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14-19 ottobre 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
14-19 ottobre 2019


Lunedì 14 ottobre

Santi del giorno: san Callisto, san Venanzio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!

Oggi cominciamo a leggere la lettera di san Paolo ai Romani. l’ apostolo si presenta a questa comunità in maniera chiara: servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata con la missione di annunciare il vangelo di Dio. Oggi in tanti consacrati e in tanti cristiani questa identità si è scolorita, oggi l’identità vera dei credenti, che è l’identità divina, si è appannata ed abbiamo sostituito l’identità dell’appartenenza a Dio per mezzo di Cristo con un generico buonismo e una generica disponibilità, abbiamo svuotato l’esigenza della Parola e della fede per renderla un dialogo inoffensivo che non disturbi nessuno, siamo arrivati a un’apertura totale dando l’impressione ai piccoli e ai poveri di fede che in Dio sia tutto indifferente, sia tutto permesso, tutto tollerato ed accolto. Invece Paolo sente forte questa missione di ricondurre all’obbedienza della fede tutte le genti. Oggi abbiamo perso questo mordente in nome di un’apertura e di un ecumenismo che però svuota l’esigenze esigente della Parola di Dio la quale ci ricorda che bisogna ricondurre all’obbedienza della fede tutte le genti a gloria del suo nome.  

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi un “ammorbidente” della tua Parola, ma un fuoco vivo della tua Parola che non conosce compromessi, è esigente e perciò è Parola di salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.  Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Gesù dice che la sua generazione era malvagia perché cercava un segno, ma avrebbe avuto solo il segno di Giona. Anche la nostra generazione molte volte cerca esperienze di fede ricche di segni, di soprannaturale, ma povere di conversione. La vera esperienza di fede nasce dall’ascolto, come successe agli abitanti di Ninive che si convertirono alla predicazione di Giona. È l’ascolto della Parola il primo grande segno della nostra totale adesione al Signore che passa. In questo nostro tempo di supermercato religioso, in cui ciascuno vuole esperienze religiose al borotalco che siano gratificanti, brevi, immediate e visibili, il Signore Gesù ci mostra il pane buono e il pane forte dell’ascolto della Parola.  

Pensiero del giorno: Signore, non farmi diventare cercatore di segni, ma fammi diventare ricercatore di Te.


Martedì 15 ottobre
Santi del giorno: santa Teresa di Avila, dottore della Chiesa. Nacque ad Avila nel 1515, collaborò con san Giovanni della Croce per riformare l’Ordine Carmelitano. È una santa che ha vibrato d’amore per Gesù. I suoi scritti sono ancora oggi una fonte preziosa di luce per la chiesa.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, io non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco. In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: «Il giusto per fede vivrà». Infatti l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute.
Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.

Paolo non si vergogna del vangelo ed ai romani “ruggisce” con una Parola profetica di denuncia di tutti gli atteggiamenti e le empietà erronee della comunità. Ruggisce contro coloro che negano Dio, contro coloro che non ringraziano Dio, contro coloro che hanno scambiato la gloria di Dio con un’immagine, una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.  Paolo pronuncia una Parola di una pregnanza e di una potenza veramente profetiche e dice che Dio li ha abbandonati alle impurità. L’impurità è la manifestazione dell’idolatria e del vuoto del cuore. Dio non patteggia con il male.
Oggi la Parola è una profezia e una denuncia contro un atteggiamento ricorrente anche all’interno della chiesa: abbiamo sostituito la religione di Dio con la religione dell’uomo, oggi non ci sono più quadrupedi o rettili, ma c’è l’uomo eretto a dio, la religione dell’uomo, tradimento della verità di Dio.    

Pensiero del giorno: Signore, dammi la grazia della schiettezza, dell’audacia e del ruggito profetico di san Paolo; non rendermi una persona inoffensiva, perché sarei sale senza sapore.  

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.  Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Gesù oggi ci racconta di quel fariseo che si meravigliò che Gesù non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo e Gesù rispose al fariseo che essi pulivano l’esterno del bicchiere e del piatto, ma non pulivano l’interno del loro cuore. Quante volte anche noi siamo schiavi di modalità, di apparenze, di rituali rassicuranti con i quali ovattiamo la nostra vita in una ricerca d’amore e di sicurezza, invece il Signore Gesù oggi ci dice che dobbiamo lasciar fare alla sua Parola che purifica l’interno della nostra vita, pieno di avidità e di cattiveria. L’ascolto fedele ed umile della Parola è questo intervento meraviglioso del Signore sul nostro dentro: la Parola ci rende puliti della pulizia di Dio e nel nostro cuore purificato dalla Parola, Dio si compiace.

Pensiero del giorno: Signore, non farmi un maniaco di osservanze e di modalità che servono solo per riempire il vuoto che ho dentro di me, ma rendimi capace di farmi purificare dalla potenza della tua Parola e della tua grazia per essere lode della tua gloria.


Mercoledì 16 ottobre
Santi del giorno: santa Margherita Maria Alacoque, santa confidente del Sacro Cuore di Gesù, nacque in Borgogna nel 1647 in pieno giansenismo che faceva allontanare le anime dall’amore di Gesù, e in forza delle visioni del sacro cuore, portò nella chiesa una grande corrente di spiritualità che si è visibilizzata nella pia pratica dei primi nove venerdì del mese.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Chiunque tu sia, o uomo che giudichi, non hai alcun motivo di scusa perché, mentre giudichi l’altro, condanni te stesso; tu che giudichi, infatti, fai le medesime cose. Eppure noi sappiamo che il giudizio di Dio contro quelli che commettono tali cose è secondo verità.
Tu che giudichi quelli che commettono tali azioni e intanto le fai tu stesso, pensi forse di sfuggire al giudizio di Dio? O disprezzi la ricchezza della sua bontà, della sua clemenza e della sua magnanimità, senza riconoscere che la bontà di Dio ti spinge alla conversione?
Tu, però, con il tuo cuore duro e ostinato, accumuli collera su di te per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che, perseverando nelle opere di bene, cercano gloria, onore, incorruttibilità; ira e sdegno contro coloro che, per ribellione, disobbediscono alla verità e obbediscono all’ingiustizia.
Tribolazione e angoscia su ogni uomo che opera il male, sul Giudeo, prima, come sul Greco; gloria invece, onore e pace per chi opera il bene, per il Giudeo, prima, come per il Greco: Dio infatti non fa preferenza di persone.

Paolo esorta e richiama i Romani a non giudicare gli altri, perché noi stessi non abbiamo nessuna scusante e, quando giudichiamo gli altri, anche noi commettiamo le medesime cose. Il giudizio degli altri nasce da un cuore duro ed ostinato che accumula la collera e l’ira di Dio su se stesso. L’apostolo richiama tutti alla conversione che è spinta dalla bontà di Dio. Convertirsi è veramente rimettere la verità di Dio al centro del cuore, della mente, delle forze, della vita.
Ignoriamo Dio, abbiamo paura della sua esigente verità e ci accontentiamo della tirannia delle ideologie. La Parola di Paolo, che oggi sarebbe contestata dalle frange tolleranti e buonistiche che lo incolperebbero di essere chiuso, intollerante e terrorista, ci ricorda l’esigenza della verità di Dio, base di ogni conversione.  

Pensiero del giorno: Signore, la conversione è un dovere impellente anche per me e non mi permette di perdere tempo per verificare la conversione degli altri.  

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Il vangelo di oggi ci mostra Gesù che rimprovera i farisei, accurati osservanti di norme secondarie e amanti dell’immagine, del primo posto e della riverenze. Anche noi potremmo correre il rischio di essere uomini e donne d’immagine che diventano censori e regolatori degli altri con abbondanza di norme, di giudizi e di legislazione, invece l’uomo e la donna che incontrano Gesù sono figli della libertà di Dio. Quando si incontra Gesù, non si è più un sepolcro pieno del marciume di una vita senza Gesù, ma si diventa uomini e donne liberati dalla grazia di Dio per respirare quel grande amore che Gesù è venuto a portare e che supera ogni modalità e ogni regola.   

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi fissista di piccole norme e di piccoli schemi, ma rendimi un grande uomo audace nell’amore e nella libertà che nasce da Te.


Giovedì 17 ottobre
Santi del giorno: sant’Ignazio d’Antiochia, grande padre della chiesa, subì il martirio a Roma nell’anno 107 e, andando al martirio, scrisse alcune bellissime lettere alle comunità cristiane che attraversava.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, ora, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù.
È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, così da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesù.
Dove dunque sta il vanto? È stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge.
Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche delle genti? Certo, anche delle genti! Poiché unico è Dio.

Paolo proclama la superiorità della salvezza e della giustizia di Dio di fronte alla legge. Egli porta avanti una polemica antiebraica perché per gli Ebrei la legge era diventata il centro dell’esperienza, invece Paolo dice che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia. Paolo proclama il primato della grazia sulla ferrea logica della legge. La grazia si contrappone alla legge, infatti Paolo ripete che noi non veniamo resi giusti dalle opere della legge, ma per la fede e sottolinea la priorità della fede, la signoria della fede, la priorità della grazia, la signoria della grazia. Oggi si tende a riferire l’annuncio cristiano ad una generica esortazione sociale di giustizia umana e di lotta contro la povertà, ma questa non è l’esigenza esigente della Parola. Noi non veniamo salvati per la nostra operatività buonistica, come oggi molti pensano arrivando anche ad affermare che nel cristianesimo non servono più la preghiera, i sacramenti, la contemplazione, ma basta essere attenti ai bisogni dell’uomo. Questo è un grande errore, è andare fuori strada dalla verità di Dio.  

Pensiero del giorno: Signore, tu mi dai la tua Parola che non è né ideologia né filosofia, ma è verità che combatte le ideologie che non sono figlie della verità.  

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche Parola uscita dalla sua stessa bocca.

Il vangelo di oggi ci mostra Gesù che rimprovera coloro che hanno costruito sepolcri ai profeti e li hanno uccisi. Quanto è facile uccidere i profeti! Uccidi i profeti quando ne demolisci la parola che viene da Dio, quando ridicolizzi il suo richiamo d’amore per il tuo cuore, quando fai di te stesso e della tua Parola il centro della tua vita. Ma il Signore dice che le generazioni che uccidono i profeti dovranno renderne conto. Anche la nostra generazione è una produttrice abbondante di alibi per non accogliere il Signore e la sua Parola, per non credere alla sua salvezza, ma verrà un giorno in cui anche tutti gli alibi che ci costruiamo si frantumeranno e allora forse rimpiangeremo di non aver accolto la radicalità libera dei profeti che volevano essere i collaboratori della nostra libertà e della nostra gioia in Gesù.   

Pensiero del giorno: Signore Gesù, liberami dall’andare a pregare davanti ai sepolcri dei santi che magari sono stati uccisi dall’ingratitudine umana, ma rendimi invece un cuore aperto al messaggio dei tuoi profeti e dei tuoi santi che sono gli unici argomenti forti per la vera conversione di ciascuno di noi.


Venerdì 18 ottobre
Santi del giorno: san Luca evangelista, nacque ad Antiochia, era medico; dopo la conversione si mise al servizio di Paolo. È considerato l’autore del Vangelo che porta il suo nome e degli Atti degli Apostoli. Le sue spoglie sono conservate a Padova, a santa Giustina. È l’evangelista della bontà e della misericordia del Signore.  

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo, ed è partito per Tessalònica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. Prendi con te Marco e portalo, perché mi sarà utile per il ministero. Ho inviato Tìchico a Èfeso. Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Tròade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene. Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni: il Signore gli renderà secondo le sue opere. Anche tu guàrdati da lui, perché si è accanito contro la nostra predicazione. Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero.
Oggi leggiamo un brano della seconda lettera a Timoteo in cui Paolo racconta gli eventi della sua vita recente a Timoteo, suo figlio carissimo. L’apostolo racconta che Dema l’ha abbandonato, preferendo il mondo, Crescente, un altro collaboratore, si trova in Galazia, Tito in Dalmazia, solo Luca è con lui. Da questa lettera sappiamo che Luca, l’evangelista della misericordia di Dio, era un amico caro a Paolo. L’apostolo ha generato nella fede molti credenti ed è stato anche capace, attraverso la grazia di Dio, di suscitare collaboratori per la corsa del vangelo, ma ha anche avuto la prova di vedersi abbandonato da tutti quando ha dovuto essere giudicato da un tribunale, quindi ha provato l’abbandono, ma ha sentito più fortemente il Signore vicino a lui. Questa Parola di Dio ci vuole ricordare che, se anche tutti ci abbandonassero, Egli rimarrebbe, ci sarebbe vicino e ci darebbe forza, perché Gesù  non tradisce mai, è veramente una presenza fedele nella nostra vita. Molte volte dimentichiamo questo, sentendoci soli e inadatti con le nostre forze a portare avanti il vangelo. Gesù  non solo ci è vicino, ma ci precede sempre.   
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che anch’io, come Paolo, ricordi i nomi delle persone care e in ogni nome possa presentare a Te il cuore, il desiderio e la storia di quella persona.
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Il vangelo di oggi ci mostra Gesù che designa altri 72 discepoli e li manda a due a due in ogni città e in ogni luogo. Il Signore manda, la messe è abbondante, ma sono pochi gli operai, non solo in senso numerico, sono pochi i veri operai che vanno per cogliere la messe del Signore e non per essere protagonisti della loro bravura e della loro strategia. Gli operai della messe vengono mandati da Gesù nella forza del suo mandato e del suo nome per raccogliere la sua messe, per contribuire alla sua gloria e non per essere protagonisti inopportuni di se stessi.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, liberami dall’essere un protagonista arrogante e superbo della mia persona e della mia pseudo bravura, ma rendimi operaio curvo e nascosto che lavora solo per la tua gloria.


Sabato 19 ottobre
Santi del giorno: santi Giovanni de Brebeuf e Isacco Jogues, gesuiti, svolsero il loro apostolato tra i pellerossa dell’America settentrionale, gli Uroni. Vennero trucidati dagli Irochesi uniti agli Uroni. Sono denominati “martiri del Canada”.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede.
Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.
Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza».

Paolo parla ancora della legge e polemizza contro la sua arroganza, perché gli Ebrei la ritenevano il fondamento dell’esperienza della fede. L’apostolo proclama anche qui la priorità della fede e dice che si diventa eredi in virtù della fede e della grazia, non della legge.
Paolo aveva fatto l’esperienza fanatica della legge e dell’ebraismo, ma a Damasco Gesù gli cambiò il cuore e la vita, allora divenne il grande testimone e il grande araldo della priorità e dell’efficacia della grazia.
Oggi troppe persone credenti non si pongono più la domanda che per tanti secoli è stata alla base della vita spirituale: sono in grazia di Dio? Non ci chiediamo più se siamo nella sua grazia, nella sua vita, nella sua benevolenza, nel suo amore, perché tante volte riteniamo sufficiente la nostra disponibilità buonistica.   

Pensiero del giorno: Signore, essere nella tua grazia è veramente la questione fondamentale della mia vita. Un’anima in grazia è un’anima che dà luce, luce riflessa, la tua luce. Un’anima che non è in grazia è oscura come il nero più profondo, come ci ricorda santa Teresa d’Avila.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Gesù oggi ci dice che è necessario riconoscerlo davanti agli uomini per essere riconosciuti da Lui davanti al Padre. Gesù esige da noi non una testimonianza innocua e diplomatica, ma una testimonianza forte in cui noi sappiamo perdere la faccia per la sua gloria per il suo nome. I veri testimoni sono coloro che non mascherano un’appartenenza, non silenziano una speranza, ma sono forti ed audaci e diventano una visibilità diversa nel mondo odierno che vuole solo clonare insignificanza e comodità.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi un discepolo che non ha paura dello scontro frontale per te, rendimi un discepolo che sa rischiare la faccia e la vita per Te. Liberami Gesù dall’essere un testimone da salotto che trova l’alibi della non testimonianza nell’intelligente discussione su di Te.
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