05-10 agosto 2019 - Sito Sultabor

Vai ai contenuti

Menu principale:

05-10 agosto 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
05 – 10 agosto 2019



Lunedì 05 agosto
Dedicazione della basilica di santa Maria Maggiore; festa della Madonna sotto il titolo di Madonna della Neve. In questa giornata mariana affidiamo a Maria tutta la nostra vita.

Dal libro dei Numeri
In quei giorni, gli Israeliti ripresero a piangere e dissero: «Chi ci darà carne da mangiare? Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. Ora la nostra gola inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna».
La manna era come il seme di coriandolo e aveva l’aspetto della resina odorosa. Il popolo andava attorno a raccoglierla, poi la riduceva in farina con la macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole o ne faceva focacce; aveva il sapore di pasta con l’olio. Quando di notte cadeva la rugiada sull’accampamento, cadeva anche la manna. Mosè udì il popolo che piangeva in tutte le famiglie, ognuno all’ingresso della propria tenda; l’ira del Signore si accese e la cosa dispiacque agli occhi di Mosè.
Mosè disse al Signore: «Perché hai fatto del male al tuo servo? Perché non ho trovato grazia ai tuoi occhi, al punto di impormi il peso di tutto questo popolo? L’ho forse concepito io tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: “Portalo in grembo”, come la nutrice porta il lattante, fino al suolo che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? Da dove prenderò la carne da dare a tutto questo popolo? Essi infatti si lamentano dietro a me, dicendo: “Dacci da mangiare carne!”. Non posso io da solo portare il peso di tutto questo popolo; è troppo pesante per me. Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; che io non veda più la mia sventura!».
Oggi cominciamo a leggere il libro dei Numeri, un altro libro del Pentateuco. Gli Israeliti rimpiangono l’Egitto per motivi alimentari e per la sicurezza che dava quella vita senza la fatica del cammino della libertà. Quanto rimpianto abbiamo molte volte per quello che abbiamo lasciato e che ci schiavizzava! Il male, il faraone, la prigionia hanno un fascino e molte volte vogliono ritornare ad essere i carnefici della nostra vita. La strada della libertà è una strada entusiasmante ed esaltante, ma che esige la decisione totale per Dio. Mosè, quando vede il popolo piangere, va dal Signore, è stanco e non sa più che cosa fare per il suo popolo, allora chiede a Dio di morire. I grandi uomini di Dio non sono “Rambo”, sono uomini della fragilità che hanno momenti di oscurità, ma li portano a Dio, così diventano grazia, vita.
Pensiero del giorno: Signore, quando la depressione, la stanchezza, lo scoraggiamento mordono la mia anima, fa’ che venga da Te e che non ricorra solamente ai sedativi.       
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».  E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.  Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Il vangelo di oggi ci mostra Gesù che moltiplica il pane per la folla. Matteo ci mostra un’icona molto bella di Gesù, innanzitutto un Gesù che si ritira in un luogo deserto, in disparte, un Gesù che ha compassione della folla, un Gesù che guarisce i malati, un Gesù che sfama gli affamati. Il mistero di Gesù è un mistero di imperscrutabile amore. Sono io la persona che segue Gesù perché vuole la sua compassione d’amore, la sua tenerezza d’amore, sono io il malato che deve essere guarito dalla malattia della solitudine del cuore, sono io che ho fame di un senso profondo della vita. Sono io che mi devo sedere sull’erba per toccare con mano che veramente il Signore è il mio pastore e su pascoli erbosi mi fa riposare. Incontrare Gesù è riposare l’anima, incontrare Gesù è ritrovare la vita, incontrare Gesù è rifondare il motivo profondo del mio esistere.

Pensiero del giorno: Signore, ho fame, ma non voglio più mangiare il pane dell’uomo che appesantisce il mio cuore; voglio il tuo pane del cielo, cotto nel forno e nel fuoco del tuo amore.   


Martedì 06 agosto
Santi del giorno: trasfigurazione di Gesù

Dal libro del profeta Danièle
Io continuavo a guardare,
quand’ecco furono collocati troni
e un vegliardo si assise.
La sua veste era candida come la neve
e i capelli del suo capo erano candidi come la lana;
il suo trono era come vampe di fuoco
con le ruote come fuoco ardente.
Un fiume di fuoco scorreva
e usciva dinanzi a lui,
mille migliaia lo servivano
e diecimila miriadi lo assistevano.
La corte sedette e i libri furono aperti.
Guardando ancora nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.

Leggiamo un brano in cui il profeta Daniele contempla il mistero di Dio attraverso immagini profetiche. Contemplare il mistero di Dio, guardare il volto misterioso di Dio è la trasfigurazione dell’anima che cerca il suo Signore. Anche oggi nel mondo c’è una fame di bellezza, di mistero, di profondo, c’è una fame di altezza spirituale, c’è una fame di intimità con il mistero. In questa festa della Trasfigurazione il profeta Daniele ci ricorda che l’anima può riposare solamente quando contempla il mistero di Dio attraverso le ombre e le immagini incomplete della vita umana. Andare oltre l’immagine, andare oltre il visibile, andare oltre il logico e lo scontato, ecco l’anima che si trasfigura nella contemplazione profonda di una presenza affascinante, di una presenza di bellezza. Solamente il contemplativo sarà un testimone fedele in un mondo che ha sete di profondità, di mistero, di grazia.

Pensiero del giorno:  Signore, non rendermi sguardo stanco di cose visibili ed immediate. Dammi l’occhio profondo sul mistero.         

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.  Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.  Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.  Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Luca ci racconta questo mistero di Gesù che avviene sul monte, che secondo la tradizione è il Tabor. La trasfigurazione è un mistero presente, continuo nella vita di ciascuno di noi; senza questa esperienza la nostra vita diventa stanca, il nostro cristianesimo diventa solamente operatività sociale e noi perdiamo il fascino del volto, del fulgore e della luce. La trasfigurazione avviene nel mistero della preghiera quando saliamo il monte dell’amore ottenendo una prima vittoria: mettiamo come secondario tutto ciò che vorrebbe diventare prioritario nella nostra vita, per rubarci il volto il fulgore e la luce. In questo mistero vogliamo inebriarci attraverso lo Spirito perché la nostra vita diventi trasfigurazione perfetta e luminosa d’amore.

Pensiero del giorno:  Gesù, fammi salire con te sul monte perché l’afa della pianura fa morire la mia anima.


Mercoledì 07 agosto
Santi del giorno: san Sisto II, san Gaetano da Thiene.
Gaetano da Thiene fu un grande santo del tempo della Controriforma cattolica, un santo che fondò i Teatini ed istillò nel popolo di Dio fiducia nella divina Provvidenza.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una Parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».  Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Oggi Matteo ci presenta la donna cananea che grida a Gesù per sua figlia tormentata da un demonio ed ella continua a gridare sebbene Gesù non le rivolga nemmeno una parola. Ma Matteo fa entrare in scena i discepoli che diventano intercessori per questo grido. Anche oggi quanta gente grida e il grido di tanta gente non viene raccolto, non viene consacrato, non viene interpretato dall’amore di Gesù, perché mancano intercessori potenti che raccolgano il grido di tanta sofferenza interiore per portarla al cuore di Gesù. Questa donna cananea ci insegna l’audacia di saper rispondere a Gesù con l’audacia dell’amore, accontentandoci anche delle briciole, dei frammenti d’amore, che in Gesù diventano sempre infinito ed oceano sconfinato.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, io grido a te, fa’ che la raucedine della mia incredulità non fermi il mio grido di aiuto.


Giovedì 08 agosto
Santi del giorno: san Domenico. Grande santo, contemporaneo di Francesco d’Assisi, fondò i Domenicani, cioè i cani del Signore, che dovevano abbaiare contro le offese alla verità che gli eretici del suo tempo, specialmente Albigesi e Catari, operavano nella chiesa di Dio. Domenico, l’uomo della Parola (sapeva a memoria tutto il Nuovo Testamento), l’uomo che parlava con Dio o di Dio, un grande santo che ha amato la Madonna e attraverso il suo ordine ha donato alla chiesa la preghiera potente del santo Rosario.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Matteo ci presenta Gesù che domanda ai suoi discepoli cosa dice la gente di Lui e, dopo che i discepoli hanno riportato le opinioni su di lui, Gesù dà il mandato a Pietro, gli consegna le chiavi del regno e gli dà il potere di legare e di sciogliere. Il ministero petrino, che è un ministero vivo, è la figura del Santo Padre, il dolce Cristo in terra, come lo chiamava Caterina da Siena, è un mistero d’amore. Il papa ha le chiavi per aprire i tesori del regno, ha il potere di sciogliere ciò che opprime il cuore dell’uomo e di legare ciò che diventa impedimento per raggiungere il Cristo di Dio e il volto del Padre. Tutta la chiesa con il papa è la comunità delle chiavi, dello sciogliere e del legare; la chiesa dovrebbe essere questo grembo d’amore di Dio dove l’uomo del nostro tempo trova accoglienza, riposo, pace e grazia, perché la beneficienza non basta più e la strategia umana non può saziare. Ma Gesù esige una cosa da Pietro e anche dalla sua chiesa: che resti sempre dietro a Lui perché, oltrepassandolo, il protagonismo diventa impedimento perché gli uomini raggiungano il cuore di Gesù.   

Pensiero del giorno: fa’, o Signore, che non ci entusiasmiamo solamente di papa Francesco, ma lo seguiamo con docilità di figli nelle parole incendiarie d’amore che dona all’umanità del nostro tempo.


Venerdì 09 agosto
Santi del giorno: santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein). Ebrea per stirpe, tedesca per nazionalità, Edith, intraprese la via della ricerca filosofica e trovò la sua risposta all’ardente sete di verità nella sapienza della croce. Divenne cristiana e dieci anni dopo entrò nel Carmelo di Colonia. Morì nel 1942 a Birkenau nella camera a gas. Le sue ultime parole furono: “Andiamo a morire per il nostro popolo”. Giovanni Paolo II l’ha proclamata copatrona d’Europa con santa Caterina da Siena e santa Brigida di Svezia.  

Dal libro del profeta Osèa
Così dice il Signore:
«Ecco, la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.
Là mi risponderà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.
Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nell’amore e nella benevolenza,
ti farò mia sposa nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore».

Il profeta parla nel nome del Signore e dice che Dio condurrà Israele nel deserto e là parlerà al suo cuore, si farà sposo d’Israele nel suo amore. L’amore di Dio, cantato da Osea, ci conduce nel deserto per trovare l’essenzialità e il silenzio di un rapporto profondo con il suo amore. La Parola ci chiede di essere uomini e donne del deserto, figli di un’essenzialità, essere i nuovi eremiti, i nuovi monaci di un deserto abitato da Dio per andare nel deserto dell’uomo di oggi, nelle grandi città o anche nei piccoli centri, perché l’uomo di oggi è sommerso dalla sabbia dell’aridità e della tracotanza di coloro che pensano di salvare l’uomo senza Dio. Dobbiamo essere abitatori del deserto spirituale per portare all’uomo di oggi una Parola profonda che diventi oasi d’amore nel suo cuore.

Pensiero del giorno:  Signore, rendimi monaco del deserto del tuo amore per diventare testimone nel deserto delle città dell’uomo, dove si muore senza amore.       

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, Signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Il vangelo di oggi ci presenta la parabola delle vergini stolte e delle vergini prudenti. Queste donne ci ricordano che il mistero di Dio è sempre da attendere, da aspettare, da cogliere. Se nella nostra vita mancano la tensione e il brivido per questa venuta, tutto in breve tempo si appiattisce, muore e diventa ovvietà scontata, ma quando un’anima, che diventa vergine della verginità di Dio mettendo l’amore di Dio come sigillo, attende lo Sposo, diventa una persona che fa gustare all’umanità del nostro tempo la precarietà umana, che non è mai né eternità né assoluto e dona alle anime del nostro tempo la gioia di attendere. Che bello attendere nella certezza che Egli verrà.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi una persona sazia di Te, ma rendimi una persona ferita dalla tua attesa. Rendimi capace di aspettare nella stazione dell’amore il tuo arrivo che non avrà ritardi.
 

Sabato 10 agosto
Santi del giorno: san Lorenzo. Arrestato insieme a Papa Sisto II, venne bruciato per amore, un quanto difese il tesoro della chiesa che erano i poveri.  

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. Sta scritto infatti: «Ha largheggiato, ha dato ai poveri,la sua giustizia dura in eterno».Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.

Leggiamo la seconda lettera di san Paolo ai Corinzi in cui l’apostolo ci parla della larghezza della seminagione: “Chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà”. Seminare è distribuire nel terreno della vita ciò che l’amore di Dio ha messo nei nostri cuori. Larghezza (generosità) è proprio il vocabolo di coloro che sono innamorati di quel seme che non viene da loro, ma da Dio. San Lorenzo ha seminato la sua gioia, la sua fede, la sua sequela di Gesù ed ha seminato in maniera abbondante, gioiosa ed ardente. Secondo la tradizione è stato posto su una graticola ardente perché aveva nel cuore il grande fuoco dell’amore. Seminare il seme del fuoco di Dio è portare nel mondo l’incendio dell’amore di Dio. Seminare, incendiare, amare sono i verbi dell’amore e della generosità infinita. Contemplando la vita di san Lorenzo diacono, vogliamo fare della nostra vita un servizio d’amore che nasce sempre dalla piccolezza del seme, sapendo che il grande frutto verrà fatto crescere da Dio nell’amore del suo ardore per noi.

Pensiero del giorno: Signore, molte volte abbiamo bruciato nella vita grazie, eventi e passaggi del tuo amore, vorremmo oggi invece lasciarci ardere dal tuo amore per diventare seminatori di fuoco in una terra gelida, senza amore.    

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.  Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Il vangelo di Giovanni ci parla del chicco di grano caduto per terra che deve morire per portare molto frutto. Quando io divento terreno buono nell’ascolto della Parola e divento chicco di grano nel riflesso dell’Eucaristia che ricevo e che amo, devo morire per portare frutto. A che cosa devo morire? A me stesso che è il vero demonio che c’è in me, perché questo mio me stesso senza il terreno della Parola e senza il chicco eucaristico del Pane del cielo, diventa un idolo che fa morire in noi la fede, la speranza e l’attesa del Signore. Quando divento egocentrico, ho elevato me stesso a Dio e ho seccato la primavera e il frutto dell’autunno.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, ti prego, guariscimi dai miei deliri di onnipotenza e mostrami tutti i giorni i miei limiti per essere scrigno aperto della tua grazia.   
stampa

 
Torna ai contenuti | Torna al menu