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02-07 settembre 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
02 – 07 settembre 2019


Lunedì 02 settembre

Santi del giorno: sant’Elpidio, santi Alberto e Vito, san Zenone

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

Paolo affronta il tema della morte perché i discepoli di Gesù non siano tristi come quelli che non hanno speranza. Anche in questo nostro tempo la morte è un enigma senza risposta: viene rimossa, viene procurata, viene silenziata. Invece l’apostolo, ispirato dallo Spirito, ci dipinge la morte come un grande affresco, quasi michelangiolesco, egli parla della tromba dell’arcangelo, della discesa di Dio dal cielo, ma l’immagine più bella, la luce più forte è che noi saremo rapiti insieme con i nostri cari defunti sulle nubi del cielo. Dio ci rapisce, rapisce il nostro cuore, il nostro sentimento, morire è un essere rapiti per essere ancora di più immersi nella vita. Di fronte alla bellezza di questa Parola, che è un affresco di vita, vogliamo diventare ministri della consolazione in un mondo che considera la morte l’esaurimento di una dinamica biologica, invece per noi la morte è l’inizio di un rapimento d’amore per essere sempre con il Signore.

Pensiero del giorno: Signore, che io non faccia condoglianze a chi sta vivendo il mistero della morte, ma porti luce e gioia nell’annuncio della verità    

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Il vangelo di oggi ci parla del discorso di Gesù nella sinagoga del suo paese e dell’accoglienza ostile che i nazaretani gli riservano. Gesù è la Parola viva di Dio, Gesù è l’annunciatore efficace potente della Parola di Dio, ma per annunciare la Parola di Dio con fecondità e con potenza dobbiamo fuggire e rifiutare la popolarità e l’applauso. Quando vieni applaudito, quando sei popolare, stai svendendo qualcosa di tuo e non la potenza della Parola di Dio. Essa non è popolare perché non ti offre soluzioni facili per la vita, ma ti offre la verità esigente per rendere piena la tua vita della sua vita, della vita di quel Dio che Gesù Cristo, Parola vivente del Padre, ci ha raccontato e mostrato. La fecondità di un annuncio non viene data dalla popolarità e dall’approvazione, ma quando la Parola rimane spada che trapassa la profondità dei cuori e, trapassando la profondità dei cuori, in molti porta la grazia legata ad un’apertura, in altri porta l’ostilità dovuta ad una chiusura alla verità.

Pensiero del giorno: Signore, gli indici di ascolto li lasciamo alle emittenti tv a noi dai la fedeltà alla tua Parola, unica vera pace e libertà nella nostra vita.   


Martedì 03 settembre
Santi del giorno: san Gregorio Magno, un grande santo ed un grande papa. Nacque a Roma intorno al 540, gli fu dato il titolo di Magno, come in precedenza a papa Leone che aveva fermato i barbari, per la sua grande personalità spirituale e perché fu un pastore forte e fedele. Riuscì a servire la gente del suo tempo nella duplice fedeltà al vangelo e all’uomo.  

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.
Dio infatti non ci ha destinati alla sua ira, ma ad ottenere la salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. Perciò confortatevi a vicenda e siate di aiuto gli uni agli altri, come già fate.

Paolo affronta il tema del momento e del tempo del ritorno del Signore e ci parla di questo enigma usando degli esempi: le doglie di una donna incinta, l’arrivo di un ladro. Il Signore ritornerà, per questo ci chiede la tensione d’amore della veglia. Noi non stiamo vivendo angosciati per il suo ritorno, non stiamo ipotizzando date, anni, perché questo fa parte di un suo segreto d’amore. Il Signore, infatti, non si lascia calcolare dalla sua sorpresa d’amore, l’ha avvolta nel mistero perché sia sorpresa, dono, grazia, ma Egli tornerà. Tutta la tradizione cristiano-cattolica vive nell’attesa di questo ritorno e in ogni Eucaristia proclamiamo che siamo in attesa della sua venuta. La sua venuta è certa: sarà sorpresa d’amore, sarà irruzione d’amore, sarà sposalizio d’amore con l’umanità che ha saputo attenderlo nell’amore. Egli sposerà quell’umanità che si è protesa in tutta la vita per essere sua sponsalità nel desiderio, nella nostalgia e nel mistero. Il suo ritorno è sponsalità d’amore, non è evento di terrore. Egli sposerà l’umanità che l’ha atteso, mentre quella che l’ha rifiutato resterà eternamente vedova di Dio, imprigionata nella logica diabolica dell’ego elevato a Dio.     

Pensiero del giorno: Signore, il tuo ritorno non è frutto di calcolo, ma è vibrazione d’amore.  

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua Parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che Parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.

Luca ci presenta oggi Gesù che scende a Cafarnao ed insegna in giorno di sabato. Durante il suo insegnamento un uomo, posseduto da un demonio, comincia a gridare, Gesù lo fa ammutolire con la sua autorità e lo fa uscire da quell’uomo rendendogli così la vita e libertà. Il primo nemico della Parola è il demonio, il primo ostinato avversario della Parola è il principe delle tenebre, perché il nemico conosce la potenza della Parola, il nemico crede in Dio, ma non lo ama, crede in Dio, ma non lo accoglie, crede in Dio, ma non lo adora. Quando la Parola giunge in un luogo, portata con la forza dello Spirito, subito si scatena l’ostilità e l’organizzazione del maligno che vuole impedire il cammino della Parola. La Parola vince gli spiriti per quella potenza di grazia che contiene in se stessa, ma il diavolo, anche nel nostro tempo, organizza tutte le sue lobby contro al Parola. Il diavolo vuole sbarazzarsi della Parola per dare abbondante spazio alle parole fallaci dell’uomo e alle opinioni fallaci del tempo. Quando la Parola non giunge in un luogo, non giunge la vita e la fecondità, ma rimane solamente la delusione di parole umane, che lasciano vuoto il cuore e inaridita la vita.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che senta la Parola come l’unico tesoro della mia vita e fa’ che non permetta mai al demonio di rubarmela con l’alibi delle opinioni umane.


Mercoledì 04 settembre
Santi del giorno: santa Rosalia, patrona di Palermo, una giovane eremita che pregò sul monte vicino alla sua città salvandola molte volte da molti mali.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, ai santi e credenti fratelli in Cristo che sono a Colosse: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro. Noi rendiamo grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, continuamente pregando per voi, avendo avuto notizie della vostra fede in Cristo Gesù e della carità che avete verso tutti i santi a causa della speranza che vi attende nei cieli. Ne avete già udito l’annuncio dalla Parola di verità del Vangelo che è giunto a voi. E come in tutto il mondo esso porta frutto e si sviluppa, così avviene anche fra voi, dal giorno in cui avete ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità, che avete appreso da Èpafra, nostro caro compagno nel ministero: egli è presso di voi un fedele ministro di Cristo e ci ha pure manifestato il vostro amore nello Spirito.

Oggi leggiamo la lettera di Paolo ai Colossesi che egli loda per la loro fede, ma soprattutto perché hanno accolto la verità del vangelo che fruttifica in loro e porta ogni giorno di più un frutto che rimane. La verità del vangelo è il dono da portare in questo nostro tempo che vive di relativismo, di ipotesi mentali, di filosofie atee e di autosufficienza cerebrale umana. La verità del vangelo, alla quale dobbiamo essere incatenati con l’amore per Gesù, non si baratta, non si può accomodare, smussare, adattare, sarebbe una bestemmia alla potenza del vangelo e quando molti domandano, anche all’interno della chiesa, di abbassare il prezzo e di abbassare il livello che il vangelo chiede a chi lo accoglie, entriamo in un compromesso triste che porterà ancora più deserto e più povertà all’uomo del nostro tempo. Solo la verità del vangelo, splendente, radicale, totale ci salverà. Non è più il tempo di compromessi e di piccole cose, è il tempo del respiro, della verità del vangelo, solo lì avremo presente, futuro e vita eterna.      

Pensiero del giorno: Signore, che tristezza quando la tua Parola va ai voti! Tu non sei un programma elettorale, ma sei la verità di Dio per noi.  

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Oggi Luca ci presenta ancora Gesù a Cafarnao che, uscito dalla sinagoga, entra nella casa di Pietro, ne guarisce la suocera dalla febbre e guarisce molti malati ed indemoniati, imponendo le mani su di loro. Dopo questa giornata intensa, Gesù esce che è ancora l’aurora e si reca in un luogo deserto a pregare. Gesù ci insegna che la vera fecondità della vita non è l’azione, che la vera fecondità di una testimonianza non è nemmeno l’operosità buona, ma la vera fecondità di una vita e di un’operosità è la preghiera. Che cos’è la preghiera? È questo fascino, questa attrazione per Dio che ci spinge a cercarlo ancora prima che l’alba sorga nel nostro giorno (“Precedo l’aurora e grido aiuto”). La preghiera è quell’evento di grazia nel quale ridò la priorità a Dio, nel quale ridono la priorità al mio cuore e la pace alla mia anima. Senza preghiera abbiamo un albero di foglie senza radici, senza preghiera siamo persone attivate ed angosciate, con la preghiera diventiamo persone di radici profonde. La preghiera non è l’alibi della vita, la preghiera è l’ossigeno dello spirito che rende la nostra vita veramente profonda, feconda e felice perché la preghiera, attraverso le radici profonde del cuore, nel nascondimento, dà forza e fecondità alla nostra testimonianza.

Pensiero del giorno: Signore, innamorami della preghiera, rendimi persona di preghiera, perché non mi innamori di me stesso e delle cose che faccio, sarebbe l’ennesima illusione di un bene apparente.      


Giovedì 05 settembre
Santi del giorno: santa Teresa di Calcutta, ha visto Gesù presente nel povero. Nel suo diario ci ha rivelato quell’aridità spirituale, quella notte oscura che ha reso forte la sua fede. La sua figura è veramente una testimonianza viva della vera carità. Il segreto di madre Teresa era la preghiera e l’adorazione eucaristica quotidiana che rendeva il suo servizio ai poveri celebrazione dell’amore di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, dal giorno in cui ne fummo informati, non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che abbiate piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio.
Resi forti di ogni fortezza secondo la potenza della sua gloria, per essere perseveranti e magnanimi in tutto, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,per mezzo del quale abbiamo la redenzione,il perdono dei peccati.

Paolo prega per la comunità dei Colossesi perché abbia sapienza e intelligenza spirituale per penetrare il mistero di Dio e per essere perciò segno di luce, di amore e di gioia. L’intelligenza spirituale è un dono dello Spirito, è il suo intelletto che ci fa penetrare nelle cose di Dio e nel mistero di Dio, impenetrabili e inconoscibili per loro natura, infatti attraverso questo dono dello spirito si possono cogliere alcune vibrazioni e portare alcuni riflessi della luce. Senza l’intelligenza spirituale anche le cose di Dio vengono ridotte a valori, ad atteggiamenti etici, a preoccupazioni sociologiche, mentre l’intelligenza spirituale che Paolo invoca per la comunità di Colossi dovrebbe essere veramente la chiave mistica, intima e unitiva del mistero di Dio. Non possiamo rendere orizzontale il mistero di Dio e non possiamo banalizzarlo rendendolo pura sociologia o antropologia umana. L’intelligenza spirituale ci fa entrare negli abissi d’amore del mistero di Dio e ci fa sentire i brividi di un infinito che entra nel nostro piccolo mondo perché noi non dimentichiamo che siamo chiamati a grandi cose e che vedremo grandi cose.     
Pensiero del giorno: Signore, senza intelligenza spirituale, io riduco la tua verità ad una buona parola e ad una favola buonistica, da questa tentazione liberami, o Signore.   
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la Parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua Parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che predica alla folla e la folla gli fa ressa attorno. Egli sale in una barca che era di Simone e comincia da insegnare. Che strano pulpito la barca di Simone per annunciare la Parola di Dio! Eppure Gesù ci ricorda che nella barca del nostro cuore, se abbiamo Lui e la sua Parola, siamo veramente potenti e forti della sua grazia. Ascoltando la Parola, possiamo gettare la rete della nostra vita nel mare della nostra storia, e ascoltando la sua Parola la nostra rete si riempirà di conquiste e di vittorie spirituali. Prendere nella nostra barca Gesù è veramente prendere con noi la sua fora e la sua grazia, ma tutto nasce da una scelta: diventare ascoltatori docili di una Parola che dà la vita e dà la gioia.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, quando sono stanco di pescare nel mio nulla, fammi incontrare la tua Parola che darà fecondità alla mia vita e al mio lavoro.
 

Venerdì 06 settembre
Santi del giorno: san Zaccaria.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.

Paolo ai Colossesi parla di Gesù e lo descrive immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, concreatore con il Padre, capo del corpo che è la chiesa, principio, primogenito. Questa pagina vibrante di Paolo è un simbolo cristologico che presenta a questa comunità quel Gesù dal cui amore è stato afferrato (l’apostolo si è definito prigioniero di Gesù, innamorato), egli lo contempla e poi lo trasmette. La contemplazione è il mezzo indispensabile per l’evangelizzazione. Un’evangelizzazione che sia solamente una presa d’atto di problemi sociali non è un’evangelizzazione, un’evangelizzazione che sia solo un’uscita per risolvere i problemi urgenti e umani dell’umanità non è un’evangelizzazione è solo buona volontà ed antropologia buonistica che tenta di risolvere, collaborando con i sindacati e la politica, i problemi immediati dell’uomo, ma lo lascia nell’ignoranza della verità. La vera evangelizzazione è contemplare Gesù, è portare gli uomini del nostro tempo nel mistero di Gesù, nella vibrazione di Gesù, allora quando avremo sanato il cuore dell’uomo da questa sete di infinito e di eterno i problemi secondari dell’uomo verranno risolti come conseguenza di una grazia, di una contemplazione, di uno stupore e di un amore.      

Pensiero del giorno: Signore, fammi perdere tanto tempo nel contemplare il tuo mistero e la tua gloria. Questo tempo diventerà vibrazione di salvezza e vibrazione d’amore per i fratelli ai quali non annuncerò un’urgenza sociologica, ma il fremito infinito del tuo amore.  

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Gesù risponde ad una domanda che gli pongono i farisei e gli scribi. Gesù parla di sposo, di nozze, di gioia; la vera esperienza di Gesù è questa: Gesù non lo troviamo nelle osservanze religiose che molte volte placano il nostro cuore che vuole essere rassicurato da osservanze e da regole, la vera esperienza di Gesù è un’esperienza nuziale, di seduzione, d’amore. Quando incontriamo Gesù, non esistono più rattoppi nella nostra vita, quando incontriamo Gesù beviamo il vino nuovo della sua libertà e della sua gioia e non abbiamo più l’otre vecchio delle nostre rassicuranti certezze. Tutta l’esperienza di Gesù è qui: entrare in questo rapporto di sponsalità, di seduzione, di amore con Gesù, chi ha Gesù come sposo contagia gli altri con la gioia nuziale, chi ha invece osservanza e rattoppi intristisce se stesso e intristisce quelli che incontra nella sua vita.

Pensiero del giorno: ti ringrazio, Signore Gesù, che mi inviti sempre alle tue nozze, fa’ che partecipi al banchetto nuziale con l’entusiasmo del mio cuore e con la gioia del mio essere.       


Sabato 07 settembre
Santi del giorno: san Grato di Aosta, san Giovanni di Lodi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, un tempo anche voi eravate stranieri e nemici, con la mente intenta alle opere cattive; ora egli vi ha riconciliati nel corpo della sua carne mediante la morte, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili dinanzi a lui; purché restiate fondati e fermi nella fede, irremovibili nella speranza del Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunciato in tutta la creazione che è sotto il cielo, e del quale io, Paolo, sono diventato ministro.

Paolo ricorda ancora ai Colossesi cos’erano prima dell’annuncio, erano stranieri, nemici, intenti alle opere cattive, ma dopo l’annuncio del vangelo di Cristo essi sono stati riconciliati nel corpo e nella carne di Cristo. Il frutto della sua gloriosa passione è ciascuno di noi quando veniamo riconciliati nel nostro dentro, nel nostro profondo e nel nostro intimo. Questa riconciliazione non è un riequilibrio psicologico della mente, delle pulsioni o dell’emotività, ma è una grazia che attraversa e passa tutta la nostra vita. Questa riconciliazione di Gesù in noi e per noi trova un’icona stupenda nel sacramento della Riconciliazione, in cui, se ci accostiamo, con fede e con amore, diamo il primato all’uomo spirituale, primato che diventa guarigione per l’uomo psichico e corporale. La vera riconciliazione di Cristo è una grazia e un capolavoro d’amore. Quando non siamo riconciliati, non possiamo riconciliare l’umanità con Dio, ma siamo solamente uomini rumorosi di ideologie e di rivendicazioni.     

Pensiero del giorno: Signore, fammi scoprire l’ebbrezza di essere riconciliato con Te nella vibrazione d’amore del tuo sacramento.  

Dal Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è Signore del sabato».

Luca ci racconta l’episodio dei discepoli di Gesù che raccolgono spighe di grano, mangiandole in giorno di sabato e Gesù risponde che il figlio dell’uomo è Signore anche del sabato. Quando non fai l’esperienza viva di Dio, ti crei un idolo nella legge e nelle osservanze; quando non hai più Gesù dentro, diventi un distributore di servizi rituali o buoni che indicano un’assenza e un vuoto. Che grande libertà è seguire Gesù! Lui, che per la fame dei suoi discepoli, non teme di trasgredire un precetto della Torah perché egli ci ha annunciato e testimoniato che la legge più grande è l’amore e solo l’amore ci libera da una legge che asfissia la libertà del cuore. Che bello questo Gesù che passa in un campo di grano con i suoi discepoli, è una grande icona di libertà e d’amore, di luce e di sole.

Pensiero del giorno: ti ringrazio, Gesù, perché mi preservi dalle osservanze che paralizzano il mio cuore e mi rinchiudono nello scrupolo e nell’angoscia.  
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