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09-14 settembre 2019

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RIFLESSIONI SULLA PAROLA
09-14 settembre 2019




Lunedì 09 settembre
Santi del giorno: san Pietro Claver, san Giacinto, sant’Umberto

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la Parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza. Voglio infatti che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli di Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto di persona, perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza.

Paolo parla ai Colossesi delle sofferenze che subisce per loro e per dare compimento ai patimenti di Cristo che mancavano della compartecipazione piena d’amore della vita e del dolore di Paolo. I patimenti di Cristo sono completi in se stessi, manca il compimento della nostra compartecipazione, del nostro abitare dentro quei patimenti per essere veramente annunciatori e testimoni del prezzo dell’amore di Dio: i patimenti di Cristo. A questa comunità Paolo dice che si affatica e che lotta con la forza che viene da Dio e che agisce con potenza in lui, poi ricorda loro il primato della grazia, la forza della grazia che gli permette di lottare per Cristo, perché annunciare il Signore non è ricevere l’applauso, ma è dividere con la spada della verità l’umanità in due tra coloro che lo accolgono e coloro che lo rifiutano. L’evangelizzazione è una lotta, una guerra d’amore per portare il primato di Cristo e la verità di Cristo in un mondo che non vuole né divisione né presa di posizione, ma vuole vivere nel buonismo zuccheroso di chi accoglie tutto, approva tutto per restare nella sua pace fallace e inconcludente. La testimonianza di Paolo ai Colossesi è quella di un uomo che ha lottato per Dio, che si è consumato per Dio con la forza della sua grazia.
Oggi la chiesa patisce perché uomini come Paolo scarseggiano, mentre aumentano uomini e donne della sociologia, dei piccoli respiri, dei compromessi, dell’abitare un mondo senza la radicalità dell’amore per Gesù. Ma lo Spirito susciterà questi uomini e saranno loro che rinnoveranno la chiesa perché saranno uomini della grazia e della radicalità d’amore.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi segno di unità nella falsità, rendimi segno di divisione nella tua verità.    


Dal Vangelo secondo Luca
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.  Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Luca ci presenta Gesù che di sabato entra nella sinagoga ad insegnare e guarisce un ammalato che era presente. I farisei, dopo la guarigione, si mettono a discutere cosa potevano fare contro Gesù. Quando non ami più la persona adorabile del Maestro, trovi alibi nelle regole, nelle osservanze e nelle leggi, quando non ami più, ricorri ai diritti, ai codici, agli avvocati. Quando non ami più, ti rimane solamente il rivendicare i tuoi diritti e l’aggredire gli altri. Quando non hai Gesù, continui ad osservare ciò che fanno gli altri, perché non guardi dentro di te al bisogno di amore che hai. Gesù vide quell’uomo che aveva la mano destra paralizzata, che era cioè limitato nella relazione e nella vita, e lo guarì perché prima del sabato c’è sempre la persona, c’è sempre l’amore. Grazie, Gesù, che ci insegni questa trasgressione d’amore per difendere l’amore.

Pensiero del giorno: fa’, o Gesù, che impari da te la vera libertà e che non smerci il mio libertinaggio superato e ridicolo.    


Martedì 10 settembre
Santi del giorno: san Nemesio, san Nicola da Tolentino.

Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Luca ci presenta Gesù che passa tutta la notte sul monte a pregare per scegliere poi i dodici apostoli. Bellissima questa immagine di Gesù che durante la notte prega per scegliere dodici collaboratori della sua predicazione e della sua vita! La preghiera dovrebbe sempre precedere le grandi decisioni della nostra vita, perché nella preghiera abbiamo la grazia dallo Spirito santo di discernere ciò che è bene e ciò che è male per la nostra vita. Senza una preghiera prolungata, senza una solitudine abitata, le nostre decisioni e le nostre organizzazioni si dimostrano fallaci, povere, fallimentari. Quanto fallimento anche oggi nella chiesa, nella società, nelle famiglie perché non decidiamo più sul monte e con la preghiera, ma decidiamo con la forza e la decisionalità della nostra mente senza preghiera. La nostra intelligenza senza preghiera diventa un manichino senza vita. Quante decisioni sarebbero buone, giuste e feconde, se nascessero dal grembo della preghiera.

Pensiero del giorno: Gesù, fa’ che io contempli la tua icona di preghiera notturna sul monte e liberami dal mio decisionismo spesso ateo, superficiale ed intraprendente che produce tristezza, morte e vuoto.


Mercoledì 11 settembre
Santi del giorno: santi Proto e Giacinto, san Paziente.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria; a motivo di queste cose l’ira di Dio viene su coloro che gli disobbediscono. Anche voi un tempo eravate così, quando vivevate in questi vizi. Ora invece gettate via anche voi tutte queste cose: ira, animosità, cattiveria, insulti e discorsi osceni, che escono dalla vostra bocca. Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato. Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

Paolo invita i Colossesi a risorgere con Cristo, a cercare le cose di lassù, ad essere afferrati da Cristo e ad attendere Cristo nel ritorno della sua gloria. Quando siamo afferrati da Cristo, il nostro uomo vecchio muore. Non parliamo più dell’uomo vecchio che c’è in noi, preferiamo parlare di un umanesimo ottimista dove tutto è bello, buono, luminoso, invece in noi c’è una guerra, la battaglia dell’uomo vecchio e dell’uomo nuovo, dell’uomo della carne e dello spirito. L’uomo vecchio non vuole e morire produce passioni, immoralità, cattiveria, impurità, desideri cattivi, vizi, discorsi osceni e per rivestire l’uomo nuovo dobbiamo combattere una guerra quotidiana: la lotta spirituale che esiste in ogni anima. Quando manca questa guerra, non significa che l’uomo nuovo ha vinto, significa che ci siamo arresi all’uomo vecchio che ci illude di essere l’uomo vero. La guerra spirituale è la guerra interiore per far morire in noi quella fame di mondo che ci allontana dalla libertà dell’uomo nuovo.     
Pensiero del giorno: Signore, non rendermi pacifista con me stesso, rendimi eternamente in guerra, perché voglio, con il tuo aiuto, far morire l’uomo vecchio e ti prego non sia una morte apparente.   

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Luca ci racconta l’annuncio delle beatitudini. A differenza di Matteo, Luca non colloca questo discorso sul monte ed aggiunge dei guai a coloro che non vogliono accogliere questo annuncio gioioso del regno. Luca ci ricorda che Gesù ha proclamato beati i poveri, coloro che hanno fame, coloro che piangono, e coloro che sono odiati, insultati e disprezzati dagli uomini. Questa Parola di Gesù, molto vera e molto forte, è liberante, perché Gesù chiama collaboratori del regno persone che hanno fame e sete di Dio. Quando una persona è toccata dall’esperienza viva di Gesù, diventa subito una persona scomoda, perché non fa più parte di un coro di maggioranza e di un arredamento innocuo della vita, ma diventa una persona diversa e libera che scatena opposizione, insulti, calunnie e guerre. Quando viviamo questa quarta beatitudine di Luca, siamo certi di essere nella verità di Gesù, perché quando siamo di Gesù, il mondo ci odia, il mondo odia ciò che non è suo, ma Gesù ci ama. Oggi la vera profezia che sta toccando questo mondo livellato ed annoiato è la diversità vivente di una persona. Quando una persona nasce dal grembo d’amore di Gesù, passa con la sua diversità ed interpella molti cloni rassegnati alla loro maggioranza infeconda.
Pensiero del giorno: Gesù, fa’ che non prenda paura dei nemici, preoccupami, invece, quando ho solo approvazione ed amici.     


Giovedì 12 settembre
Santi del giorno: Santissimo nome di Maria

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.
Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
La Parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre.

Paolo parla ancora ai Colossesi della tenerezza, della bontà, della magnanimità e della mansuetudine con la quale essi devono rivestirsi come riflesso di Dio per essere riflesso di carità, di pace, di amore. Paolo lascia un mandato a questa comunità: la Parola deve abitare tra loro nella sua ricchezza, deve abbondare, deve diventare canto, salmo, inno ispirati. Perché quando la Parola dimora abbondantemente, una comunità che celebra il Signore, che canta la Parola, che loda con la Parola, che fa della Parola la vibrazione dell’amore, che fa della Parola cantata e benedetta il riflesso e il riverbero del cuore, diventa una comunità piena della lode, una comunità contemplativa, una comunità piena della vibrazione dello Spirito.   
Pensiero del giorno: Signore, rendimi canto della tua lode e non voce noiosa di una preghiera senz’anima.  
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Gesù dice ai suoi discepoli di amare i nemici, di benedire coloro che li maledicono, di offrire l’altra guancia a chi li percuote, di dare la tunica. Sembra un discorso impossibile, un discorso che fa molta paura perché questa Parola di Gesù vola in alto, anzi Egli ci dice che se noi amiamo coloro  che ci amano, se noi facciamo del bene a coloro che ci fanno del bene, non facciamo nulla di straordinario. Gesù domanda tutto perché Egli non vuole da noi lo scontato e l’usuale, ma vuole da noi una radicalità d’amore.
In questo giorno, in cui la chiesa celebra la memoria del santissimo nome di Maria, la madre ci ricorda che si è discepoli quando non si ha paura di volare in alto, quando non si ha paura di rifiutare ogni compromesso, come lei, che si è consegnata e consacrata totalmente a Dio senza paura, senza angoscia, ma si è lasciata amare. Così il vero discepolo che si lascia amare da Gesù vola in alto e non ha paura del prezzo dell’amore.
  
Pensiero del giorno: Signore, rendimi sempre esagerato nell’amore, allora sarò nella misura del vangelo.


Venerdì 13 settembre
Santi del giorno: san Giovanni Crisostomo, nacque ad Antiochia nel 349 e divenne sacerdote a 32 anni. Fu eletto patriarca di Costantinopoli, fu un grande predicatore e per questo venne chiamato “crisostomo”, cioè bocca d’oro. Egli denunciò il potere imperiale e morì in esilio nel 407. È  chiamato “Dottore dell’Eucaristia” per la ricchezza del suo insegnamento sul sacramento eucaristico.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio nostro salvatore e di Cristo Gesù nostra speranza, a Timòteo, vero figlio mio nella fede: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.

Leggiamo oggi la prima lettera di san Paolo a Timoteo, che fa parte delle lettere pastorali. Paolo considerava Timoteo un vero figlio e lo amava di un amore vibrante nel vincolo dell’amore di Dio. L’apostolo ricorda a Timoteo ciò che egli era prima: un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Paolo non parla così di se stesso per autolesionismo, ma perché vuole mettere in evidenza e far brillare la potenza della grazia e della misericordia avvenuta nella sua vita.
Raccontare il nostro vissuto bruciato dall’amore è testimoniare la potenza e la vibrazione di Dio. Paolo ricorda a Timoteo ciò che era prima e ciò che è adesso e la sua ignoranza nell’agire perché era lontano dalla carezza della grazia del Signore; egli non ha paura di raccontare al figlio le grandi cose che la grazia ha operato in lui. Anche noi dovremmo essere figli della grazia, testimoni della grazia, narratori della grazia e non solamente operatori di buonismo senza grazia.  
Pensiero del giorno: Signore, rendimi narratore della tua grande grazia nella mia vita, allora la mia vita non sarà più un bianco e nero, ma sarà colore d’amore, di potenza, di misericordia: io sarò il tuo capolavoro! Grazie Signore.   
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Oggi Luca ci dice che un cieco non può guidare un altro cieco, perché cadranno entrambi in un fosso e, ancora, che un discepolo non è più del maestro, ma ognuno sarà ben preparato come il suo maestro. Inoltre Gesù ci invita a non togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello, non vedendo la trave che è nel nostro. Oggi veramente il mondo ha bisogno di luce, della luce che viene dall’incontro con la Luce eterna e sfolgorante di Dio. Chi è cieco? Chi si accontenta di vedere ciò che appare, ciò che cade sotto gli occhi fisici; chi è cieco? Chi si accontenta e si lascia saziare da ciò che vede e da ciò che desidera, ma un cieco che guida un altro cieco cadrà nel fosso della mediocrità e della tristezza. Chi sono i veri maestri di luce? Sono persone che brillano di una luce riflessa che è Gesù, sono persone che brillano di una luce donata per grazia da Gesù. Quando diventi riflesso di Gesù, i tuoi occhi saranno illuminati da una luce che non è tua e potrai diventare guida, aiuto e difesa per tanti ciechi del nostro tempo che vedono l’astro del sole, ma non vedono il vero sole che è Dio e non sentono pure la nostalgia di un’assenza. Gesù ci manda a questi ciechi perché possiamo condurli alla vera luce della vita.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che riesca con la luce del tuo volto a togliere gli occhiali neri dai miei occhi e dagli occhi dei miei fratelli con la potenza della tua grazia.     


Sabato 14 settembre
Santi del giorno: Santi del giorno: Esaltazione della Santa Croce, grande solennità di origine orientale che ci invita a venerare il grande strumento del martirio di Gesù, che è la croce.

Dal libro dei Numeri
In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Oggi, nella festa dell’Esaltazione della Croce, leggiamo dal libro dei Numeri l’episodio dei serpenti  brucianti e del serpente di bronzo issato sull’asta in cui i Padri della chiesa hanno sempre visto il Signore Gesù crocifisso e glorioso. Oggi vogliamo soffermarci su questi serpenti brucianti; essi non fanno rumore, strisciano, aggrediscono di sorpresa, si mimetizzano, ma avvelenano. Anche il nostro tempo è segnato da questo gran numero di serpenti brucianti che sono tutte quelle ideologie, culture, modi di essere e di fare che chiaramente si oppongono a Cristo e  alla signoria di Gesù, alla regalità di Gesù, il Signore. Oggi vorremmo un cristianesimo annacquato in un dialogo che non costa prese di posizione, opposizioni o schieramenti, ma quando Gesù è stato innalzato sulla croce, ha fatto verità perché sotto la croce rimase quel piccolo numero, quel piccolo resto, quel piccolo popolo che simboleggiava il nuovo popolo dell’amore: la chiesa. Gesù crocifisso e la Croce gloriosa ci ricordano che non possiamo barattare Gesù, vendere Gesù, svendere la radicalità della verità che dona ai nostri cuori una libertà unica e senza prezzo. La Parola ci ricorda che viviamo in mezzo a questi serpenti e pensare che un serpente non sia più velenoso e non morda più è da ingenui, perciò pensare oggi che certe ideologie, certe filosofie e certe dottrine che si oppongono a Cristo siano buone è da persone insipienti e ingenue.
Dalla gloriosa croce Gesù ci ripete quella parola di appartenenza e di verità: “O con me o contro di me”. Guardare la croce è questione di vita o di morte, se guardiamo la croce il morso del veleno non ci farà alcun male perché l’antidoto del sangue di Gesù crocifisso ci purificherà e ci risanerà, ma se non guardiamo più il centro dell’amore, che è la croce, il serpente non si convertirà in agnello e moriremo.             

Pensiero del giorno: Signore, il segno glorioso della tua Croce è segno di vita, fa’ che non lo renda solamente un segno di scaramanzia.   

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Il vangelo di Giovanni ci racconta il dialogo tra Gesù e Nicodemo. Gesù dice a Nicodemo che nessuno è mai salito al cielo, se non il figlio dell’uomo e come Mosè innalzò il serpente nel deserto così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo. L’innalzamento di Gesù è la nostra salvezza.  Gesù innalzato sulla croce è diventato il vero albero della vita, nel nuovo eden che è il suo cuore aperto e donato a ciascuno di noi. Gesù l’aveva promesso: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”: guardare a Gesù crocifisso non è semplice devozionismo della sua passione e delle sue piaghe, guardare a Gesù crocifisso è guardare a quel prezzo dell’amore che non ha prezzo, è guardare a quell’amore che è giunto all’estremo dell’amore. Quando guardo colui che è innalzato, allora sarò attirato nel mistero del volto di Dio, di un Dio che ci ha lasciato un’unica icona: il Figlio crocifisso perché nessuno abbia paura di avvicinarsi al suo amore. Gesù innalzato è la vera ed unica speranza della vita.

Pensiero del giorno:  Gesù, aiuta i miei occhi a guardare sempre in alto dove tu mi mostri il prezzo dell’amore perché anch’io diventi capace di un amore senza prezzo come il tuo.    
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