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10-15 agosto 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
10 - 15 agosto 2020


Lunedì 10 agosto

Santi del giorno: san Lorenzo, san Blano, sant’Agostino Ota

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. Sta scritto infatti: «Ha largheggiato, ha dato ai poveri,la sua giustizia dura in eterno».Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.

Leggiamo la seconda lettera di san Paolo ai Corinzi in cui l’apostolo ci parla della larghezza della seminagione: “Chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà”. Seminare è distribuire nel terreno della vita ciò che l’amore di Dio ha messo nei nostri cuori. Larghezza (generosità) è proprio il vocabolo di coloro che sono innamorati di quel seme che non viene da loro, ma da Dio. San Lorenzo ha seminato la sua gioia, la sua fede, la sua sequela di Gesù ed ha seminato in maniera abbondante, gioiosa ed ardente. Secondo la tradizione è stato posto su una graticola ardente perché aveva nel cuore il grande fuoco dell’amore. Seminare il seme del fuoco di Dio è portare nel mondo l’incendio dell’amore di Dio. Seminare, incendiare, amare sono i verbi dell’amore e della generosità infinita. Contemplando la vita di san Lorenzo diacono, vogliamo fare della nostra vita un servizio d’amore che nasce sempre dalla piccolezza del seme, sapendo che il grande frutto verrà fatto crescere da Dio nell’amore del suo ardore per noi.

Pensiero del giorno: Signore, molte volte abbiamo bruciato nella vita grazie, eventi e passaggi del tuo amore, vorremmo oggi invece lasciarci ardere dal tuo amore per diventare seminatori di fuoco in una terra gelida, senza amore.    

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.  Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Il vangelo di Giovanni ci parla del chicco di grano caduto per terra che deve morire per portare molto frutto. Quando io divento terreno buono nell’ascolto della Parola e divento chicco di grano nel riflesso dell’Eucaristia che ricevo e che amo, devo morire per portare frutto. A che cosa devo morire? A me stesso che è il vero demonio che c’è in me, perché questo mio me stesso senza il terreno della Parola e senza il chicco eucaristico del Pane del cielo, diventa un idolo che fa morire in noi la fede, la speranza e l’attesa del Signore. Quando divento egocentrico, ho elevato me stesso a Dio e ho seccato la primavera e il frutto dell’autunno.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, ti prego, guariscimi dai miei deliri di onnipotenza e mostrami tutti i giorni i miei limiti per essere scrigno aperto della tua grazia.   


Martedì 11 agosto
Santi del giorno: san Cassiano, san Rufino, santa Chiara (Assisi 1193 – 11 agosto 1253) «seguì in tutto le orme di colui che per noi si è fatto povero e via, verità e vita». Fedele discepola di san Francesco, fondò con lui il secondo Ordine (Clarisse). Esercitò il suo ufficio di guida e madre, studiandosi «di presiedere alla altre più per virtù e santità di vita che per ufficio, affinché le sorelle obbedissero più per amore che per timore». Seppe trasformare i suoi lunghi anni di malattia in apostolato della sofferenza. Attinse dalla sua fede eucaristica una forza straordinaria che la rese intrepida anche di fronte alle incursioni dei Saraceni (1230).

Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore: «Figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che io ti do». Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall’altra e conteneva lamenti, pianti e guai.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, rècati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole».

Ezechiele ci parla ancora di un’esperienza divina, sente il Signore che gli dice di aprire la bocca e di mangiare ciò che gli viene dato. Il Signore gli dà come nutrimento la Parola, quella Parola che è dolcezza e amarezza. Mangiare la Parola è nutrirsi del pensiero di Dio, è scegliere il modo di Dio di vedere la vita, mangiare la Parola è far cessare le opinioni, le ideologie, le risse ideologiche che il diavolo usa per seminare discordia. Una vittoria del diavolo su un credente è ridurlo ad essere un credente ideologico delle sue opinioni e non invece un credente che mangia la potenza della Parola. Mangiare la Parola è proprio degli uomini e delle donne di Dio. La Parola vuole entrare nel profondo della mia persona per rieducarmi alla sua sovranità e alla sua libertà, per impedirmi di essere catturato dalle mie piccole parole ed opinioni, per liberarmi dal diventare un uomo ideologico e rissoso perché non riposo e non mi nutro della Parola che supera ogni moda e ogni tendenza culturale, perché nella Parola gusto e mi nutro della libertà di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, in questo tempo in cui tanti pensano di essere trasgressivi per il tatuaggio o per il piercing, rendimi un vero uomo, una vera donna trasgressiva mangiando la tua Parola che contesta il rumore delle ideologie.     


Mercoledì 12 agosto
Santi del giorno: santa Giovanna F. de Chantal, santa Leila.



Giovedì 13 agosto
Santi del giorno: santi Ponziano e Ippolito.
Ponziano successe al papa urbano I nel 230, durante lo scisma dell’antipapa Ippolito. I due antagonisti, accomunati dalla pena ai lavori forzati nelle miniere della Sardegna inflitta loro dall’imperatore Massimino, si riconciliarono. Nel 235 morirono sfiniti dagli stenti.

Dal libro del profeta Ezechièle
Mi fu rivolta questa Parola del Signore: «Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli.
Tu, figlio dell’uomo, fatti un bagaglio da esule e di giorno, davanti ai loro occhi, prepàrati a emigrare; davanti ai loro occhi emigrerai dal luogo dove stai verso un altro luogo. Forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli. Davanti ai loro occhi prepara di giorno il tuo bagaglio, come fosse il bagaglio di un esule. Davanti a loro uscirai però al tramonto, come partono gli esiliati. Fa’ alla loro presenza un’apertura nel muro ed esci di lì. Alla loro presenza mettiti il bagaglio sulle spalle ed esci nell’oscurità. Ti coprirai la faccia, in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti».
Io feci come mi era stato comandato: preparai di giorno il mio bagaglio come quello di un esule e, sul tramonto, feci un foro nel muro con le mani. Uscii nell’oscurità e sotto i loro occhi mi misi il bagaglio sulle spalle. Al mattino mi fu rivolta questa Parola del Signore: «Figlio dell’uomo, non ti ha chiesto la casa d’Israele, quella genìa di ribelli, che cosa stai facendo? Rispondi loro: Così dice il Signore Dio: Questo messaggio è per il principe di Gerusalemme e per tutta la casa d’Israele che vi abita.
Tu dirai: Io sono un simbolo per voi. Quello che ho fatto io, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù. Il principe che è in mezzo a loro si caricherà il bagaglio sulle spalle, nell’oscurità, e uscirà per la breccia che verrà fatta nel muro per farlo partire; si coprirà il viso, per non vedere con gli occhi il paese».

Il profeta Ezechiele riceve un comando del Signore: andare in mezzo a una genia di ribelli ed annunciare la Parola, che forse non capiranno. Allora egli fa un’azione simbolica: si fa un bagaglio da esule e, davanti a questo popolo che non capisce, diventa un migrante verso un altro luogo: uscirà al tramonto come partono gli esiliati, farà un’apertura nel muro. Anche oggi il Signore ci fa parlare attraverso azioni simboliche che sono i segni forti di una testimonianza e di una verità. L’emigrare da un popolo è dissociarsi da una maggioranza che non mette Dio al centro della propria vita. Essere migranti è la libertà profonda di un credente che non si lascia inghiottire da una cultura dominante, da un relativismo aggressivo e da una stupidità insipida che viene chiamata sapienza dagli uomini. L’essere liberi, l’essere fuggitivi non significa lasciare l’impegno del mondo, ma significa donare alla cultura del mondo odierno sazio, disperato ed arrogante un segno di libertà. Questa cultura senza Dio non ha inghiottito la totalità dell’umanità, ci sono ancora i profeti che, attraverso visibilità simboliche e reali, nella potenza dello Spirito contestano la sazietà di una vittoria, di una sapienza arrogante la quale diventa rovina per un’umanità che non coglie il passaggio di Dio che la salva
Pensiero del giorno: Signore, meglio emigrare che diventare cortigiani del potere dominante.    


Venerdì 14 agosto

Santi del giorno: san Massimiliano Kolbe
Massimiliano Maria Kolbe è entrato nell'elenco dei santi con i titolo di sacerdote e martire. La sua testimonianza illumina di luce pasquale l’orrido mondo dei lager. Nacque in Polonia nel 1894; si consacrò al Signore nella famiglia Francescana dei Minori Conventuali.
Innamorato della Vergine, fondò "La milizia di Maria Immacolata" e svolse, con la Parola e con la stampa, un intenso apostolato missionario in Europa e in Asia. Deportato ad Auschwitz durante la seconda guerra mondiale, in uno slancio di carità offrì la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Morì nel bunker della fame il 14 agosto 1941. Giovanni Paolo II lo ha chiamato "patrono del nostro difficile secolo". La sua figura si pone al crocevia dei problemi emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la riconciliazione, il bisogno di dare senso alla vita e alla morte.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa Parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Il vangelo di Giovanni ci presenta i farisei che mettono alla prova Gesù, chiedendo se è lecito ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo e Gesù ricorda loro che Mosè, quando ordinò di dare l’atto di ripudio, lo fece per la durezza del loro cuore. Quante volte anche noi non vogliamo la radicalità e l’assoluto nell’amore e cerchiamo sempre porte di uscita per giustificare la nostra incapacità di fedeltà, di stabilità e di continuità. Ma la fedeltà, la stabilità e la continuità sono la scuola dell’amore di Gesù e solamente questo si può chiamare Amore, il resto è tutto gioco, trastullo, dimensione ludica con la quale usiamo le persone, dicendo che le amiamo all’infinito e dopo, nel primo momento di buio, le abbandoniamo come i cani nella strada della vita. Questo non è amore. Nella cultura odierna si dice che l’amore stabile, fedele e continuo non esiste, ma la grazia di Gesù sconcerta e reprime questa preponderanza culturale del frammento, del tempo limitato e dell’amore part time che sta rendendo la vita un deserto.     

Pensiero del giorno: Signore, togli dal mio cuore gli alibi stupidi per non amare; Signore, fa’ che io non cerchi pretesti, ma donami la grazia di amare con il tuo amore continuo, stabile e fedele.
  

Sabato 15 agosto
Assunzione della Beata Vergine Maria
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