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13-18 giugno 2022

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
13-18 giugno 2022


Lunedì 13 giugno

Santi del giorno: sant’Antonio

Dal primo libro dei Re

In quel tempo, Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samarìa. Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri». Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri!». Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. Entrò da lui la moglie Gezabèle e gli domandò: «Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cèdimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un’altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”». Allora sua moglie Gezabèle gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!». Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l’accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia». Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabèle, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. Quindi mandarono a dire a Gezabèle: «Nabot è stato lapidato ed è morto». Appena Gezabèle sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: «Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto». Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.

Leggiamo oggi il racconto di Nabot di Izreel che non vuole cedere la vigna ad Acab, re d’Israele.  Gezabele, la moglie pagana di Acab, pur di avere questa vigna, fa accusare ingiustamente Nabot, che viene ucciso. Questa Parola ci mostra come l’intrigo e l’arroganza contrassegnano la vita dei prepotenti, di coloro che non temono, come direbbero il salmo e i profeti, di svendere i poveri per un paio di sandali, di coloro che mettono come priorità il guadagno, la vittoria e l’affare.
Anche oggi questa logica permane nel mondo, ispirata dal principe di questo mondo e dai suoi seguaci. Questa Parola ci ricorda però che la vittoria del bene sarà sempre certa sulla vittoria del male, che la disonestà e la corruzione generano la violenza, mentre l’umiltà, la fede e l’amore per Dio generano il servizio che dà la vita.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi mai corrotto e fa’ che non venga mai a compromesso con ciò che tu non vuoi, ma rimanga segno trasparente del tuo amore.  


Martedì 14 giugno
Santi del giorno: sant’Eliseo profeta, san Metodio

Dal primo libro dei Re

[Dopo che Nabot fu lapidato,] la Parola del Signore fu rivolta a Elìa il Tisbìta: «Su, scendi incontro ad Acab, re d’Israele, che abita a Samarìa; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. Poi parlerai a lui dicendo: “Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!”. Gli dirai anche: “Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue”».
Acab disse a Elìa: «Mi hai dunque trovato, o mio nemico?». Quello soggiunse: «Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. Renderò la tua casa come la casa di Geroboàmo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achìa, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. Anche riguardo a Gezabèle parla il Signore, dicendo: “I cani divoreranno Gezabèle nel campo di Izreèl”. Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo». In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua moglie Gezabèle l’aveva istigato. Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.
Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. La Parola del Signore fu rivolta a Elìa, il Tisbìta: «Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio».

La Parola di oggi ci presenta la reazione di Elia contro il re Acaz e contro Gezabele a causa della morte di Nabot. I profeti non hanno paura di redarguire anche i potenti, i profeti non hanno paura di annunciare la potenza di Dio che si schiera dalla parte dei deboli e degli oppressi, ma tutto questo diventa sempre un servizio d’amore e mai un’ideologia. Ciò che diventa ideologia è prodotto dall’arroganza e dalla superbia, ciò che diventa servizio d’amore è generato dalla potenza dello Spirito nel cuore di chi umilmente lo ascolta. Elia non ha paura di dire a Gezabele che ciò che ha fatto a Nabot sarà fatto a lei in maniera ancora più pesante. Acab, invece, si straccia le vesti, comincia a digiunare e chiede perdono, così ottiene la misericordia di Dio perché ha convertito il suo cuore dal male al bene. La Parola profetica, se viene accolta, è sempre una Parola che ci colloca in un cammino di conversione e ci dà la vita.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non mi preoccupi della conversione degli altri, ma sia attento alla mia conversione. Solamente se sarò convertito, porterò il frutto che tu aspetti da me.   


Mercoledì 15 giugno
Santi del giorno: san Vito, sant’Amos profeta

Dal secondo libro dei Re

In quei giorni, quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elìa, questi partì da Gàlgala con Elisèo. [Giunti a Gerico,] Elìa disse ad Elisèo: «Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano». Egli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò». E procedettero insieme.
Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. Elìa prese il suo mantello, l’arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull’asciutto. Appena furono passati, Elìa disse a Elisèo: «Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te». Elisèo rispose: «Due terzi del tuo spirito siano in me». Egli soggiunse: «Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà». Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elìa salì nel turbine verso il cielo. Elisèo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, carro d’Israele e suoi destrieri!». E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elìa, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. Prese il mantello, che era caduto a Elìa, e percosse le acque, dicendo: «Dov’è il Signore, Dio di Elìa?». Quando anch’egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Elisèo le attraversò.

Oggi la Parola ci presenta Elia che giunge a Gerico e dice ad Eliseo, il suo seguace e discepolo, che rimanga lì. Egli si allontana, prende il mantello, lo arrotola e le acque del Giordano si aprono, come durante l’esodo dall’Egitto. Il mantello del profeta, che è segno della protezione e dell’avvolgimento divino verso il suo servo, ottiene anche l’apertura del fiume perché il popolo possa passare ed arrivare alla terra promessa da Dio. E dopo questo ultimo segno, Elia, che sa che è giunta la sua fine, domanda ad Eliseo che cosa può fare per lui prima di andarsene  ed Eliseo chiede ad Elia due terzi del suo spirito. Elia, rapito su un carro di fuoco in un turbine, va al cielo, termina così la sua esistenza terrena senza conoscere la morte, ma rapito in cielo con Dio. Eliseo ne raccoglie il mantello e con quello percuote le acque del fiume Giordano, che si aprono anche per la potenza di Eliseo. L’eredità di un profeta non va mai perduta, continua nei figli dei profeti; l’eredità dei profeti forma altri discepoli, altri sedotti dall’amore di Dio, che aprono i fiumi che impediscono ai credenti di oggi di camminare spediti verso il Signore e verso la sua luce.    

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che la mia fecondità spirituale generi ancora figli per la tua Parola.


Giovedì 16 giugno
Santi del giorno: santi Quirico e Giulitta, sant’Aureliano.

Dal libro del Siràcide

Sorse Elìa profeta, come un fuoco;
la sua Parola bruciava come fiaccola.
Egli fece venire su di loro la carestia
e con zelo li ridusse a pochi.
Per la Parola del Signore chiuse il cielo
e così fece scendere per tre volte il fuoco.
Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi!
E chi può vantarsi di esserti uguale?
Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte
e dagl’inferi, per la Parola dell’Altissimo;
tu hai fatto precipitare re nella perdizione
e uomini gloriosi dal loro letto
e hai annientato il loro potere.
Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero,
sull’Oreb sentenze di condanna.
Hai unto re per la vendetta
e profeti come tuoi successori.
Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco,
su un carro di cavalli di fuoco;
tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri,
per placare l’ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio
e ristabilire le tribù di Giacobbe.
Beati coloro che ti hanno visto
e si sono addormentati nell’amore,
perché è certo che anche noi vivremo
ma dopo la morte la nostra fama non perdurerà.
Appena Elìa fu avvolto dal turbine,
Elisèo fu ripieno del suo spirito;
nei suoi giorni non tremò davanti a nessun principe
e nessuno riuscì a dominarlo.
Nulla fu troppo grande per lui,
e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.
Nella sua vita compì prodigi,
e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.

Oggi la Parola ci propone la celebrazione e l’elogio del profeta Elia, tratti dal libro sapienziale del Siracide. Questo brano esalta la vita di Elia, paragonata ad un fuoco, la sua parola, bruciante come fiaccola, la sua potenza sulla pioggia, nel risuscitare i morti e nell’ungere i re, la sua fine gloriosa, rapito sul carro di fuoco. Il Siracide afferma che nulla fu troppo grande per lui, anche nel sepolcro il suo corpo profetizzò e nella sua vita compì prodigi e dopo la morte meravigliose furono le sue opere. Un profeta, quando passa nella storia, imprime un segno, imprime una presenza, perché è profeta in nome di una creatività, di una potenza, di una diversità dello Spirito che lo fa attraversare la storia dell’uomo e lo porta a proclamare con forza la creatività e la diversità di Dio. In un mondo che dà elogi a tutto ciò che non è di Dio e che non è profetico, la Parola oggi ci dice che l’elogio e la lode vanno solo agli uomini generati da Dio che hanno aiutato l’umanità a ritrovare Dio.   

Pensiero del giorno: Signore, il più bell’elogio che potrei ricevere alla mia morte è questo: è stato un cristiano fecondo e ha portato a Dio altri figli.


Venerdì 17 giugno
Santi del giorno: san Raniero.

Dal secondo libro dei Re

In quei giorni, Atalìa, madre di Acazìa, visto che era morto suo figlio, si accinse a sterminare tutta la discendenza regale. Ma Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazìa, prese Ioas, figlio di Acazìa, sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalìa ed egli non fu messo a morte. Rimase nascosto presso di lei nel tempio del Signore per sei anni; intanto Atalìa regnava sul paese. Il settimo anno Ioiadà mandò a chiamare i comandanti delle centinaia dei Carii e delle guardie e li fece venire presso di sé nel tempio del Signore. Egli concluse con loro un’alleanza, facendoli giurare nel tempio del Signore; quindi mostrò loro il figlio del re. I comandanti delle centinaia fecero quanto aveva disposto il sacerdote Ioiadà. Ognuno prese i suoi uomini, quelli che entravano in servizio il sabato e quelli che smontavano il sabato, e andarono dal sacerdote Ioiadà. Il sacerdote consegnò ai comandanti di centinaia lance e scudi, già appartenenti al re Davide, che erano nel tempio del Signore. Le guardie, ognuno con l’arma in pugno, si disposero dall’angolo destro del tempio fino all’angolo sinistro, lungo l’altare e l’edificio, in modo da circondare il re. Allora Ioiadà fece uscire il figlio del re e gli consegnò il diadema e il mandato; lo proclamarono re e lo unsero. Gli astanti batterono le mani e acclamarono: «Viva il re!».
Quando sentì il clamore delle guardie e del popolo, Atalìa si presentò al popolo nel tempio del Signore. Guardò, ed ecco che il re stava presso la colonna secondo l’usanza, i comandanti e i trombettieri erano presso il re, mentre tutto il popolo della terra era in festa e suonava le trombe. Atalìa si stracciò le vesti e gridò: «Congiura, congiura!». Il sacerdote Ioiadà ordinò ai comandanti delle centinaia, preposti all’esercito: «Conducetela fuori in mezzo alle file e chiunque la segue venga ucciso di spada». Il sacerdote infatti aveva detto: «Non sia uccisa nel tempio del Signore». Le misero addosso le mani ed essa raggiunse la reggia attraverso l’ingresso dei Cavalli e là fu uccisa. Ioiadà concluse un’alleanza fra il Signore, il re e il popolo, affinché fosse il popolo del Signore, e così pure fra il re e il popolo. Tutto il popolo della terra entrò nel tempio di Baal e lo demolì, ne fece a pezzi completamente gli altari e le immagini e ammazzò Mattàn, sacerdote di Baal, davanti agli altari. Il sacerdote Ioiadà mise sorveglianti al tempio del Signore.
Tutto il popolo della terra era in festa e la città rimase tranquilla: Atalìa era stata uccisa con la spada nella reggia.

Oggi la Parola ci parla dei complotti che avvennero nella monarchia d’Israele con la madre di Acazia, Atalìa, la quale, alla morte del figlio, voleva sterminare tutta la discendenza regale, ma il sacerdote Ioiadà salvò il futuro re nascondendolo, poi, al momento opportuno, lo proclamò re, gli consegnò il diadema ed il mandato. Gli arroganti e i prepotenti vogliono uccidere la genealogia dei figli di Dio, la civiltà della morte ha paura della vita, ma coloro che vengono da Dio e sono mossi dallo Spirito di Dio salvano i chiamati alla vita e salvano gli unti del Signore. Quando aiuteremo le persone a riscoprire la loro regalità battesimale e la loro forza di testimoni con la grazia, noi porteremo queste persone a gustare e vedere l’amore del Signore e a diventare segni della sua gloria. Ecco perché la Parola di oggi ci ricorda che chi viene da Dio è sempre per la vita, per la maturità e per la gioia degli altri.
  
Pensiero del giorno: Signore, allontanami dagli intrighi e rendimi segno trasparente e onesto del tuo amore.


Sabato 18 giugno
Santi del giorno: san Gregorio Barbarigo, san Calogero, san Leonzio.

Dal secondo libro delle Cronache

Dopo la morte di Ioiadà, i comandanti di Giuda andarono a prostrarsi davanti al re, che allora diede loro ascolto. Costoro trascurarono il tempio del Signore, Dio dei loro padri, per venerare i pali sacri e gli idoli. Per questa loro colpa l’ira di Dio fu su Giuda e su Gerusalemme. Il Signore mandò loro profeti perché li facessero ritornare a lui. Questi testimoniavano contro di loro, ma non furono ascoltati.
Allora lo spirito di Dio investì Zaccarìa, figlio del sacerdote Ioiadà, che si alzò in mezzo al popolo e disse: «Dice Dio: “Perché trasgredite i comandi del Signore? Per questo non avete successo; poiché avete abbandonato il Signore, anch’egli vi abbandona”». Ma congiurarono contro di lui e per ordine del re lo lapidarono nel cortile del tempio del Signore. Il re Ioas non si ricordò del favore fattogli da Ioiadà, padre di Zaccarìa, ma ne uccise il figlio, che morendo disse: «Il Signore veda e ne chieda conto!».
All’inizio dell’anno successivo salì contro Ioas l’esercito degli Aramei. Essi vennero in Giuda e a Gerusalemme, sterminarono fra il popolo tutti i comandanti e inviarono l’intero bottino al re di Damasco. L’esercito degli Aramei era venuto con pochi uomini, ma il Signore mise nelle loro mani un grande esercito, perché essi avevano abbandonato il Signore, Dio dei loro padri. Essi fecero giustizia di Ioas. Quando furono partiti, lasciandolo gravemente malato, i suoi ministri ordirono una congiura contro di lui, perché aveva versato il sangue del figlio del sacerdote Ioiadà, e lo uccisero nel suo letto. Così egli morì e lo seppellirono nella Città di Davide, ma non nei sepolcri dei re.

Dopo la morte di Ioiadà, i comandanti di Giuda andarono a prostrasi davanti al re, che diede loro ascolto. Costoro trascurarono molto il tempio del Signore e ricaddero nell’idolatria. Durante questo momento di apostasia del popolo d’Israele lo spirito di Dio investì Zaccaria, figlio del sacerdote Ioiadà, che si alzò di mezzo al popolo e lo rimproverò per il tradimento della fede dei padri e per il tradimento dell’alleanza di Dio. Zaccaria venne ascoltato e la storia d’Israele continuò tra apostasia e grazia di Dio, tra luce e tenebra. L’anno successivo venne Ioas, capo dell’esercito arameo, che giunto in Giuda, sterminò tutto il popolo. Il bottino venne inviato al re di Damasco.
Quando un popolo abbandona la vera fede, quando un popolo abbandona il primato di Dio, prepara la morte di se stesso come popolo, come civiltà e come storia. I profeti sono coloro che accompagnano la storia, ricordando che Dio deve avere la priorità d’amore. Solo così la storia dell’uomo, intersecandosi con la storia di Dio, formerà la storia della salvezza e delle grandi opere del Signore.   

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che il tuo Spirito prenda la mia vita, prenda il mio cuore e mi renda segno forte e fedele in un mondo e in una storia che ti hanno tradito, svendendoti e non proclamandoti Signore della vita.   
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