01-06 novembre 2021 - Sito Sultabor

Vai ai contenuti

Menu principale:

01-06 novembre 2021

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
01 -06 novembre 2021


Lunedì 01 novembre

Tutti i Santi


Martedì 02 novembre
Commemorazione di tutti i fedeli defunti


Mercoledì 03 novembre
Santi del giorno: san Martino de Porres, san Berardo, santa Silvia.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.

Paolo ricorda che la legge fondamentale è l’amore, tutto si risolve nell’amore: la carità non fa alcun male al prossimo e pienezza della legge è la carità. Ma questa carità non viene da noi, viene da un contagio con la carità di Dio: più siamo immersi nella carità trinitaria di Dio, più siamo dentro la vera carità che forma il centro della chiesa. Più siamo dentro la carità di Dio attraverso l’intimità con Lui e l’adorazione della sua bontà e della sua misericordia, più la nostra carità non diventa una buona opera, ma diventa un segno, un sacramento efficace di un contagio divino che ha toccato il cuore. Una chiesa della carità non è una chiesa che si occupa solo degli ultimi e dei poveri, ma è una chiesa che celebra la vera carità di Dio riconciliando le anime dal peccato e dall’inimicizia con Lui. Una chiesa che mette al centro la carità è una chiesa che celebra e annuncia la verità rivelata che è la prima forma di carità; il buonismo e il volontariato sociale non bastano a manifestare l’icona misteriosa della carità.  
  
Pensiero del giorno: Signore, io sarò carità quando mi lascerò generare dall’eterna tua divina carità che è l’amore.


Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.  Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Gesù ci presenta l’esigenza di seguirlo: tutto deve essere messo al secondo posto, perché la priorità va a Lui e al regno di Dio. Gesù parla anche di chi vuole costruire una torre, di chi vuole fare una guerra e deve esaminare se ha i mezzi per portare a termine ciò che si è prefisso. Gesù ci parla di costruire non più una torre, ma la casa della nostra vita sulla roccia della Parola. Il Signore non ci parla più della guerra contro un re, ma di una guerra contro satana e le sue schiere, nemici acerrimi della Parola e della corsa della Parola. Dobbiamo lasciarci plasmare dall’amore di Gesù che ci fornisce di tutto il necessario per la battaglia e la costruzione. Gesù non ci dà i mezzi umani del successo, ma ci dona i mezzi affascinanti, misteriosi ed invisibili dell’efficacia della sua grazia. Gesù cerca combattenti e costruttori, non mediocri e demotivati. Accogliamo questa chiamata!
Pensiero del giorno: Signore, non voglio essere un pacifista, voglio essere un combattente del tuo vangelo e del tuo amore. Signore, mettimi pure in prima linea, perché so che tu sei con me.


Giovedì 04 novembre
Santi del giorno: Santi del giorno: san Carlo Borromeo, nacque ad Arona il 2 ottobre 1538, nipote di Pio IV, a 24 anni era sacerdote e vescovo di Milano. Fu uno dei grandi promotori nell’attuazione dei decreti del Concilio di Trento. Fu un grande vescovo che amò la sua gente anche durante la pestilenza del 1576. Morì a 46 anni, il 3 novembre 1584, e venne canonizzato da Paolo V nel 1610.  


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.
Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio, perché sta scritto:
«Io vivo, dice il Signore:
ogni ginocchio si piegherà davanti a me
e ogni lingua renderà gloria a Dio».
Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.

Paolo ci ricorda che noi viviamo e moriamo per il Signore e così la nostra finalità è Dio. Ecco perché per noi che abbiamo Dio per finalità e traguardo è vietato giudicare o disprezzare i fratelli perché usurpiamo Dio di un suo ministero, di una sua esclusività e di un suo privilegio unico.
Il vanto di Paolo è Gesù, la finalità di Paolo è Gesù, l’amore di Paolo è Gesù, tutto lui ha fatto per Gesù: ha peregrinato, è diventato itinerante. Paolo ai Romani apre il suo cuore di innamorato di Gesù e confida loro che il suo punto d’onore è annunciare Gesù. Paolo è un uomo bruciato dall’amore di Gesù, un uomo che ha amato sempre e solo Gesù.
 
Pensiero del giorno: Signore,  voglio amarti, voglio solo amarti, questo mi basta.


Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Il vangelo di Luca ci presenta i farisei che si scandalizzano perché Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro. Gesù parla della pecora perduta, della moneta smarrita, della gioia del ritrovamento della pecora e della moneta. Gesù non si rassegna allo smarrimento e alla perdita di nessuno! Quante battaglie d’amore compie Gesù nelle anime, mentre noi non le vediamo perché lasciamo molte volte le anime nel loro errore e nella loro oscurità, in nome di una rispettosa libertà degli altri. Invece la Parola incombe; dobbiamo cercare instancabilmente per ritrovare chi è perduto. Gesù non ammette rassegnazioni e non vuole desaparecidos, Gesù vuole che tutti vengano cercati, ritrovati e condotti a Lui.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che non mi rassegni mai alla perdita di nessuno. Fa’ che vada a cercare i cuori smarriti con gioia, con amore e con forza, perché essi non sono oggetti smarriti, ma sono tuoi figli e li riporti a Te per placare la tua nostalgia d’amore per loro.  


Venerdì 05 novembre
Santi del giorno: beato Guido Maria Conforti, fondatore dei missionari saveriani che vanno nel mondo ad annunciare Gesù e ad annunciare il vangelo di Gesù.


Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Il vangelo di oggi ci parla di un uomo ricco che ha un amministratore al quale domanda il rendiconto della sua amministrazione ed egli, pur di non essere deposto dall’incarico che aveva esercitato con poca trasparenza, usa una strategia verso i debitori del suo padrone: riduce i debiti per farseli amici. Quanto vorrebbe Gesù che i suoi discepoli fossero creativi, fossero capaci e intelligenti anche in questo mondo dove i figli delle tenebre sembrano più scaltri di quelli della luce! Certamente la scaltrezza dei figli della luce non si deve equiparare a gestioni poco oneste, ma la scaltrezza è quell’audacia, quella creatività per ritrovare e per riportare all’amore di Dio ciò che andrebbe smarrito. Se questo amministratore per salvaguardare un posto e uno stipendio ha saputo intelligentemente trovare una via d’uscita, quanto più l’annuncio del vangelo deve trovare in noi operatori, creativi nello Spirito, di nuove strade per arrivare al cuore degli uomini che rischiano di smarrirsi per sempre.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, rendimi acuto e creativo come quell’amministratore infedele nelle cose che riguardano Te e la santità del tuo vangelo. Signore, non voglio essere un annunciatore stanco, voglio essere un annunciatore audace, creativo e pieno del fuoco del tuo amore.


Sabato 06 novembre
Santi del giorno: san Leonardo, san Severo di Barcellona.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù. Essi per salvarmi la vita hanno rischiato la loro testa, e a loro non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese del mondo pagano. Salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa.
Salutate il mio amatissimo Epèneto, che è stato il primo a credere in Cristo nella provincia dell’Asia. Salutate Maria, che ha faticato molto per voi.
Salutate Andrònico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia: sono insigni tra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me. Salutate Ampliato, che mi è molto caro nel Signore. Salutate Urbano, nostro collaboratore in Cristo, e il mio carissimo Stachi.
Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo. Vi salutano tutte le Chiese di Cristo.
Anch’io, Terzo, che ho scritto la lettera, vi saluto nel Signore. Vi saluta Gaio, che ospita me e tutta la comunità. Vi salutano Erasto, tesoriere della città, e il fratello Quarto.
A colui che ha il potere di confermarvi
nel mio Vangelo, che annuncia Gesù Cristo,
secondo la rivelazione del mistero,
avvolto nel silenzio per secoli eterni,
ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti,
per ordine dell’eterno Dio,
annunciato a tutte le genti
perché giungano all’obbedienza della fede,
a Dio, che solo è sapiente,
per mezzo di Gesù Cristo,
la gloria nei secoli. Amen.

Paolo conclude la lettera ai Romani con una pioggia di saluti, con tanti nomi, perché amava quella comunità e aveva creato rapporti personali e fecondi che si rivelavano nella conoscenza dei nomi delle varie persone. Quando siamo di Gesù ed apparteniamo a Lui, otteniamo la grazia della vera amicizia, della vera relazione, del vero calore del cuore. Quando siamo di Gesù, con Gesù e in Gesù siamo veramente capaci di amare, di ricordare volti, nomi, eventi perché in quei nomi e in quei volti vediamo la vibrazione viva della presenza di Gesù. Che bello se in ogni comunità il pastore ci conoscesse per nome, ci chiamasse per nome, usasse il nostro nome come ponte di comunione e di congiunzione dei cuori, allora la chiesa sarebbe veramente la famiglia dei figli di Dio!  
Pensiero del giorno: Signore, il mio nome non è tesoro dell’ufficio anagrafe, ma è tesoro del tuo cuore e di chi mi ama in Te.
stampa

 
Torna ai contenuti | Torna al menu