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08-13 giugno 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
08 - 13 giugno 2020


Lunedì 08 giugno

Santi del giorno: san Medardo, san Fortunato

Dal primo libro dei Re
In quei giorni, Elìa, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io». A lui fu rivolta questa Parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare». Egli partì e fece secondo la Parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente.

Riprende il tempo ordinario e la chiesa comincia a leggere il primo Libro dei Re, che ci presenta la figura carismatica di Elia il Tisbita, padre del profetismo, antecedente anche al movimento profetico dei profeti scrittori. La Parola di stamattina mette in evidenza la potenza della parola di Elia e del suo comando profetico e la tenerezza provvidente di Dio che, durante un momento di persecuzione, sostiene il suo profeta.
I profeti sono coloro che nella chiesa, radicati nella Parola di Dio, diventano forti nella parola, nell’annuncio e nella testimonianza. I profeti non cercano l’applauso e l’approvazione, ma cercano insistentemente il volto di Dio. Essi non sono cortigiani dei potenti di nessun tipo e vengono perseguitati perché sanno smascherare il principe di questo mondo, presente nelle strutture di questo mondo, ma essi, i prediletti di Dio, sono sostenuti dalla sua forza e dal suo Spirito e la loro presenza diventa rugiada di grazia per il mondo.  

Pensiero del giorno: Signore, donami la grazia dell’impopolarità profetica. Quando sarò impopolare per gli uomini, allora sarò gradito a te.  


Martedì 09 giugno
Santi del giorno: sant’Efrem

Dal primo libro dei Re
In quei giorni, il torrente [nei cui pressi Elìa si era nascosto] si seccò, perché non era piovuto sulla terra. Fu rivolta a lui la Parola del Signore: «Àlzati, va’ a Sarèpta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti». Egli si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elìa le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”». Quella andò e fece come aveva detto Elìa; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la Parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elìa.

Il brano di oggi ci presenta Elia che, durante la grande siccità, va a Sarepta di Sidone, incontra la vedova e le chiede tutto ciò che ha e lei, obbediente alla parola del profeta, fa il suo dono. La parola del profeta, come la Parola di Gesù, è veramente capace di moltiplicare il cibo e il sostentamento ed è veramente capace di essere acqua fresca e gradevole nella siccità spirituale del nostro tempo. Abbiamo una siccità spirituale che produce anime rinsecchite, abbiamo una desertificazione della presenza di Dio, delle cose di Dio, del fascino di Dio eppure anche oggi Dio manda i suoi profeti, forti dello Spirito e sono essi che sanno accogliere il poco che abbiamo e moltiplicarlo per il molto del dono di Dio. Un profeta, nel nome del Signore, compie grandi segni perché l’intimità con Dio fa compartecipare della sua grazia.  

Pensiero del giorno: Signore, in questo tempo di siccità spirituale, non saranno le previsioni del tempo che ci annunceranno pioggia, ma i tuoi profeti che, passando, porteranno la pioggia della tua misericordia e della tua grazia.


Mercoledì 10 giugno
Santi del giorno: san Landerico, beato Enrico da Bolzano.


Giovedì 11 giugno
Santi del giorno: san Barnaba, san Gaspare Bertoni.
Barnaba era nativo di Cipro ma viveva a Gerusalemme, dove aveva abbracciato il Cristianesimo, diventando uno dei più fervorosi della comunità cristiana. Aveva venduto i suoi beni e portato il ricavato ai piedi degli apostoli. Secondo una tradizione del V secolo, ritenuta verosimile, sarebbe stato martirizzato a Salamina dai Giudei.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, [in Antiòchia], un grande numero credette e si convertì al Signore. Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore. Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani. C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.

Oggi, nella festa di san Barnaba, la chiesa legge il brano degli Atti che ne presenta la figura mentre visita la chiesa di Antiochia. Barnaba viene descritto come un uomo virtuoso, pieno di Spirito santo e di fede, ed è appunto per questo che egli vede, tocca, discerne la presenza della grazia di Dio in quella comunità, in quella città, dove vennero per la prima volta chiamati cristiani i discepoli.
Quanto bisogno abbiamo anche oggi nella chiesa e nei discernimenti ecclesiali dell’anima, del cuore, della docilità, dello sguardo lungo di Barnaba! Vedere la grazia di Dio è sempre un dono, uno stupore, perché molte volte, se non abbiamo il cuore di Barnaba, possiamo estinguere ciò che il Signore ha iniziato in una città, in un cuore, in un popolo.   

Pensiero del giorno: Signore, rendimi attento come Barnaba a cogliere ciò che passa nella mia vita e in quella degli altri, non rendermi distruttore delle tue grazie, ma rendimi stupito e umile nella tua grazia.


Venerdì 12 giugno
Santi del giorno: sant’Onofrio, santa Paola Frassinetti.

Dal primo libro dei Re
In quei giorni, [Elìa, giunto al monte di Dio, l’Oreb,] entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la Parola del Signore: « Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elìa si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elìa?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita».
Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Elisèo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».

Elia giunge al monte di Dio, l’Oreb, ed entra in una caverna per passarvi la notte e lì fa esperienza di Dio. Dio non è presente nel vento impetuoso, non è presente nel terremoto, nel fuoco, i segni classici delle teofanie bibliche, ma Dio è presente in una brezza leggera. Elia coglie il passaggio di Dio in quel segno, così tenue e delicato. Scoprire il passaggio di Dio nella nostra vita, scoprire la discrezione e l’umiltà di Dio che passa non nell’impetuosità, ma nella delicatezza di un soffio, di una brezza, di una presenza. Elia ci insegna a scoprire il Dio che passa e ad adorarlo nello stupore e nella gioia, perché Dio è presenza viva che, passando, porta la vita.  

Pensiero del giorno: Spirito santo, smantella dalla mia intelligenza tutte le numerose idee che ho su Dio e su di Te e rendimi invece contemplativo per cogliere la brezza gentile che passa nella mia vita e che mi ricorda che Dio è dolcezza ed amore.
Sabato 13 giugno
Santi del giorno: sant’Antonio da Padova, nato a Lisbona nel 1195, entrò nei francescani; predicò, con frutto di conversioni, contro gli eretici in Italia e in Francia. La devozione popolare lo ricorda per i molti miracoli da lui compiuti sia in vita che dopo la sua morte, avvenuta nel 1231 a Padova. È stato proclamato dottore della Chiesa da Pio XII nel 1946, con la qualifica di “Dottore evangelico”.

Dal primo libro dei Re
In quei giorni, Elìa, [disceso dal monte di Dio, l’Oreb] trovò Elisèo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te». Allontanatosi da lui, Elisèo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.

Elia, disceso dal monte Oreb,  trova Eliseo e lo chiama a seguirlo nella missione profetica. Eliseo va a salutare i suoi e poi con la legna del giogo immola i buoi al Signore, quindi entra al servizio del profeta. È bello vedere il vecchio profeta Elia che chiama un giovane a seguirlo per dare continuità al suo cammino profetico. Questo cammino di vocazione di Eliseo è una Parola forte per il nostro tempo che non vede più fiorire vocazioni sufficienti e sante al servizio di Dio, perché il grembo delle vocazioni deve essere la docilità e il fuoco della vocazione è l’ardore di un profeta. Quando la parola di un profeta chiama, è sempre una parola feconda che porta la vita, che porta fascino al chiamato, il quale entra con ardore nel cammino di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, donaci sante vocazioni, ardenti e sedotte dal tuo passaggio e dal tuo amore. Non donarci mezze misure, ma donaci estremisti nell’amore.  
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