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12-17 novembre 2018

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
12 – 17 novembre 2018


Lunedì 12 novembre

Santi del giorno: san Macario, san Diego, San Giosafat. Giosafat, nato a Wolodymyr in Volynia (Ucraina) nel 1580 c. da genitori ortodossi, aderì alla Chiesa Rutena unita a Roma. Accolto nell’Ordine monastico Basiliano (1604), fu poi arcivescovo di Polozk (1617). Nella sua missione operò incessantemente per la promozione religiosa e sociale dei popoli e per l’unità dei cristiani incontrando l’ostilità dei potente. Per questo morì martire (Vitebsk, Bielorussia, 12 novembre 1623).

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità, che è conforme a un’autentica religiosità, nella speranza della vita eterna – promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente, e manifestata al tempo stabilito nella sua Parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore –, a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore. Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da fare e stabilisca alcuni presbìteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato. Ognuno di loro sia irreprensibile, marito di una sola donna e abbia figli credenti, non accusabili di vita dissoluta o indisciplinati. Il vescovo infatti, come amministratore di Dio, deve essere irreprensibile: non arrogante, non collerico, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagni disonesti, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla Parola, degna di fede, che gli è stata insegnata, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare i suoi oppositori.

Paolo si rivolge all’apostolo Tito, suo collaboratore, chiamandolo “mio vero figlio nella medesima fede”: è il tono affettuoso di un padre verso un figlio, che gli raccomanda di mettere ordine e di completare ciò che rimaneva da fare nella città e nella chiesa di Creta, dove lo ha lasciato. Qui parla il vescovo, che deve essere amministratore di Dio e dispensatore dei suoi misteri. Paolo parla di un vescovo padre, forte nella fede, di un vescovo che non agisce per secondi fini, ma solamente per amore di Dio e per le anime di Dio. Quanto è urgente pregare per i nostri pastori vescovi, perché essi, tramite la nostra preghiera, la nostra figliolanza sincera, matura e trasparente possano essere icona di Gesù, unico pastore delle anime e della chiesa.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non sparli mai del mio vescovo, perché quando parlo male di lui, sparlo di me stesso, perché io non sono un figlio che, con la mia preghiera, la mia santità e la mia obbedienza, lo aiuta a realizzare il sogno di essere icona dell’amore tuo.   


Martedì 13 novembre
Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito

Carissimo, insegna quello che è conforme alla sana dottrina. Gli uomini anziani siano sobri, dignitosi, saggi, saldi nella fede, nella carità e nella pazienza. Anche le donne anziane abbiano un comportamento santo: non siano maldicenti né schiave del vino; sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani all’amore del marito e dei figli, a essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la Parola di Dio non venga screditata. Esorta ancora i più giovani a essere prudenti, offrendo te stesso come esempio di opere buone: integrità nella dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché il nostro avversario resti svergognato, non avendo nulla di male da dire contro di noi. È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Paolo dà a Tito delle coordinate di comportamento per gli uomini e le donne anziane e per i giovani che facevano parte della comunità. Agli uomini anziani l’apostolo raccomanda che siano sobri, dignitosi, saggi, alle donne anziane che abbiano un comportamento santo: non siano maldicenti, ai giovani che siano prudenti. Che bello questo apostolo che raccomanda ad un suo collaboratore vescovo di essere insegnamento, orientamento e punto di riferimento per le varie categorie della chiesa di Dio! Che bella questa chiesa dove ciascuno si sente amato, seguito, educato, corretto, questa chiesa che celebra la grazia di Dio, che è apparsa a tutti gli uomini in Gesù, questa chiesa che si fa tutta a tutti perché tutti possano entrare in questa grazia, in questo mistero, in questo amore di Gesù che per la chiesa è sempre stupore e contemplazione di  luce.  

Pensiero del giorno: Signore, donami la grazia di contemplare il tuo mistero, perché se non lo faccio, divento un semplice operatore di bene.

233. Chi agisce nella liturgia?
Nella liturgia agisce «Cristo tutto intero» («Christus Totus»), Capo e Corpo. Quale sommo Sacerdote, egli celebra con il suo Corpo, che è la Chiesa celeste e terrena.
 

Mercoledì 14 novembre
Santi del giorno: san Rufo, san Teodoto.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Carissimo, ricorda [a tutti] di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini.
Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, corrotti, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell’invidia, odiosi e odiandoci a vicenda.
Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro,
e il suo amore per gli uomini,
egli ci ha salvati,
non per opere giuste da noi compiute,
ma per la sua misericordia,
con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo,
che Dio ha effuso su di noi in abbondanza
per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro,
affinché, giustificati per la sua grazia,
diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.

Paolo raccomanda a Tito di aiutare tutti i cristiani ad essere sottomessi alle autorità, ad essere uomini di carità, di comunione e di pace perché la bontà di Dio, Salvatore nostro, è apparsa in Gesù. Paolo parla di un prima della grazia di Cristo che produceva insensati, disobbedienti, corrotti, schiavi delle passioni e parla, poi, di un presente della carità di Cristo che trasforma un popolo in un popolo della lode, in un popolo che sa compiere opere giuste attraverso il rinnovamento inesauribile dello Spirito che si effonde sui credenti. È lo Spirito che rende una comunità cristiana fresca, interessante, testimoniante, che la rende luce, segno, faro. È lo Spirito santo che non ci fa sedere sulle certezze di sempre o sulle stanchezze abitudinarie, ma ci invita, sotto la sua grande effusione d’amore, ad essere sempre creativi e pieni della sua grazia particolare per annunciare Gesù.
    
Pensiero del giorno: Signore, se non mi lascio effondere dal tuo Spirito santo, in breve tempo divento un uomo opaco, senza interesse e stanco di me stesso.


Giovedì 15 novembre
Santi del giorno: sant’Alberto Magno, san Leopoldo il Pio, san Sidonio

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filèmone
Fratello, la tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, perché per opera tua i santi sono stati profondamente confortati. Per questo, pur avendo in Cristo piena libertà di ordinarti ciò che è opportuno, in nome della carità piuttosto ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene, lui, che un giorno ti fu inutile, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore. Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. E se in qualche cosa ti ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto. Io, Paolo, lo scrivo di mio pugno: pagherò io. Per non dirti che anche tu mi sei debitore, e proprio di te stesso! Sì, fratello! Che io possa ottenere questo favore nel Signore; da’ questo sollievo al mio cuore, in Cristo!

Paolo intercede per lo schiavo Onesimo e lo rimanda a Filemone perché lo accolga come amico e fratello in Cristo. Un credente in Gesù è un uomo che sa combattere ogni forma di schiavitù, ogni forma di prepotenza e di condizionamento verso gli altri. La forma di schiavitù fondamentale che ogni credente deve combattere è il dominio del peccato, è l’abituarsi alla logica di morte del peccato perché ci rende schiavi della sua logica di oscurità e di ribellione verso Dio. Occorre essere operatori di libertà e non semplicemente di una libertà sociologica-politica, perché questa non basta al cuore dell’uomo, ma la vera libertà è cooperare alla grazia di Dio, liberare la persona dal peccato e dalle strutture del peccato perché solamente in questa libertà c’è la libertà vera di Dio dove la persona diventa segno vivo di una libertà interiore presente nel suo cuore.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi pacifista e libertario, rendimi operatore di pace e veramente libero nella tua grazia e nella tua verità.  

Venerdì 16 novembre  
Santi del giorno: santa Margherita di Scozia, santa Gertrude di Helfta

Dalla seconda lettera di san Giovanni apostolo
Io, il Presbìtero, alla Signora eletta da Dio e ai suoi figli, che amo nella verità: grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell’amore. Mi sono molto rallegrato di aver trovato alcuni tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre. E ora prego te, o Signora, non per darti un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Questo è l’amore: camminare secondo i suoi comandamenti. Il comandamento che avete appreso da principio è questo: camminate nell’amore. Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo! Fate attenzione a voi stessi per non rovinare quello che abbiamo costruito e per ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non rimane nella dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi invece rimane nella dottrina, possiede il Padre e il Figlio.

L’apostolo Giovanni si rivolge ad una comunità chiamandola “Signora eletta da Dio” e annuncia l’esigenza del comandamento di amarsi nello stile, nella forza e nella grazia di Gesù. Questo amore di Gesù, in Gesù, con Gesù e per Gesù genera comunità di amore che contrastano il seduttore e l’anticristo che vorrebbe togliere dal cuore dell’uomo la verità e la libertà di Cristo in nome di una religione umanitaria, antropologica e della salvezza immediata. Invece Cristo ci annuncia una fede che ci porta la vera libertà, la vera dignità e la vera luce.  

Pensiero del giorno: Signore, aiutami a radicarmi fermamente nella tua Parola, solo così potrò essere di ostacolo all’anticristo, che vorrebbe rubarmi la tua Parola dal cuore.


Sabato 17 novembre
Santi del giorno: sant’Elisabetta d’Ungheria, sant’Ilda

Dalla terza lettera di san Giovanni apostolo
Carissimo [Gaio], tu ti comporti fedelmente in tutto ciò che fai in favore dei fratelli, benché stranieri.
Essi hanno dato testimonianza della tua carità davanti alla Chiesa; tu farai bene a provvedere loro il necessario per il viaggio in modo degno di Dio. Per il suo nome, infatti, essi sono partiti senza accettare nulla dai pagani. Noi perciò dobbiamo accogliere tali persone per diventare collaboratori della verità.

Giovanni si rivolge a Gaio e lo loda per la sua testimonianza di comportamento. Inoltre ricorda che i fratelli, benché stranieri, hanno dato testimonianza della sua carità effettiva ed affettiva. Inoltre san Giovanni ricorda questi primi missionari che partivano per amore del nome di Gesù ed andavano di comunità in comunità per espandere la vera testimonianza. Allora occorre essere missionari del nome, partire per il nome di Gesù, essere portatori della sua Parola e della sua grazia. La missione è valida anche oggi, perché il mondo non sta aspettando ideologie, in cui sta soffocando, ma sta aspettando missionari che annuncino la potenza di un nome, la potenza del Messia, Gesù; solamente lui sa che cosa c’è nel cuore dell’uomo e solamente lui sa come può liberare l’uomo dai condizionamenti e dalla stanchezza di tutto ciò che non nasce dal suo cuore.    

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che parta per la missione nel mio ambiente, con i miei amici, con i miei colleghi. Qual è questa missione che mi affidi? Essere diverso per il tuo nome, per la tua gloria e per la tua Parola. Oggi la diversità è la vera missione davanti ad una folla clonata nelle ideologie e nella stanchezza dell’esistere.
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