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03-08 febbraio 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
03- 08 febbraio  2014


Lunedì 03 febbraio

Santi del giorno: san Biagio, vescovo di Sebaste in Armenia fra il III e il IV secolo, fu una delle ultime vittime delle persecuzioni romane. Sant’Oscar, santo Simeone ed Anna.

Dal secondo libro di Samuèle
In quei giorni, arrivò un informatore da Davide e disse: «Il cuore degli Israeliti è con Assalonne». Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: «Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la rovina e passi la città a fil di spada».Davide saliva l’erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva.
Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra. Così diceva Simei, maledicendo Davide: «Vattene, vattene, sanguinario, malvagio! Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio, ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario».
Allora Abisài, figlio di Seruià, disse al re: «Perché questo cane morto dovrà maledire il re, mio Signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!». Ma il re rispose: «Che ho io in comune con voi, figli di Seruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”. E chi potrà dire: “Perché fai così?”».
Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi servi: «Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi».
Davide e la sua gente continuarono il cammino.

Il brano di oggi ci presenta la lotta interna tra Assalonne, che vuole diventare re al posto di suo padre e Davide che, mentre sale l’erta degli ulivi, viene insultato da un uomo chiamato Simei il quale lo maledice chiamandolo sanguinario e malvagio. Mentre i ministri di Davide lo consigliano di uccidere quell’uomo, Davide riconosce che quell’uomo parla in nome e nella potenza del Signore. Davide riconosce che la lotta di Assalonne contro di lui fa parte di un piano che il Signore ha permesso, perciò rientra in se stesso e spera ancora che il Signore cambi la maledizione in benedizione. È grande questa immagine di Davide per noi oggi, perché questo re ci ricorda il dovere che abbiamo di un discernimento interiore delle nostre azioni e delle nostre scelte, il dono che abbiamo dallo Spirito di poter leggere interiormente dentro di noi la nostra vita sia nel bene che nel male. Davide è l’icona di un uomo che ritrova la sua coscienza, la voce interiore, e capisce che quello che sta sopportando è volontà del Signore per la sua vita e per il suo bene.
Oggi si dice che la coscienza è stata liquidata, che ciascuno vive in questa onda del relativismo in cui le decisioni hanno come referente il nostro io egoistico, le nostre voglie e le nostre menzogne. È attuale quello che dice Gesù nel vangelo di Giovanni, cioè che è lo Spirito santo che ci convincerà riguardo al nostro peccato. Questa icona di Davide ci ricorda il bisogno che abbiamo tutti di rientrare nel profondo del nostro cuore, di riprendere in mano l’ascolto e la voce della coscienza che fa luce sulla nostra vita, che ci fa capire, ci fa leggere e ci fa cogliere quegli avvenimenti che il Signore molte volte ci manda per il nostro bene e la nostra salvezza. In questo nostro tempo in cui si nega la coscienza e i suoi diritti, in cui il proprio piacere e il proprio punto di vista sono diventati un Dio sovrano ed assoluto, la Parola ci ricorda il dovere che abbiamo di un discernimento umile e di un ascolto ancora più umile della coscienza che Dio ha messo nel segreto di ogni cuore.

Pensiero del giorno: Signore, quando con la mia arroganza ho addormentato la mia coscienza, ti prego, svegliala Tu, perché senza la coscienza la mia vita perisce.


Martedì 04 febbraio
Santi del giorno: san Nicola Studita, san Gilberto, san Eutichio.

Dal secondo libro di Samuèle
In quei giorni, Assalonne s’imbatté nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passò oltre. Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: «Ho visto Assalonne appeso a una quercia». Allora Ioab prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne, che era ancora vivo nel folto della quercia. Poi Ioab disse all’Etìope: «Va’ e riferisci al re quello che hai visto». Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. La sentinella gridò e l’annunciò al re. Il re disse: «Se è solo, ha in bocca una bella notizia». Il re gli disse: «Mettiti là, da parte». Quegli si mise da parte e aspettò. Ed ecco arrivare l’Etìope che disse: «Si rallegri per la notizia il re, mio Signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te». Il re disse all’Etìope: «Il giovane Assalonne sta bene?». L’Etìope rispose: «Diventino come quel giovane i nemici del re, mio Signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!». Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: «Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!». Fu riferito a Ioab: «Ecco il re piange e fa lutto per Assalonne». La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è desolato a causa del figlio».

Il brano ci presenta la morte di Assalonne durante un’azione di guerra e la notizia riferita a Davide. Il re, quando riceve questa notizia, piange e vive un dolore intenso. Vediamo un Davide umano, un Davide che, oltre alle lotte intestine per il potere, si mostra capace di una paternità tenera, è un padre che piange un figlio che voleva soppiantarlo e che voleva sconfiggerlo.
In questa icona di un Davide piangente e di un Davide teneramente padre vediamo un bagliore dell’icona della paternità divina, essa è un mistero incomprensibile per ciascuno di noi. Dio è un padre tenero, delicato, sollecito, un padre che, a fatica, possiamo raccontare con i criteri umani dell’intelletto e della narrazione perché il mistero è troppo grande. Questa paternità di Davide ci rimanda alla paternità di Dio che, pur nella sua impassibilità divina, sa soffrire e sa piangere lacrime misteriose d’amore per ogni figlio che si allontana da Lui o si perde. La Parola ci dovrebbe muovere a sentimenti di grande solidarietà e di preghiera per i peccatori, per la loro conversione e la loro salvezza.
Pensiero del giorno: Signore, fammi riposare nel mistero della tua paternità e fa’ che la tua paternità sia la mia sicurezza, la mia guarigione e la mia pace.


Mercoledì 5 febbraio
Santi del giorno: sant’Agata, secondo la tradizione, questa giovane catanese si consacrò al Signore da giovane e rifiutò proposte di nozze. Quintino, governatore della città, affascinato da Agata e saputo che era una consacrata, le ordinò di adorare gli dei pagani. Al suo rifiuto tentò di corromperla, poi la torturò. Dopo la sua morte, avvenuta il 5 febbraio 251, il suo culto si diffuse ben presto sia nella chiesa d’Occidente che in quella d’Oriente.

Dal secondo libro di Samuèle
In quei giorni, il re Davide disse a Ioab, capo dell’esercito a lui affidato: «Percorri tutte le tribù d’Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione».
Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c’erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila. Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza». Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa Parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: «Va’ a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”». Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato». Davide rispose a Gad: «Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!». Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo devastatore del popolo: «Ora basta! Ritira la mano!». L’angelo del Signore si trovava presso l’aia di Araunà, il Gebuseo. Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: «Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!».

La Parola ci mostra Davide che comanda il censimento del popolo perché vuole conoscere il numero della popolazione. Fatto il censimento, sente il rimorso per l’azione di onnipotenza regale che ha compiuto per poter gratificare la sua sete di potere e per sapere il numero esatto di quanti sudditi ha ai suoi piedi. Dio gli propone tre segni punitivi per la sua arroganza: sette anni di carestia oppure tre mesi di fuga davanti al nemico oppure tre giorni di peste. Davide sceglie la terza soluzione e la peste devasta e uccide ben settantamila persone finché Davide, vedendo l’angelo del Signore che stende la mano sul popolo, chiede a Dio di essere colpito Lui e non le sue pecore. Certamente Dio non è uno sterminatore e un vendicatore, Dio è sempre amore, ma davanti alla tracotanza regale e all’onnipotenza di Davide, Dio ricorda che la vita non è in mano ad un re umano; l’uomo non è un suddito, l’uomo è nelle mani di Dio e la vita, come conseguenza del peccato originale, molte volte è soggetta alla morte, alla fragilità, alla malattia, come nel caso di questa peste che colpì il popolo d’Israele. Nel nostro tempo, dove i deliri di onnipotenza umana aumentano sempre più, dove il delirio del potere si è messo al posto di Dio, questa Parola ci ricorda che non è in nostro potere niente: né il contare né il fare censimento delle cose e delle proprietà della nostra vita, perché la vita non è nostra, è nelle mani potenti, liberanti ed intelligenti di Dio. Noi non siamo onnipotenti, siamo destinatari di un’onnipotenza d’amore e molte volte, quando la vita con la sua precarietà ci sbatte in faccia la nostra fragilità, dovremmo capire e cogliere quella grazia che Dio dà perché possiamo ricordarci che non dobbiamo rendere il nostro possesso un conto matematico, ma dobbiamo rendere grazie a Dio perché siamo destinatari di un amore e di una paternità tenera e fedele.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi specializzato nella statistica e nel censimento, ma fammi rendere preghiera di lode i tuoi innumerevoli benefici che non so racchiudere in un numero matematico.


Giovedì 06 febbraio
Santi del giorno: santi Paolo Miki e Compagni

Dal primo libro dei Re
I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d’Israele”». Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant’anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.
Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.

Davide sente che si avvicina la morte e chiama Salomone, suo figlio, per dargli un testamento spirituale: deve mettere al centro della sua vita Dio, la sua Parola, la sua legge e la sua alleanza, quindi Davide si addormentò con i suoi padri. Davide regnò su Israele 40 anni, a Ebron regnò 7 anni e a Gerusalemme 33 anni. Dopo la morte di Davide prese il potere Salomone, re di pace. Questo commiato di Davide dalla vita terrena ci ricorda il dovere che abbiamo di lasciare alle generazioni successive i nostri tesori e le nostre vere ricchezze. La domanda che ci facciamo oggi, in forza di questa Parola, è la seguente: che cosa lasciamo alle nuove generazioni della nostra fede, della nostra intensità spirituale, della nostra testimonianza cristiana? Perché si è rotta la continuità della fede di generazione in generazione? Perché le ultime generazioni sono così aride e non hanno ricevuto quello che a nostra volta abbiamo ricevuto? Forse siamo stati una generazione infedele, sciocca, superficiale, forse la nostra generazione non è stata sale e luce e, mentre Davide lascia a Salomone come testamento e consegna spirituale Dio come centro e priorità della vita, noi ai nostri giovani, oltre che a non lasciare prospettive di lavoro, abbiamo rubato anche la fecondità spirituale e la ricchezza di una fede. Le nuove generazioni vivono questo deserto spirituale forse perché noi non siamo stati padri fecondi di una ricchezza ricevuta.

Pensiero del giorno: Signore, cosa lasceremo ai nostri figli di Te e della nostra fede? Signore, fa che non lasciamo loro solamente cose, ma che possiamo trasmettere loro il nostro cuore innamorato di Te.


Venerdì 07 febbraio

Santi del giorno: san Riccardo, beato Pio IX

Dal libro del Siràcide
Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso,
così Davide fu scelto tra i figli d’Israele.
Egli scherzò con leoni come con capretti,
con gli orsi come con agnelli.
Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante
e cancellato l’ignominia dal popolo,
alzando la mano con la pietra nella fionda
e abbattendo la tracotanza di Golìa?
Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo,
che concesse alla sua destra la forza
di eliminare un potente guerriero
e innalzare la potenza del suo popolo.
Così lo esaltarono per i suoi diecimila,
lo lodarono nelle benedizioni del Signore
offrendogli un diadema di gloria.
Egli infatti sterminò i nemici all’intorno
e annientò i Filistei, suoi avversari;
distrusse la loro potenza fino ad oggi.
In ogni sua opera celebrò il Santo,
l’Altissimo, con parole di lode;
cantò inni a lui con tutto il suo cuore
e amò colui che lo aveva creato.
Introdusse musici davanti all’altare
e con i loro suoni rese dolci le melodie.
Conferì splendore alle feste,
abbellì i giorni festivi fino alla perfezione,
facendo lodare il nome santo del Signore
ed echeggiare fin dal mattino il santuario.
Il Signore perdonò i suoi peccati,
innalzò la sua potenza per sempre,
gli concesse un’alleanza regale
e un trono di gloria in Israele.

In questo giorno leggiamo il brano del Siracide che canta la grandezza di Davide e ci ricorda che fu scelto dal Signore, la sua forza contro Golia, contro i leoni e gli orsi, la sua forza di preghiera, le sue vittorie e anche la sua parte spirituale: i salmi e le lodi all’Altissimo e l’amore che diede al culto del Signore. Il libro del Siracide celebra la vita di questo servo del Signore, il re Davide. Quando noi saremo chiamati all’eternità, che cosa si dirà di noi? Che traccia lasceremo, che solco avremo tracciato nella vita e nella storia che ci è stata affidata? Certamente in Davide ci sono state ombre e luci, il libro del Siracide, preferendo il genere di esaltazione, mette in luce parti epiche e trionfalistiche della sua vita, mentre sappiamo che anche in Davide non sono mancate le ombre. Di noi che cosa si canterà? Che cosa si celebrerà? Che cosa lasceremo? Abbiamo una sola possibilità: lasciarci fare santi. Il santo lascia sempre una traccia, un’orma, un solco, mentre il qualunquista si affoga nel qualunquismo di massa e nella maggioranza insipida di un popolo. Davide viene ricordato, celebrato ed esaltato e noi nella nostra chiesa celebriamo ed esaltiamo i santi, questi uomini di fuoco, di amore, che, in quanto santi, audaci, radicati in Dio hanno lasciato una traccia, hanno aperto una pista, hanno offerto una speranza.

Pensiero del giorno: Signore, o santo o niente. La mediocrità è quella malattia che devasta il cuore. Signore, se sono mediocre, fammi una cura con l’antidoto della santità, perché solo la santità prepara la storia, fa respirare l’umanità e lascia tracce di Te nelle nuove generazioni.


sabato 08 febbraio
Santi del giorno: san Girolamo Emiliani; santa Giuseppina Bakhita, nacque in Sudan nel 1869. A sette anni venne rapita e resa schiava, subì torture e grandi sofferenze. Riscattata dal console italiano, arrivò in Italia dove conobbe Gesù e si consacrò a lui tra le figlie di santa Maddalena di Canossa. È la prima santa del Sudan e la prima donna africana ad essere canonizzata senza essere martire.

Dal primo libro dei Re
In quei giorni, Salomone andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l’altura più grande. Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti. A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: «Tu hai trattato il tuo servo, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita».


Oggi ci vengono presentate la figura di Salomone, che celebra il Signore offrendo mille olocausti, e l’apparizione che il Signore fa a Salomone la notte in sogno. Salomone chiede a Dio il dono della sapienza. La richiesta viene apprezzata dal Signore, perché il re non chiede ricchezza, molti giorni di vita, potenza o la vita dei suoi nemici, ma chiede il dono del discernimento nel giudicare. Ecco la vera sapienza: distinguere gli spiriti, distinguere il bene e il male, discernere con la grazia di Dio ciò che è luce e ciò che è tenebra nella nostra vita. Salomone diventa l’icona del re sapiente, del re saggio e la sapienza e il discernimento gli hanno permesso di governare un popolo nel nome del Signore. In questo nostro tempo, in cui l’insipienza e il non discernimento sfornano cloni e burattini, dobbiamo chiedere con insistenza allo Spirito il dono del discernere e dell’essere sapienti, perché allora potremo cogliere la vita e le grazie presenti in essa nella luce di Dio e diventeremo segni vivi e punti di riferimento in un deserto di insipienza dove la superficialità sta portando banalità e tristezza.

Pensiero del giorno: Signore, donami il discernimento e la sapienza; quando avrò questi doni, avrò veramente tutto, non sarò più un uomo di carta, ma un testimone credibile del tuo amore.   
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