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08 dicembre 2018

La Parola > Parola della Domenica

Commento Spirituale della Parola di Sabato 08 Dicembre 2018
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio

Prima Lettura        Gn 3,9-15.20

La Genesi, primo libro della Bibbia e del Pentateuco, in 50 capitoli narra la creazione del mondo, le vicende dei patriarchi antidiluviani, di Noè e di quelli postdiluviani, di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e dei suoi figli, in particolare di Giuseppe, venduto dai fratelli e poi divenuto un funzionario del faraone egiziano, e termina con la morte di Giacobbe.
Nel brano di questa Domenica, che è un esempio di teologia narrativa, l'autore sacro trasmette un'idea teologica attraverso un racconto, che richiede un'interpretazione approfondita affinchè se ne possa cogliere il significato simbolico.
Il brano si apre quando già il primo nucleo umano ha consumato il peccato originale, un peccato profondamente teologico, dovuto al fatto che i nostri progenitori, su ispirazione del serpente, che aveva voluto sfalsare l'immagine di Dio, dicendo loro che Egli li aveva ingannati, non hanno accettato il loro ruolo di creature, ma hanno voluto essere alternativa di Dio. Questo primo nucleo umano, che viene da Dio chiamato a rispondere di quello che ha fatto, ci mostra le tre conseguenze del peccato originale. Alla domanda di Dio, Adamo risponde: "Ho udito il tuo passo nel giardino ed ho avuto paura": la prima suggestione del nemico consiste nel metterci paura di Dio. Paolo stesso dirà: "Voi non avete ricevuto uno spirito per ricadere nella paura" e quando nella messa preghiamo il Signore perché ci liberi da ogni male, da ogni turbamento, usando questo termine gli chiediamo di liberarci dalla paura più profonda che è nell'uomo. Il secondo frutto è il traumatismo spirituale, che si prova quando il nemico, dopo averci attaccati e vinti, ci butta in faccia la nostra nudità. Non dimentichiamo che il libro della Genesi narra che Dio creò Adamo ed Eva nudi, ma essi non ne provavano vergogna, ciò non vuol dire che erano senza indumenti, ma che erano contenti del loro essere creature, e la loro era una dipendenza serena da Dio. Invece il nemico è specialista nel traumatizzare spiritualmente la nostra vita, nel farci vedere il nostro limite come una spira che ci soffoca. Ai primi due frutti ne segue un terzo, che possiamo cogliere nelle parole di Adamo: "E mi sono nascosto", alla paura di Dio segue quella di reggere la vita, la paura di noi stessi e, quindi, la necessità di nasconderci. Ecco il dramma dell'uomo, il dramma di ciascuno di noi.
Dio riprende: "Chi ti ha fatto sapere che eri nudo?", il Signore, che ama l'uomo, vuole sapere perché Adamo non vive più serenamente la sua nudità, il suo stato di creatura.
C'è una rivelazione che ci porta la vita, ed è la rivelazione che Dio fa per amore, e c'è una rivelazione d'inganno del nemico, che vuole distruggere la nostra vita, facendo diventare vita della nostra vita un'autodeterminazione spirituale e morale che uccide l'uomo. Il dramma dell'uomo dei nostri tempi consiste nell'aver escluso Dio dalle scelte della vita, nell'essere diventato legge a se stesso, dio a se stesso, per cui, appena commesso il peccato, appena scoperta la sua nudità in maniera traumatica, oltre ai tre doni malefici, paura di Dio, nascondimento e nudità, avverte anche la fine della relazione umana, Adamo, infatti, risponde: "La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato". Alla domanda del Signore, la donna risponde: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato". Quando il nemico attacca la nostra vita, distrugge la relazione profonda con Dio e, di conseguenza, mina le relazioni profonde e vere tra le persone ed annienta quella serenità che si trova nell'essere interlocutori di un Dio amore.
In questa Parola della Genesi, in cui Dio chiama in causa l'uomo, la donna e il serpente, ci saranno tre  sentenze: per il serpente, la condanna di strisciare e di mangiare polvere, per la donna di partorire con dolore, per l'uomo di lavorare con sudore, cioè l'uomo e la donna, insidiati dal nemico, vivranno una vita perennemente traumatizzata.
Ci potremmo chiedere perché, non avendo commesso il peccato originale, nasciamo ugualmente con esso e dobbiamo ricevere il Battesimo per ottenerne la cancellazione. Dio ha creato la storia solidale, non a compartimenti stagni, ed entrando in essa, siamo solidali con tutta la storia, con il bene e con il male. Abbiamo per padre Dio, ma anche Adamo, siamo figli di Dio e figli di Adamo. Nell'uomo c'è questa misteriosa solidarietà nel male, per cui nasciamo in una genealogia di male ed abbiamo bisogno che Dio ci liberi con la sua grazia.
In questo brano della Genesi compare il serpente, una figura mutuata dai miti circolanti attorno al mondo biblico, che vedevano in questo animale un simbolo della vita, in quanto, cambiando la pelle, era capace di rigenerarsi continuamente. Solo in seguito il serpente verrà riletto nella tradizione cristiana come l'immagine del demonio. L'autore biblico, attingendo da queste idee del suo tempo, introduce nella narrazione questo animale come simbolo di una vita ribelle a Dio, come istigatore ad una vita autonoma da Lui. Il serpente viene condannato a strisciare e a mangiare polvere, ugualmente l'idolo che vuol farsi dio è destinato a frantumarsi. Coloro che sposano gli idoli e che credono nell'ideologia dell'alternativa senza Dio, sono destinati a non essere  più capaci di vedere il cielo, ma a strisciare e a mangiare la polvere della storia.
La maledizione di Dio nei confronti del serpente continua: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno". I biblisti parlano di questo messaggio come di un proto evangelo, cioè il primo annuncio di un vangelo di salvezza, che risuona nelle primissime pagine della Genesi.
C'è qui l'annuncio della nascita in Dio di una nuova stirpe. Possiamo dare alla frase: "Io porrò inimicizia tra te e la donna" due significati: ecclesiologico e mariologico. La donna, prima di tutto, è la Chiesa, la nuova stirpe, la stirpe di tutti coloro che accettano di essere di Dio e che si contrappongono alla stirpe del serpente. Nella Chiesa, il membro più santo ed eminente è Maria, per cui la Chiesa, nel suo mistero, ha due facce: è mariana, cioè di Maria, ed è petrina, cioè dei pastori. La Chiesa è mariana, perchè ascolta umilmente il suo Dio ed è continuamente chiamata a schiacciare il nemico. La Parola dice anche che il serpente insidierà il calcagno della donna, e in questo gesto possiamo leggere tutte le prove storiche della Chiesa e di tutti noi, che siamo Chiesa. L'autore sacro specifica che il serpente insidierà il calcagno, perché il nemico vuole impedirci di camminare, il nemico ci vuole paralizzare, impaurire, far disperare, far nascondere.
Tutto ciò che viene da Dio è amore, misericordia e pace, tutto quello che non viene da Dio è trauma. Nell'Apocalisse leggiamo della donna che, nelle doglie del parto, sta per dare alla luce un figlio maschio, mentre il drago con sette teste, che le sta davanti, vuol divorare il bambino appena nato, si tratta anche in questo caso del nemico che vuole rendere presente nel mondo una sola genealogia, quella dei disperati, mentre Dio lavora per la genealogia dei salvati. Quando noi siamo Chiesa, facciamo parte della stirpe della donna che rompe la logica del nemico. Maria è l'unica creatura umana che è sempre stata di Dio, non è mai stata toccata dal peccato, perché è stata preredenta da Lui, in vista di diventare la madre del Signore Gesù. Dio ha voluto che Maria, una creatura  umana, fosse icona di quello che Lui aveva pensato per noi fin dall'inizio: quello che è Maria, lo eravamo tutti prima della colpa dei progenitori e lo saremo alla fine, quando andremo nella visione di Dio.


Seconda Lettura     Ef 1,3-6.11-12

La lettera agli Efesini sembra sia stata scritta da Paolo durante la prigionia a Roma negli anni 60, anche se ultimamente alcuni studiosi ritengono che fosse stata scritta da un discepolo di Paolo in un periodo tra il 70 e il 90 a.C.. Come la lettera ai Romani, anche quella agli Efesini ha esercitato un grande influsso nella spiritualità cristiana. Questo brano, che viene recitato nella Liturgia delle Ore come terzo cantico dei vespri del Lunedì, viene rivolto da Paolo alla Chiesa di Efeso per evidenziare il misterioso piano di salvezza che Dio ha pensato e voluto per salvare l'umanità. Questo frammento inizia con una forma tipica dello stile paolino: una grande benedizione a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, perché Paolo proclamava  con forza la dottrina Cristologica di Gesù, Figlio di Dio, Dio con il Padre. Se Gesù è Figlio di Dio per natura, noi siamo figli di Dio per adozione e nel Battesimo diventiamo figli nel Figlio. Ecco che Gesù è l'unigenito, l'unico generato dal Padre ed è anche il primogenito tra molti fratelli, come afferma l'apostolo in un'altra lettera. Questo frammento paolino svela la nostra identità, o meglio le varie dimensioni della nostra identità di salvati. Innanzitutto noi siamo scelti in Gesù Cristo, da Dio Padre ancora prima della creazione del mondo, cioè Dio ci aveva già scelti, pensati, voluti, amati prima che il cosmo si visibilizzasse attraverso la Sua opera creatrice. Se da sempre noi siamo stati pensati, e quando Dio pensa o parla, realizza e crea, da sempre siamo nella Sua mente e nella Sua volontà, non in modo generico, ma con il nome che ci sarebbe stato dato nella storia umana, con il nostro volto, con la nostra anima, con la nostra personalità spirituale e anche storica. Il secondo aspetto della nostra identità è che Dio ci ha scelti da sempre per essere santi ed immacolati, Gesù stesso dirà: "Siate santi come è santo il Padre vostro", perciò, la vocazione fondamentale di ciascuno, dopo la scelta misteriosa di Dio, è la santità e l'immacolatezza. Maria ha vissuto in pieno questa identità. La verità dogmatica dell'Immacolata Concezione impiegherà parecchi secoli per venire promulgata come dogma di fede; il termine concezione nel linguaggio biblico è un simbolo per indicare la totalità dell'esistenza, per cui l'esistenza di Maria, nella sua totalità, è sempre stata di Dio, immacolata, esente da ogni macchia. Il primo che parlò dell'Immacolata Concezione fu un frate francescano, un certo Giovanni Duns Scoto, beatificato pochi anni fa, che si fece promotore di questa verità con l'ordine francescano, ma il Concilio di Basilea del 1439, pur parlando di questa verità, non arrivò ad un pronunciamento dogmatico. Solo nel Concilio Vaticano I, indetto dal papa Pio IX, venne promulgato il dogma della Immacolata Concezione e quello dell'infallibilità del papa.
Il terzo aspetto dell'identità è l'essere predestinati alla gloria, alla salvezza, alla vita eterna, ma siamo anche eredi di Dio a lode e gloria della sua grazia. Allora la Parola di Dio ci svela la nostra grande identità di benedetti, scelti, santi, immacolati, predestinati, eredi. Questo dovrebbe farci capire quanto siamo importanti  e cari agli occhi di Dio, mentre noi siamo spesso alla ricerca di identità umane, dimenticando l'identità profonda, che ci dona la Parola. Lo pseudo Macario, un padre egiziano, diceva sempre che noi siamo nati dalla Parola e non possiamo abitare altrove. Perciò, se pianteremo la nostra vita lontano dalla Parola, ci daremo identità di sabbia, che cadranno al primo soffio di vento o alla prima pioggia. Se la gente d'oggi, che è alla ricerca profonda della propria identità, fosse capace di affondare la sua vita nella Parola, scoprirebbe veramente chi è, perché la Parola non inganna. Per questo siamo chiamati a benedire Dio: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, perché ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale". Radicati nella Parola, non dobbiamo temere alcun male, perché siamo talmente  grandi agli occhi di Dio, che il Padre non ha pensato due volte di mandare suo Figlio a morire per salvarci.


Vangelo      Lc 1,26-38

Il vangelo dell’annunciazione è un’icona stupenda nella quale Luca ci pone dinanzi ad una dinamica di grazia e di scelta di Dio. Egli, quando sceglie, lo fa sempre gratuitamente, misteriosamente ed inaspettatamente. Dio ha scelto Maria, una fanciulla tra tante del suo tempo. Ella ha fatto una forte esperienza di Dio, che l’ha raggiunta attraverso un angelo, ha interpellato la sua libertà e, di fronte alla sua obbedienza, l’ha fatta sua.
Il brano si apre con la figura dell'angelo che viene mandato da Dio ad una vergine di nome Maria, per annunciarle la Sua volontà
La Parola, letta in chiave spirituale, ci vuol dire che quando Dio visita una creatura umana, quando entra nella vita di ciascuno di noi, entra sempre attraverso una mediazione, che può essere la mediazione della Parola, dei Sacramenti, di qualche evento della vita, di qualche persona che incontriamo. Così, quando Dio ci visita, lo fa rispettando la nostra storia, come nel caso di Maria. Luca, infatti, dice: "L'angelo fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria". Dio entra nella nostra storia concreta, fatta di progetti, di persone che amiamo, di luoghi geografici, di atteggiamenti. Dio, l'eterno, bussa alla storia di ciascuno di noi. Quando l'angelo entra da Maria, non la chiama con il suo nome storico, ma, salutandola come creatura piena di grazia, le dà un'identità teologica spirituale divina, al punto tale  che, quando Maria sente queste parole di Dio che rivelano il suo mistero, rimane turbata. La Parola di Dio la travolge, la stordisce, perché la Parola, quando ci visita, ci dà l'ebbrezza di Dio e ci rivela ciò che siamo ai Suoi occhi. L'angelo, vedendo il turbamento di Maria, le dice: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio" e le rivela, con un secondo annuncio, la missione che Dio vuole affidarle. Maria, che è qui modello di donna intelligente e credente, non si spiega come ciò possa avvenire, visto che non conosce ancora uomo. Il credente, allora, come Maria, è colui che crede nel passaggio di Dio nella sua vita, senza essere un credulone. Maria ragionando secondo la via biologica naturale, non ritiene possibile l'evento, ecco perché il Concilio Vaticano II, al capitolo 8 del documento Lumen Gentium, dice che anche Maria avanzò nella peregrinazione della fede.
Anche Maria era una partner in difficoltà nel dialogo con Dio: “Come è possibile? Non conosco uomo”, anche lei era legata ad una biologicità, ad un immediato, ad uno scontato, anche lei non era dentro il cuore di Dio, e ha ricevuto un annuncio, un passaggio, una presenza troppo grandi per lei.
Dio le ha domandato solamente se avesse accettato di essere assorbita dal mistero.
Maria ci insegna a vivere una grande spiritualità, che ci viene presentata attraverso le parole dell’angelo: “Lo Spirito santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” allora Maria ha vissuto la spiritualità dell’eclissi, è stata oscurata dal sole, che è Dio, perché potesse capire che quello che avveniva non era opera dell’uomo, ma di Dio. Vivendo la spiritualità dell’ombra, Maria diventerà una donna intelligente, discreta, una donna che non si concederà spesso, non sarà una presenzialista, e vivrà di quest’ombra sino all’ultimo momento della vita di Gesù, perché l’ombra di Dio l’aveva affascinata e l’aveva resa madre, conservandone la verginità. La verginità di Maria consiste nel fatto che una mano umana ha dovuto fermarsi dinanzi ad una creatura che Dio ha fatto tutta sua, completamente sua e sempre sua, nella proposta di un mistero, nell’ombra di una presenza, nell’ebbrezza di una maternità.      
Alla domanda di Maria, l'angelo risponde che la potenza di Dio lo renderà possibile e dà alla vergine un segno: "Anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei che tutti dicevano sterile". Quando veniamo a contatto con Dio la nostra sterilità è vinta, di qualsiasi tipo essa sia, sterilità d'amore, di fedeltà, di tenerezza, di sentimenti, di bontà. A contatto con Dio, tutto diventa fecondo, anche quello che tutti ritenevano sterile, perché Dio non ama i luoghi comuni.
Il brano richiama alla nostra mente due personaggi: Giovanni il Battista, il precursore, e Gesù, il Messia, e due coppie: Maria e Giuseppe ed Elisabetta e Zaccaria. Mentre Zaccaria, che non crede all'annuncio fattogli nel tempio, diventa muto, perché quando non si accoglie la Parola di Dio, si diventa incapaci di relazione con se stessi, con Dio e con gli altri, Maria, invece, si piega al mistero e rende possibile il miracolo di Dio. Quando Dio prende possesso della nostra vita, ci meraviglia sempre.


Prima lettura     Gn. 3,9-15.20

In questa Parola leggiamo la caduta dei progenitori che, sottoposti alla prova della libertà, hanno ceduto. Riflettiamo sul ruolo del serpente, che in questa pagina biblica non è visto come il demonio, ma come la bestia più astuta, il simbolo della vita. Il serpente, che dialoga con i progenitori, incarna la tentazione fondamentale a cui tutti siamo sottoposti, l’animale, infatti, tentando astutamente Adamo ed Eva, li porta a rompere un rapporto di amore e di comunione con Dio, sfiduciandolo davanti ai loro occhi. Allora il serpente non ha aggredito Adamo ed Eva, ma il sogno relazionale tra Dio e la creatura e l’ha avvelenato inoculando in questo dialogo d’amore il dubbio. Questa è l’opera del Nemico anche nella nostra vita: sfiduciare Dio.
Quando Dio ci ha creati, ha voluto legarsi a noi in un dialogo, in una comunione affettiva ed effettiva e l’uomo stesso era entrato in questa comunione, credendola possibile, infatti Adamo si rivolge al serpente dicendogli: “Dio ci ha detto”, ma la bestia ha avvelenato la comunione relazionale con Dio. Quanta gente oggi non si fida più di Dio, quanta gente è lontana da Lui perché lo vede come avversario, come alleato della loro tristezza, come colui che vuole rovinare la gioia della vita. Entrando nella logica del serpente, abbandoniamo il dialogo con Dio, e cominciamo a vivere di fumo e di introspezioni esteriorizzate, diventiamo gli interlocutori di un nulla o di noi stessi elevati a dio. Ecco la solitudine profonda dell’uomo e della donna d’oggi che di fronte a sé non hanno più una relazione, un referente, perché il serpente ha detto loro che di Dio non c’è da fidarsi.


Seconda lettura                   Ef (1,3-6.11-12)

Questa Parola ci ricorda la volontà del Padre da sempre per noi: “Egli ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo (figli nel Figlio) . In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità”. Maria è stata ed è il sogno compiuto di Dio. Il tentatore fece cadere i progenitori in un peccato di ribellione e di non accettazione della condizione creaturale, rubando così a Dio il sogno che Egli aveva per tutti noi: che fossimo santi ed immacolati. Per la solidarietà esistenziale e misteriosa con Adamo ed Eva noi siamo nati da una radice già toccata dal peccato e facciamo esperienza di una storia complessa e dura che ci ruba questa immacolatezza.
Non siamo immacolati perché molte volte la storia, gli eventi, l’umano diventano il nostro dio, ma il Signore, ancora una volta, crede fermamente in noi. La spiritualità ecclesiale è una spiritualità immacolata, perché Paolo dice che, la Chiesa, la sposa di Cristo, deve comparire senza macchia e senza ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Allora la Chiesa non ha perso questo sogno e si radica ostinatamente in esso, ecco perché anche noi dobbiamo farlo . Il sacramento della Riconciliazione non è altro che un dono sacramentale dello Spirito dato alla Chiesa perché non si estingua nel cuore dei suoi figli il sogno di Dio: essere santi ed immacolati. Questo non significa che nel perdono veniamo rivestiti di una sacralità nuova, ma che veniamo ricollocati in questo sogno. Essere santi ed immacolati è veramente aggrapparci, entrare, radicarci, nel sogno di Dio, un sogno di scelta, di benedizione, di destino, siamo stati eredi, predestinati, e lode della sua gloria. Essere immacolati non è solamente far la crociata per la purezza, ma è diventare veramente uomini e donne che sanno aiutare i fratelli e le sorelle a non farsi divorare dal dio della storia, a non farsi ingoiare dal tempo e dall’umano. Esser santi e immacolati significa essere nuovi Mosè che sanno riportare la gente del proprio tempo al sogno di Dio.       


Vangelo         Lc 1,26-38

Il vangelo dell’annunciazione è un’icona stupenda nella quale Luca ci pone dinanzi ad una dinamica di grazia e di scelta di Dio. Egli, quando sceglie, lo fa sempre gratuitamente, misteriosamente ed inaspettatamente. Dio ha scelto Maria, una fanciulla tra tante del suo tempo. Ella ha fatto una forte esperienza di Dio, che l’ha raggiunta attraverso un angelo, ha interpellato la sua libertà e, di fronte alla sua obbedienza, l’ha fatta sua.
Anche Maria era una partner in difficoltà nel dialogo con Dio: “Come è possibile? Non conosco uomo”, anche lei era legata ad una biologicità, ad un immediato, ad uno scontato, anche lei non era dentro il cuore di Dio, e ha ricevuto un annuncio, un passaggio, una presenza troppo grandi per lei.
Dio le ha domandato solamente se avesse accettato di essere assorbita dal mistero.
Maria ci insegna a vivere una grande spiritualità, che ci viene presentata attraverso le parole dell’angelo: “Lo Spirito santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” allora Maria ha vissuto la spiritualità dell’eclissi, è stata oscurata dal sole, che è Dio, perché potesse capire che quello che avveniva non era opera dell’uomo, ma di Dio. Vivendo la spiritualità dell’ombra, Maria diventerà una donna intelligente, discreta, una donna che non si concederà spesso, non sarà una presenzialista, e vivrà di quest’ombra sino all’ultimo momento della vita di Gesù, perché l’ombra di Dio l’aveva affascinata e l’aveva resa madre, conservandone la verginità. La verginità di Maria consiste nel fatto che una mano umana ha dovuto fermarsi dinanzi ad una creatura che Dio ha fatto tutta sua, completamente sua e sempre sua, nella proposta di un mistero, nell’ombra di una presenza, nell’ebbrezza di una maternità.      


Prima Lettura        Gn 3,9-15.20

Quest’oggi la madre chiesa ci propone l’evento drammatico delle origini raccontato nel libro della Genesi. In questo libro leggiamo che Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?” questo appello, questa voce sta inseguendo anche oggi ogni uomo, ogni creatura di Dio. La voce di Dio è instancabile, la voce di Dio è materna, paterna, potente. Prima della sua presenza, risuona la sua voce e la sua voce rimane in eterno e domanda anche oggi a ciascuno di noi: “Dove sei?” Perché il dove sei determina il riscoprimento del chi sei. Dove siamo oggi? Dov’è la nostra vita in questo momento? Adamo rispose a Dio: “Ho udito la tua voce, ho avuto paura, sono nudo e mi sono nascosto”. Adamo ha risposto per tutti noi e ha risposto nell’essenzialità di qualche parola che però è esaustiva del disagio e del male che anche oggi è presente in tanta parte dell’umanità. Ho paura, sono nudo, mi sono nascosto. Quando abbiamo paura della voce, quando abbiamo paura della Parola, quando abbiamo paura di Dio perché il nemico è riuscito a distruggere il rapporto amorevole e tenero che Dio aveva creato per noi, Dio ci viene a cercare, perché ci viene a cercare solamente chi ci ama. La sua ricerca è instancabile.
Che bello questo Dio che cerca me, che mi cerca nella mia paura e la mia paura è lo smarrimento della consapevolezza fondamentale della mia vita che lo spirito grida incessantemente in me: Dio Padre, io figlio. Nella paura guardo me stesso in una autoconsapevolezza senza grazia, senza eternità, senza misericordia, senza salvezza. Oggi l’uomo che si vanta di essere auto consapevole di sé riscopre in sé la sensorialità e la superficialità di una percezione che non arriva nel profondo e, di fronte a domande irrisolte e ad eventi irrisolti della sua persona, si nasconde.
È una Parola forte, è una Parola tenera, è una Parola grande. Sentirci inseguiti, cercati da Dio, perché quando Dio ci ritrova, comincia la vita. Il serpente maledetto da Dio è tutto ciò che nella nostra vita è strisciante, velenoso, pauroso e che paralizza il nostro calcagno, cioè il nostro cammino, il nostro andare avanti, la nostra fiducia nel futuro della nostra storia. Il veleno dello strisciante paralizza il calcagno per paralizzare il cuore e sappiamo che il veleno dei rettili agisce nel respiro delle persone e quando noi non respiriamo più, perché questo veleno dello strisciante ci ha tolto il respiro dello spirito, noi moriamo.
In questa grande solennità dell’Immacolata, la madre Maria, la figlia di Sion, la sposa dello Spirito ci sta sollecitando: Dio sta cercando me, io sono l’unico suo grande tesoro, e il gioco di Dio è questa caccia al tesoro dei nostri cuori.   


Seconda Lettura     Ef 1,3-6.11-12

San Paolo agli Efesini benedice Dio, Padre di Gesù, che ha benedetto noi con ogni benedizione spirituale. Dio ci ha scelti, prima ancora di creare il mondo noi eravamo scelti, perciò eravamo esistenti, eravamo già referenti di un amore. E ci ha scelti per essere santi ed immacolati. Che cosa significa vivere la scelta di Dio per noi di essere santi e immacolati? Significa portare nel nostro tempo e nella storia di ogni giorno il sogno intatto di Dio per l’uomo. Essere santi ed essere immersi nel suo sogno, nel suo cuore, nel suo amore. E il suo amore ci rende immacolati, non per meriti nostri, non per una purezza rituale o sessuale che possiamo sbandierare di fronte a lui e al mondo, ma noi siamo immacolati perché lui è immacolato, noi siamo immacolati perché il suo amore è amore purissimo, senza nessuna ombra o macchia. Oggi le relazioni sfatte e distrutte che contrassegnano il nostro tempo hanno bisogno per essere rigenerate di uomini e di donne santi e immacolati. Essere santi ed immacolati è collaborare con l’azione discreta, ma efficace dello Spirito perché ognuno ritrovi la genesi originale, la sorgente intatta dell’amore.
Oggi in tante persone non c’è più la santità e l’immacolatezza, ma c’è l’usura e la stanchezza di un uso, di un abuso, di una routine. E di fronte a questo uso, abuso e routine tutto si sfilaccia, finisce: amori, relazioni, sogni, speranze, progetti perché nella vita dell’uomo permane e porta pienezza ciò che viene donato dal sogno infinito di Dio.
Nella storia della chiesa Maria immacolata ha generato una moltitudine infinita di santi e di immacolati che, percorrendo come lei la storia e la strada dell’uomo, hanno rifondato i cuori, hanno riossigenato, hanno ridonato le motivazioni profonde di Dio alle piccole e stanche motivazioni dell’uomo. In questa crisi della persona, in cui l’uomo pretende di aver afferrato la vita e di esserne padrone, il passaggio di santi e di immacolati sarà dono purissimo dell’amore fedele di Dio che, ridando attraverso questi uomini e queste donne santi ed immacolati motivazioni per vivere, per amare e per sperare, ricorderanno ai cuori stanchi degli uomini che c’è un’eredità che ci aspetta ed è la pienezza dell’amore, che sarà compiuto nell’abbraccio santo e immacolato del Padre.         

Vangelo      Lc 1,26-38

Nel vangelo di Luca abbiamo letto l’icona dell’annunciazione. Questo vangelo non fa più vibrare il nostro cuore perché l’abitudine della lettura ce lo fa percepire in maniera stanca, invece il vangelo è compimento della lettura della Genesi: Dio ha cercato Maria, l’ha trovata, l’ha amata. Non sei tu che cerchi Dio, è Dio che sta cercando te e Dio fa irruzione nella vita di ognuno con lo stile che ha avuto nella vita di Maria. L’irruzione di Dio si chiama sorpresa, improvvisazione d’amore, scelta inaspettata.
Maria, prima di questo evento, si era già saziata del suo mondo, della sua storia, del suo destino; pensava di essere una tra tante della Galilea del suo tempo, eppure Dio, nella periferia geografica della storia, sa dove trovare quella piccola grande donna, Maria. Lei si lascia trovare, lei si lascia stupire, lei pone le domande scontate della ragione: “Come avverrà?” Maria, prima di questo evento era veramente come noi, ma dopo, essendo sceso su di lei lo Spirito ed avendola adombrata l’ombra dell’Altissimo con lo sfolgorio della luce divina, è entrata nel gioco dell’amore.
Anche tu, che ti ritieni uno fra i tanti, che ti ritieni domiciliato nella piccola casa e nel piccolo mondo antico della tua storia, tu che pensi che alla tua porta suoni il campanello solamente colui che ti porta la pubblicità del supermercato o l’amico della convenienza, sappi che, se sarai in attesa e avrai sete di eterno e di novità, il campanello della porta della tua casa suonerà ed entrerà l’armonia angelica del cielo per farti giocare con l’amore di Dio e per salvarti dalla noia di una storia che non produce più sogno ed amore.   
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