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04-09 ottobre 2021

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
04 – 09 ottobre  2021


Lunedì 04 ottobre

Santi del giorno: san Francesco, nacque ad Assisi nel 1182 e, dopo una giovinezza gaudente e spensierata, si convertì a Cristo, si mise a servizio dei poveri e rinunciò a tutto per sposare “madonna povertà”.  Venne insignito delle sacre stimmate e fece del vangelo la sua regola di vita.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.
Oggi leggiamo un brano tratto dalla lettera di Paolo ai Galati in cui l’apostolo parla del suo vanto che è la croce di Gesù. Per la croce di Gesù, che è stoltezza per i pagani, ma vanto per lui e i discepoli di Cristo, il mondo è stato crocifisso, così pure Paolo per il mondo. Vivere la crocifissione d’amore con la croce d’amore di Gesù è diventare segno di una testimonianza e di una intensità d’amore in un mondo che ha paura di un amore esigente e si accontenta di un amore superficiale, transitorio e part time. È veramente la croce di Gesù, con le stigmate di Gesù, con le ferite di Gesù che portiamo nella nostra anima innamorata della sua passione il segno grande che ci rende credibili e appartenenti a Lui. Francesco portò nella sua carne le stigmate e Dante lo paragonò ad un grande sole, Francesco fu grande perché fu piccolo, fu forte perché ferito dalle ferite dell’amore di Gesù. Dovremmo chieder a Dio, attraverso l’intercessione di san Francesco, il dono delle ferite d’amore perché esse non sono un argomento verbale e non sono un ragionamento cartaceo, ma sono parole vive di una seduzione, di uno sposalizio, di un’appartenenza ad un amore crocifisso. Senza le stigmate di Gesù non possiamo guarire le nostre ferite e nemmeno quelle degli altri; se avremo le stigmate supereremo la circoncisione, che per gli ebrei era vanto ed appartenenza, per avanzare nella ferita d’amore dove troviamo tutto, dove c’è tutto, dove ci viene dato tutto, come Francesco.    
Pensiero del giorno: Signore, non cicatrizzarmi le ferite del tuo amore, ma rendile aperte perché quelle ferite sono la mia forza e sono il segno della tua grazia in me.  


Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Il vangelo di Matteo ci presenta la preghiera di Gesù al Padre perché ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli. Un vangelo opportuno per la festa di san Francesco, perché egli diventò veramente il piccolo del vangelo, l’ultimo e l’umile di Gesù. Il fascino del francescanesimo non sta solamente in una cornice e in una patina ecologico-romantica, ma piuttosto nel suo umile discepolato, in questo vangelo sine glossa, cioè in questo vivere il vangelo senza preoccupazioni interpretative di sorta. La proto regola di Francesco furono dei passi del vangelo che egli offrì ai suoi fratelli come regola di vita, ecco perché Francesco anche oggi è attuale, affascinante, perché egli è diventato il buon sapore di Cristo, è quel vangelo vivente che non è diventato cartaceo e non è diventato deposito di biblioteca, ma è diventato vivo.
Che san Francesco d’Assisi ci renda piccoli, umili, minori e pieni di docilità alla Parola viva di Gesù.

Pensiero del giorno: caro san Francesco, non rendermi solamente preoccupato dell’ecologia e dei fiori, ma ferisci il mio cuore con l’amore per la Parola, quell’amore che avevi tu e che ti ha fatto cambiare completamente vita, facendoti diventare sole vivo per la chiesa.  


Martedì 05 ottobre

Santi del giorno: santa Faustina Kowalska, nacque il 25 agosto 1905 vicino a Varsavia, entrò tra le suore della Beata Vergine della Misericordia e divenne la confidente di Gesù. La sua spiritualità sulla divina misericordia è diventata proprietà della chiesa universale. Morì il 5 ottobre 1938 ed è stata canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2000.
Ricordiamo anche Bartolo Longo che diede inizio al santuario di Pompei e diffuse la devozione del rosario. Si prese cura degli ultimi e degli orfani.


Dal libro del profeta Giona

In quei giorni, fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Giunta la notizia fino al re di Nìnive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.
Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Nìnive questo decreto: «Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco, e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!».
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Giona porta a compimento la missione ricevuta da Dio e attraversa Ninive semplicemente annunciando. È molto bella questa icona di Giona che annuncia solo quello che Dio gli ha dato, non si preoccupa, come invece facciamo oggi, di inculturare l’annuncio, di renderlo contemporaneo o di soffocare l’annuncio con tante strategie, convinti che la sua efficacia dipenda da strategie umane o metodiche che noi incolliamo come francobolli. La libertà e l’efficacia della Parola, l’audacia dell’annunciatore sono la grazia che Dio nasconde nella sua Parola, che non è iniziativa nostra, ma è suo dono d’amore. Noi siamo chiamati a portare questa Parola, non a produrre risultati di cui siamo affamati perché gratificherebbero il nostro ritenerci bravi, invece la Parola viene consegnata alla libertà misteriosa di Ninive, perché tutto il resto lo compirà lo Spirito di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, la tua Parola non è una strategia di marketing, è una grazia in corso e in cammino.    


Mercoledì 06 ottobre
Santi del giorno: san Bruno, nato a Colonia, all’incirca nel 1030, avrebbe potuto fare una brillante carriera ecclesiastica, ma vi rinunciò per ricercare una sola cosa: la conoscenza di Dio nella solitudine. Si stabilì insieme ai suoi compagni in una valle del massiccio della Chartreuse dove costruì celle individuali e una chiesa comune. Lì venne gettato quello che poi diventerà l’ordine dei Certosini. Organizzò alcune certose anche in Calabria. Morì il 6 ottobre 1101.


Dal libro del profeta Giona

Giona provò grande dispiacere e fu sdegnato. Pregò il Signore: «Signore, non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!». Ma il Signore gli rispose: «Ti sembra giusto essere sdegnato così?».
Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si sedette dentro, all’ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città. Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona, per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino.
Ma il giorno dopo, allo spuntare dell’alba, Dio mandò un verme a rodere la pianta e questa si seccò. Quando il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un vento d’oriente, afoso. Il sole colpì la testa di Giona, che si sentì venire meno e chiese di morire, dicendo: «Meglio per me morire che vivere».
Dio disse a Giona: «Ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino?». Egli rispose: «Sì, è giusto; ne sono sdegnato da morire!». Ma il Signore gli rispose: «Tu hai pietà per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita! E io non dovrei avere pietà di Nìnive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?».

Dopo aver annunciato la Parola a Ninive, Giona si mette sull’altura che fronteggia la città per vederne la fine, distrutta da Dio, invece Dio perdona Ninive. Giona si adira con Dio per il ricino e da questo episodio il Signore proclama la sua misericordia su quella città, grazie anche alla docilità dell’annuncio di Giona. Dio giustifica la sua misericordia con questo passaggio bellissimo: “Non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?”.
La misericordia di Dio non è tolleranza del male, ma è pietà tenera per l’insipienza e molte volte per l’inconsapevolezza dell’uomo che non coglie il male e il dramma del peccato. La misericordia di Dio è questa tenerezza intelligente che va oltre l’evento peccaminoso e tocca la radice del cuore.

Pensiero del giorno: Signore, donami di essere annunciatore franco e schietto del dramma del peccato, ma dammi la grazia di essere anche annunciatore luminoso e gioioso della tua infinita, misteriosa misericordia.    


Giovedì 07 ottobre
Santi del giorno: B. V. Maria del Rosario, santa Giustina, sant’Augusto
Oggi la chiesa ricorda la Madonna del Rosario, in origine la festa era conosciuta come santa Maria della vittoria e  celebrava la vittoria delle truppe cristiane sulle armate turche a Lepanto, avvenuta per la preghiera del rosario. Fu istituita da san Pio V. Oggi la Madonna del Rosario ci ricorda la necessità di questa preghiera umile, ardente, che lega la nostra vita a Dio attraverso Maria.


Dal libro del profeta Malachìa

Duri sono i vostri discorsi contro di me – dice il Signore – e voi andate dicendo: «Che cosa abbiamo detto contro di te?». Avete affermato: «È inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo ricevuto dall’aver osservato i suoi comandamenti o dall’aver camminato in lutto davanti al Signore degli eserciti? Dobbiamo invece proclamare beati i superbi che, pur facendo il male, si moltiplicano e, pur provocando Dio, restano impuniti».
Allora parlarono tra loro i timorati di Dio. Il Signore porse l’orecchio e li ascoltò: un libro di memorie fu scritto davanti a lui per coloro che lo temono e che onorano il suo nome. Essi diverranno – dice il Signore degli eserciti – la mia proprietà particolare nel giorno che io preparo. Avrò cura di loro come il padre ha cura del figlio che lo serve. Voi allora di nuovo vedrete la differenza fra il giusto e il malvagio, fra chi serve Dio e chi non lo serve. Ecco infatti: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Il profeta Malachia si rivolge al popolo del Signore il quale rimprovera a Dio che l’aver osservato i comandamenti non è stato un vantaggio, anzi questo popolo dalla dura cervice dice che i superbi sono beati: pur facendo il male si moltiplicano. Ecco l’eterna sfida del male verso l’uomo. L’uomo molte volte ritiene inutile, infruttuoso e ridicolo compiere il bene, anzi l’uomo d’oggi rimane scandalizzato dalla potenza del male, ma questa è una lettura di respiro corto, perché l’occhio di Dio e il volere di Dio, che il profeta annuncia senza timore, proclama un giorno rovente in cui tutto verrà incendiato, senza lasciare né radice né germoglio. Il male apparentemente trionfa, apparentemente vince, ma l’occhio del profeta vede oltre la vittoria effimera del male e vede l’ultima parola, la definitiva parola di Dio, che è la sua vittoria su ogni male.
  
Pensiero del giorno: Signore, fammi ricordare più spesso i quattro Novissimi: fanno tanto bene al nostro sguardo miope che viene scandalizzato dal rumore del male.


Venerdì 08 ottobre
Santi del giorno: santa Pelagia, san Felice di Como, san Giovanni Calabria.


Dal libro del profeta Gioèle

Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti,
urlate, ministri dell’altare,
venite, vegliate vestiti di sacco,
ministri del mio Dio,
perché priva d’offerta e libagione
è la casa del vostro Dio.
Proclamate un solenne digiuno,
convocate una riunione sacra,
radunate gli anziani
e tutti gli abitanti della regione
nella casa del Signore, vostro Dio,
e gridate al Signore:
«Ahimè, quel giorno!
È infatti vicino il giorno del Signore
e viene come una devastazione dall’Onnipotente».
Suonate il corno in Sion
e date l’allarme sul mio santo monte!
Tremino tutti gli abitanti della regione
perché viene il giorno del Signore,
perché è vicino,
giorno di tenebra e di oscurità,
giorno di nube e di caligine.
Come l’aurora,
un popolo grande e forte
si spande sui monti:
come questo non ce n’è stato mai
e non ce ne sarà dopo,
per gli anni futuri, di età in età.

Il profeta Gioele esorta i sacerdoti a rivestire il cilicio, a piangere, a digiunare e a convocare una solenne adunanza perché vede vicino il giorno del Signore. Egli chiama questo popolo a convertirsi perché la conversione è la risposta d’amore verso l’infinito e l’onnipotente amore di Dio. Il profeta non fa sconti al popolo a lui affidato, parla apertamente ed esorta alla penitenza, alla conversione, al digiuno, alla preghiera perché i profeti, a differenza di questa nostra generazione, sanno che il male e la perseveranza nel male non sono senza conseguenze. Oggi questa genealogia ha la pretesa di pensare che il male non porti con sé pesanti conseguenze e pesanti castighi, oggi pensiamo che il male sia inoffensivo, invece il profeta ci ricorda che finché c’è tempo e finché Dio ci dà tempo, dobbiamo lasciare il male, perché esso sarà bruciato dall’infinito amore di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi un cristiano borghese e socialmente impegnato, rendimi un testimone forte del tuo amore e della tua giustizia.    


Sabato 9 ottobre

Santi del giorno: san Giovanni Leonardi


Dal libro del profeta Gioèle

Così dice il Signore:
Si affrettino e salgano le nazioni
alla valle di Giòsafat,
poiché lì sederò per giudicare
tutte le nazioni dei dintorni.
Date mano alla falce,
perché la messe è matura;
venite, pigiate,
perché il torchio è pieno
e i tini traboccano,
poiché grande è la loro malvagità!
Folle immense
nella valle della Decisione,
poiché il giorno del Signore è vicino
nella valle della Decisione.
Il sole e la luna si oscurano
e le stelle cessano di brillare.
Il Signore ruggirà da Sion,
e da Gerusalemme farà udire la sua voce;
tremeranno i cieli e la terra.
Ma il Signore è un rifugio per il suo popolo,
una fortezza per gli Israeliti.
Allora voi saprete che io sono il Signore, vostro Dio,
che abito in Sion, mio monte santo,
e luogo santo sarà Gerusalemme;
per essa non passeranno più gli stranieri.
In quel giorno
le montagne stilleranno vino nuovo
e latte scorrerà per le colline;
in tutti i ruscelli di Giuda
scorreranno le acque.
Una fonte zampillerà dalla casa del Signore
e irrigherà la valle di Sittìm.
L’Egitto diventerà una desolazione
ed Edom un arido deserto,
per la violenza contro i figli di Giuda,
per il sangue innocente sparso nel loro paese,
mentre Giuda sarà sempre abitata
e Gerusalemme di generazione in generazione.
Non lascerò impunito il loro sangue,
e il Signore dimorerà in Sion.

Il profeta Gioele parla del giudizio imminente di Dio che avverrà alla valle di Giosafat e paragona il giudizio alla mietitura della messe, alla vendemmia dell’uva. Egli ricorda il giudizio del Signore che farà tremare i cieli e la terra con la sua voce. Nelle nostre catechesi e nella nostra pastorale non si parla più del giudizio finale di Dio, collocandolo e relegandolo ai ricordi di una predicazione passata e non più proponibile, invece la santa chiesa, nella sua sapienza, leggendo il profeta Gioele legge il giudizio che sarà il sigillo della storia. Per coloro che sono del Signore il giudizio sarà un rifugio e una fortezza, ma per coloro che non sono del Signore sarà sconfitta. Ecco perché il profeta Gioele non teme di pronunciare il giudizio di Dio come fece papa Giovanni Paolo II ad Agrigento quando urlò: “Verrà il giorno, verrà il giudizio”.

Pensiero del giorno: Oggi chi parla di giudizio divino viene paragonato ad un talebano terrorista; Signore, non rendermi un uomo ingannatore, rendimi un testimone franco della tua Parola e della tua verità.     
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