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06-11 giugno 2022

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
06 -11 giugno 2022


Lunedì 06 giugno

Santi del giorno: B.V. Maria Madre della Chiesa

Dal libro della Genesi

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
Il brano si apre quando già il primo nucleo umano ha consumato il peccato originale, un peccato profondamente teologico, dovuto al fatto che i nostri progenitori, su ispirazione del serpente, che aveva voluto sfalsare l'immagine di Dio, dicendo loro che Egli li aveva ingannati, non hanno accettato il loro ruolo di creature, ma hanno voluto essere alternativa di Dio. Questo primo nucleo umano, che viene da Dio chiamato a rispondere di quello che ha fatto, ci mostra le tre conseguenze del peccato originale. Alla domanda di Dio, Adamo risponde: "Ho udito il tuo passo nel giardino ed ho avuto paura": la prima suggestione del nemico consiste nel metterci paura di Dio. Paolo stesso dirà: "Voi non avete ricevuto uno spirito per ricadere nella paura" e quando nella messa preghiamo il Signore perché ci liberi da ogni male, da ogni turbamento, usando questo termine gli chiediamo di liberarci dalla paura più profonda che è nell'uomo. Il secondo frutto è il traumatismo spirituale, che si prova quando il nemico, dopo averci attaccati e vinti, ci butta in faccia la nostra nudità. Non dimentichiamo che il libro della Genesi narra che Dio creò Adamo ed Eva nudi, ma essi non ne provavano vergogna, ciò non vuol dire che erano senza indumenti, ma che erano contenti del loro essere creature, e la loro era una dipendenza serena da Dio. Invece il nemico è specialista nel traumatizzare spiritualmente la nostra vita, nel farci vedere il nostro limite come una spira che ci soffoca. Ai primi due frutti ne segue un terzo, che possiamo cogliere nelle parole di Adamo: "E mi sono nascosto", alla paura di Dio segue quella di reggere la vita, la paura di noi stessi e, quindi, la necessità di nasconderci. Ecco il dramma dell'uomo, il dramma di ciascuno di noi.
Dio riprende: "Chi ti ha fatto sapere che eri nudo?", il Signore, che ama l'uomo, vuole sapere perché Adamo non vive più serenamente la sua nudità, il suo stato di creatura.
C'è una rivelazione che ci porta la vita, ed è la rivelazione che Dio fa per amore, e c'è una rivelazione d'inganno del nemico, che vuole distruggere la nostra vita, facendo diventare vita della nostra vita un'autodeterminazione spirituale e morale che uccide l'uomo. Il dramma dell'uomo dei nostri tempi consiste nell'aver escluso Dio dalle scelte della vita, nell'essere diventato legge a se stesso, dio a se stesso, per cui, appena commesso il peccato, appena scoperta la sua nudità in maniera traumatica, oltre ai tre doni malefici, paura di Dio, nascondimento e nudità, avverte anche la fine della relazione umana, Adamo, infatti, risponde: "La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato". Alla domanda del Signore, la donna risponde: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato". Quando il nemico attacca la nostra vita, distrugge la relazione profonda con Dio e, di conseguenza, mina le relazioni profonde e vere tra le persone ed annienta quella serenità che si trova nell'essere interlocutori di un Dio amore.
In questa Parola della Genesi, in cui Dio chiama in causa l'uomo, la donna e il serpente, ci saranno tre sentenze: per il serpente, la condanna di strisciare e di mangiare polvere, per la donna di partorire con dolore, per l'uomo di lavorare con sudore, cioè l'uomo e la donna, insidiati dal nemico, vivranno una vita perennemente traumatizzata.
Ci potremmo chiedere perché, non avendo commesso il peccato originale, nasciamo ugualmente con esso e dobbiamo ricevere il Battesimo per ottenerne la cancellazione. Dio ha creato la storia solidale, non a compartimenti stagni, ed entrando in essa, siamo solidali con tutta la storia, con il bene e con il male. Abbiamo per padre Dio, ma anche Adamo, siamo figli di Dio e figli di Adamo. Nell'uomo c'è questa misteriosa solidarietà nel male, per cui nasciamo in una genealogia di male ed abbiamo bisogno che Dio ci liberi con la sua grazia.
In questo brano della Genesi compare il serpente, una figura mutuata dai miti circolanti attorno al mondo biblico, che vedevano in questo animale un simbolo della vita, in quanto, cambiando la pelle, era capace di rigenerarsi continuamente. Solo in seguito il serpente verrà riletto nella tradizione cristiana come l'immagine del demonio. L'autore biblico, attingendo da queste idee del suo tempo, introduce nella narrazione questo animale come simbolo di una vita ribelle a Dio, come istigatore ad una vita autonoma da Lui. Il serpente viene condannato a strisciare e a mangiare polvere, ugualmente l'idolo che vuol farsi dio è destinato a frantumarsi. Coloro che sposano gli idoli e che credono nell'ideologia dell'alternativa senza Dio, sono destinati a non essere più capaci di vedere il cielo, ma a strisciare e a mangiare la polvere della storia.
La maledizione di Dio nei confronti del serpente continua: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno". I biblisti parlano di questo messaggio come di un proto evangelo, cioè il primo annuncio di un vangelo di salvezza, che risuona nelle primissime pagine della Genesi.
C'è qui l'annuncio della nascita in Dio di una nuova stirpe. Possiamo dare alla frase: "Io porrò inimicizia tra te e la donna" due significati: ecclesiologico e mariologico. La donna, prima di tutto, è la Chiesa, la nuova stirpe, la stirpe di tutti coloro che accettano di essere di Dio e che si contrappongono alla stirpe del serpente. Nella Chiesa, il membro più santo ed eminente è Maria, per cui la Chiesa, nel suo mistero, ha due facce: è mariana, cioè di Maria, ed è petrina, cioè dei pastori. La Chiesa è mariana, perché ascolta umilmente il suo Dio ed è continuamente chiamata a schiacciare il nemico. La Parola dice anche che il serpente insidierà il calcagno della donna, e in questo gesto possiamo leggere tutte le prove storiche della Chiesa e di tutti noi, che siamo Chiesa. L'autore sacro specifica che il serpente insidierà il calcagno, perché il nemico vuole impedirci di camminare, il nemico ci vuole paralizzare, impaurire, far disperare, far nascondere.
Tutto ciò che viene da Dio è amore, misericordia e pace, tutto quello che non viene da Dio è trauma. Nell'Apocalisse leggiamo della donna che, nelle doglie del parto, sta per dare alla luce un figlio maschio, mentre il drago con sette teste, che le sta davanti, vuol divorare il bambino appena nato, si tratta anche in questo caso del nemico che vuole rendere presente nel mondo una sola genealogia, quella dei disperati, mentre Dio lavora per la genealogia dei salvati. Quando noi siamo Chiesa, facciamo parte della stirpe della donna che rompe la logica del nemico. Maria è l'unica creatura umana che è sempre stata di Dio, non è mai stata toccata dal peccato, perché è stata preredenta da Lui, in vista di diventare la madre del Signore Gesù. Dio ha voluto che Maria, una creatura umana, fosse icona di quello che Lui aveva pensato per noi fin dall'inizio: quello che è Maria, lo eravamo tutti prima della colpa dei progenitori e lo saremo alla fine, quando andremo nella visione di Dio.


Martedì 07 giugno
Santi del giorno: sant’Antonio M. Gianelli, beata Anna da san Bartolomeo.

Dal primo libro dei Re

In quei giorni, il torrente [nei cui pressi Elìa si era nascosto] si seccò, perché non era piovuto sulla terra. Fu rivolta a lui la Parola del Signore: «Àlzati, va’ a Sarèpta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti». Egli si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elìa le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”». Quella andò e fece come aveva detto Elìa; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la Parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elìa.

Il brano di oggi ci presenta Elia che, durante la grande siccità, va a Sarepta di Sidone, incontra la vedova e le chiede tutto ciò che ha e lei, obbediente alla parola del profeta, fa il suo dono. La parola del profeta, come la Parola di Gesù, è veramente capace di moltiplicare il cibo e il sostentamento ed è veramente capace di essere acqua fresca e gradevole nella siccità spirituale del nostro tempo. Abbiamo una siccità spirituale che produce anime rinsecchite, abbiamo una desertificazione della presenza di Dio, delle cose di Dio, del fascino di Dio eppure anche oggi Dio manda i suoi profeti, forti dello Spirito e sono essi che sanno accogliere il poco che abbiamo e moltiplicarlo per il molto del dono di Dio. Un profeta, nel nome del Signore, compie grandi segni perché l’intimità con Dio fa compartecipare della sua grazia.  

Pensiero del giorno: Signore, in questo tempo di siccità spirituale, non saranno le previsioni del tempo che ci annunceranno pioggia, ma i tuoi profeti che, passando, porteranno la pioggia della tua misericordia e della tua grazia.


Mercoledì 08 giugno
Santi del giorno: san Medardo, san Fortunato.


Giovedì 09 giugno
Santi del giorno: sant’Efrem, originario di Nisibi (ora Turchia) fu ordinato diacono verso il 338. Innamorato della Parola di Dio, la mise in versi e in musica. Fu un grande maestro di catechesi, educatore del popolo e dei monaci assertore della fedeltà assoluta alla dottrina di Cristo contro le eresie del suo ambiente.

Dal primo libro dei Re

In quei giorni, Elìa disse [al re] Acab: «Va’ a mangiare e a bere, perché c’è già il rumore della pioggia torrenziale». Acab andò a mangiare e a bere. Elìa salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. Quindi disse al suo servo: «Sali, presto, guarda in direzione del mare». Quegli salì, guardò e disse: «Non c’è nulla!». Elìa disse: «Tornaci ancora per sette volte». La settima volta riferì: «Ecco, una nuvola, piccola come una mano d’uomo, sale dal mare». Elìa gli disse: «Va’ a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!”».  D’un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. La mano del Signore fu sopra Elìa, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl.

Elia dice al re Acab che la pioggia sarebbe ritornata ancora una volta sulla terra d’Israele. Egli salì sulla cima del Carmelo e cominciò una grande supplica. Il suo servo, mandato a guardare il cielo, vide una nuvola piccola come una mano d’uomo ed Elia comprese che era l’inizio della grande pioggia ristoratrice. Il profeta sa guardare il cielo, sa che la sua preghiera di intercessione fa scendere sull’arsura e sulla siccità dei cuori la pioggia ristoratrice della grazia di Dio. La preghiera del profeta è una preghiera forte, determinata, una preghiera che non si ferma, che non si arrende, che sa toccare le fibre del cuore di Dio; è una preghiera che nasce da una docilità e da una sottomissione alla sua potenza.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che impari la preghiera dei profeti, perché veramente la preghiera è la chiave che apre la porta del tuo cuore.


Venerdì 10 giugno
santi del giorno: san Censurio, san Landerico

Dal primo libro dei Re

In quei giorni, [Elìa, giunto al monte di Dio, l’Oreb,] entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la Parola del Signore: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elìa si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elìa?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita».
Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Elisèo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».

Elia giunge al monte di Dio, l’Oreb, ed entra in una caverna per passarvi la notte e lì fa esperienza di Dio. Dio non è presente nel vento impetuoso, non è presente nel terremoto, nel fuoco, i segni classici delle teofanie bibliche, ma Dio è presente in una brezza leggera. Elia coglie il passaggio di Dio in quel segno, così tenue e delicato. Scoprire il passaggio di Dio nella nostra vita, scoprire la discrezione e l’umiltà di Dio che passa non nell’impetuosità, ma nella delicatezza di un soffio, di una brezza, di una presenza. Elia ci insegna a scoprire il Dio che passa e ad adorarlo nello stupore e nella gioia, perché Dio è presenza viva che, passando, porta la vita.  

Pensiero del giorno: Spirito santo, smantella dalla mia intelligenza tutte le numerose idee che ho su Dio e su di Te e rendimi invece contemplativo per cogliere la brezza gentile che passa nella mia vita e che mi ricorda che Dio è dolcezza ed amore.


Sabato 11 giugno
Santi del giorno: san Barnaba
Barnaba era nativo di Cipro ma viveva a Gerusalemme, dove aveva abbracciato il Cristianesimo, diventando uno dei più fervorosi della comunità cristiana. Aveva venduto i suoi beni e portato il ricavato ai piedi degli apostoli. Secondo una tradizione del V secolo, ritenuta verosimile, sarebbe stato martirizzato a Salamina dai Giudei.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, [in Antiòchia], un grande numero credette e si convertì al Signore. Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore. Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani. C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.

Oggi, nella festa di san Barnaba, la chiesa legge il brano degli Atti che ne presenta la figura mentre visita la chiesa di Antiochia. Barnaba viene descritto come un uomo virtuoso, pieno di Spirito santo e di fede, ed è appunto per questo che egli vede, tocca, discerne la presenza della grazia di Dio in quella comunità, in quella città, dove vennero per la prima volta chiamati cristiani i discepoli.
Quanto bisogno abbiamo anche oggi nella chiesa e nei discernimenti ecclesiali dell’anima, del cuore, della docilità, dello sguardo lungo di Barnaba! Vedere la grazia di Dio è sempre un dono, uno stupore, perché molte volte, se non abbiamo il cuore di Barnaba, possiamo estinguere ciò che il Signore ha iniziato in una città, in un cuore, in un popolo.   

Pensiero del giorno: Signore, rendimi attento come Barnaba a cogliere ciò che passa nella mia vita e in quella degli altri, non rendermi distruttore delle tue grazie, ma rendimi stupito e umile nella tua grazia.
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