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13-18 settembre 2021

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
13 – 18 settembre 2021


Lunedì 13 settembre

Santi del giorno: san Giovanni Crisostomo, san Maurillio

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.


Il vangelo di oggi ci mostra il centurione che va a pregare Gesù perché guarisca il servo a lui molto caro. Che bella questa figura del centurione, un militare, un pagano, che va a Gesù e da Lui cerca insistentemente qualcosa. Gesù attrae anche oggi tanta gente apparentemente pagana e non praticante, lo Spirito santo opera insistentemente anche nel cuore di tante persone che forse non collochiamo nella pratica religiosa regolare, perché la grazia di attrazione di Gesù è misteriosa, ma efficace. Vogliamo anche noi essere i collaboratori della grazia misteriosa di Gesù avvicinando persone che non ci sembrano ancora dentro un’esperienza di fede completa e ricordando che a noi non spetta il giudizio, ma solo l’amore e l’apertura del cuore.
Pensiero del giorno: Gesù fa’ che da questo centurione impari a venire verso di Te sempre nella fiducia che Tu accoglierai la mia preghiera.


Martedì 14 settembre

Santi del giorno: esaltazione della santa Croce, san Gabriele T.D.

Dal libro dei Numeri
In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Oggi, nella festa dell’Esaltazione della Croce, leggiamo dal libro dei Numeri l’episodio dei serpenti  brucianti e del serpente di bronzo issato sull’asta in cui i Padri della chiesa hanno sempre visto il Signore Gesù crocifisso e glorioso. Oggi vogliamo soffermarci su questi serpenti brucianti; essi non fanno rumore, strisciano, aggrediscono di sorpresa, si mimetizzano, ma avvelenano. Anche il nostro tempo è segnato da questo gran numero di serpenti brucianti che sono tutte quelle ideologie, culture, modi di essere e di fare che chiaramente si oppongono a Cristo e  alla signoria di Gesù, alla regalità di Gesù, il Signore. Oggi vorremmo un cristianesimo annacquato in un dialogo che non costa prese di posizione, opposizioni o schieramenti, ma quando Gesù è stato innalzato sulla croce, ha fatto verità perché sotto la croce rimase quel piccolo numero, quel piccolo resto, quel piccolo popolo che simboleggiava il nuovo popolo dell’amore: la chiesa. Gesù crocifisso e la Croce gloriosa ci ricordano che non possiamo barattare Gesù, vendere Gesù, svendere la radicalità della verità che dona ai nostri cuori una libertà unica e senza prezzo. La Parola ci ricorda che viviamo in mezzo a questi serpenti e pensare che un serpente non sia più velenoso e non morda più è da ingenui, perciò pensare oggi che certe ideologie, certe filosofie e certe dottrine che si oppongono a Cristo siano buone è da persone insipienti e ingenue.
Dalla gloriosa croce Gesù ci ripete quella parola di appartenenza e di verità: “O con me o contro di me”. Guardare la croce è questione di vita o di morte, se guardiamo la croce il morso del veleno non ci farà alcun male perché l’antidoto del sangue di Gesù crocifisso ci purificherà e ci risanerà, ma se non guardiamo più il centro dell’amore, che è la croce, il serpente non si convertirà in agnello e moriremo.             

Pensiero del giorno: Signore, il segno glorioso della tua Croce è segno di vita, fa’ che non lo renda solamente un segno di scaramanzia.   
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Il vangelo di Giovanni ci racconta il dialogo tra Gesù e Nicodemo. Gesù dice a Nicodemo che nessuno è mai salito al cielo, se non il figlio dell’uomo e come Mosè innalzò il serpente nel deserto così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo. L’innalzamento di Gesù è la nostra salvezza.  Gesù innalzato sulla croce è diventato il vero albero della vita, nel nuovo eden che è il suo cuore aperto e donato a ciascuno di noi. Gesù l’aveva promesso: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”: guardare a Gesù crocifisso non è semplice devozionismo della sua passione e delle sue piaghe, guardare a Gesù crocifisso è guardare a quel prezzo dell’amore che non ha prezzo, è guardare a quell’amore che è giunto all’estremo dell’amore. Quando guardo colui che è innalzato, allora sarò attirato nel mistero del volto di Dio, di un Dio che ci ha lasciato un’unica icona: il Figlio crocifisso perché nessuno abbia paura di avvicinarsi al suo amore. Gesù innalzato è la vera ed unica speranza della vita.

Pensiero del giorno: Gesù, aiuta i miei occhi a guardare sempre in alto dove tu mi mostri il prezzo dell’amore perché anch’io diventi capace di un amore senza prezzo come il tuo.    


Mercoledì 15 settembre    
Santi del giorno: B. V. Addolorata, santa Caterina da Genova.

Dalla lettera agli Ebrei
Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

Oggi la liturgia ci propone un brano della lettera agli Ebrei che ci presenta Cristo nei suoi giorni di vita terrena, nel mistero della sua passione, delle sue preghiere, delle sue suppliche, delle sue forti grida e delle sue lacrime, di Gesù che si è abbandonato nell’abbandono che il Padre gli ha fatto bere nella passione, di questo Gesù che ha imparato l’obbedienza da ciò che patì. La madre dei dolori ci porta a questa scuola, a questa testimonianza viva di un Gesù che, per amore, ha dato tutto e ha consegnato alla madre il suo testamento d’amore, facendola diventare madre di parto con le sue lacrime per ognuno di noi. Così parafrasando ciò che disse Ambrogio a Monica: “Un figlio di tante lacrime non può andare perduto”, per ognuno di noi potremmo dire: un figlio di tante lacrime di Maria non può andare perduto, perché la Madre Maria ci genera e ci partorisce con le sue lacrime d’amore anche nella storia odierna. La madre del dolore ci ricorda che ogni lacrima che lei ha sparso per noi è un mare di misericordia attraverso il quale possiamo presentarci al Cristo crocifisso e follemente innamorato di noi.  
Pensiero del giorno: Cara Madre, fa’ che le tue lacrime siano la pioggia vivificante della mia conversione, fa’ che non dimentichi la tua maternità per non essere figlio di nessuno o meglio delle matrigne di questo mondo.


Giovedì 16 settembre
Santi del giorno Cornelio e Cipriano martiri

CORNELIO (251-253), pontefice e pastore di animo grande e misericordioso, molto operò per il recupero e la riconciliazione dei cristiani che avevano ceduto alle persecuzioni, mentre difese l’unità della Chiesa contro gli scismatici novazioni, confortato dalla solidarietà di san Cipriano. Morì a Civitavecchia (Roma), esiliato dall’imperatore Gallo, e fu sepolto nel cimitero di Callisto.
CIPRIANO (Cartagine, Tunisia, c.210 – Sesti, presso Cartagine, 14 settembre 258), convertitosi dal paganesimo nel 245, divenne vescovo di Cartagine nel 249. Fra i massimi esponenti, insieme a Tertulliano, della prima latinità cristiana, nel suo magistero diede un notevole contributo alla dottrina sull’unità della Chiesa raccolta intorno all’Eucaristia sotto la guida del vescovo. Morì martire nella persecuzione di Valeriano.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, nessuno disprezzi la tua giovane età, ma sii di esempio ai fedeli nel parlare, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza. In attesa del mio arrivo, dèdicati alla lettura, all’esortazione e all’insegnamento. Non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito, mediante una parola profetica, con l’imposizione delle mani da parte dei presbìteri. Abbi cura di queste cose, dèdicati ad esse interamente, perché tutti vedano il tuo progresso. Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: così facendo, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano.

Paolo esorta Timoteo ad essere di esempio ai fedeli nonostante la sua giovane età. È compito di un vescovo, dice Paolo, la lettura della Parola, l’esortazione, l’insegnamento e Paolo ricorda a Timoteo di ravvivare in lui ciò che fu trasmesso con l’imposizione delle mani mediante una parola profetica sulla sua vita. Il dono di Dio viene ravvivato dalla forza dello Spirito, dalla creatività dello Spirito, dal fascino dello Spirito. Quando un dono di Dio non viene più ravvivato nella docilità allo Spirito e nella sua signoria, si riduce ad essere un atteggiamento buono, politicamente corretto e socialmente disponibile, invece i doni di Dio sono eventi di grazia, meteore di luce, forza divina nella nostra vita che non devono morire nell’abitudine senza vita, ma devono essere ravvivati dal soffio e dall’energia dello Spirito. Oggi la chiesa ha bisogno di questa onda carismatica, di questa irruzione carismatica, che non è un’effervescenza rumorosa musicale, ma è una vita totalmente travolta dall’amore di Dio che diventa fiamma di ardore in un mondo dove la glacialità della ragione ha fatto scomparire il sentimento.         
Pensiero del giorno: Signore, rendimi un carismatico obbediente nel mistero della chiesa; mai cortigiano di nessun potente.  
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Il vangelo di Luca ci presenta la donna peccatrice che entra nella casa di Simone il fariseo e cosparge di nardo profumato i piedi di Gesù, piangendo ai suoi piedi i propri peccati. Gesù ha difeso questa donna, Gesù ha accolto la modalità espressiva dell’amore di questa donna, perché Gesù ci insegna che ogni persona va accolta con il suo cuore, con il suo modo di essere e con la sua sete d’amore. Non vogliamo essere come Simone il fariseo che aveva misurato quella donna secondo i suoi schemi e secondo la sua testa, vogliamo essere come Gesù, capace di una lettura dei cuori, una lettura interiore e un’accoglienza di modalità che agli occhi dei perbenisti sembrano inopportune, ma agli occhi del Maestro vengono elevate a dignità d’amore.
Pensiero del giorno: fa’ o Signore, che non giudichi mai con le apparenze, ma che giudichi nell’amore della profondità del cuore dove ognuno è una strada unica ed un alfabeto originale.


Venerdì 17 settembre     
Santi del giorno: san Roberto Bellarmino, santa Colomba

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, questo devi insegnare e raccomandare. Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina conforme alla vera religiosità, è accecato dall’orgoglio, non comprende nulla ed è un maniaco di questioni oziose e discussioni inutili. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la religione come fonte di guadagno. Certo, la religione è un grande guadagno, purché sappiamo accontentarci! Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci. Quelli invece che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti. Ma tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.

Paolo ricorda a Timoteo che la vera dottrina non è perdersi in questioni oziose e secondarie e nemmeno perdersi in minuzie che generano invidie, litigi, maldicenze, sospetti cattivi e conflitti di uomini corrotti. Quando l’esperienza della fede non ha il grande respiro dello Spirito, tutto diventa piccolezza, pettegolezzo, guerra, ostilità. Quanto fanno male alle nostre comunità questi atteggiamenti che non nascono dallo Spirito, ma da letture oziose e capziose di punti di vista! Paolo ci ricorda che già ai tempi apostolici le comunità erano ammalate di questi atteggiamenti e i pericoli sono sempre gli stessi: che il punto di vista di qualcuno non diventi  dominante, illuminante e orientante un’intera comunità o che il punto di vista di pochi diventi una lobby di potere per sottomettere una comunità che non sia più matura e aperta al soffio dello Spirito. Come rimedio Paolo Invita Timoteo ad essere un uomo di Dio. Se le nostre comunità saranno popolate da uomini  e da donne di Dio che combattono la buona battaglia della fede, torneranno ad essere grembi, luoghi, eventi di riferimento per molte persone, perché non saranno il prolungamento della Croce Rossa, ma saranno grembi dove il vino nuovo dello Spirito e dove l’audacia dello Spirito riossigeneranno le vite, le esistenze e i cuori nell’audacia di Dio.           
Pensiero del giorno: Signore, o uomo di Dio o nulla. Non farmi sconti.  
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Luca ci presenta Gesù che predicava in città e villaggi, accompagnato da alcune donne guarite da spiriti cattivi e da infermità, tra cui Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e molte altre. Che bello questo vangelo nel quale vediamo Gesù difensore accogliente del genio femminile. Gesù, a differenza dei rabbini del suo tempo, ha amato le donne, ne ha amato l’intelligenza, il cuore, l’amore e la generosità. Il genio femminile di una donna è veramente un dono che Dio ha dato alle nostre sorelle che sono la maggioranza dell’umanità. Gesù le ha amate, Gesù si è fatto servire dal loro amore e dalla loro femminilità ardente, perché le donne non calcolano, ma amano, seguono, servono, sono fedeli. Gesù ci ricorda che veramente nelle donne si manifesta molte volte la tenerezza del Padre e l’amore grande di Gesù.
Pensiero del giorno: Signore, libera le donne da pretese femministe e dà ad ogni donna la grazia di scoprire la sua dignità in Maria, la madre unica del tuo figlio, la vera donna libera, la vera donna incandescente d’amore.


Sabato 18 settembre
Santi del giorno: san Giuseppe da Copertino, sant’Eustorgio

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,
che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,
il beato e unico Sovrano,
il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità
e abita una luce inaccessibile:
nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.
A lui onore e potenza per sempre. Amen.
Paolo a Timoteo ricorda tutta la testimonianza di Gesù Cristo che diede la sua vita per noi davanti a Ponzio Pilato e gli raccomanda di conservare senza macchia ed irreprensibile il comandamento e il deposito della fede perché l’esperienza della fede sia fondata sulla Parola di Dio, sulla testimonianza apostolica e non sulle mode culturali o sugli atteggiamenti teologici parziali che rendono frantumata la bellezza e lo splendore della verità. Conservare il deposito della fede non è da conservatori arroccati su posizioni dure, ma è essere preoccupati che il fiume di grazia, di amore e di luce, che è la fede rivelata e radicata nella parola di Gesù e nella tradizione apostolica, possa essere quel fiume che risana anche il nostro tempo, così ammalato e così colpito dai virus di mode culturali che vorrebbero offuscare l’unica verità, l’unica gloria e l’unica libertà che è di Gesù, il Signore.   
Pensiero del giorno: Signore, non voglio essere un cattolico progressista usando la tua Parola per ridurla a ideologia sociale, voglio essere radicato nella tua Parola e nella tua fede, nel fascino della tua sovranità e della tua bellezza.  
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