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12-17 agosto 2019

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RIFLESSIONI SULLA PAROLA
12-17 agosto 2019


Lunedì 12 agosto

Santi del giorno: santa Giovanna Francesca de Chantal. Amica di san Francesco di Sales, suo direttore e guida spirituale, è la fondatrice dell’ordine delle Visitandine; collaborò con questo santo alla rianimazione della fede in terre che erano state segnate dal Protestantesimo.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati. Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Il vangelo di Matteo ci mostra Gesù che racconta ai suoi discepoli che andrà a morire per amore. Quando Gesù racconta agli apostoli la sua audacia d’amore, essi si rattristano perché non pensavano che l’amore avesse questo prezzo. Oggi la gente sta morendo di un amore deprezzato, di un amore che è diventato svendita di fine stagione, di un amore che è diventato sconto banale di un mercato ormai alle ossa, invece l’amore che ci insegna Gesù è un amore che muore, che si fa uccidere per amore. Solamente questo amore darà senso ai nostri amori. Nel nostro tempo in cui molte persone vivono nella loro carne delusioni, ferite e sconfitte dell’amore, l’icona dell’amore di Gesù che arriva fino alla fine è l’unica guarigione, l’unica forza perché l’amore umano possa essere stabile, fedele, capace di morire per chi ama.

Pensiero del giorno: Gesù, oggi ti portiamo uomini e donne ferite nell’amore sponsale, nell’amore fraterno, nell’amore del prossimo, solo tu Gesù puoi guarire queste ferite d’amore appoggiando le tue piaghe d’amore sulle nostre ferite perché esse, senza le tue piaghe, vanno in cancrena per la solitudine e la disperazione.      


Martedì 13 agosto
Santi del giorno: santi Ponziano e Ippolito. Ponziano successe al papa Urbano I nel 230, durante lo scisma dell’antipapa Ippolito. I due antagonisti, accomunati dalla pena ai lavori forzati nelle miniere della Sardegna, si riconciliarono. Nel 235 morirono sfiniti dagli stenti.  

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Il vangelo di oggi ci parla dei bambini, che Gesù indica come coloro che sono i più grandi nel regno dei cieli. Se noi non diventeremo bambini, non entreremo nel regno dei cieli. Teresa del Bambin Gesù è la grande teologa dell’infanzia spirituale, ma oggi noi vogliamo essere ostinatamente cristiani adulti, cristiani maturi, cristiani razionali, vogliamo essere partner alla pari in un discorso con Dio e con Gesù, non vogliamo essere sottomessi nell’amore e non vogliamo lasciarci fare come bambini. Il bambino si lascia fare dalla mamma, si lascia nutrire, lavare, cullare, portare perché ha una fiducia totale nella madre. Finché la mia vita non si lascerà fare, finché io non lascerò libere su di me le mani del buon Gesù, io non sarò un bambino evangelico, ma sarò un adulto strafottente, arrogante, illuso di avere tutte le risposte, e non mi accorgerò che tutto ciò che la mia bocca emana non è altro che un alitosi di solitudine e di disperazione, perché la mia maturità non mi aiuta ad arrivare a lasciarmi fare da Gesù. Finché non mi lascerò fare, avrò la condanna di lavorare in proprio.
  
Pensiero del giorno: Signore Gesù, aiutami a lasciarmi fare da te e spegni in me ogni imprenditorialità inopportuna sulla mia persona e sulla mia vita.


Mercoledì 14 agosto
Santi del giorno: san Massimiliano Maria Kolbe, nacque l’8 gennaio 1894 in Polonia, studiò a Roma, fondò la Milizia dell’Immacolata e propagò l’amore per l’Immacolata e la sua consacrazione. Morì il 14 agosto 1941 ad Auschwitz, nel bunker della fame, dove offrì la sua vita in cambio di quella di un padre di famiglia, compagno di prigionia e condannato a morte.  Giovanni Paolo II lo ha canonizzato il 10 ottobre 1982 con il titolo di “martire” e lo ha proclamato “patrono del nostro difficile secolo”.

Dal libro del Deuteronòmio
In quei giorni, Mosè salì dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che è di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutta la terra: Gàlaad fino a Dan, tutto Nèftali, la terra di Èfraim e di Manasse, tutta la terra di Giuda fino al mare occidentale e il Negheb, il distretto della valle di Gerico, città delle palme, fino a Soar. Il Signore gli disse: «Questa è la terra per la quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: “Io la darò alla tua discendenza”. Te l’ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!».
Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nella terra di Moab, secondo l’ordine del Signore. Fu sepolto nella valle, nella terra di Moab, di fronte a Bet-Peor. Nessuno fino ad oggi ha saputo dove sia la sua tomba. Mosè aveva centoventi anni quando morì. Gli occhi non gli si erano spenti e il vigore non gli era venuto meno. Gli Israeliti lo piansero nelle steppe di Moab per trenta giorni, finché furono compiuti i giorni di pianto per il lutto di Mosè. Giosuè, figlio di Nun, era pieno dello spirito di saggezza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui. Gli Israeliti gli obbedirono e fecero quello che il Signore aveva comandato a Mosè.
Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè, che il Signore conosceva faccia a faccia, per tutti i segni e prodigi che il Signore lo aveva mandato a compiere nella terra d’Egitto, contro il faraone, contro i suoi ministri e contro tutta la sua terra, e per la mano potente e il terrore grande con cui Mosè aveva operato davanti agli occhi di tutto Israele.

Mosè continua il cammino con il popolo ed arriva sul monte Nebo da dove contempla in distanza tutta la terra che il Signore aveva promesso loro. Egli vede in lontananza la promessa del Signore:  da questo monte vede la fedeltà di Dio e la fedeltà della sua Parola. Il monte Nebo è la Parola sulla quale dovremmo salire ogni giorno per guardare l’orizzonte delle promesse di Dio che si realizzano nella fedeltà del suo amore. Mosè morì, ma egli aveva condotto il popolo alle porte della libertà e la sua eredità sarebbe stata raccolta da Giosuè. Gli uomini di Dio sono i battistrada e gli indicatori di una promessa e di una fedeltà, sono consapevoli di non essere indispensabili, ma necessari ad un piano misterioso di Dio che continua di cuore in cuore, di persona in persona verso la promessa piena della sua fedeltà.    

Pensiero del giorno: Signore, quando mi ritengo indispensabile, ricordami invece che sono semplicemente facoltativo nel tuo amore, ma necessario per la tua gloria e il tuo progetto.      

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla Parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che ci inizia all’arte dolcissima della correzione fraterna. La chiesa dovrebbe essere il grembo della vera correzione fraterna, che non inizia dall’evidenziare un limite o un difetto di qualcuno, ma inizia quando io accolgo come grazia la sensibilità diversa degli altri. La correzione diventa fraterna quando la mia sensibilità non diventa univoca, non monopolizza e non pretende di essere l’unica sensibilità alla sequela di Gesù. Solo chi è ai piedi di Gesù, chi si lascia contagiare dal suo amore, può fare la vera correzione, altrimenti il suo intervento diventa solo basso rimprovero che provoca amarezza e rabbia.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che la mia correzione fraterna sia una carezza d’amore e non un ruggito della suocera.    


Venerdì 16 agosto
Santi del giorno: santo Stefano di Ungheria, san Rocco.

Dal libro di Giosuè
In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo:
«Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Nei tempi antichi i vostri padri, tra cui Terach, padre di Abramo e padre di Nacor, abitavano oltre il Fiume. Essi servivano altri dèi. Io presi Abramo, vostro padre, da oltre il Fiume e gli feci percorrere tutta la terra di Canaan. Moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco. A Isacco diedi Giacobbe ed Esaù; assegnai a Esaù il possesso della zona montuosa di Seir, mentre Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto. In seguito mandai Mosè e Aronne e colpii l’Egitto con le mie azioni in mezzo a esso, e poi vi feci uscire. Feci uscire dall’Egitto i vostri padri e voi arrivaste al mare. Gli Egiziani inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino al Mar Rosso, ma essi gridarono al Signore, che pose fitte tenebre fra voi e gli Egiziani; sospinsi sopra di loro il mare, che li sommerse: i vostri occhi hanno visto quanto feci in Egitto. Poi dimoraste lungo tempo nel deserto. Vi feci entrare nella terra degli Amorrei, che abitavano ad occidente del Giordano. Vi attaccarono, ma io li consegnai in mano vostra; voi prendeste possesso della loro terra e io li distrussi dinanzi a voi. In seguito Balak, figlio di Sippor, re di Moab, si levò e attaccò Israele. Mandò a chiamare Balaam, figlio di Beor, perché vi maledicesse. Ma io non volli ascoltare Balaam ed egli dovette benedirvi. Così vi liberai dalle sue mani. Attraversaste il Giordano e arrivaste a Gerico. Vi attaccarono i signori di Gerico, gli Amorrei, i Perizziti, i Cananei, gli Ittiti, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei, ma io li consegnai in mano vostra. Mandai i calabroni davanti a voi, per sgominare i due re amorrei non con la tua spada né con il tuo arco. Vi diedi una terra che non avevate lavorato, abitate in città che non avete costruito e mangiate i frutti di vigne e oliveti che non avete piantato”».

Gosuè diventa il segno di unità delle diverse tribù di Israele;  egli invita il popolo ad essere fedele a Dio narrando la storia d’amore del Signore che l’ha fatto uscire dall’Egitto, ha sommerso gli Egiziani e l’ha condotto attraverso il Giordano alla terra promessa. L’azione di Dio precede e si fa storia nella nostra vita. Occorre fare memoria interiore dei benefici di Dio, celebrare Dio nella sua storia d’amore e di salvezza per la nostra anima. Giosuè è l’uomo della memoria, l’uomo della narrazione, l’uomo che ricorda ad un popolo, che tenderebbe a dimenticarlo, che Dio ha operato in lui grandi cose. Oggi il nostro Giosuè interiore è lo Spirito santo che fa memoria nel nostro cuore e nella nostra anima dei benefici della sua misericordia. Dio con noi non ha scritto un libro di dottrina, ma ha costruito e sta costruendo una storia perché noi possiamo vedere in essa la sua mano, la sua grazia e il suo amore.    

Pensiero del giorno: Signore, quando sarei tentato di vivere di gossip e di farmi delle storie per sopravvivere, radicami nella tua storia d’amore, di misericordia e di fedeltà.      

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa Parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Il vangelo di Giovanni ci presenta i farisei che mettono alla prova Gesù, chiedendo se è lecito ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo e Gesù ricorda loro che Mosè, quando ordinò di dare l’atto di ripudio, lo fece per la durezza del loro cuore. Quante volte anche noi non vogliamo la radicalità e l’assoluto nell’amore e cerchiamo sempre porte di uscita per giustificare la nostra incapacità di fedeltà, di stabilità e di continuità. Ma la fedeltà, la stabilità e la continuità sono la scuola dell’amore di Gesù e solamente questo si può chiamare Amore, il resto è tutto gioco, trastullo, dimensione ludica con la quale usiamo le persone, dicendo che le amiamo all’infinito e dopo, nel primo momento di buio, le abbandoniamo come i cani nella strada della vita. Questo non è amore. Nella cultura odierna si dice che l’amore stabile, fedele e continuo non esiste, ma la grazia di Gesù sconcerta e reprime questa preponderanza culturale del frammento, del tempo limitato e dell’amore part time che sta rendendo la vita un deserto.     

Pensiero del giorno: Signore, togli dal mio cuore gli alibi stupidi per non amare; Signore, fa’ che io non cerchi pretesti, ma donami la grazia di amare con il tuo amore continuo, stabile e fedele.
  

Sabato 17 agosto
Santi del giorno: santa Chiara della Croce, santa Giovanna Delanoue.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Oggi il vangelo di Matteo ci presenta i bambini che vengono portati da Gesù perché imponga loro le mani e preghi, ma i discepoli li rimproverano. Gesù dice loro di non impedire che i bambini vadano a Lui. Quante volte anche noi, come chiesa, siamo un rigurgito di rimproveri perché tendiamo sempre a normare e a dare all’amore modalità, scadenze e tempi. Perciò Gesù, rimproverando i discepoli, ha voluto far capire di lasciare libero l’amore, di lasciare liberi i bambini, icone purissime dell’amore, perché vadano a Lui perché Lui possa imporre loro le mani e pregare. Quando la chiesa diventa una comunità del rimprovero è capace solo di sfornare orari, incontri, scadenze, modalità, ma quando la chiesa diventa il prolungamento di Gesù, diventa mani tese, cuore aperto, preghiera viva.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi un cartello degli orari dell’accesso a Te, ma rendimi una porta spalancata, perché in qualunque momento, attraverso di me, possano arrivare a Te anime che ti aspettano.  
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