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02-07 novembre 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
02- 07 novembre 2020


Lunedì 02 novembre

Commemorazione dei defunti


Martedì 03 novembre
Santi del giorno: san Martino di Porres, san Berardo, santa Silvia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli,
abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

L’apostolo esorta i Filippesi ad avere gli stessi sentimenti di Gesù gli uni verso gli altri, guardando a Gesù, il servo di Dio, che ha svuotato se stesso, che si è umiliato solo per amore. Mettere in comune i nostri sentimenti con i sentimenti di Gesù è la sinfonia della carità nella comunità cristiana e nel rapporto tra noi credenti. Avere gli stessi sentimenti di Cristo nei nostri sentimenti è la profezia più urgente in un mondo, in una storia, in una cultura che non hanno più sentimenti, ma solo emotività, immediato, uso ed abuso della persona e della relazione. Per mettere insieme gli stessi sentimenti di Cristo con i nostri è necessario un atteggiamento che in molte anime è scomparso: piegare le ginocchia davanti a Gesù, al suo mistero, al suo nome, alla sua potenza. Una chiesa più inginocchiata camminerebbe più speditamente, una chiesa che genuflette davanti al suo Signore è una chiesa zelante nell’annuncio e nella missione. Il ginocchio piegato è indicatore di un amore profondo e vero, di un’adorazione profonda e grande.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che pieghi le mie ginocchia davanti a Te per poter alle volte abbassare il mio orgoglio mentale che non vuole adorarti e contemplarti.  


Mercoledì 04 novembre
Santi del giorno: san Carlo Borromeo, santa Modesta.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la Parola di vita. Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.

San Paolo loda l’obbedienza dei Filippesi e li invita ad uno stile di vita nell’amore, a fare tutto senza mormorare, ad essere irreprensibili, ad essere diversi, in mezzo ad una generazione malvagia e perversa, ad essere cioè segno vivo della diversità di Gesù, dell’amore di Gesù, della grazia di Gesù. L’aspetto più triste delle nostre comunità è proprio la mormorazione, che distrugge l’amore, è proprio la calunnia e la sfiducia che distruggono la comunione. Che icona triste un discepolo di Gesù che mormora contro un altro fratello o lo calunnia o lo distrugge perché non accetta il carisma, la modalità unica, l’unico tocco di grazia che quel fratello porta in sé per opera dello Spirito! La Parola oggi ci invita ad essere profeti della sinfonia della carità e della bellezza dell’amore, scoprendo in ogni figlio di Dio il dono e il carisma che lo Spirito distribuisce a tutti in abbondanza e con amore.     

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che io non sia iscritto al club dei mormoratori e dei calunniatori, questo club scoppia già di aderenti, portami invece nel tuo cuore, che è un cuore di misericordia e di amore.


Giovedì 05 novembre
Santi del giorno: san Donnino, san Guido M. Conforti.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, i veri circoncisi siamo noi, che celebriamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci vantiamo in Cristo Gesù senza porre fiducia nella carne, sebbene anche in essa io possa confidare.
Se qualcuno ritiene di poter avere fiducia nella carne, io più di lui: circonciso all’età di otto giorni, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della Legge, irreprensibile.
Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore.

Paolo ricorda ai Filippesi che sono veramente i credenti in Gesù, i veri circoncisi, cioè coloro che si lasciano circoncidere dallo Spirito santo di Dio, dalla potenza della Parola, dalla grazia viva di Cristo. Questa circoncisione della Parola, dello Spirito e della grazia è una circoncisione ben più profonda ed efficace della circoncisione chirurgica che gli ebrei celebrano ed imprimono ancora oggi nei figli di Israele. La vera circoncisione è la vera ferita d’amore che viene dallo Spirito di Dio, dall’aderire con umiltà alla persona e all’amore di Gesù. Quando si è circoncisi dal suo amore,  come Paolo,si ritiene ciò che era guadagno una perdita, perché si è scoperto il vero guadagno, il vero tesoro che è Gesù. La circoncisione nello Spirito della Parola non è un rituale, come quella che avveniva all’ottavo giorno, è una circoncisione continua che avviene quando accostiamo il nostro cuore alla potenza della Parola.  

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non abbia paura della chirurgia della tua Parola che circoncide ogni giorno il mio cuore nell’anestesia dolce dello Spirito santo.


venerdì 06 novembre  
Santi del giorno: san Leonardo, san Protasio, san Severo di Barcellona.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi.
Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro Dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra. La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose. Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

L’apostolo esorta i Filippesi ad essere imitatori di lui, a guardare alla sua testimonianza e poi, nella sua emotività di grazia, ricorda loro, con le lacrime agli occhi, che molti si comportano da nemici della croce di Cristo e che la cittadinanza vera è nei cieli, dove aspettiamo il Salvatore, il Signore Gesù. Allora dobbiamo essere segno, essere testimonianza, essere veramente icona di Cristo in un mondo che soffoca nelle ideologie, nelle opinioni, nelle parole vuote, nella superficialità. La nuova, vera, unica, perenne evangelizzazione si attua quando una persona diventa segno, testimonianza, evento, presenza. Non c’è più un cartaceo che parla di Gesù, ma c’è una persona viva, ecco perché dove ci sono i testimoni veri ed autentici di Dio nascono le persecuzioni che fanno da garante all’efficacia e alla profondità della testimonianza.
Occorre essere testimoni, non essere portatori di libri o di ideologie, essere testimoni con la vita nella potenza di Gesù e della sua salvezza.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi negoziante dei libri che parlano di Te, rendimi testimone e fa’ che io scriva la tua grazia e la tua vita nel mio cuore.
 

sabato 07 novembre
Santi del giorno: san Prosdocimo, san Baldo, san Ercolano.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l’avevate anche prima, ma non ne avete avuto l’occasione.
Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione. So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza.
Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. Lo sapete anche voi, Filippési, che all’inizio della predicazione del Vangelo, quando partii dalla Macedònia, nessuna Chiesa mi aprì un conto di dare e avere, se non voi soli; e anche a Tessalònica mi avete inviato per due volte il necessario.
Non è però il vostro dono che io cerco, ma il frutto che va in abbondanza sul vostro conto. Ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodìto, che sono un piacevole profumo, un sacrificio gradito, che piace a Dio. Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.

Paolo ricorda ai Filippesi la premura che avevano avuto nei suoi riguardi. L’apostolo parla di se stesso, del suo essere missionario di Gesù, in ciò ha imparato a bastare a se stesso, ad essere allenato alla povertà, all’abbondanza, alla sazietà, alla fame. I Filippesi e a noi egli dona una Parola di fuoco: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”. La vera forza viene da Gesù, la vera forza viene dalla sua Parola, dalla sua grazia, dalla sua presenza, dalla sua intimità, dal suo amore. Per tanti cristiani oggi c’è il dramma dell’accidia, di questa stanchezza e di questa freddezza nelle cose spirituali che riguardano Dio. Sono cristiani che pensano di poter fiorire nella loro fede nel terreno etico del buonismo e dell’antropologia, ma essi non hanno le radici nella terra buona e nella linfa buona di Gesù. Solo nella terra buona di Gesù possiamo avere quella forza che ci rende forti di fronte ai nemici di Gesù, perché Egli non cerca audience, non cerca applauso ed approvazione, cerca cuori disponibili alla verità. Dove arriva un suo testimone, la persecuzione è necessaria perché vengano svelati i pensieri di molti cuori.    

Pensiero del giorno: Signore, essere tuo testimone non è questione di buona volontà o di mia bravura, ma di corrispondere a una grazia gratuita, immeritata che rende la mia vita narrazione viva di Te.  
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