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02-07 maggio 2022

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
02-07 maggio 2022


Lunedì 02 maggio

Santi del giorno: sant’Atanasio.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo.
Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenèi, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».
E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

Leggiamo l’episodio di Stefano, il diacono, pieno di grazia e di potenza, che discute contro gli ebrei e che viene giudicato da falsi testimoni che lo mostrano come colui che vuole distruggere la Legge. Che bella questa icona di coraggio martiriale e di testimonianza d’amore di questo giovane diacono, pieno di grazia e di potenza! Stefano era innamorato di Gesù, infatti il suo volto era come quello di un angelo. Oggi la chiesa ha davvero bisogno di questo tipo di testimonianza, una testimonianza diretta, di coraggio e di schiettezza, una testimonianza che non ha paura dello scontro frontale, delle falsità e dei testimoni falsi che sono prodotti del nemico per fermare la Parola. È giunta l’ora nel nostro tempo di testimoni forti, innamorati, pieni di grazia, di testimoni che chiedono tutto, perché l’amore per Gesù è tutto.

Pensiero del giorno: Signore, liberami dal virus della mediocrità e del compromesso che rendono così triste e inaffidabile la mia testimonianza.  


Martedì 03 maggio
Santi del giorno: santi Filippo e Giacomo apostoli, san Giovenale

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me.

Nel brano di san Paolo apostolo ai Corinzi, che leggiamo oggi, l’apostolo, grande evangelizzatore, in sintesi proclama tutto l’evento Gesù e dice che noi saremo salvi se manterremo l’evento del vangelo di Gesù nella forma con cui ci è stato annunciato: “Egli morì per i nostri peccati, patì, fu sepolto e risuscitò il terzo giorno, apparve a Cefa e quindi ai Dodici, in seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta, inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli, ultimo fra tutti apparve anche a me”. Conservare il vangelo nella forma in cui l’abbiamo accolto, che è la tradizione apostolica, ci riporta al principio dell’annuncio. Quando vogliamo annunciare un vangelo secondo noi, annunciamo una bufala che è destinata al fallimento e all’insuccesso.

Pensiero del giorno: Signore, ricordami che i vangeli canonici approvati dalla chiesa sono quattro, che non aggiunga il mio, che non serve.


Mercoledì 04 maggio
Santi del giorno: sant’Antonina, san Floriano

Dagli Atti degli Apostoli
In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samarìa. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Sàulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere. Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola. Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.
Leggiamo la violenta persecuzione che la chiesa di Gerusalemme subisce dopo il violento martirio di Stefano, come entravano nelle case e prendevano uomini e donne e li facevano mettere in carcere. Anche la chiesa di Gerusalemme viene visitata dalla persecuzione. Oggi più nessuno viene nelle nostre case e ci porta in prigione, forse perché siamo diventati addomesticati o siamo silenziati dalla paura o dalla conformazione al pensiero unico prevalente, ma la chiesa di Gerusalemme perseguitata è un grande esempio e una grande testimonianza di fedeltà all’amore di Gesù e al suo nome, come il diacono Filippo, che scende in una città della Samaria e testimonia attraverso l’annuncio e i miracoli, segno che il Signore lo accompagna, e fa uscire molti spiriti impuri dai cuori degli uomini, perché dove arriva la verità della Parola il regno di satana è alla fine.  

Pensiero del giorno: Signore, rendimi testimone forte della tua Parola come il diacono Filippo e se il nemico urlerà tutta la sua disperazione, fa’ che io renda lode a Te che con la tua grazia dai fecondità al mio annuncio.  


Giovedì 05 maggio
Santi del giorno: san Gottardo.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etíope, eunùco, funzionario di Candàce, regina di Etiòpia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaìa.
Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaìa, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui.
Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:“Come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita”.
Rivolgendosi a Filippo, l’eunùco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù.
Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunùco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?». Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunùco, ed egli lo battezzò. Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunùco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada. Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava, finché giunse a Cesarèa.

Leggiamo l’episodio di Filippo che incontra il funzionario della regina Candace che è in ricerca della verità e non capisce il senso della Parola biblica che stava leggendo. Oggi più che mai l’uomo del nostro tempio ha bisogno di accompagnatori che aprano il cuore e la ricerca al misterioso segreto racchiuso nella parola di Dio, che è il segreto dell’amore. Oggi la Parola deve essere dissigillata non solo con la rigorosità di studi biblici che ne garantiscano la profondità e lo spessore, ma anche da cuori innamorati, ardenti che liberino la grazia e la potenza della Parola che conduce alla fede e al battesimo.   
Pensiero del giorno: Signore, rendimi innamorato della tua Parola: non pretendo di essere un biblista competente, ma un innamorato sì, perché la tua parola è fuoco, ardore e vita.  

Venerdì 06 maggio
Santi del giorno: san Pietro Nolasco, san Domenico Savio.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Sàulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damàsco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damàsco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Sàulo, Sàulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Sàulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damàsco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damàsco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Sàulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d’Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome». Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Sàulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damàsco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio.
Oggi leggiamo la conversione di Saulo sulla via di Damasco. La storia della conversione di Saulo è sempre un’icona viva della potenza di Dio che abbraccia ed accompagna il cammino di ciascuno di noi. Questo Saulo, forte delle sue certezze, ardente del suo fondamentalismo religioso, viene fermato da Dio che voleva usare la sua caratterialità intemperante e difficile per la sua gloria. La conversione è l’incontro scontro tra me e Dio, e nel momento della vita più opportuno per l’amore di Dio, Egli irrompe nel mio cuore e nella mia storia e mi rende poi strumento fecondo del suo annuncio e della sua gloria. Dio ama farsi annunciare da persone che si sono scontrate con il suo amore, e sono accecate dalla sua luce perché esse diventano strumenti efficaci e fecondi della sua gloria.    
Pensiero del giorno: Signore, come Paolo fammi cadere dalla mia autosufficienza e rendimi accecato dal tuo amore e dalla tua luce. Rendimi umile come Paolo e fa’ che trovi lungo la mia strada ancora un Anania che prega su di me e mi apre gli occhi al tuo mistero.   


Sabato 07 maggio
Santi del giorno: santa Domitilla.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.
E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che abitavano a Lidda. Qui trovò un uomo di nome Enèa, che da otto anni giaceva su una barella perché era paralitico. Pietro gli disse: «Enèa, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto». E subito si alzò. Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore. A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità – nome che significa Gazzella – la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì. La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore. E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là, gli mandarono due uomini a invitarlo: «Non indugiare, vieni da noi!». Pietro allora si alzò e andò con loro. Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro. Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto alla salma, disse: «Tabità, àlzati!». Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove e la presentò loro viva. La cosa fu risaputa in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore.

Oggi l’episodio degli Atti ci parla di Pietro che va a far visita alla comunità  di Lidda e qui trova un uomo di nome Enea che da otto anni è paralizzato. Pietro, nel nome di Gesù, lo guarisce e lo fa rialzare. La notizia sconvolge gli abitanti di Lidda e del Saron che si convertono al Signore. A Giaffa, città vicina, una discepola chiamata Tabità, gazzella, si ammala e muore. Pietro, chiamato dai discepoli, va a casa di Gazzella e su di lei, con l’autorità del nome di Gesù, le ridà la vita.
Sembrano racconti meravigliosi, alcuni biblisti avrebbero da ridire che non sono miracoli, ma simboli, invece sappiamo che il Signore ha accompagnato la comunità dei primi tempi con segni veri, miracoli e prodigi. Oggi non c’è più Tabità morta, non c’è più Enea paralizzato, ma c’è il mio collega di lavoro, il mio vicino di casa, il mio amico del fine settimana che è morto dentro e non ha più speranza e noi ci vergogniamo a fare il nome di Gesù, sostituendolo con il Galateo, con argomenti culturalmente apprezzati e con compromessi insignificanti. Il Signore ci domanderà conto del non uso del suo nome e del nostro lasciare molti nella morte e nella paralisi, perché abbiamo deciso che non bisogna mai esagerare con Gesù.

Pensiero del giorno: Signore, non permettermi di essere complice della morte dei fratelli lasciandoli stesi nel loro letto del nulla, ma fammi audace portatore della forza di Gesù.
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