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06-11 settembre 2021

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
06-11 settembre 2021


Lunedì 06 settembre

Santi del giorno: santo Zaccaria, san Magno, sant’Umberto

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la Parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza. Voglio infatti che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli di Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto di persona, perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza.

Paolo parla ai Colossesi delle sofferenze che subisce per loro e per dare compimento ai patimenti di Cristo che mancavano della compartecipazione piena d’amore della vita e del dolore di Paolo. I patimenti di Cristo sono completi in se stessi, manca il compimento della nostra compartecipazione, del nostro abitare dentro quei patimenti per essere veramente annunciatori e testimoni del prezzo dell’amore di Dio: i patimenti di Cristo. A questa comunità Paolo dice che si affatica e che lotta con la forza che viene da Dio e che agisce con potenza in lui, poi ricorda loro il primato della grazia, la forza della grazia che gli permette di lottare per Cristo, perché annunciare il Signore non è ricevere l’applauso, ma è dividere con la spada della verità l’umanità in due tra coloro che lo accolgono e coloro che lo rifiutano. L’evangelizzazione è una lotta, una guerra d’amore per portare il primato di Cristo e la verità di Cristo in un mondo che non vuole né divisione né presa di posizione, ma vuole vivere nel buonismo zuccheroso di chi accoglie tutto, approva tutto per restare nella sua pace fallace e inconcludente. La testimonianza di Paolo ai Colossesi è quella di un uomo che ha lottato per Dio, che si è consumato per Dio con la forza della sua grazia.
Oggi la chiesa patisce perché uomini come Paolo scarseggiano, mentre aumentano uomini e donne della sociologia, dei piccoli respiri, dei compromessi, dell’abitare un mondo senza la radicalità dell’amore per Gesù. Ma lo Spirito susciterà questi uomini e saranno loro che rinnoveranno la chiesa perché saranno uomini della grazia e della radicalità d’amore.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi segno di unità nella falsità, rendimi segno di divisione nella tua verità.    

Dal Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.  Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Luca ci presenta Gesù che di sabato entra nella sinagoga ad insegnare e guarisce un ammalato che era presente. I farisei, dopo la guarigione, si mettono a discutere cosa potevano fare contro Gesù. Quando non ami più la persona adorabile del Maestro, trovi alibi nelle regole, nelle osservanze e nelle leggi, quando non ami più, ricorri ai diritti, ai codici, agli avvocati. Quando non ami più, ti rimane solamente il rivendicare i tuoi diritti e l’aggredire gli altri. Quando non hai Gesù, continui ad osservare ciò che fanno gli altri, perché non guardi dentro di te al bisogno di amore che hai. Gesù vide quell’uomo che aveva la mano destra paralizzata, che era cioè limitato nella relazione e nella vita, e lo guarì perché prima del sabato c’è sempre la persona, c’è sempre l’amore. Grazie, Gesù, che ci insegni questa trasgressione d’amore per difendere l’amore.

Pensiero del giorno: fa’, o Gesù, che impari da te la vera libertà e che non smerci il mio libertinaggio superato e ridicolo.    


Martedì 07 settembre
Santi del giorno: san Grato di Aosta, santa Regina

Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Luca ci presenta Gesù che passa tutta la notte sul monte a pregare per scegliere poi i dodici apostoli. Bellissima questa immagine di Gesù che durante la notte prega per scegliere dodici collaboratori della sua predicazione e della sua vita! La preghiera dovrebbe sempre precedere le grandi decisioni della nostra vita, perché nella preghiera abbiamo la grazia dallo Spirito santo di discernere ciò che è bene e ciò che è male per la nostra vita. Senza una preghiera prolungata, senza una solitudine abitata, le nostre decisioni e le nostre organizzazioni si dimostrano fallaci, povere, fallimentari. Quanto fallimento anche oggi nella chiesa, nella società, nelle famiglie perché non decidiamo più sul monte e con la preghiera, ma decidiamo con la forza e la decisionalità della nostra mente senza preghiera. La nostra intelligenza senza preghiera diventa un manichino senza vita. Quante decisioni sarebbero buone, giuste e feconde, se nascessero dal grembo della preghiera.

Pensiero del giorno: Gesù, fa’ che io contempli la tua icona di preghiera notturna sul monte e liberami dal mio decisionismo spesso ateo, superficiale ed intraprendente che produce tristezza, morte e vuoto.


Mercoledì 08 settembre
Santi del giorno: natività B.V. Maria, san Sergio I.

Dal libro del profeta Michèa
E tu, Betlemme di Èfrata,
così piccola per essere fra i villaggi di Giuda,
da te uscirà per me
colui che deve essere il dominatore in Israele;
le sue origini sono dall’antichità,
dai giorni più remoti.
Perciò Dio li metterà in potere altrui,
fino a quando partorirà colei che deve partorire;
e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele.
Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore,
con la maestà del nome del Signore, suo Dio.
Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande
fino agli estremi confini della terra.
Egli stesso sarà la pace!

Michea proclama la famosa profezia messianica su Betlemme di Efrata da dove sarebbe uscito il Messia, il Signore. Il profeta evidenzia che questo Messia sarebbe stato partorito da colei che doveva partorire, il resto dei fratelli sarebbe ritornato ai figli di Israele. Il parto di Maria è sempre attuale, è sempre contemporaneo e la vergine Maria, modello della chiesa, è modello della fecondità del grembo della chiesa. È lei con la sua intercessione, con il suo esempio, con la sua testimonianza a rendere la madre chiesa sempre capace di partorire figli di Dio e figli a Dio. Nella nostra Europa questo parto sembra ormai attenuato o scomparso, sembra che la chiesa non conosca più la fecondità di un grembo, ma la madre Maria ci ricorda che la fecondità e la potenza della chiesa non stanno in Lei, ma nella forza dello Spirito. Betlemme, casa del pane, era un sobborgo di Gerusalemme senza storia, così oggi la testimonianza della chiesa sembra piccola e secondaria, sembra quasi insignificante per una cultura e una civiltà che la sta osteggiando e perseguitando, ma il grembo della chiesa resta fecondo, Maria ne è il segno, la promessa e la profezia.    
Pensiero del giorno: Signore, rendi il mio grembo di credente fecondo di vita spirituale per portare nuovi figli al tuo amore, non rendermi un grembo sterile perché un grembo sterile è triste e senza futuro.


Giovedì 09 settembre
Santi del giorno: san Giacinto, san Pietro Claver, un grande missionario gesuita che si recò nel 1610 nell’America del sud per catechizzare gli schiavi neri importati dall’Africa a Cartagena in Colombia.  A questa gente, che non aveva nulla, offrì il suo amore, il suo soccorso e il suo rispetto, li vide fratelli in Gesù, ne difese la dignità e l’anima. Fu canonizzato da Leone XIII nel 1888.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.
Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
La Parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre.

Paolo parla ancora ai Colossesi della tenerezza, della bontà, della magnanimità e della mansuetudine con la quale essi devono rivestirsi come riflesso di Dio per essere riflesso di carità, di pace, di amore. Paolo lascia un mandato a questa comunità: la Parola deve abitare tra loro nella sua ricchezza, deve abbondare, deve diventare canto, salmo, inno ispirati. Perché quando la Parola dimora abbondantemente, una comunità che celebra il Signore, che canta la Parola, che loda con la Parola, che fa della Parola la vibrazione dell’amore, che fa della Parola cantata e benedetta il riflesso e il riverbero del cuore, diventa una comunità piena della lode, una comunità contemplativa, una comunità piena della vibrazione dello Spirito.   
Pensiero del giorno: Signore, rendimi canto della tua lode e non voce noiosa di una preghiera senz’anima.  
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Gesù dice ai suoi discepoli di amare i nemici, di benedire coloro che li maledicono, di offrire l’altra guancia a chi li percuote, di dare la tunica. Sembra un discorso impossibile, un discorso che fa molta paura perché questa Parola di Gesù vola in alto, anzi Egli ci dice che se noi amiamo coloro  che ci amano, se noi facciamo del bene a coloro che ci fanno del bene, non facciamo nulla di straordinario. Gesù domanda tutto perché Egli non vuole da noi lo scontato e l’usuale, ma vuole da noi una radicalità d’amore.
In questo giorno, in cui la chiesa celebra la memoria del santissimo nome di Maria, la madre ci ricorda che si è discepoli quando non si ha paura di volare in alto, quando non si ha paura di rifiutare ogni compromesso, come lei, che si è consegnata e consacrata totalmente a Dio senza paura, senza angoscia, ma si è lasciata amare. Così il vero discepolo che si lascia amare da Gesù vola in alto e non ha paura del prezzo dell’amore.
  
Pensiero del giorno: Signore, rendimi sempre esagerato nell’amore, allora sarò nella misura del vangelo.


Venerdì 10 settembre

Santi del giorno: san Nicola da Tolentino, san Nemesio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio nostro salvatore e di Cristo Gesù nostra speranza, a Timòteo, vero figlio mio nella fede: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.

Leggiamo oggi la prima lettera di san Paolo a Timoteo, che fa parte delle lettere pastorali. Paolo considerava Timoteo un vero figlio e lo amava di un amore vibrante nel vincolo dell’amore di Dio. L’apostolo ricorda a Timoteo ciò che egli era prima: un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Paolo non parla così di se stesso per autolesionismo, ma perché vuole mettere in evidenza e far brillare la potenza della grazia e della misericordia avvenuta nella sua vita.
Raccontare il nostro vissuto bruciato dall’amore è testimoniare la potenza e la vibrazione di Dio. Paolo ricorda a Timoteo ciò che era prima e ciò che è adesso e la sua ignoranza nell’agire perché era lontano dalla carezza della grazia del Signore; egli non ha paura di raccontare al figlio le grandi cose che la grazia ha operato in lui. Anche noi dovremmo essere figli della grazia, testimoni della grazia, narratori della grazia e non solamente operatori di buonismo senza grazia.  
Pensiero del giorno: Signore, rendimi narratore della tua grande grazia nella mia vita, allora la mia vita non sarà più un bianco e nero, ma sarà colore d’amore, di potenza, di misericordia: io sarò il tuo capolavoro! Grazie Signore.   
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Oggi Luca ci dice che un cieco non può guidare un altro cieco, perché cadranno entrambi in un fosso e, ancora, che un discepolo non è più del maestro, ma ognuno sarà ben preparato come il suo maestro. Inoltre Gesù ci invita a non togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello, non vedendo la trave che è nel nostro. Oggi veramente il mondo ha bisogno di luce, della luce che viene dall’incontro con la Luce eterna e sfolgorante di Dio. Chi è cieco? Chi si accontenta di vedere ciò che appare, ciò che cade sotto gli occhi fisici; chi è cieco? Chi si accontenta e si lascia saziare da ciò che vede e da ciò che desidera, ma un cieco che guida un altro cieco cadrà nel fosso della mediocrità e della tristezza. Chi sono i veri maestri di luce? Sono persone che brillano di una luce riflessa che è Gesù, sono persone che brillano di una luce donata per grazia da Gesù. Quando diventi riflesso di Gesù, i tuoi occhi saranno illuminati da una luce che non è tua e potrai diventare guida, aiuto e difesa per tanti ciechi del nostro tempo che vedono l’astro del sole, ma non vedono il vero sole che è Dio e non sentono pure la nostalgia di un’assenza. Gesù ci manda a questi ciechi perché possiamo condurli alla vera luce della vita.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che riesca con la luce del tuo volto a togliere gli occhiali neri dai miei occhi e dagli occhi dei miei fratelli con la potenza della tua grazia.     


Sabato 11 settembre
Santi del giorno: santi Proto e Giacinto, sant’Adelfio

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, questa Parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Paolo ricorda a Timoteo che Cristo Gesù è venuto a salvare i peccatori e il primo è lui. Oggi non si parla più di peccatori, perché abbiamo tolto il peccato dalla vita dell’uomo, parliamo di bisogni dell’uomo, di sventure sociali, di ingiustizie e di mancanze sociali, di povertà, ma non si parla della povertà più tremenda: il peccato. Paolo dice chiaramente che la missione di Cristo Gesù è stata questa: salvare i peccatori. Cristo non è venuto per fare una demagogia sindacale, per proporre piani politici per risolvere i problemi della povertà dell’umanità, sarebbe stato un messia addomesticato dal desiderio della politica degli zeloti del suo tempo, ma è venuto per salvare i peccatori e per distruggere il peccato, che è il più grande male dell’umanità. Colui che annuncia questo è chiamato reazionario, conservatore, tradizionalista, invece è semplicemente figlio della Parola, credente nella Parola, affrancato ed affascinato dalla Parola.    
Pensiero del giorno: Signore, il peccato è stato silenziato, ma le conseguenze del peccato sono sotto gli occhi di tutti.
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