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08-13 luglio 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
08 - 13 luglio 2019


Lunedì 08 luglio

Santi del giorno: Santi Aquila e Priscilla, sant’Adriano III.

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese là una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo.
Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco, il Signore gli stava davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo, tuo padre, e il Dio di Isacco. A te e alla tua discendenza darò la terra sulla quale sei coricato. La tua discendenza sarà innumerevole come la polvere della terra; perciò ti espanderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E si diranno benedette, in te e nella tua discendenza, tutte le famiglie della terra. Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questa terra, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che ti ho detto».
Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo». Ebbe timore e disse: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo».
La mattina Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità. E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz.
Giacobbe fece questo voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretto come stele, sarà una casa di Dio».

Oggi ci  viene presentato il sogno di Giuseppe che vede la scala che poggia sulla terra, la cui cima raggiunge il cielo e gli angeli di Dio scendere e salire. Il sogno è un linguaggio ricorrente nella Sacra Scrittura in cui uomini e donne di Dio sognano e hanno delle visioni perché il profeta Gioele affermerà: “I nostri giovani avranno dei sogni e delle visioni”. Il sogno è la via di Dio che si comunica alla profondità dell’anima; non c’è nulla di esoterico, di magico, ma è un linguaggio spirituale del profondo, perché quando dormiamo, cioè accettiamo il regime del sonno, Dio agisce ed opera in noi con la sua grazia, ecco perché in Giacobbe c’è ciascuno di noi con il sogno fondamentale della sua vita: la scala, cioè salire a Dio e scendere nella vita concreta di ogni giorno con la forza di Dio. Questa scala, costellata di angeli, ci ricorda che i messaggeri celesti ci aiutano in questo sogno, desiderio e nostalgia di Dio, essi sono nostri compagni premurosi che assistono il nostro salire e il nostro discendere.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi un cristiano accomodante, non voglio prendere l’ascensore del comodo mio, ma salire la scala del tuo sogno.  

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata. Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

Oggi due miracoli vengono posti alla nostra attenzione: la guarigione di una fanciulla morta e la guarigione dell’emorroissa. Molti esegeti della sacra Scrittura negano i miracoli di Gesù e li riducono a racconti simbolici o ad azioni simboliche, ma non a veri eventi miracolosi della sua potenza. Anche oggi nella chiesa c’è un’allergia al miracolo e si ha sempre paura di cadere nell’immaturità del miracolismo, così si pensa che i miracoli non avvengano, invece anche oggi, ha detto papa Francesco, essi avvengono con la forza della preghiera. Che cosa sono i miracoli? Sono il sovvertimento di leggi fisiche naturali che la potenza di Dio può operare in coloro che confidano nel suo amore e nella sua misericordia. Non basta fermarci a miracoli di amore o di condivisione o di volontariato, anche questi segni di un amore evangelico, ma dobbiamo credere anche a miracoli che la potenza di Gesù fa ancora oggi su gente morta nell’anima, su gente che ha un’emorragia continua dell’anima, su persone che sono afflitte da malattie procurate da disordini morali e da vite senza Gesù. Ancora oggi Gesù compie i suoi miracoli, ancora oggi il Rabbì di Nazaret passa in mezzo a noi, perché i miracoli sono segni dell’irruzione del regno di Dio, ma i miracoli sono anche segni di una potenza che supera i nostri schemi mentali, perché Dio opera ancora nell’uomo quando una fede umile e ardente si apre a Lui.

Pensiero del giorno: Signore, liberami dall’illusione di compiere miracoli e lascia invece che io accolga i tuoi miracoli nella mia vita, ne renda grazie e li custodisca come tesoro prezioso nel mio cuore.     


Martedì 09 luglio

Santi del giorno: santi Agostino Zhao Rong e c.; santa Veronica Giuliani.

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, di notte Giacobbe si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici bambini e passò il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e portò di là anche tutti i suoi averi.
Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quello disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Svelami il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse.
Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuèl: «Davvero – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva».
Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuèl e zoppicava all’anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quell’uomo aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.

Oggi la Genesi ci racconta che Giacobbe lotta con un personaggio misterioso presso il guado dello Iabbok e si sloga l’articolazione del femore. La lotta di Giacobbe con questo personaggio misterioso è icona della vita di ciascuno di noi in cui attraverso prove, lotte, oscurità viviamo il dono di Dio, ma in questa lotta ciò che sembra apparentemente lotta è abbraccio d’amore. Giacobbe desidera sapere il nome del misterioso personaggio, ma Dio rimane mistero e Giacobbe cambia il suo nome e diventa Israele. La spiritualità della lotta con Dio, che è l’abbraccio, è il fondamento della vita spirituale: Dio è con noi e il nostro zoppicare ci ricorda il bisogno che abbiamo della sua forza e della sua grazia.

Pensiero del giorno: Signore, la tua lotta è affascinante, nella mia notte so che la tua lotta mi dà un segno chiaro: Tu sei vicino a me e abbracci la mia vita.       

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni». Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Il vangelo di oggi mostra Gesù esorcista che scaccia un demonio da un uomo muto, che comincia a parlare. Poi Gesù passa nei villaggi annunciando il regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità. Ancora vediamo Gesù buon pastore che ha compassione delle folle che non hanno pastore. Che bella questa immagine di Gesù, di un Gesù liberatore, di un Gesù annunciatore, di un Gesù che porta guarigione, vita, di un Gesù pastore. Oggi Gesù vorrebbe passare ancora in mezzo a noi attraverso i segni dei suoi operai che sono coloro che Gesù chiama alla condivisione della sua ansia di pastore per un popolo che è sfinito perché non ha pastori. Noi dovremmo amare i pastori di Gesù e per loro dovremmo pregare e fare penitenza perché Gesù consegna loro il triplice mandato: l’annuncio del vangelo, la guarigione dalle malattie e la liberazione dai demoni.
Che tristezza quando un pastore si riduce ad essere un operatore sociale o un componente di una ONG benefica! Che tristezza quando un pastore viene adoperato per attività puramente ricreative umane! Il mandato dei pastori è diverso: annunciare, guarire, liberare perché la folla, stanca e sfinita, è afflitta dalla mancanza di un annuncio diverso, dalla mancanza di una guarigione che viene dall’alto, dalla mancanza di una liberazione che viene da Dio.

Pensiero del giorno: Signore, aiutami ad essere collaboratore della tua presenza di pastore in mezzo alla gente che incontro. Fa’, o Gesù, che io non sia un operatore sociale, c’è già un’abbondanza di organico, ma rendimi testimone del tuo vangelo, perché i testimoni del vangelo sono i tuoi veri segni.       


Mercoledì 10 luglio

Santi del giorno: sante Ruina e Seconda, beati Emanuele Ruiz e c.

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, tutta la terra d’Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo gridò al faraone per avere il pane. Il faraone disse a tutti gli Egiziani: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». La carestia imperversava su tutta la terra. Allora Giuseppe aprì tutti i depositi in cui vi era grano e lo vendette agli Egiziani. La carestia si aggravava in Egitto, ma da ogni paese venivano in Egitto per acquistare grano da Giuseppe, perché la carestia infieriva su tutta la terra. Arrivarono i figli d’Israele per acquistare il grano, in mezzo ad altri che pure erano venuti, perché nella terra di Canaan c’era la carestia.
Giuseppe aveva autorità su quella terra e vendeva il grano a tutta la sua popolazione. Perciò i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a terra. Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l’estraneo verso di loro e li tenne in carcere per tre giorni.
Il terzo giorno Giuseppe disse loro: «Fate questo e avrete salva la vita; io temo Dio! Se voi siete sinceri, uno di voi fratelli resti prigioniero nel vostro carcere e voi andate a portare il grano per la fame delle vostre case. Poi mi condurrete qui il vostro fratello più giovane. Così le vostre parole si dimostreranno vere e non morirete». Essi annuirono. Si dissero allora l’un l’altro: «Certo su di noi grava la colpa nei riguardi di nostro fratello, perché abbiamo visto con quale angoscia ci supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per questo ci ha colpiti quest’angoscia». Ruben prese a dir loro: «Non vi avevo detto io: “Non peccate contro il ragazzo”? Ma non mi avete dato ascolto. Ecco, ora ci viene domandato conto del suo sangue». Non si accorgevano che Giuseppe li capiva, dato che tra lui e loro vi era l’interprete.Allora egli andò in disparte e pianse.

La terra d’Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo gridò al faraone per avere pane. Il faraone li mandò da Giuseppe, l’ebreo, con quella frase potente: “Andate da Giuseppe, e fate quello che vi dirà”. Giuseppe, che aveva autorità su quella terra, cominciò a provvedere alla fame di quel popolo, ma arrivarono in quella terra anche i figli di Israele e i fratelli di Giuseppe. Questo brano sembrerebbe solo una bella storia, invece anche qui cogliamo la Parola di Dio per la nostra vita. Molte volte non penseremmo di arrivare dove arriviamo, ma attraverso il mistero di cause seconde e le apparenti coincidenze Dio agisce nella nostra vita e nella nostra fame che abbiamo di Lui e della verità. Nella nostra vita ciò che non comprendiamo, ciò che ci sembra negativo, in una lettura ulteriore diventa evento di grazia e segno d’amore. Anche i fratelli di Giuseppe, che lo avevano venduto, arrivano a lui perché, direbbe Paolo: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”.
 
Pensiero del giorno: Signore, non ho fame di grano, ho fame di Te, amore della mia vita.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Gesù chiama i dodici apostoli e li manda perché abbiano potere sugli spiriti impuri, li scaccino e guariscano ogni malattia e ogni infermità. Matteo elenca il nome dei dodici apostoli. Gesù chiama sempre per nome e dietro ogni nome c’è una storia, una sensibilità, un’originalità. Gesù chiama per nome anche noi e si affida alle nostre mani fragili, alle nostre debolezze e alla nostra insufficienza. Qui sta il mistero stupendo che ci lascia stupiti: Gesù onnipotente che lascia i suoi tesori in mani umanamente inaffidabili e fragili, ma noi sappiamo che la sua grazia, che è il fascino della sua presenza, opera nella nostra fragilità e nella nostra debolezza perché appaia chiaramente che non è prodotto di una nostra bravura, ma che è una luce sfavillante della sua grazia. La grazia di Dio non è calcolabile, gestibile, strutturabile, perché la sua grazia è la tutela della sua libertà.

Pensiero del giorno: Gesù rendimi figlio della tua grazia, altrimenti sarò per gli altri una disgrazia.


Giovedì 11 luglio

Santi del giorno: san Benedetto, santa Olga, san Leonzio.

Dal libro dei Proverbi
Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole
e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza,
inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se appunto invocherai l’intelligenza
e rivolgerai la tua voce alla prudenza,
se la ricercherai come l’argento
e per averla scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la conoscenza di Dio,
perché il Signore dà la sapienza,
dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti il successo,
è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,
vegliando sui sentieri della giustizia
e proteggendo le vie dei suoi fedeli.
Allora comprenderai l’equità e la giustizia,
la rettitudine e tutte le vie del bene.

La chiesa ci offre un brano del libro dei Proverbi per celebrare questo grande santo, padre del monachesimo occidentale. Il brano dei Proverbi è intessuto sull’accoglienza e sulla custodia della Parola di Dio, sull’orecchio sapienziale per ascoltare la Parola di Dio e questa è l’identità di san Benedetto, un grande uomo, un grande amico di Dio perché ha posto alla base della sua vita l’ascolto profondo, quell’auscultare che è entrato nella triade della sua spiritualità: ora, ausculta et labora. San Benedetto ha risanato l’Europa e il suo tempo nell’ascolto profondo di Dio e del mistero della sua Parola. In questo giorno il grande padre dei monaci insegna a ciascuno di noi una spiritualità opportuna, utile, indispensabile: l’ascolto che è dono, umiltà, esercizio d’amore e custodia del mistero.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che il mio cuore diventi quel monastero invisibile dove io ascolto la tua voce.      

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Oggi festeggiamo san Benedetto da Norcia, patrono dell’Europa. San benedetto è il padre del monachesimo occidentale e il padre della salvezza dell’Europa attraverso la croce e l’aratro. Con il suo motto: ora, ausculta et labora ha salvato il suo tempo dalla decadenza barbarica di una civiltà senza la luce del Vangelo. San Benedetto ci ricorda il primato di Dio, nella sua regola, infatti, egli scrive ai monaci: “Nulla si anteponga a Dio e alla preghiera”.
Oggi, nel vangelo di Matteo, Gesù risponde a Pietro che gli chiede che cosa otterrà avendo lasciato tutto. Povero Pietro! Si tutela con una ricompensa, vuole sapere quale sarà l’entità del trattamento di fine servizio. Ma Gesù, quando chiama noi a seguirlo nel vangelo, non ci dà uno stipendio, ci dà la gioia di partecipare alla sua missione; ci promette cento volte tanto già da quaggiù e l’eredità dell’eternità lassù. Seguire Gesù è vivere veramente l’abbondanza della sua presenza nella nostra vita. Chi segue Gesù non è mai un calcolatore, chi segue Gesù non è mai un gretto avaro che fa i calcoli con una sua matematica, chi segue Gesù è sempre un uomo, una donna che va fuori delle righe, un uomo una donna generosi che sanno addirittura dare misura oltre la misura, perché questo è lo stile di Dio, questo è lo stile dei santi. Chi misura non viene da Dio, chi calcola non viene da Dio. Che bello sapere che il segno della sua appartenenza a Gesù è la nostra generosità impregnata della sua grazia!
Dobbiamo essere squilibrati nell’amore, dobbiamo essere esagerati nell’amore questo è il vangelo, questo è Gesù, il resto è puro calcolo.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi incapace della scienza matematica e rendimi, invece, specialista del tuo amore senza calcolo.    


Venerdì 12 luglio

Santi del giorno: santi Nabore e Felice, san Giovanni Gualberto.

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, Israele levò le tende con quanto possedeva e arrivò a Bersabea, dove offrì sacrifici al Dio di suo padre Isacco. Dio disse a Israele in una visione nella notte: «Giacobbe, Giacobbe!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te una grande nazione. Io scenderò con te in Egitto e io certo ti farò tornare. Giuseppe ti chiuderà gli occhi con le sue mani».Giacobbe partì da Bersabea e i figli d’Israele fecero salire il loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri che il faraone aveva mandato per trasportarlo. Presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistato nella terra di Canaan e vennero in Egitto, Giacobbe e con lui tutti i suoi discendenti. Egli condusse con sé in Egitto i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi discendenti.
Egli aveva mandato Giuda davanti a sé da Giuseppe, perché questi desse istruzioni in Gosen prima del suo arrivo. Arrivarono quindi alla terra di Gosen. Allora Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì incontro a Israele, suo padre, in Gosen. Appena se lo vide davanti, gli si gettò al collo e pianse a lungo, stretto al suo collo. Israele disse a Giuseppe: «Posso anche morire, questa volta, dopo aver visto la tua faccia, perché sei ancora vivo».

In quei giorni Israele levò le tende e Giacobbe arrivò a Bersabea dove offrì un sacrificio per Isacco, suo padre. Dio nella notte parlò a Giacobbe e gli promise che avrebbe fatto di lui una grande nazione. E Giacobbe continuò questo cammino con tutto il suo piccolo mondo di padri, di bambini, di donne, di tutti i loro beni. Questa icona di Giacobbe in viaggio e di Giacobbe che ascolta Dio è l’icona fondamentale di ogni cammino: Dio ci parla, Dio promette, Dio ci manda e noi camminiamo davanti a Lui. Ecco è Dio che costruisce il viaggio misterioso di ogni vita, è Dio che ci porta dove non penseremmo mai di arrivare, è Dio che ci fa incontrare chi abbiamo pensato che fosse definitivamente perduto. Allora Giacobbe è icona di ascolto e di cammino: i due polmoni dell’uomo di Dio.  

Pensiero del giorno: Signore, voglio ascoltarti con la profondità di Giacobbe e voglio camminare con l’entusiasmo di Giacobbe.    

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

Gesù ci parla del prezzo da pagare per essere suoi. Ci manda come agnelli in mezzo ai lupi, ci manda nella prudenza di un serpente e nella semplicità di una colomba, ci ricorda di guardarci dagli uomini perché chi annuncia il vangelo non avrà mai un’audience mondana e secolarizzata che lo applaudirà, perché il diavolo, nemico del vangelo di Gesù, ha già i suoi spettacoli, i suoi applausi, i suoi successi. Noi non vogliamo essere comparse di uno spettacolo di varietà del diavolo, non vogliamo essere uomini e donne di comizi diabolici per ricevere applausi di approvazione, vogliamo avere il fascino della minoranza perseguitata per Gesù.
Gesù non ci illude: saremo odiati da tutti. Un discepolo di Gesù troppo approvato dal mondo è sospetto, perché il mondo, che è territorio del diavolo, con le sue astuzie di logica mondana e di fame di mondo, rende i discepoli di Gesù mondanizzati semplicemente ridicoli. Dobbiamo scegliere: o il palcoscenico dell’operetta del diavolo oppure il pulpito della croce di Cristo. La scelta si impone: o l’applauso o l’approvazione del Signore.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi spettatore degli spettacoli organizzati dal diavolo e non rendermi uno che applaude il diavolo e le sue illusioni.   

Sabato 13 luglio

Santi del giorno: Sant’ Enrico, santa Clelia Barbieri.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!  Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.  E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Oggi Gesù ci dice che un discepolo non è più grande del maestro né un servo è più grande del suo signore. Poi ci invita a non avere paura delle schiere di Beezebul, delle schiere sataniche che pensano di avere forza nel numero, nel rumore e nell’arroganza persecutoria contro i servi di Gesù. Non abbiamo paura perché noi non siamo abbandonati a noi stessi, ma siamo amati da Gesù, che conosce persino il numero dei nostri capelli. Noi siamo amati da Gesù più di molti passeri, noi siamo amati da Gesù più di tutti i tesori del mondo, ma Gesù ci invita a una missione: riconoscerlo davanti agli uomini, è questo il prezzo che egli ci chiede. Oggi molti cattolici che vogliono parare la loro sicurezza e la loro vita nel politically correct, storcono il naso perché testimoniare Gesù davanti agli uomini per loro è fondamentalismo e mancanza di rispetto per le opinioni altrui. Invece annunciare Gesù è un dovere che incombe su tutti i battezzati, ricordando ciò che disse la beata Madre Teresa di Calcutta: “Se io ai poveri non annuncio il vangelo di Gesù, rimarranno doppiamente poveri”.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi un cristiano del dialogo, del silenzio, del compromesso, ma rendimi un cristiano dello scontro frontale che non ha paura di annunciare Gesù, il Signore, in un mondo che vorrebbe relegarlo alle tante proposte religiose del supermercato religioso di oggi.     
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