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04-09 novembre 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
04 -09 novembre 2019


Lunedì 04 novembre

Santi del giorno: san Carlo Borromeo, nacque ad Arona il 2 ottobre 1538, nipote di Pio IV, a 24 anni era sacerdote e vescovo di Milano. Fu uno dei grandi promotori nell’attuazione dei decreti del Concilio di Trento. Fu un grande vescovo che amò la sua gente anche durante la pestilenza del 1576. Morì a 46 anni, il 3 novembre 1584, e venne canonizzato da Paolo V nel 1610.  

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Il vangelo di oggi ci mostra Gesù che ci invita alla gratuità del dono, infatti Egli dice: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici o i tuoi fratelli, né i tuoi parenti né i ricchi vicini, ma piuttosto coloro che non possano contraccambiarti”. Il discepolo di Gesù è il discepolo della gratuità, del dono, del servizio, della disponibilità non per avere un riscontro, ma soprattutto e solo per la gioia del dono. Il maestro di questo stile di vita è Gesù che si è fatto uomo per opera dello Spirito santo e ha donato a noi la salvezza eterna. Non è il contraccambio che ci darà gioia, è il dono gratuito che molte volte potrebbe sembrare anche andare perduto. È qui che si misura l’amore: non aspettarsi niente dagli uomini, ma tutto da Dio.
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che quando io dono qualcosa ai fratelli, non doni qualcosa, ma doni Qualcuno, cioè T,e perché regali orrendi di fine stagione ce ne sono molti, ma Tu nel mercato scarseggi e non vieni cercato.  


Martedì 05 novembre
Santi del giorno: beato Guido Maria Conforti, fondatore dei missionari saveriani che vanno nel mondo ad annunciare Gesù e ad annunciare il vangelo di Gesù.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile.

Paolo parla della chiesa come sinfonia di doni, di ministeri e di carismi, in cui ogni ministero, ogni carisma, ogni servizio è per il bene degli altri. Che bella questa immagine di chiesa in cui lo Spirito santo forma la diversità e l’armonia dell’unità, in cui ognuno è un membro importante per il Signore. Ecco il sogno di Paolo: una chiesa dello Spirito, una chiesa dei carismi, dei ministeri e delle operazioni spirituali, una chiesa dove tutto porta a celebrare una carità, che non è ipocrita, ma segno vivo della presenza di Dio. Anche oggi questo sogno permane di fronte ad una chiesa troppo funzionalista e poco aperta al soffio generativo dello Spirito nella diversità dei carismi e dei ministeri. È lo Spirito che rende la chiesa bella, diversa, feconda perché Lui è il grande regista dell’amore.  

Pensiero del giorno: Signore, appartenere allo Spirito è respirare profondamente e far respirare le anime con il respiro di Dio.  

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.  Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

Il vangelo di oggi ci mostra Gesù che racconta un fatto di vita: un uomo diede una grande cena, fece molti inviti, ma ricevette tutte scuse di non partecipazione. Il padrone non si rassegnò e mandò i servi per le piazze e per le vie a chiamare i poveri, i ciechi, gli storpi, gli zoppi e quando seppe che tutto era stato fatto ma c’era ancora posto, mandò ancora i suoi servi per costringere ad entrare nella sua casa tutti quelli che egli chiamava, mentre coloro che avevano rifiutato l’invito si erano autoesclusi. Il vangelo non è per pochi, il vangelo non è per un club di iniziati o di intellettuali, la potenza e la grazia del vangelo è per tutti. In questo nostro tempo, in cui la missionarietà, l’ardore e l’audacia di portare la potenza del vangelo sono paralizzati, Gesù ci ricorda che dobbiamo uscire ed invitare senza paura gli uomini ad entrare nella casa dell’amore di Dio. Che tristezza vedere tanti cristiani con un senso di inferiorità davanti all’arroganza del mondo marchiato sulla fronte. Non dimentichiamo che se noi non usciamo per le strade e per le piazze a chiamare alla festa del vangelo gli uomini, le piazze verranno prese d’assalto da altre schiere e da altri inviti, ma molta della colpa sarà nostra. Non possiamo rimanere nel salotto buono delle nostre belle idee e dei nostri pii desideri, dobbiamo uscire, rischiando la faccia, rischiando la vita perché il mondo senza vangelo non muoia.    
Pensiero del giorno: Signore Gesù, rendimi capace di essere audace per il tuo vangelo, fammi abbandonare la spiritualità delle pantofole e mettimi ai piedi i calzari dell’amore perché non conosca stanchezza il mio andare a cercare coloro che hanno fame e sete di Te nella vita.


mercoledì 06 novembre
Santi del giorno: san Leonardo, san Severo di Barcellona.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.

Paolo ricorda che la legge fondamentale è l’amore, tutto si risolve nell’amore: la carità non fa alcun male al prossimo e pienezza della legge è la carità. Ma questa carità non viene da noi, viene da un contagio con la carità di Dio: più siamo immersi nella carità trinitaria di Dio, più siamo dentro la vera carità che forma il centro della chiesa. Più siamo dentro la carità di Dio attraverso l’intimità con Lui e l’adorazione della sua bontà e della sua misericordia, più la nostra carità non diventa una buona opera, ma diventa un segno, un sacramento efficace di un contagio divino che ha toccato il cuore. Una chiesa della carità non è una chiesa che si occupa solo degli ultimi e dei poveri, ma è una chiesa che celebra la vera carità di Dio riconciliando le anime dal peccato e dall’inimicizia con Lui. Una chiesa che mette al centro la carità è una chiesa che celebra e annuncia la verità rivelata che è la prima forma di carità; il buonismo e il volontariato sociale non bastano a manifestare l’icona misteriosa della carità.  
  
Pensiero del giorno: Signore, io sarò carità quando mi lascerò generare dall’eterna tua divina carità che è l’amore.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.  Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Gesù ci presenta l’esigenza di seguirlo: tutto deve essere messo al secondo posto, perché la priorità va a Lui e al regno di Dio. Gesù parla anche di chi vuole costruire una torre, di chi vuole fare una guerra e deve esaminare se ha i mezzi per portare a termine ciò che si è prefisso. Gesù ci parla di costruire non più una torre, ma la casa della nostra vita sulla roccia della Parola. Il Signore non ci parla più della guerra contro un re, ma di una guerra contro satana e le sue schiere, nemici acerrimi della Parola e della corsa della Parola. Dobbiamo lasciarci plasmare dall’amore di Gesù che ci fornisce di tutto il necessario per la battaglia e la costruzione. Gesù non ci dà i mezzi umani del successo, ma ci dona i mezzi affascinanti, misteriosi ed invisibili dell’efficacia della sua grazia. Gesù cerca combattenti e costruttori, non mediocri  e demotivati. Accogliamo questa chiamata!
Pensiero del giorno: Signore, non voglio essere un pacifista, voglio essere un combattente del tuo vangelo e del tuo amore. Signore, mettimi pure in prima linea, perché so che tu sei con me.


giovedì 07 novembre
Santi del giorno: san Prosdocimo, san Baldo, san Fiorenzo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.
Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio, perché sta scritto:
«Io vivo, dice il Signore:
ogni ginocchio si piegherà davanti a me
e ogni lingua renderà gloria a Dio».
Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.

Paolo ci ricorda che noi viviamo e moriamo per il Signore e così la nostra finalità è Dio. Ecco perché per noi che abbiamo Dio per finalità e traguardo è vietato giudicare o disprezzare i fratelli perché usurpiamo Dio di un suo ministero, di una sua esclusività e di un suo privilegio unico.
Il vanto di Paolo è Gesù, la finalità di Paolo è Gesù, l’amore di Paolo è Gesù, tutto lui ha fatto per Gesù: ha peregrinato, è diventato itinerante. Paolo ai Romani apre il suo cuore di innamorato di Gesù e confida loro che il suo punto d’onore è annunciare Gesù. Paolo è un uomo bruciato dall’amore di Gesù, un uomo che ha amato sempre e solo Gesù.
 
Pensiero del giorno: Signore,  voglio amarti, voglio solo amarti, questo mi basta.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Il vangelo di Luca ci presenta i farisei che si scandalizzano perché Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro. Gesù parla della pecora perduta, della moneta smarrita, della gioia del ritrovamento della pecora e della moneta. Gesù non si rassegna allo smarrimento e alla perdita di nessuno! Quante battaglie d’amore compie Gesù nelle anime, mentre noi non le vediamo perché lasciamo molte volte le anime nel loro errore e nella loro oscurità, in nome di una rispettosa libertà degli altri. Invece la Parola incombe; dobbiamo cercare instancabilmente per ritrovare chi è perduto. Gesù non ammette rassegnazioni e non vuole desaparecidos, Gesù vuole che tutti vengano cercati, ritrovati e condotti a Lui.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che non mi rassegni mai alla perdita di nessuno. Fa’ che vada a cercare i cuori smarriti con gioia, con amore e con forza, perché essi non sono oggetti smarriti, ma sono tuoi figli e li riporti a Te per placare la tua nostalgia d’amore per loro.  


venerdì 08 novembre

Santi del giorno: beato Giovanni Duns Scoto, un grande teologo francescano minore, un grande propugnatore ed un grande difensore del dogma dell’Immacolata Concezione. Sintetizzò tutta la sua teologia sull’Immacolata con quell’assioma: “Placuit, voluit, erga fecit” a Dio piacque, lo volle, dunque lo fece e rese la madre del Figlio splendida della luce della sua santità.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Il vangelo di oggi ci parla di un uomo ricco che ha un amministratore al quale domanda il rendiconto della sua amministrazione ed egli, pur di non essere deposto dall’incarico che aveva esercitato con poca trasparenza, usa una strategia verso i debitori del suo padrone: riduce i debiti per farseli amici. Quanto vorrebbe Gesù che i suoi discepoli fossero creativi, fossero capaci e intelligenti anche in questo mondo dove i figli delle tenebre sembrano più scaltri di quelli della luce! Certamente la scaltrezza dei figli della luce non si deve equiparare a gestioni poco oneste, ma la scaltrezza è quell’audacia, quella creatività per ritrovare e per riportare all’amore di Dio ciò che andrebbe smarrito. Se questo amministratore per salvaguardare un posto e uno stipendio ha saputo intelligentemente trovare una via d’uscita, quanto più l’annuncio del vangelo deve trovare in noi operatori, creativi nello Spirito, di nuove strade per arrivare al cuore degli uomini che rischiano di smarrirsi per sempre.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, rendimi acuto e creativo come quell’amministratore infedele nelle cose che riguardano Te e la santità del tuo vangelo. Signore, non voglio essere un annunciatore stanco, voglio essere un annunciatore audace, creativo e pieno del fuoco del tuo amore.


sabato 09 novembre
Santi del giorno: dedicazione della Basilica Lateranense.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».  Allora i Giudei presero la Parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla Parola detta da Gesù.

Il vangelo di Giovanni ci presenta Gesù che allontana i mercanti del tempio, sgridandoli con veemenza: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”. Gesù difende la santità del tempio, difende la santità del tempio interiore di ciascuno di noi dove c’è un mercanteggiamento di interessi, di non verità, dove l’uomo viene venduto, svenduto in nome della menzogna. Che bello questo Gesù con in mano la frusta di cordicelle, un Gesù veramente intollerante della menzogna e del profitto a danno del tempio interiore dell’uomo.
Anche oggi Gesù si sdegna per la profanazione del tempio interiore dell’uomo, in cui tutto è volto ad un piacere, ad un interesse, ad un risultato, ad un vantaggio. L’uomo sta morendo perché dentro di lui hanno rubato lo Spirito santo, egli non è più tempio e custode del mistero di Dio, ma è diventato semplicemente un’entità biologica da dissetare con il piacere e con il potere. Gesù non è d’accordo e con la sua Parola, che sa fustigare la menzogna, vuole far partecipe ciascuno di noi alla salvezza dell’uomo. L’uomo si sta perdendo perché si sta sradicando dalle radici di Dio. È ora di intervenire con radicalità, con forza e senza complessi di inferiorità.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che io non beva la tisana del buonismo e della tolleranza, ma dammi la frusta dell’amore perché l’uomo deve essere salvato ad ogni costo e la salvezza non può conoscere compromessi.      
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