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03-08 giugno 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
03 - 08 giugno 2019


Lunedì 03 giugno

Santi del giorno: santi Carlo Lwanga e compagni; santa Clotilde

Dagli Atti degli Apostoli
Mentre Apollo era a Corìnto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese a Èfeso.
Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù».
Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. Erano in tutto circa dodici uomini.
Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori di ciò che riguarda il regno di Dio.
Oggi leggiamo dell’itineranza degli apostoli che continuano a camminare per far camminare la potenza del vangelo. Sono cuori innamorati che vogliono arrivare agli estremi confini della terra per portare l’annuncio che Gesù è l’unico vero Dio  e Signore. Ad Efeso trovano dei discepoli che non conoscono l’esistenza dello Spirito santo e Paolo impone loro le mani ed essi ricevono lo Spirito santo e si mettono a parlare in lingue e a profetare. È lo spirito santo il grande regista della nuova evangelizzazione. La chiesa si riformerà solamente dalla nuova Pentecoste che lo Spirito effonderà sui cuori e sulle menti. È la potenza dello Spirito che contesta la nostra arroganza metodica e strutturale, perché lo Spirito santo lascia al Padre e a Gesù la sovrana libertà di azione e di presenza nelle anime. Lo Spirito santo è il motore, l’ardore e il fuoco di ogni missione e di ogni mandato.  
Pensiero del giorno: Spirito santo, che non spenga mai la tua fiamma nel mio cuore perché diventerei come un frigorifero.


Martedì 04 giugno

Santi del giorno: san Francesco Caracciolo, san Quirino, san Filippo Smaldone

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, da Milèto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa.
Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù.Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio.
E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio».

In quei giorni Paolo è a Mileto, manda a chiamare gli anziani della Chiesa, si congeda da loro e parla loro delle prove che lo aspetteranno nel futuro immediato. Bellissima questa Parola degli Atti in cui c’è il cuore di un grande evangelizzatore, Paolo, e di una comunità che lo amava che ascolta il suo testamento spirituale, le sue consegne d’amore. in questa Parola emerge come il pastore e la comunità hanno un cuore solo e un’anima sola. La vera profezia, oggi, è veramente la comunione profonda, dono dello spirito, tra pastore e gregge, tra pastore e comunità affidatagli. Molte volte nelle nostre comunità non c’è questa unità, questa profonda comunione, non c’è questo legame che nasce da un ardore, da una fede e da uno stupore della presenza dello Spirito. Paolo lasciando Mileto, consegna loro il bene più prezioso: l’amore per Gesù Cristo.     

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che io sappia amare con il tuo cuore e non secondo le mie vedute.


Mercoledì 05 giugno
Santi del giorno: san Bonifacio, san Pietro Spanò, san Franco

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Paolo diceva agli anziani della Chiesa di Èfeso: «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio.Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati.
Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”». Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.

Paolo continua a dare agli anziani della chiesa di Efeso le ultime raccomandazioni e li affida alla vigilanza e al discernimento contro i lupi rapaci. I lupi rapaci, di cui parlava anche Benedetto XVI, vengono per distruggere e divorare l’opera di Dio nelle anime. Paolo ricorda queste cose alla comunità perché non viva nella tranquillità incosciente che non viene dal vangelo, però Paolo la affida a Dio,  alla sua grazia, perché essi possano perseverare nell’amore del Signore. Affidarsi alla potenza della Parola, essere attenti contro i lupi rapaci è l’emergenza oggi delle comunità per conservare, custodire, aumentare la più grande ricchezza che ogni comunità ha: Gesù al centro dell’amore, dell’azione e della sequela.
Paolo lascia tutti nel pianto, perché la testimonianza della sua gratuità li aveva segnati e si gettano al collo di Paolo e lo baciavano. Un vero pastore di Gesù, anche oggi, suscita nelle anime affetto, amore, calore e ardore, che è riflesso dell’amore e dell’ardore dello Spirito.   

Pensiero del giorno: Signore, rendimi un credente che sa baciare e che sa stringere al collo coloro che ama, un credente che mostra il vangelo con gesti d’amore e non solo con ragionamenti sterili.


Giovedì 06 giugno
Santi del giorno: san Norberto Gennep, san Claudio, beato Falcone

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, [il comandante della coorte,] volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui Paolo veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio; fece condurre giù Paolo e lo fece comparire davanti a loro.
Paolo, sapendo che una parte era di sadducèi e una parte di farisei, disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti».
Appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra farisei e sadducèi e l’assemblea si divise. I sadducèi infatti affermano che non c’è risurrezione né angeli né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose. Ci fu allora un grande chiasso e alcuni scribi del partito dei farisei si alzarono in piedi e protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest’uomo. Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato».
La disputa si accese a tal punto che il comandante, temendo che Paolo venisse linciato da quelli, ordinò alla truppa di scendere, portarlo via e ricondurlo nella fortezza.
La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma».

Il comandante della coorte, dove Paolo viene portato perché accusato dai Giudei, ascolta i capi dei sacerdoti, il sinedrio e poi fa comparire Paolo davanti a loro. Davanti ai suoi accusatori egli non teme e parla ancora con forza della speranza, della risurrezione dei morti, un argomento che divideva i sadducei dai farisei. I presenti si dividono in due correnti: chi accoglie e chi respinge la parola di Paolo. È sempre così: quando si annuncia la verità, subito lo Spirito suscita gli oppositori e coloro che accolgono, i persecutori e coloro che credono. La notte seguente all’incontro con il sinedrio, il Signore si avvicina a Paolo e gli dice: “Coraggio, devi andare anche a Roma”. Il Signore è sempre vicino ai suoi servi fedeli. E il Signore spiana un’itineranza d’amore, Paolo deve arrivare a Roma perché lì sarà l’epilogo della sua vita, della sua testimonianza: Roma, il centro del mondo di allora, deve essere consacrato dalla potenza del vangelo.
Nella notte dell’anima, quando ci sentiamo soli, il Signore ci è vicino e, se apriamo il cuore, lo sentiamo nel profondo.     
Pensiero del giorno: Signore, i tuoi angeli non fanno rumore, ma sono vicini al mio cuore e questo mi basta.


Venerdì 07 giugno
Santi del giorno: sant’Antonio M. Gianelli, beata Anna di san Bartolomeo.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce e vennero a salutare Festo. E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re le accuse contro Paolo, dicendo:
«C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei per chiederne la condanna. Risposi loro che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa. Allora essi vennero qui e io, senza indugi, il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo. Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno, ma non portarono alcuna accusa di quei crimini che io immaginavo; avevano con lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo. Perplesso di fronte a simili controversie, chiesi se volesse andare a Gerusalemme e là essere giudicato di queste cose. Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio di Augusto, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare».

In quei giorni arrivano a Cesarea il re Agrippa e Berenice e vanno a salutare Festo che parla loro di Paolo, incolpato per delle questioni relative alla loro religione. Paolo si appella al giudizio di Augusto in quanto cittadino romano. Un vero testimone di Gesù fa parlare di sé anche i non credenti perché la sua testimonianza è consacrata dalla sua autenticità e dal suo amore. Oggi tanti cristiani non fanno più parlare nessuno perché si sono conformati alla mentalità, alla cultura e al pensiero unico, ma i veri uomini di Dio  fanno discutere perché essi aprono un solco che divide il profondo dell’uomo, il solco è la Parola, il seme è la grazia, il frutto è la benedizione di Dio  sullo sforzo e l’attività di coloro che sono innamorati della sua Parola e della sua persona.  

Pensiero del giorno: Signore, che grande grazia far parlare e sparlare gli altri su di me perché sono tuo, almeno so che non sono omologato con una maggioranza insicura e superficiale.   


Sabato 08 giugno
Santi del giorno: san Medardo, san Fortunato.

Dagli Atti degli Apostoli
Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per conto suo con un soldato di guardia.
Dopo tre giorni, egli fece chiamare i notabili dei Giudei e, quando giunsero, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo o contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei Romani. Questi, dopo avermi interrogato, volevano rimettermi in libertà, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. Ma poiché i Giudei si opponevano, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere, con questo, muovere accuse contro la mia gente. Ecco perché vi ho chiamati: per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d’Israele che io sono legato da questa catena».
Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.

Paolo arriva a Roma e va ad abitare in una casa in affitto dove non cessa di annunciare Gesù. Annuncia il regno di Dio per due anni interi. Paolo non teme, non desiste e anche in una città in cui tutto sembrava inutile per il vangelo, alle persone che vanno nella sua casa a chiedere la profondità di un’esperienza d’amore, egli dona loro Gesù. Bellissimo questo particolare della casa presa in affitto che indica la precarietà della vita che non ruba all’apostolo, ardente di amore per Gesù, l’annuncio forte. Nella precarietà della vita c’è l’unica fortezza, l’unica certezza, che è il Signore Gesù e dove abita un credente in una casa d’affitto lì lo Spirito accende una luce che attrae molti. Dove vive un credente c’è un piccolo paradiso da scoprire.  

Pensiero del giorno: Signore, come Paolo non mi sottraggo alla fatica di annunciare ogni giorno il tuo amore.   
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