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09-14 marzo 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA  
09- 14 marzo 2020


Lunedì 09 marzo

Santi del giorno: santa Francesca Romana, santa Caterina da Bologna, san Domenico Savio.

Dal libro del profeta Daniele

Signore Dio, grande e tremendo, che sei fedele all’alleanza e benevolo verso coloro che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi! Non abbiamo obbedito ai tuoi servi, i profeti, i quali nel tuo nome hanno parlato ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese.
A te conviene la giustizia, o Signore, a noi la vergogna sul volto, come avviene ancora oggi per gli uomini di Giuda, per gli abitanti di Gerusalemme e per tutto Israele, vicini e lontani, in tutti i paesi dove tu li hai dispersi per i delitti che hanno commesso contro di te. Signore, la vergogna sul volto a noi, ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te; al Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio, né seguito quelle leggi che egli ci aveva dato per mezzo dei suoi servi, i profeti.

Il brano è tratto da una liturgia penitenziale in cui il popolo riconosceva i suoi peccati, i suoi errori, e domandava perdono alla misericordia di Dio. Il brano è molto pregnante, perché è echeggio della fede di un popolo. È bello leggere: “Perché abbiamo peccato contro di te; al Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui”. Chiedere perdono, chiedere misericordia non è una strategia da sconfitti o da smidollati, ma è proprio dei cuori grandi riconoscere il valore, la potenza e la grazia della guarigione della misericordia divina. Ricorrere alla misericordia divina è veramente l’ultima tavola di salvezza per l’umanità, come ha detto Gesù a santa Faustina. La misericordia è questo mistero incomprensibile, necessario alla nostra vita perché rigenera per grazia e per forza di grazia ciò che umanamente è stato devastato e riteniamo perennemente perduto. La grande misericordia di Dio che si manifesta nel sacramento del perdono è veramente quell’ossigeno puro che dà forza alla nostra vita.   

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che io comprenda che diventerò un vero rivoluzionario quando frequentemente ricorrerò al sacramento del perdono, in cui davanti a Te non mi stancherò di chiedere perdono e misericordia.  


Martedì 10 marzo
Santi del giorno: santi Caio e Alessandro, san Vittore, san Simplicio.

Dal libro del profeta Isaìa

Ascoltate la Parola del Signore,
capi di Sòdoma;
prestate orecchio all’insegnamento del nostro Dio,
popolo di Gomorra!
«Lavatevi, purificatevi,
allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia all’orfano,
difendete la causa della vedova».
«Su, venite e discutiamo
– dice il Signore.
Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,
diventeranno bianchi come neve.
Se fossero rossi come porpora,
diventeranno come lana.
Se sarete docili e ascolterete,
mangerete i frutti della terra.
Ma se vi ostinate e vi ribellate,
sarete divorati dalla spada,
perché la bocca del Signore ha parlato».

Leggiamo oggi una forte profezia di Isaia in cui si proclama che la grazia di Dio è capace di far diventare i nostri peccati scarlatti bianchi come la neve, le nostre colpe rosse come porpora bianche come la lana. Il profeta esorta a lavarsi, a purificarsi, a cessare di fare il male, a lasciarci perdonare, riconciliare, riabbracciare. Il pericolo consiste nell’ostinazione e nella ribellione, come dice la Parola: quando ci ostiniamo nel nostro male, chiamandolo bene, saremo divorati dalla spada della nostra arroganza e della nostra superbia. Tuffarsi nel mistero della misericordia di Dio è tuffarsi in questo oceano sconfinato di amore, per avere ancora la vita.

Pensiero del giorno: Signore, quando ritengo che alcune macchie della mia vita siano incancellabili e non possano essere tolte, ricordami che la tua misericordia rende bianca la mia vita più di qualsiasi detersivo in commercio.


Mercoledì 11 marzo
Santi del giorno: san Sefronio, san Pionio.

Dal libro del profeta Geremìa

[I nemici del profeta] dissero: «Venite e tramiamo insidie contro Geremìa, perché la legge non verrà meno ai sacerdoti né il consiglio ai saggi né la Parola ai profeti. Venite, ostacoliamolo quando parla, non badiamo a tutte le sue parole».
Prestami ascolto, Signore,
e odi la voce di chi è in lite con me.
Si rende forse male per bene?
Hanno scavato per me una fossa.
Ricòrdati quando mi presentavo a te,
per parlare in loro favore,
per stornare da loro la tua ira.
Oggi leggiamo un brano di Geremia in cui il profeta racconta se stesso, la lotta verso di lui e le insidie che i nemici gli tendono perché non è accettato dal suo popolo. I veri profeti sanno benissimo di essere invisi al potere, anche ecclesiastico, di essere invisi a coloro che comandano e che contano. I profeti sono i raminghi di Dio, i solitari di Dio, ma innamorati di Lui. I profeti, mossi dal vento dello Spirito come Geremia, non temono i potentati umani, sebbene ne subiscano le persecuzioni, i tradimenti e le catture. Anche oggi i profeti più grandi sono i cristiani perseguitati, di cui non si parla molto, perché non è un argomento politicamente corretto, nostri fratelli decapitati mentre pronunciano il nome di Gesù, bambini sgozzati che hanno scelto Gesù. Ecco i profeti che puntano il dito contro il nostro cattolicesimo italiano borghese, mediocre e pantofolaio. “O Assiria, verga del mio furore” affermava il profeta, “O Isis, verga del mio furore”, affermano i profeti di oggi. Allontanandoci da Dio e lottando contro i profeti di Dio, ci siamo ridotti ad essere cortigiani dell’arroganza del principe che Machiavelli direbbe mezzo leone e mezza volpe.     
Pensiero del giorno: Signore, i cristiani perseguitai, martiri della fede, sono veri profeti, non sono ideologici, hanno dato la vita per Te.  


Giovedì 12 marzo  
Santi del giorno: san Massimiliano, sant’Innocenzo I.

Dal libro del profeta Geremìa

Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno,
allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamerisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti.
Niente è più infido del cuore
e difficilmente guarisce!
Chi lo può conoscere?
Io, il Signore, scruto la mente
e saggio i cuori,
per dare a ciascuno secondo la sua condotta,
secondo il frutto delle sue azioni».

Questo oracolo di Geremia stigmatizza la fiducia che ha l’uomo verso se stesso e verso le sue forze,  chiamando maledetto l’uomo che confida nell’uomo e benedetto l’uomo che confida nel Signore. È una profezia molto forte in questi tempi anticristici, in cui l’uomo si è eretto a Dio di se stesso, in cui l’uomo vuole decidere da solo che cosa è bene e che cosa è male, in cui l’uomo decide che non c’è né bene né male, ma tutto ciò che egli fa è misura del suo relativismo ed è inno di arroganza della sua ribellione. L’uomo vuole diventare dio, come ai tempi della torre di Babele, quando voleva toccare con la torre il cielo. Quando l’uomo prende il posto di Dio, si attua una congiura anticristica, quando l’uomo prende il posto di Dio, si entra nella dinamica anticristica del rifiuto della verità di Cristo per gratificarsi con verità esoteriche, fatte a misura del nostro gradimento, ma che non cambiano e non possono salvare la persona e la vita, perché sono ancora una volta frutto nostro e non frutto di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che apra gli occhi verso questa congiura e questo mondo anticristico con un semplice atteggiamento: essere visibilmente, orgogliosamente e chiaramente tuo, mostrandolo con la mia vita e le mie scelte.


Venerdì 13 marzo
Santi del giorno: san Sabino, santa Cristina, sant’Ansovino.

Dal libro della Gènesi

Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente. I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan. Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono contro di lui per farlo morire. Si dissero l’un l’altro: «Eccolo! È arrivato il Signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna! Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”. Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!». Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita». Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre. Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua. Poi sedettero per prendere cibo. Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di rèsina, balsamo e làudano, che andavano a portare in Egitto. Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello e a coprire il suo sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli gli diedero ascolto. Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.

Oggi leggiamo la storia di Giuseppe che viene venduto dai fratelli per invidia e per gelosia. Quante volte nella nostra vita abbiamo venduto gli altri per avere la vittoria e la sistemazione del nostro orgoglio, quante volte vendiamo gli altri senza pietà e senza paura, come fecero i fratelli di Giuseppe che non sopportavano i doni, l’originalità e la capacità di sognare del fratello. Anche oggi, in questo mondo che si dichiara tollerante, c’è un’intolleranza unica per i testimoni veri di Gesù, essi non possono esserci, non possono usare il diritto alla libertà tanto conclamata da questa cultura del relativismo. Non si vuole più dare spazio, voce, credito ai discepoli di Cristo, ai testimoni  di Dio e si vuole venderli ed allontanarli dalle sedi decisionali della vita, dicendo che disturbano, che rovinano questa conquista di un uomo che si fa dio e che vuole essere dio di se stesso nell’arroganza di leggi, di scelte e di atteggiamenti dove la verità è totalmente scomparsa e dove l’inganno è diventato preponderante e signore delle scelte.
Giuseppe, venduto dai fratelli, è l’immagine della minoranza dei credenti che vengono venduti nell’indifferenza, nella derisione e nella persecuzione, ricordando però che coloro che saranno perseguitati per la Parola saranno meravigliosamente ricompensati dall’amore di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, quando mi vogliono vendere in nome dell’arroganza anticristica, fa’ che io non prenda paura, ma mi stringa a Te, sapendo che la tua fedeltà è da sempre e per sempre.
  

Sabato 14 marzo
Santi del giorno: santa Matilde, santa Paolina

Dal libro del profeta Michèa

Pasci il tuo popolo con la tua verga,
il gregge della tua eredità,
che sta solitario nella foresta
tra fertili campagne;
pascolino in Basan e in Gàlaad
come nei tempi antichi.
Come quando sei uscito dalla terra d’Egitto,
mostraci cose prodigiose.
Quale Dio è come te,
che toglie l’iniquità e perdona il peccato
al resto della sua eredità?
Egli non serba per sempre la sua ira,
ma si compiace di manifestare il suo amore.
Egli tornerà ad avere pietà di noi,
calpesterà le nostre colpe.
Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.
Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà,
ad Abramo il tuo amore,
come hai giurato ai nostri padri
fin dai tempi antichi.

Il profeta Michea fa memoria dell’uscita dall’Egitto e delle meraviglie che il Signore ha compiuto con il suo popolo, ma fa anche un grande annuncio di misericordia quando dice che il Signore getterà in fondo al mare tutti i nostri peccati e calpesterà le nostre colpe. Qui cogliamo la supremazia, la superiorità di Dio sul male e sul peccato dell’uomo, perché l’uomo deve essere salvato, riscattato, liberato, riabilitato solamente dalla potenza della sua misericordia. In questo tempo santo della Quaresima, in cui l’annuncio della misericordia è quotidiano, vogliamo cogliere da questa Parola un grande amore per il sacramento della misericordia, riscoprendo che, proprio nella confessione, l’amore di Dio calpesta i nostri peccati che vengono gettati in fondo al mare. Questo sacramento di guarigione ha il potere di rigenerare e di liberare la vita dell’uomo, portandola sempre all’inizio e all’originalità di una misericordia che guarisce e salva.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che io non sia un illuso. Non posso darmi il perdono da me, non posso darmi la tua misericordia da me; fammi amare il sacramento che tu hai istituito ed affidato alla maternità della chiesa, perché voglio sentire il brivido di un annuncio per me di perdono, di abbraccio e di misericordia.      
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