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02 dicembre 2018

La Parola > Parola della Domenica

Commento spirituale della Parola di Domenica 02 dicembre 2018
Prima domenica di Avvento. Anno C

Prima Lettura   Ger 33,14-16


Viviamo in un tempo e in uno spazio che rinchiudono il desiderio infinito della nostra anima, la quale non si adatta al tempo e allo spazio. Molte volte siamo schiavi di un calendario umano, siamo vittime di un calendario cronologico che noi stessi abbiamo inventato; ci domandiamo che cosa abbiamo fatto nella vita, che cosa abbiamo fruttificato, invece Geremia dice: “Verranno giorni”, cioè ci annuncia che verranno i giorni di Dio che sono il contagio dell’eternità nel nostro tempo, che fa fatica a respirare. Quando tiriamo via al nostro tempo l’anelito dell’eternità, l’uomo sta male, si rimpicciolisce e comincia a contare le scadenze che gli rimangono, invece Geremia ci ricorda due cose: che Dio è fedele e che Dio non deluderà: realizzerà le promesse di bene che ha fatto ad ognuno di noi. Dobbiamo rendere personale l’annuncio di Geremia mettendoci il nostro nome perché la parola è per noi, è per la nostra vita. Quando Dio avanza nella nostra vita, egli tocca e contagia con l’eternità i nostri desideri e li porta a pienezza; nessun nostro desiderio va perduto, eccetto quelli che non sarebbero un bene per noi, ecco perché il Signore magari non ha ascoltato le nostre richieste, e a distanza di tempo vediamo che non erano il bene, la libertà, il respiro della nostra vita.
Il Signore parla di germoglio e per Geremia è Gesù che viene a salvare e a liberare il popolo di Dio e tutta l’umanità. In questo Avvento guardiamo il germoglio giusto che piano piano germoglierà. Noi vorremmo produrre subito una quercia, vorremmo produrre subito una visibilità stupefacente, ma questo non è possibile. Non abbiamo la pazienza del germoglio e del germogliare e molte volte ci facciamo male perché misuriamo e calcoliamo con la quantità del fatturato, mentre sappiamo che nel germoglio c’è tutto in potenza, deve solo crescere.
L’Avvento non è tanto una preparazione al Natale, ma una preparazione al ritorno di Gesù che verrà nella gloria e allora quel germoglio sarà una visibilità gloriosa. I giorni del Signore avanzano: che torni Gesù è certo, quando non lo sappiamo, ma siamo certi che interi popoli ritorneranno a Lui, perché abbiamo esaurito tutte le soluzioni umane inventate da noi.
Egli tornerà nella nostalgia di molti ed il regista sarà lo Spirito santo, infatti, nonostante le apparenze, c’è tanta gente che ha sete di Dio, anche tra i giovani.     
         

Seconda Lettura  Tess 3,12-4,2

Che bello sentire l’apostolo, che aveva un caratteraccio, dire ai Tessalonicesi: “Io sovrabbondo di amore per voi”. Tutti i problemi che abbiamo derivano da una tirchieria e da un’insufficiente misura d’amore avuta nella nostra vita. Tante complessità psicologiche, tante ferite rimandano a questo. L’amore deve essere sovrabbondante, deve essere talmente tanto che sembra essere sprecato.
L’amore che ci dà Dio è allergico alle misure, infatti Lui detesta le bilance e i pesi. L’amore è un fiume, non dimentichiamo che Gesù ha sempre dato in maniera sovrabbondante (le sette ceste che avanzano nella moltiplicazione dei pani) perché chi ama non misura e ci sentiamo amati quando non ci sentiamo calcolati, ma travolti da un’abbondanza d’amore che apparentemente ci sembrerebbe uno spreco. Questo amore non è una dinamica psicologica o ormonale è un contagio dell’amore di Dio.
Chi ci ama? Chi nasce da Dio, perché chi non ha conosciuto Dio non può amare, ci darà qualcosa che sembra amore, ma non è il prodotto d’amore. Chi ci ama? Chi nasce da Dio, perché Dio ci ha amati per primo. Chi ci ama? Chi non ci interroga, chi non fa ricerche nei nostri armadi chiusi o nelle nostre zone d’ombre, chi non vuole vederci chiaro, ma ci ama con la miopia spirituale propria dei santi.
Per amare occorre avere due occhi, uno miope per non vedere il limite dell’altro e amarlo lo stesso, e l’occhio dell’aquila per capire quanto ha bisogno una persona di essere amata ancora di più. L’amore non è un’educazione, non è una didattica, l’amore è un dono che riceviamo. San Paolo, che era molto complessato e caratteriale, dice ai Tessalonicesi che li ama in maniera sovrabbondante e vuole che anche loro siano sovrabbondanti nell’amore. Alla sovrabbondanza d’amore è legata la crescita delle persone, infatti egli dice: “Fratelli, il Signore vi faccia crescere” è il Signore che ci fa crescere nella maturità perché quando Egli ci fa sentire il suo amore, relativizza in noi tutte le nostre idolatrie di riuscita, di risultato, di parvenza e di vittoria.
Gesù a santa Faustina ripete che non guarda il risultato, ma lo sforzo.
La vera crescita umana e cristiana di una persona è convivere intelligentemente con la propria precarietà. Paolo dice ai Tessalonicesi che devono essere modelli di comportamento e li supplica perché siano segni di un cuore irreprensibile ed aperto. Quando abbiamo fatto pace con la nostra precarietà, ci siamo ripresi la qualità della vita.
Santa Teresa di Lisieux dice che, se anche fosse il peggiore criminale e non fosse carmelitana, andrebbe a Gesù con la stessa fiducia, inoltre aggiunge che tutte le scelleratezze, i crimini di questo mondo messi insieme sono come una goccia d’acqua in un grande braciere d’amore.
Spesso noi diffondiamo un Dio che misura, un Dio piccolo, un Dio comportamentista, dimenticando che il comportamento corretto è figlio di un incontro.
Tanti cristiani non convincono più perché sono testimoni dell’incontro con un fantasma, non con un Vivente, con una presenza che ci ama.       


Vangelo    Lc 21,25-28; 34-36


Gesù è chiaro quando affronta il discorso dei tempi ultimi, questo non significa che egli ci terrorizzi. Gesù ci dà un primo insegnamento: ci vuole ricordare che ognuno di noi non ha la vita sotto controllo, non può controllare il presente e il futuro. Per quanto ci scervelliamo nelle preoccupazioni, non abbiamo il potere di aggiungere un giorno alla nostra vita. Spesso stiamo male perché vorremmo avere tutto sotto controllo, vorremmo gestire tutto, invece molte cose ci vengono addosso e non possiamo evitarle. Dio ha in mano questa storia e questa umanità. Certamente stiamo vivendo un tempo inquieto. Il giorno di cui parla il Signore potrebbe essere un laccio o un giorno di nozze, dipende da noi. Non dobbiamo avere paura perché se noi siamo del Signore e se Dio è per noi chi sarà contro di noi?
Della nostra vita non siamo né padroni né gestori. Dio sta gestendo tutto e la sta portando avanti.  Gesù dice: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi ed alzate il capo” perché è vicino il nostro matrimonio. Non dobbiamo avere paura perché se Dio permette che avvengano delle cose potrebbe essere per un amore più grande per noi, come diceva il profeta: “O Assiria, verga del mio furore”. Gesù è con noi.
Quanta vita ci resta non lo sappiamo, ma questo non deve essere per noi un’angoscia perché Dio ci ama.
Dio è la nostra forza e la nostra pace. Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?
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