Gesù ci rimette in piedi quando ci dona il suo perdono, che riceviamo nel sacramento della riconciliazione.
Oggi non è un sacramento popolare, è il sacramento degli innamorati, è un grande dono di Dio che pochi celebrano, usano e ricevono, ma questi pochi sono una minoranza profetica che cammina e nell’intercessione a Gesù misericordioso ottiene molte volte che la folla di paralitici ricominci a camminare nella sua misericordia.

Pensiero del giorno: Gesù dammi la gioia del figliol prodigo quando vado a ricevere il sacramento del perdono, ritorno ostinatamente a casa sempre con i miei difetti ma con una certezza unica: la tua misericordia è inesauribile e tu non ti stanchi di abbracciare il mio cuore ostinato, perché il tuo abbraccio è l’unica terapia che può guarirmi.  

  
Venerdì 05 luglio
Santi del giorno:sant’Antonio M. Zaccaria, beati Matteo Lambert e c.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Gesù oggi ci mostra la potenza del suo amore quando chiama Matteo seduto al banco delle imposte. Lo sguardo e la voce di Gesù lo fanno alzare dalla sua vita di peccato. Quanto ama Gesù i peccatori! Chi sono i peccatori? Sono gli uomini seduti, che vivono di calcoli, di cifre, del denaro gratificante la loro sete di potenza. Quando Gesù passa e chiama i peccatori, perché dei peccatori Gesù è sempre amico, avviene il miracolo della conversione. Cos’è la conversione? Alzarsi, lasciare il banco delle imposte e del calcolo umano ed entrare nella casa della festa di Gesù, che è la casa della chiesa, la casa del cuore, la casa della sua misericordia. Quando Gesù fa festa con i peccatori si mette dalla nostra parte, mentre i farisei, figli della Torah, criticano la sua misericordia per i peccatori, ma Gesù ribadisce: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. La chiesa è la casa della misericordia, altre porte ci portano solamente all’analisi e all’indagine mentale, ma non alla carezza della sua misericordia.
Pensiero del giorno: Signore, come san Matteo, fammi alzare e fammi camminare e liberami dall’idolatria della poltrona che rassicura la mia vita rendendo anchilosate le mie gambe spirituali, incapaci di seguirti nel cammino dell’amore.  


Sabato 06 luglio
Santi del giorno: santa Maria Goretti, beata Maria Teresa Ledochowska

Dal libro della Gènesi
Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: «Figlio mio». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte. Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, va’ in campagna e caccia per me della selvaggina. Poi preparami un piatto di mio gusto e portamelo; io lo mangerò affinché possa benedirti prima di morire». Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.
Rebecca prese i vestiti più belli del figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo. Poi mise in mano a suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.
Così egli venne dal padre e disse: «Padre mio». Rispose: «Eccomi; chi sei tu, figlio mio?». Giacobbe rispose al padre: «Io sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Àlzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica». Isacco disse al figlio: «Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!». Rispose: «Il Signore tuo Dio  me l’ha fatta capitare davanti». Ma Isacco gli disse: «Avvicìnati e lascia che ti tocchi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no».
Giacobbe si avvicinò a Isacco suo padre, il quale lo toccò e disse: «La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù». Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e lo benedisse. Gli disse ancora: «Tu sei proprio il mio figlio Esaù?». Rispose: «Lo sono». Allora disse: «Servimi, perché possa mangiare della selvaggina di mio figlio, e ti benedica». Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve.
Poi suo padre Isacco gli disse: «Avvicìnati e baciami, figlio mio!». Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse:
«Ecco, l’odore del mio figlio
come l’odore di un campo
che il Signore ha benedetto.
Dio  ti conceda rugiada dal cielo,
terre grasse, frumento
e mosto in abbondanza.
Popoli ti servano
e genti si prostrino davanti a te.
Sii il Signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!».

Isacco è vecchio e ormai non ci vede più. Chiama il figlio maggiore Esaù e gli domanda se gli porta della cacciagione perché vuole benedirlo prima di morire, ma Esaù vende la sua primogenitura a Giacobbe. Rebecca, moglie di Isacco, parteggia per Giacobbe e inganna Isacco perché Giacobbe possa ricevere la benedizione primaziale, propria del primogenito, e così avviene. Giacobbe riceve la sua benedizione di primogenito al posto di Esaù. Sembra una storia oscura di imbrogli, ma tutto è storia di Dio, tutto diventa significativo e significante in una grazia più grande. Giacobbe diventerà il depositario di questa benedizione del padre e la madre Rebecca, quasi figura misteriosa di Maria, direbbe san Luigi Maria de Montfort nel suo libro “Il trattato della vera devozione”, cerca sempre di salvare i suoi figli e cerca sempre il meglio per i suoi figli. Ecco la maternità della chiesa, che ama e benedice ogni figlio, che ama e porta a chiunque la fecondità di una benedizione perché la storia di Dio  va avanti superando anche i tradimenti e le oscurità e gli imbrogli dell’umano e dell’uomo.

Pensiero del giorno: Signore, Rebecca ha ingannato, Giacobbe ha approfittato dell’inganno, e Isacco è stato ingannato nella sua buona fede, ma nonostante tutto la tua storia è avanzata e ha avuto compimento perché il tuo amore è più forte e più grande delle nostre miserie.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
I discepoli di Giovanni chiedono a Gesù perché loro e i farisei digiunano (una pratica che faceva parte della spiritualità ebraica), mentre i suoi discepoli non digiunano. Gesù parla dello sposo, della festa di nozze, della festa dell’amore. Essere discepoli di Gesù significa entrare nella novità di Gesù; rattoppi e otri vecchi non resistono con la novità di Gesù. Gesù è il vestito nuovo, Gesù è il vino nuovo, è la vera novità della vita dell’uomo. Quando incontri Gesù, ti rivesti del vestito nuovo del suo amore, bevi il vino nuovo e gagliardo dello Spirito e vivi in Gesù, canto nuovo di Dio. Quanta tristezza fanno i cristiani che pensano di essere interessanti perché vivono delle novità smerciate come nuovo. Le novità sono prodotte dagli uomini per sopravvivere al grigiore della vita, le novità sono mode che nascono, passano e si bruciano in un tempo brevissimo, ma l’essere nuovi con Gesù è la vera novità che rimane. E quando un uomo canta il canto nuovo con Gesù è veramente grido di novità per una storia stanca.   
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