05-10 novembre 2018 - Sito Sultabor

Vai ai contenuti

Menu principale:

05-10 novembre 2018

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
05 – 10 novembre 2018

Lunedì 05 novembre

Santi del giorno: san Donnino, san Guido M. Conforti.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.

La Parola oggi ci invita all’amore, al medesimo sentire ed alla carità. Oggi si sente una grande nostalgia, anche all’interno della chiesa e delle nostre comunità, di questi tre atteggiamenti perché molte volte la rivalità o la vanagloria hanno la voce più grossa della carità. Non possiamo confondere la carità, la consolazione con il buonismo o il relativismo, la vera carità è radicarsi nell’unica verità che è Gesù, Cristo Signore, è edificare la comunità nella verità attraverso la consolazione di Cristo che ci porta i frutti della carità, della comunione di Spirito e dei sentimenti d’amore. Costruire una unità a danno della verità è costruire sulle sabbie mobili del nulla, costruire invece l’unità nella verità, che è Gesù, è veramente edificare sulla roccia salda della Parola. Essere operatori di una unità nella verità: ecco la grande profezia per il nostro tempo, una profezia che nasce solo da cuori affascinati e innamorati della verità di Gesù.

Pensiero del giorno: Signore, insegnami ad essere profeta non degli sconti di fine stagione, ma della verità che salva.


Martedì 06 novembre
Santi del giorno: san Leonardo, san Protasio, san Severo di Barcellona.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli,
abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

L’apostolo esorta i Filippesi ad avere gli stessi sentimenti di Gesù gli uni verso gli altri, guardando a Gesù, il servo di Dio, che ha svuotato se stesso, che si è umiliato solo per amore. Mettere in comune i nostri sentimenti con i sentimenti di Gesù è la sinfonia della carità nella comunità cristiana e nel rapporto tra noi credenti. Avere gli stessi sentimenti di Cristo nei nostri sentimenti è la profezia più urgente in un mondo, in una storia, in una cultura che non hanno più sentimenti, ma solo emotività, immediato, uso ed abuso della persona e della relazione. Per mettere insieme gli stessi sentimenti di Cristo con i nostri è necessario un atteggiamento che in molte anime è scomparso: piegare le ginocchia davanti a Gesù, al suo mistero, al suo nome, alla sua potenza. Una chiesa più inginocchiata camminerebbe più speditamente, una chiesa che genuflette davanti al suo Signore è una chiesa zelante nell’annuncio e nella missione. Il ginocchio piegato è indicatore di un amore profondo e vero, di un’adorazione profonda e grande.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che pieghi le mie ginocchia davanti a Te per poter alle volte abbassare il mio orgoglio mentale che non vuole adorarti e contemplarti.  


Mercoledì 07 novembre
Santi del giorno: san Prosdocimo, san Baldo, san Ercolano.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la Parola di vita. Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.

San Paolo loda l’obbedienza dei Filippesi e li invita ad uno stile di vita nell’amore, a fare tutto senza mormorare, ad essere irreprensibili, ad essere diversi, in mezzo ad una generazione malvagia e perversa, ad essere cioè segno vivo della diversità di Gesù, dell’amore di Gesù, della grazia di Gesù. L’aspetto più triste delle nostre comunità è proprio la mormorazione, che distrugge l’amore, è proprio la calunnia e la sfiducia che distruggono la comunione. Che icona triste un discepolo di Gesù che mormora contro un altro fratello o lo calunnia o lo distrugge perché non accetta il carisma, la modalità unica, l’unico tocco di grazia che quel fratello porta in sé per opera dello Spirito! La Parola oggi ci invita ad essere profeti della sinfonia della carità e della bellezza dell’amore, scoprendo in ogni figlio di Dio il dono e il carisma che lo Spirito distribuisce a tutti in abbondanza e con amore.     

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che io non sia iscritto al club dei mormoratori e dei calunniatori, questo club scoppia già di aderenti, portami invece nel tuo cuore, che è un cuore di misericordia e di amore.


Giovedì 08 novembre
Santi del giorno: san Goffredo, beato Giovanni Duns Scoto, san Chiaro.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, i veri circoncisi siamo noi, che celebriamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci vantiamo in Cristo Gesù senza porre fiducia nella carne, sebbene anche in essa io possa confidare.
Se qualcuno ritiene di poter avere fiducia nella carne, io più di lui: circonciso all’età di otto giorni, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della Legge, irreprensibile.
Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore.

Paolo ricorda ai Filippesi che sono veramente i credenti in Gesù, i veri circoncisi, cioè coloro che si lasciano circoncidere dallo Spirito santo di Dio, dalla potenza della Parola, dalla grazia viva di Cristo. Questa circoncisione della Parola, dello Spirito e della grazia è una circoncisione ben più profonda ed efficace della circoncisione chirurgica che gli ebrei celebrano ed imprimono ancora oggi nei figli di Israele. La vera circoncisione è la vera ferita d’amore che viene dallo Spirito di Dio, dall’aderire con umiltà alla persona e all’amore di Gesù. Quando si è circoncisi dal suo amore,  come Paolo,si ritiene ciò che era guadagno una perdita, perché si è scoperto il vero guadagno, il vero tesoro che è Gesù. La circoncisione nello Spirito della Parola non è un rituale, come quella che avveniva all’ottavo giorno, è una circoncisione continua che avviene quando accostiamo il nostro cuore alla potenza della Parola.  

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non abbia paura della chirurgia della tua Parola che circoncide ogni giorno il mio cuore nell’anestesia dolce dello Spirito santo.


venerdì 09 novembre  
Santi del giorno: sant’Elisabetta della Trinità, Dedicazione Basilica Lateranense

Dal Vangelo secondo Giovanni
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».  Allora i Giudei presero la Parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla Parola detta da Gesù.

Il vangelo di Giovanni ci presenta Gesù che allontana i mercanti del tempio, sgridandoli con veemenza: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”. Gesù difende la santità del tempio, difende la santità del tempio interiore di ciascuno di noi dove c’è un mercanteggiamento di interessi, di non verità, dove l’uomo viene venduto, svenduto in nome della menzogna. Che bello questo Gesù con in mano la frusta di cordicelle, un Gesù veramente intollerante della menzogna e del profitto a danno del tempio interiore dell’uomo.
Anche oggi Gesù si sdegna per la profanazione del tempio interiore dell’uomo, in cui tutto è volto ad un piacere, ad un interesse, ad un risultato, ad un vantaggio. L’uomo sta morendo perché dentro di lui hanno rubato lo Spirito santo, egli non è più tempio e custode del mistero di Dio, ma è diventato semplicemente un’entità biologica da dissetare con il piacere e con il potere. Gesù non è d’accordo e con la sua Parola, che sa fustigare la menzogna, vuole far partecipe ciascuno di noi alla salvezza dell’uomo. L’uomo si sta perdendo perché si sta sradicando dalle radici di Dio. È ora di intervenire con radicalità, con forza e senza complessi di inferiorità.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che io non beva la tisana del buonismo e della tolleranza, ma dammi la frusta dell’amore perché l’uomo deve essere salvato ad ogni costo e la salvezza non può conoscere compromessi.      


sabato 10 novembre
Santi del giorno: san Leone Magno, sant’Oreste

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l’avevate anche prima, ma non ne avete avuto l’occasione.
Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione. So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza.
Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. Lo sapete anche voi, Filippési, che all’inizio della predicazione del Vangelo, quando partii dalla Macedònia, nessuna Chiesa mi aprì un conto di dare e avere, se non voi soli; e anche a Tessalònica mi avete inviato per due volte il necessario.
Non è però il vostro dono che io cerco, ma il frutto che va in abbondanza sul vostro conto. Ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodìto, che sono un piacevole profumo, un sacrificio gradito, che piace a Dio. Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.

Paolo ricorda ai Filippesi la premura che avevano avuto nei suoi riguardi. L’apostolo parla di se stesso, del suo essere missionario di Gesù, in ciò ha imparato a bastare a se stesso, ad essere allenato alla povertà, all’abbondanza, alla sazietà, alla fame. I Filippesi e a noi egli dona una Parola di fuoco: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”. La vera forza viene da Gesù, la vera forza viene dalla sua Parola, dalla sua grazia, dalla sua presenza, dalla sua intimità, dal suo amore. Per tanti cristiani oggi c’è il dramma dell’accidia, di questa stanchezza e di questa freddezza nelle cose spirituali che riguardano Dio. Sono cristiani che pensano di poter fiorire nella loro fede nel terreno etico del buonismo e dell’antropologia, ma essi non hanno le radici nella terra buona e nella linfa buona di Gesù. Solo nella terra buona di Gesù possiamo avere quella forza che ci rende forti di fronte ai nemici di Gesù, perché Egli non cerca audience, non cerca applauso ed approvazione, cerca cuori disponibili alla verità. Dove arriva un suo testimone, la persecuzione è necessaria perché vengano svelati i pensieri di molti cuori.    

Pensiero del giorno: Signore, essere tuo testimone non è questione di buona volontà o di mia bravura, ma di corrispondere a una grazia gratuita, immeritata che rende la mia vita narrazione viva di Te.  
stampa


 
Torna ai contenuti | Torna al menu