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06 gennaio 2019

La Parola > Parola della Domenica

Commento spirituale della Parola del 06 gennaio 2019
Epifania del Signore


Prima Lettura    Is 60,1-6


Oggi la sapienza della madre Chiesa ci fa leggere il terzo Isaia, che al capitolo 60 parla della vittoria della luce sulle tenebre e sulla nebbia, che parla del Signore e della sua gloria che risplende sopra Gerusalemme. Oggi possiamo dire che quella luce risplende sopra il nuovo Israele, la nuova Gerusalemme che è la santa Chiesa cattolica, la Chiesa di Gesù. Questa luce e questa gloria risplendono sulla Chiesa perché il mistero della Chiesa risplende di luce riflessa e mai di luce propria. Quando la Chiesa si lascia illuminare dalla luce di Dio, il profeta preannuncia alla Chiesa la fecondità di molti popoli, la fecondità di molti figli e figlie, la fecondità di molte ricchezze di cuori e di anime che si riverseranno sul suo mistero di madre feconda, di madre illuminata e di madre luminosa. La Chiesa ha visto nella sua storia l’avverarsi e la fedeltà di questa profezia nell’espansione delle chiese giovani delle missioni che sono diventate, per il suo grembo di madre, ricchezza, dono e grazia. Secondo il comando di Gesù, il vangelo deve essere portato sino agli estremi confini della terra, perché l’annuncio della buona notizia ovunque. Oggi la madre Chiesa gioisce di questa fecondità e di questi popoli, ma nella persona del papa è anche preoccupata perché le nazioni di antica cristianità hanno perso la fecondità della fede, della missione e dell’entusiasmo per il vangelo. Il papa è talmente preoccupato che ha istituito recentemente un Pontificio Consiglio per rievangelizzare le nazioni di antica cristianità che stanno perdendo il tesoro della fede. Perché nella nostra Europa stiamo giungendo a questo? Perché nelle nostre nazioni di radici cristiane stiamo diventando presenze insipide e non colte da una maggioranza pagana? Che cosa è avvenuto? Questa domanda troverà risposta in voluminosi libri specialistici, io, da povero servo della Parola, vorrei rispondere con la potenza della Parola. Quando la Chiesa non risplende più di luce riflessa, ma risplende di lustrini ideologici, demagogici e politici non è più la madre feconda di Dio, ma è solamente un’organizzazione indipendente che sta cercando con i suoi modi e i suoi metodi di trasmettere la grazia di Dio ad un popolo. Quando nella Chiesa manca la luce riflessa, che genera una grazia inestimabile cioè i santi, la Chiesa di un territorio muore, perché è il sangue dei martiri il seme di nuovi cristiani. In questi ultimi 50 anni nelle chiese europee abbiamo fatto spazio alle mode teologiche, alle ideologie politiche, alle teologie senza Dio e la risposta è venuta: tutto questo ha creato il deserto, il vuoto. La Chiesa d’Europa, che per tanti secoli ha generato santi ed innamorati che hanno portato il vangelo sino alle estremità della terra, ora piange su se stessa e il papa cerca di trovare vie nuove per riportare ancora in questa nostra Europa la fecondità della luce di Dio, la giocosità di nuovi figli e di nuove figlie, la serenità di nuovi cuori e di nuove storie illuminate dall’unica luce, quella di Dio.       


Seconda lettura    Ef 3,2-3a.5-6


San Paolo agli Efesini proclama il mistero di Dio, preparato dai profeti dell’Antico Testamento, e manifestatosi in Gesù. Paolo si sente talmente avvinto e incatenato a questo mistero che si definisce un ministro della grazia di Dio, un ministro che ha ricevuto questa grazia per il bene degli Efesini e per il bene di tutta la Chiesa. Questo mistero si è rivelato in Gesù ed è stato annunciato e rivelato ai suoi santi apostoli e ai profeti, cioè che tutti i pagani, le genti, sono chiamati in Gesù ad una stessa eredità, ad uno stesso corpo e ad un’unica promessa: essere portatori di una grazia, essere ministri di un mistero, essere servitori di una presenza. Questa Parola mette in discussione il ministero ordinato ed anche i ministeri vari nella Chiesa che molte volte non sono servi, portatori e testimoni di una grazia, di un bene e di una potenza, ma che molte volte sono impegnati a celebrare se stessi, i loro punti di vista eretti a dogmi e le loro sottolineature erette a certezze. Il mistero non può essere donato e portato da coloro che sono schermati e rivestiti di un’armatura di se stessi. Il mistero ha bisogno di un ministero che porti grazia, beneficio, dono, stupore.
La Parola di Dio, che non è legata a nessuna moda teologica, a nessuna moda pastorale e a nessuna ideologia politica, è la vera icona della libertà del ministero. Tutto parte dalla Parola e tutto porta alla grazia della Parola; tutto il resto è un misero teatrino di periferia che piange su se stesso.


Vangelo    Mt 2,1-12

Il vangelo di Matteo ci parla della vicenda dei magi con immagini che sembrano tratte da un dipinto rinascimentale. Questa icona matteana è profonda. Prima di tutto ci mostra la grande libertà e l’intelligenza di Dio che si rivela a dei cultori delle stelle, a degli astrologi, a coloro che guardavano gli astri per studiarli e per capire meglio la vita. Anche oggi molta gente è affascinata dalle stelle, dall’esoterismo, dagli oroscopi, dagli oracoli degli astrologi, ma non dobbiamo facilmente condannare questa gente, perché forse essa sta cercando nelle stelle quello che non è stato donato loro nell’unica stella che è Gesù. Dio si rivela anche alle persone che lo cercano nelle vie tortuose, negli enigmi stellari e nella ricerca esoterica, forse segno di una mancanza di forte annuncio di Gesù. E proprio Dio, nel linguaggio delle stelle, scegliendo una stella più luminosa delle altre, diventa guida a questi misteriosi uomini d’oriente che si dirigono a Betlemme per compiere una celebrazione che nemmeno loro capivano nella sua profezia e nella sua profondità.
I Magi arrivano, si informano, adorano, offrono, guardano e ritornano. In questa icona dei Magi vediamo due vie per arrivare a Gesù: innanzitutto la via dei potenti, la via di Erode, che non comprende le strade di Dio, e che, anzi, desidera uccidere il mistero di Dio. Oggi potremmo vedere  la via di Erode nella via dell’arroganza e della superbia di tanti che non accettano e non accolgono l’irruzione umile del mistero bello di Dio; Di fronte all’arroganza di un sapere, all’arroganza di un egocentrismo, all’arroganza di una immaturità, all’arroganza di un livore, anche la grazia non passa e si ferma. Poi c’è la seconda via, quella della tenacia, dell’umiltà, della fedeltà, che porta esattamente dove c’è il mistero, porta esattamente dove Dio manifesta la sua gloria.
Di fronte a questo mistero i Magi offrono le tre simbologie dei doni: la regalità, la divinità e l’umanità e quindi, pieni negli occhi del mistero di Dio, tornano al loro paese per un’altra strada. Le persone che incontrano il mistero ottengono una prima grazia: sentiranno la voce di Dio che parlerà nella via del sogno, cioè della profondità, dell’interiorità, della libertà del cuore, e nel sogno che è nel loro cuore Dio li invita a percorrere un’altra strada, un’altra via, quella della grazia e dell’umiltà che porta alla vera Betlemme, al Dio con noi.          


Prima lettura      Is 60,1-6

La prima lettura è tratta dal terzo Isaia e parla di luce, di nebbia, di re, di figli, di genti, di cammelli, di dromedari, di oro e di incenso. È una descrizione molto coinvolgente e pittorica. In questa profezia possiamo vedere la nuova umanità, cioè la Chiesa, che viene rivestita di una luce che viene dall’alto, la luce di Dio, la gloria del Signore che brilla sopra di lei. Una Chiesa che non si lascia rivestire da una gloria e da una luce che viene dall’alto, rischia di diventare un’agenzia tra le tante che opera per un po’ di bene e per un po’ di pace. Invece la Chiesa, l’assemblea di Dio, la comunità che dovrebbe far memoria delle meraviglie di Dio, è una comunità profetica perché illuminata da una luce che non proviene da se stessa, ma dall’alto, il mistero della Chiesa che brilla di una luce riflessa, quella di Dio.
Questa luce della Chiesa risplende sopra una terra ricoperta di tenebra, avvolta di nebbia, in cui deve essere il segno di uno splendore e di una luminosità. Nella tenebra e nella nebbia possiamo veramente vedere l’incapacità di saper cogliere il senso e il significato della vita, della persona e della storia. La Chiesa, allora, deve essere questa luce per ridare all’uomo del suo tempo la chiave interpretativa di Dio per lui.
Il profeta invita la Chiesa ad alzare gli occhi e a guardare le genti e i re che stanno camminando illuminati dalla sua luce, un’umanità che è attratta da Dio e dal suo mistero e che sta cercando i segni di Dio, gli eventi di Dio, la presenza di Dio. Allora la Chiesa è una comunità alla quale Dio promette una fecondità e una universalità. Però questa comunità di Dio deve saper guardare ed essere raggiante, cioè piena di una radiosità propria della luce di Dio. Deve essere una comunità dove il cuore palpita e si dilata, è questo lo strumento importante per la fecondità della Chiesa, un cuore che, somigliante a quello di Dio, diventa palpito e dilatazione, diventa emozione e attesa, perché le ricchezze delle genti verranno riversate sul suo mistero. Una Chiesa del cuore che sa annunciare una parola, una libertà, una risposta con un cuore palpitante e dilatato, una Chiesa che, attraverso l’annuncio di un cuore di Dio, sa ancora dare senso, speranza e forza a coloro che cercano Dio e non lo trovano, che cercano Dio e non lo vedono.
Si dice che l’Epifania è una festa missionaria e quando parliamo della missionarietà subito la coloriamo di un certo folclorismo all’ONU, vediamo una Chiesa delle diverse pelli, una Chiesa dei diversi continenti e culture, anche questo è un aspetto della missionarietà e della cattolicità della Chiesa, ma c’è un altro aspetto che non viene mai evidenziato, è quello che nella Chiesa, come dice papa Benedetto XVI, tutti hanno diritto di accoglienza, di residenza e di amore. La missionarietà intelligente e la cattolicità palpitante di saper accogliere, amare, valorizzare, abbracciare non solamente le diversità culturali e di pelle, ma anche le diversità mentali, caratteriali, psicologiche storiche di ciascuno di noi. È una triste Chiesa, una Chiesa che clona, che tarpa le ali ad un sogno di Dio, quella che diventa una comunità in cui ci sono delle prove di accesso da superare e chi non le supera viene escluso. La Chiesa del cuore palpitante, la Chiesa del cuore dilatato, è la Chiesa che dona all’uomo di oggi la profezia intelligente della lettura intelligente di ogni diversità spirituale generata dalla creatività e dalla fantasia inesauribile di Dio. La diversità raccolta nell’armonia dell’amore non è una difficoltà o un ostacolo all’unità, è una sinfonia diversa è un colore in più al grande progetto creativo di Dio per l’umanità.


Seconda lettura     Ef 3,2-3a.5-6

La seconda lettura continua a parlare di questa Chiesa. Paolo dice che tutte le genti sono chiamate in Cristo Gesù a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa, per mezzo del vangelo. La domanda che ci poniamo di fronte a questa seconda lettura è: che cos’è il vangelo nella sua essenza e nella sua identità? Esso è innanzitutto una grazia e un’irruzione improvvisa e sconvolgente di Dio nella vita di una persona. E qui Paolo racconta se stesso e parla di un ministero della grazia di Dio a lui affidato a nostro favore. Il vangelo cambia gli uomini e le donne che lo incontrano, perché il vangelo non è un libro ma è il volto affascinante di una persona e di un Messia che ci racconta quanto grande è l’amore del nostro Dio. Non è possibile annunciare e consegnare il vangelo se prima non ci è stato rivelato per grazia, perché altrimenti anneghiamo la potenza del vangelo e la diluiamo in una argomentazione fra le tante. Il vangelo che è affidato alla Chiesa e che la Chiesa deve portare ad ogni uomo non è altro che la lettura di grazia e la lettura profonda e sapiente del mistero di ogni cuore. Quando vediamo l’efficacia del vangelo? Quando vediamo che il cuore al quale viene donato questo sogno di Dio risponde cambiando, trasudando amore e aprendosi alla rigenerazione interiore di questa grazia che passa.
In questa seconda lettura Paolo racconta il mistero che Dio ha fatto conoscere agli ultimi. In questa festa dell’Epifania il vangelo non si può disgiungere dagli uomini e dalle donne che, affascinati dal vangelo, ne sposano la forza, ne accolgono la bellezza e perciò ne portano la fecondità e la grazia.


Vangelo      Mt 2,1-12

Matteo ci parla dei Magi. L’evangelista ci parla di alcune che, seguendo il linguaggio esoterico e misterioso di una stella, si orientano verso Betlemme di Giudea per cercare quel bambino che la stella annunciava.
È interessante nella festa dell’Epifania soffermarsi su questi Magi che vengono definiti uomini sapienti che scrutavano gli astri. I Magi possono rappresentare una via diversa che Dio sta usando, e che noi non riusciamo a capire e a comprendere nel nostro cuore, verso tanta gente che forse sta ancora cercando Dio nella via delle stelle del cielo e dei fenomeni astrali. Allora bisogna avere pazienza e intelligenza per capire che Dio ha mille modi per rivelarsi all’uomo, che Dio ha una pazienza infinita per affiancarsi all’uomo.
I Magi, astrologi, erano aperti alla grazia di Dio; re Erode, che non era astrologo, restò turbato da questa ricerca e con lui tutta Gerusalemme. Oggi un cristiano che cerca, che pone domande inquietanti, è un cristiano che turba la maggioranza di una società e di una storia che pensa che Dio abbia scritto, detto e dato tutto e non ci sia più niente da scoprire. Perciò Erode, turbato, violento, cerca di far fuori quel bambino perché turbava il suo trono e il suo potere. Anche oggi c’è una congiura contro questo bambino quando vorremmo che non fosse un vero bambino, ma fosse piuttosto un’idea intelligente tra le tante idee da portare e da sbandierare con l’arroganza della mente. Oggi vorremmo non tanto un Gesù storicamente presente e venuto nella storia, preferiremmo un Gesù più simbolico che reale, e anche noi, come Erode, restiamo turbati da una presenza e da una storicità presente e potente nel figlio di Dio. I Magi hanno seguito la stella e quando l’hanno vista hanno provato una gioia grandissima perché la stella si fermò sopra la casa dove c’era questo bambino. Dove c’è Dio c’è la stella della fede che contraddistingue e distingue una casa apparentemente uguale alle altre case. Vista la stella, i Magi entrano nella casa, entrano nell’esperienza, vedono il bambino con Maria sua madre, si prostrano e lo adorano. In questa casa, che rappresenta il mistero della Chiesa, coloro che sono mossi da una ricerca, magari inconsapevole, e che entrano, devono vedere la solennità e la semplicità di Dio, il bambino e la madre e non altro.
Quindi, dopo aver fatto le loro offerte, avvisati in sogno di non tornare da Erode, fecero ritorno al loro paese per un’altra strada. Le persone toccate da Dio, mosse dallo Spirito di Dio, non tornano per una strada scontata, non percorrono ciò che è ovvio ma, ascoltando il sogno interiore di Dio nel loro cuore, sanno percorrere anche una strada diversa per ritornare nella loro terra, la strada dello Spirito, la strada dell’amore.     
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