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07-12 ottobre 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
07-12 ottobre 2019

Lunedì 07 ottobre

Santi del giorno: Oggi la chiesa ricorda la Madonna del Rosario, in origine la festa era conosciuta come santa Maria della vittoria e  celebrava la vittoria delle truppe cristiane sulle armate turche a Lepanto, avvenuta per la preghiera del rosario. Fu istituita da san Pio V. Oggi la Madonna del Rosario ci ricorda la necessità di questa preghiera umile, ardente, che lega la nostra vita a Dio attraverso Maria.

Dal libro del profeta Giona

In quei giorni, fu rivolta a Giona, figlio di Amittài, questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e in essa proclama che la loro malvagità è salita fino a me». Giona invece si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s’imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.
Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e vi fu in mare una tempesta così grande che la nave stava per sfasciarsi. I marinai, impauriti, invocarono ciascuno il proprio dio e gettarono in mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo più in basso della nave, si era coricato e dormiva profondamente. Gli si avvicinò il capo dell’equipaggio e gli disse: «Che cosa fai così addormentato? Àlzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo».
Quindi dissero fra di loro: «Venite, tiriamo a sorte per sapere chi ci abbia causato questa sciagura». Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. Gli domandarono: «Spiegaci dunque chi sia la causa di questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?». Egli rispose: «Sono Ebreo e venero il Signore, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terra».
Quegli uomini furono presi da grande timore e gli domandarono: «Che cosa hai fatto?». Infatti erano venuti a sapere che egli fuggiva lontano dal Signore, perché lo aveva loro raccontato. Essi gli dissero: «Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?». Infatti il mare infuriava sempre più. Egli disse loro: «Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia».
Quegli uomini cercavano a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano, perché il mare andava sempre più infuriandosi contro di loro. Allora implorarono il Signore e dissero: «Signore, fa’ che noi non periamo a causa della vita di quest’uomo e non imputarci il sangue innocente, poiché tu, Signore, agisci secondo il tuo volere». Presero Giona e lo gettarono in mare e il mare placò la sua furia. Quegli uomini ebbero un grande timore del Signore, offrirono sacrifici al Signore e gli fecero promesse.
Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. E il Signore parlò al pesce ed esso rigettò Giona sulla spiaggia.

Oggi leggiamo la vocazione del profeta Giona. Egli non accetta la missione di andare a Ninive, fugge lontano dal Signore e si imbarca, ma la tempesta si scatena sul mare e sfascia la nave e Giona venne buttato in mare ed inghiottito dal pesce che lo sputa dopo tre giorni e tre notti. La storia di Giona è la storia del nostro oggi, di tanti che fuggono dalle missioni che Dio affida perché non vogliono compromettersi con Lui, non vogliono diventare annunciatori della verità di Dio, preferiscono evadere dalla chiamata di Dio e dal compromettersi con Lui, magari usando la comoda nave delle buone opere o dell’impegno nel sociale. Dio ha chiesto a Giona di andare, di parlare, di esortare di minacciare, di evangelizzare. L’evangelizzazione non è un’opera buona, ma è il respiro dello Spirito nella Ninive di oggi, nella nostra storia, dove deve risuonare il soffio dello Spirito che vinca le parole che soffocano il cuore.
Giona è proprio l’emblema e l’icona di una certa resistenza Dio, che chiameremmo cuore indurito. Oggi troppi hanno paura di dire sì a Dio e di dirlo per sempre, dimenticando che lasciando Dio, si lascia la libertà e che le navi della nostra crociera saranno le nostre prigionie che si sfasceranno.

Pensiero del giorno: Signore, all’alibi della crociera dammi la concretezza della docilità e dell’annuncio.    

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Il vangelo di oggi ci mostra la domanda di un dottore della legge che chiede a Gesù che cosa bisogna fare per avere la vita eterna. Gesù cita i due comandamenti e poi racconta la parabola del buon samaritano. Quando noi non siamo dentro il cuore di Dio, siamo sempre preoccupati di che cosa si deve fare, ma nel rapporto con Dio questo non funziona, perché Dio non ti chiede qualcosa da fare, l’amore di Dio ti chiede di essere nel suo essere infinito d’amore. Quando l’amore diventa una prestazione, una beneficenza, una disponibilità è una qualità bassa d’amore, quando l’amore diventa un contagio dell’amore di Dio attraverso il nostro cuore, allora l’amore diventa quell’evento contagioso che cambia i cuori e che dà vita ancora a tante anime che cercano la vita. I verbi dell’amore sono: fermarsi, vedere, coinvolgersi, non per pura disponibilità, ma come segno, sacramento, di un amore che è dentro il proprio cuore e che divampa fortemente.
Tu non ami perché fai del bene, ami gli altri perché sei stato e sei amato e da questo amore che è su di te, che previene e che ti avvolge, tu puoi donare questa carezza e questa folata di vento d’amore a coloro che incontri.
L’amore non è un passatempo per anime che vogliono essere virtuose, l’amore è quell’evento, quel fuoco, quel segno che sconvolge la vita degli uomini perché viene da Dio.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi un’innocua dama della carità, ma rendimi un grande segno di amore infinito.       


Martedì 08 ottobre

Santi del giorno: san Giovanni Calabria, un grande sacerdote della Diocesi di Verona che fondò l’istituto dei Poveri Servi e delle Povere Serve della divina Provvidenza, mettendo al centro quello che Gesù dice nel vangelo: “Cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia”. È il santo della tenerezza dell’amore per gli ultimi e per i buoni fanciulli, è il santo della paternità di Dio. Subì molte incomprensioni e molte umiliazioni, ma volle rimanere fedele alla provvidenza del Padre che ama ogni uomo.

Dal libro del profeta Giona

In quei giorni, fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Giunta la notizia fino al re di Nìnive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.
Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Nìnive questo decreto: «Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco, e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!».
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Giona porta a compimento la missione ricevuta da Dio e attraversa Ninive semplicemente annunciando. È molto bella questa icona di Giona che annuncia solo quello che Dio gli ha dato, non si preoccupa, come invece facciamo oggi, di inculturare l’annuncio, di renderlo contemporaneo o di soffocare l’annuncio con tante strategie, convinti che la sua efficacia dipenda da strategie umane o metodiche che noi incolliamo come francobolli. La libertà e l’efficacia della Parola, l’audacia dell’annunciatore sono la grazia che Dio nasconde nella sua Parola, che non è iniziativa nostra, ma è suo dono d’amore. Noi siamo chiamati a portare questa Parola, non a produrre risultati di cui siamo affamati perché gratificherebbero il nostro ritenerci bravi, invece la Parola viene consegnata alla libertà misteriosa di Ninive, perché tutto il resto lo compirà lo Spirito di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, la tua Parola non è una strategia di marketing, è una grazia in corso e in cammino.    

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua Parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Il vangelo ci presenta Gesù che entra in un villaggio da Marta e Maria, sorelle di Lazzaro e viene accolto nella loro casa. Oggi ci soffermiamo sull’immagine di Gesù, ospite della mia casa, Gesù che viene nella mia vita, nella mia storia, quando apro la porta del mio cuore e quando apro la porta della mia disponibilità. Dare ospitalità a Gesù non è un semplice galateo, dare ospitalità a Gesù è ritrovare dentro di me due dimensioni della vita: l’ascolto e la contemplazione. La prima di esse genera la seconda e la seconda diventa servizio come emanazione di un ascolto. Non è l’essere indaffarati che salverà la nostra vita, ma è diventare operatori di una contemplazione, di uno stupore e di un amore che diventano visibilità d’azione, per portare ancora una volta il primato di Dio nel deserto del mondo e delle anime.   

Pensiero del giorno: Signore, voglio essere Marta, ma anche Maria, non voglio essere un monocolore, voglio vivere nella mia vita tutti gli aspetti del tuo amore e della tua sequela. Fa’, o Signore, che il mio fermarmi ad ascoltarti diventi poi visibilità d’amore nelle persone che incontrerò.


Mercoledì 09 ottobre
Santi del giorno: vescovo san Dionigi, è considerato il primo vescovo di Parigi. Subì il martirio con i compagni Rustico ed Eleuterio durante una persecuzione precedente quella di Diocleziano.

Dal libro del profeta Giona

Giona provò grande dispiacere e fu sdegnato. Pregò il Signore: «Signore, non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!». Ma il Signore gli rispose: «Ti sembra giusto essere sdegnato così?».
Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si sedette dentro, all’ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città. Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona, per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino.
Ma il giorno dopo, allo spuntare dell’alba, Dio mandò un verme a rodere la pianta e questa si seccò. Quando il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un vento d’oriente, afoso. Il sole colpì la testa di Giona, che si sentì venire meno e chiese di morire, dicendo: «Meglio per me morire che vivere».
Dio disse a Giona: «Ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino?». Egli rispose: «Sì, è giusto; ne sono sdegnato da morire!». Ma il Signore gli rispose: «Tu hai pietà per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita! E io non dovrei avere pietà di Nìnive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?».

Dopo aver annunciato la Parola a Ninive, Giona si mette sull’altura che fronteggia la città per vederne la fine, distrutta da Dio, invece Dio perdona Ninive. Giona si adira con Dio per il ricino e da questo episodio il Signore proclama la sua misericordia su quella città, grazie anche alla docilità dell’annuncio di Giona. Dio giustifica la sua misericordia con questo passaggio bellissimo: “Non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?”.
La misericordia di Dio non è tolleranza del male, ma è pietà tenera per l’insipienza e molte volte per l’inconsapevolezza dell’uomo che non coglie il male e il dramma del peccato. La misericordia di Dio è questa tenerezza intelligente che va oltre l’evento peccaminoso e tocca la radice del cuore.

Pensiero del giorno: Signore, donami di essere annunciatore franco e schietto del dramma del peccato, ma dammi la grazia di essere anche annunciatore luminoso e gioioso della tua infinita, misteriosa misericordia.    

Dal Vangelo secondo Luca

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Oggi il vangelo ci mostra Gesù che ci insegna il Padre nostro, preghiera che Gesù ci ha consegnato come atto di amore per il Padre del cielo. Gesù, maestro di preghiera, ci fa pregare il grande Abbà, il Padre del cielo, per far sì che la preghiera non sia una ritualità religiosa, ma che la preghiera sia un grande sospiro e una grande nostalgia per la pienezza della paternità di Dio. Il Padre nostro non deve essere recitato, ma pregato nell’immersione profonda della potenza di questa preghiera. Questa preghiera dovrebbe essere l’esperienza viva delle mani di Dio che abbracciano la nostra vita, assicurandoci che le sollecitudini che chiediamo sono già nel suo cuore e nel suo amore di Abbà del cielo.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che il Padre nostro non sia una preghiera frettolosa che colloco nella mia giornata, ma fa’ che la tua preghiera, insegnata come supplica al Padre, diventi il mio riposo e la mia oasi quotidiana del vivere.


Giovedì 10 ottobre
Santi del giorno: san Daniele  Comboni, ha fondato i missionari del Sacro Cuore di Gesù, detti Comboniani. Egli fece dell’Africa il suo amore e si ricordò che i poveri sono soprattutto coloro che non hanno conosciuto il vangelo di Gesù.

Dal libro del profeta Malachìa

Duri sono i vostri discorsi contro di me – dice il Signore – e voi andate dicendo: «Che cosa abbiamo detto contro di te?». Avete affermato: «È inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo ricevuto dall’aver osservato i suoi comandamenti o dall’aver camminato in lutto davanti al Signore degli eserciti? Dobbiamo invece proclamare beati i superbi che, pur facendo il male, si moltiplicano e, pur provocando Dio, restano impuniti».
Allora parlarono tra loro i timorati di Dio. Il Signore porse l’orecchio e li ascoltò: un libro di memorie fu scritto davanti a lui per coloro che lo temono e che onorano il suo nome. Essi diverranno – dice il Signore degli eserciti – la mia proprietà particolare nel giorno che io preparo. Avrò cura di loro come il padre ha cura del figlio che lo serve. Voi allora di nuovo vedrete la differenza fra il giusto e il malvagio, fra chi serve Dio e chi non lo serve. Ecco infatti: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Il profeta Malachia si rivolge al popolo del Signore il quale rimprovera a Dio che l’aver osservato i comandamenti non è stato un vantaggio, anzi questo popolo dalla dura cervice dice che i superbi sono beati: pur facendo il male si moltiplicano. Ecco l’eterna sfida del male verso l’uomo. L’uomo molte volte ritiene inutile, infruttuoso e ridicolo compiere il bene, anzi l’uomo d’oggi rimane scandalizzato dalla potenza del male, ma questa è una lettura di respiro corto, perché l’occhio di Dio e il volere di Dio, che il profeta annuncia senza timore, proclama un giorno rovente in cui tutto verrà incendiato, senza lasciare né radice né germoglio. Il male apparentemente trionfa, apparentemente vince, ma l’occhio del profeta vede oltre la vittoria effimera del male e vede l’ultima parola, la definitiva parola di Dio, che è la sua vittoria su ogni male.
  
Pensiero del giorno: Signore, fammi ricordare più spesso i quattro Novissimi: fanno tanto bene al nostro sguardo miope che viene scandalizzato dal rumore del male.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Luca ci presenta questo amico insistente che chiede il pane in un’ora inopportuna. Che cos’è l’insistenza nella preghiera? L’insistenza è una virtù spirituale che non ti fa mai dubitare che il tuo grido, la tua richiesta, la tua domanda verranno accolti. L’insistenza nella preghiera non dà a Dio un ultimatum, non usa conti alla rovescia, ma è certa che Dio porterà a pienezza tutto ciò che nel suo cuore viene chiesto attraverso la supplica ed il grido. Essere insistenti nella preghiera è veramente collocare la nostra vita nel respiro e nel cuore di Dio, sapendo che non ci deluderà perché Dio è fedele alle nostre richieste.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi ossessivo, ma rendimi santamente insistente nella preghiera.


Venerdì 11 ottobre
Santi del giorno: beato Giovanni XXXI, il papa buono che aprì il Concilio Vaticano II; egli si caratterizzò per l’apertura della chiesa verso il mondo contemporaneo e per la sua grande umiltà e paternità.

Dal libro del profeta Gioèle

Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti,
urlate, ministri dell’altare,
venite, vegliate vestiti di sacco,
ministri del mio Dio,
perché priva d’offerta e libagione
è la casa del vostro Dio.
Proclamate un solenne digiuno,
convocate una riunione sacra,
radunate gli anziani
e tutti gli abitanti della regione
nella casa del Signore, vostro Dio,
e gridate al Signore:
«Ahimè, quel giorno!
È infatti vicino il giorno del Signore
e viene come una devastazione dall’Onnipotente».
Suonate il corno in Sion
e date l’allarme sul mio santo monte!
Tremino tutti gli abitanti della regione
perché viene il giorno del Signore,
perché è vicino,
giorno di tenebra e di oscurità,
giorno di nube e di caligine.
Come l’aurora,
un popolo grande e forte
si spande sui monti:
come questo non ce n’è stato mai
e non ce ne sarà dopo,
per gli anni futuri, di età in età.

Il profeta Gioele esorta i sacerdoti a rivestire il cilicio, a piangere, a digiunare e a convocare una solenne adunanza perché vede vicino il giorno del Signore. Egli chiama questo popolo a convertirsi perché la conversione è la risposta d’amore verso l’infinito e l’onnipotente amore di Dio. Il profeta non fa sconti al popolo a lui affidato, parla apertamente ed esorta alla penitenza, alla conversione, al digiuno, alla preghiera perché i profeti, a differenza di questa nostra generazione, sanno che il male e la perseveranza nel male non sono senza conseguenze. Oggi questa genealogia ha la pretesa di pensare che il male non porti con sé pesanti conseguenze e pesanti castighi, oggi pensiamo che il male sia inoffensivo, invece il profeta ci ricorda che finché c’è tempo e finché Dio ci dà tempo, dobbiamo lasciare il male, perché esso sarà bruciato dall’infinito amore di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi un cristiano borghese e socialmente impegnato, rendimi un testimone forte del tuo amore e della tua giustizia.    

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Gesù risponde ad un’affermazione dei farisei che dicevano che lui scacciava i demoni in nome del capo dei demoni. Quando il tuo cuore è indurito e il tuo occhio è cieco perché non si apre allo Spirito santo, tu non vedi il bene vivente che passa davanti a te. Anzi vuoi neutralizzare il tuo comprometterti con il Signore con le tue opinioni e con le tue paure. Gesù non ha cacciato il demonio in nome del principe dei demoni, egli lo scaccia con il dito di Dio. È la vittoria di Dio sul demonio la certezza pasquale della nostra fede, la potenza del Signore che è forte, la potenza del Signore che vince l’astuzia degli spiriti del male, l’importante è rimanere con il Signore e raccogliere con lui, perché Gesù ci ha preavvisati: il nemico non si rassegna facilmente a perdere la battaglia per la nostra anima.

Pensiero del giorno: fa’, o Signore, che io creda nella tua fortezza; sei tu il vincitore della battaglia e dello scontro con satana. Di questo vincitore e di questa vittoria fa’ che non dubiti mai.
 

Sabato 12 ottobre
Santi del giorno: san Rodobaldo, san Serafino daMontegranaro

Dal libro del profeta Gioèle

Così dice il Signore:
Si affrettino e salgano le nazioni
alla valle di Giòsafat,
poiché lì sederò per giudicare
tutte le nazioni dei dintorni.
Date mano alla falce,
perché la messe è matura;
venite, pigiate,
perché il torchio è pieno
e i tini traboccano,
poiché grande è la loro malvagità!
Folle immense
nella valle della Decisione,
poiché il giorno del Signore è vicino
nella valle della Decisione.
Il sole e la luna si oscurano
e le stelle cessano di brillare.
Il Signore ruggirà da Sion,
e da Gerusalemme farà udire la sua voce;
tremeranno i cieli e la terra.
Ma il Signore è un rifugio per il suo popolo,
una fortezza per gli Israeliti.
Allora voi saprete che io sono il Signore, vostro Dio,
che abito in Sion, mio monte santo,
e luogo santo sarà Gerusalemme;
per essa non passeranno più gli stranieri.
In quel giorno
le montagne stilleranno vino nuovo
e latte scorrerà per le colline;
in tutti i ruscelli di Giuda
scorreranno le acque.
Una fonte zampillerà dalla casa del Signore
e irrigherà la valle di Sittìm.
L’Egitto diventerà una desolazione
ed Edom un arido deserto,
per la violenza contro i figli di Giuda,
per il sangue innocente sparso nel loro paese,
mentre Giuda sarà sempre abitata
e Gerusalemme di generazione in generazione.
Non lascerò impunito il loro sangue,
e il Signore dimorerà in Sion.

Il profeta Gioele parla del giudizio imminente di Dio che avverrà alla valle di Giosafat e paragona il giudizio alla mietitura della messe, alla vendemmia dell’uva. Egli ricorda il giudizio del Signore che farà tremare i cieli e la terra con la sua voce. Nelle nostre catechesi e nella nostra pastorale non si parla più del giudizio finale di Dio, collocandolo e relegandolo ai ricordi di una predicazione passata e non più proponibile, invece la santa chiesa, nella sua sapienza, leggendo il profeta Gioele legge il giudizio che sarà il sigillo della storia. Per coloro che sono del Signore il giudizio sarà un rifugio e una fortezza, ma per coloro che non sono del Signore sarà sconfitta. Ecco perché il profeta Gioele non teme di pronunciare il giudizio di Dio come fece papa Giovanni Paolo II ad Agrigento quando urlò: “Verrà il giorno, verrà il giudizio”.

Pensiero del giorno: Oggi chi parla di giudizio divino viene paragonato ad un talebano terrorista; Signore, non rendermi un uomo ingannatore, rendimi un testimone franco della tua Parola e della tua verità.     

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano!».

Gesù ci presenta una donna che tra la folla alza la voce ed esalta la madre di Gesù che lo ha portato in grembo ed allattato. Ma Gesù volge questa beatitudine da un altro versante, e dice: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano”. La beatitudine fondamentale della vita cristiana è l’ascolto. Quando un cuore ascolta, diventa grembo di Dio, diventa casa di Dio, quando un cuore ascolta la Parola eterna di Dio, diventa sintonizzato con quell’amore che non delude e non passa. La storia del nostro tempo in cui i chiacchieroni, i parolai sembrano avere la parte migliore, verrà risanata da uomini e donne silenziosi e capaci di ascolto. Solo costoro sono capaci di ritrovare le radici profonde del vivere e dello sperare.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che la mia vita non sia stordita dalle parole, ma sia rigenerata dalla tua Parola d’amore.  
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