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15-20 giugno 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA

15 - 20 giugno 2020


Lunedì 15 giugno
Santi del giorno: santa Germana Cousin, sant’Amos profeta.

Dal primo libro dei Re
In quel tempo, Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samarìa. Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri». Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri!». Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. Entrò da lui la moglie Gezabèle e gli domandò: «Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cèdimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un’altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”». Allora sua moglie Gezabèle gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!». Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l’accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia». Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabèle, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. Quindi mandarono a dire a Gezabèle: «Nabot è stato lapidato ed è morto». Appena Gezabèle sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: «Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto». Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.

Leggiamo oggi il racconto di Nabot di Izreel che non vuole cedere la vigna ad Acab, re d’Israele.  Gezabele, la moglie pagana di Acab, pur di avere questa vigna, fa accusare ingiustamente Nabot, che viene ucciso. Questa Parola ci mostra come l’intrigo e l’arroganza contrassegnano la vita dei prepotenti, di coloro che non temono, come direbbero il salmo e i profeti, di svendere i poveri per un paio di sandali, di coloro che mettono come priorità il guadagno, la vittoria e l’affare.
Anche oggi questa logica permane nel mondo, ispirata dal principe di questo mondo e dai suoi seguaci. Questa Parola ci ricorda però che la vittoria del bene sarà sempre certa sulla vittoria del male, che la disonestà e la corruzione generano la violenza, mentre l’umiltà, la fede e l’amore per Dio generano il servizio che dà la vita.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi mai corrotto e fa’ che non venga mai a compromesso con ciò che tu non vuoi, ma rimanga segno trasparente del tuo amore.  


Martedì 16 giugno
Santi del giorno: santi Quirico e Giulitta, sant’Aureliano.

Dal primo libro dei Re
[Dopo che Nabot fu lapidato,] la Parola del Signore fu rivolta a Elìa il Tisbìta: «Su, scendi incontro ad Acab, re d’Israele, che abita a Samarìa; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. Poi parlerai a lui dicendo: “Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!”. Gli dirai anche: “Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue”».
Acab disse a Elìa: «Mi hai dunque trovato, o mio nemico?». Quello soggiunse: «Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. Renderò la tua casa come la casa di Geroboàmo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achìa, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. Anche riguardo a Gezabèle parla il Signore, dicendo: “I cani divoreranno Gezabèle nel campo di Izreèl”. Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo». In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua moglie Gezabèle l’aveva istigato. Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.
Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. La Parola del Signore fu rivolta a Elìa, il Tisbìta: «Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio».

La Parola di oggi ci presenta la reazione di Elia contro il re Acaz e contro Gezabele a causa della morte di Nabot. I profeti non hanno paura di redarguire anche i potenti, i profeti non hanno paura di annunciare la potenza di Dio che si schiera dalla parte dei deboli e degli oppressi, ma tutto questo diventa sempre un servizio d’amore e mai un’ideologia. Ciò che diventa ideologia è prodotto dall’arroganza e dalla superbia, ciò che diventa servizio d’amore è generato dalla potenza dello Spirito nel cuore di chi umilmente lo ascolta. Elia non ha paura di dire a Gezabele che ciò che ha fatto a Nabot sarà fatto a lei in maniera ancora più pesante. Acab, invece, si straccia le vesti, comincia a digiunare e chiede perdono, così ottiene la misericordia di Dio perché ha convertito il suo cuore dal male al bene. La Parola profetica, se viene accolta, è sempre una Parola che ci colloca in un cammino di conversione e ci dà la vita.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non mi preoccupi della conversione degli altri, ma sia attento alla mia conversione. Solamente se sarò convertito, porterò il frutto che tu aspetti da me.   


Mercoledì 17 giugno
Santi del giorno: san Raniero.

Dal secondo libro dei Re
In quei giorni, quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elìa, questi partì da Gàlgala con Elisèo. [Giunti a Gerico,] Elìa disse ad Elisèo: «Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano». Egli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò». E procedettero insieme.
Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. Elìa prese il suo mantello, l’arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull’asciutto. Appena furono passati, Elìa disse a Elisèo: «Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te». Elisèo rispose: «Due terzi del tuo spirito siano in me». Egli soggiunse: «Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà». Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elìa salì nel turbine verso il cielo. Elisèo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, carro d’Israele e suoi destrieri!». E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elìa, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. Prese il mantello, che era caduto a Elìa, e percosse le acque, dicendo: «Dov’è il Signore, Dio di Elìa?». Quando anch’egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Elisèo le attraversò.

Oggi la Parola ci presenta Elia che giunge a Gerico e dice ad Eliseo, il suo seguace e discepolo, che rimanga lì. Egli si allontana, prende il mantello, lo arrotola e le acque del Giordano si aprono, come durante l’esodo dall’Egitto. Il mantello del profeta, che è segno della protezione e dell’avvolgimento divino verso il suo servo, ottiene anche l’apertura del fiume perché il popolo possa passare ed arrivare alla terra promessa da Dio. E dopo questo ultimo segno, Elia, che sa che è giunta la sua fine, domanda ad Eliseo che cosa può fare per lui prima di andarsene  ed Eliseo chiede ad Elia due terzi del suo spirito. Elia, rapito su un carro di fuoco in un turbine, va al cielo, termina così la sua esistenza terrena senza conoscere la morte, ma rapito in cielo con Dio. Eliseo ne raccoglie il mantello e con quello percuote le acque del fiume Giordano, che si aprono anche per la potenza di Eliseo. L’eredità di un profeta non va mai perduta, continua nei figli dei profeti; l’eredità dei profeti forma altri discepoli, altri sedotti dall’amore di Dio, che aprono i fiumi che impediscono ai credenti di oggi di camminare spediti verso il Signore e verso la sua luce.    

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che la mia fecondità spirituale generi ancora figli per la tua Parola.


Giovedì 18 giugno
Santi del giorno: san Gregorio Barbarigo, san Calogero, san Leonzio.

Dal libro del Siràcide
Sorse Elìa profeta, come un fuoco;
la sua Parola bruciava come fiaccola.
Egli fece venire su di loro la carestia
e con zelo li ridusse a pochi.
Per la Parola del Signore chiuse il cielo
e così fece scendere per tre volte il fuoco.
Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi!
E chi può vantarsi di esserti uguale?
Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte
e dagl’inferi, per la Parola dell’Altissimo;
tu hai fatto precipitare re nella perdizione
e uomini gloriosi dal loro letto
e hai annientato il loro potere.
Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero,
sull’Oreb sentenze di condanna.
Hai unto re per la vendetta
e profeti come tuoi successori.
Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco,
su un carro di cavalli di fuoco;
tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri,
per placare l’ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio
e ristabilire le tribù di Giacobbe.
Beati coloro che ti hanno visto
e si sono addormentati nell’amore,
perché è certo che anche noi vivremo
ma dopo la morte la nostra fama non perdurerà.
Appena Elìa fu avvolto dal turbine,
Elisèo fu ripieno del suo spirito;
nei suoi giorni non tremò davanti a nessun principe
e nessuno riuscì a dominarlo.
Nulla fu troppo grande per lui,
e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.
Nella sua vita compì prodigi,
e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.

Oggi la Parola ci propone la celebrazione e l’elogio del profeta Elia, tratti dal libro sapienziale del Siracide. Questo brano esalta la vita di Elia, paragonata ad un fuoco, la sua parola, bruciante come fiaccola, la sua potenza sulla pioggia, nel risuscitare i morti e nell’ungere i re, la sua fine gloriosa, rapito sul carro di fuoco. Il Siracide afferma che nulla fu troppo grande per lui, anche nel sepolcro il suo corpo profetizzò e nella sua vita compì prodigi e dopo la morte meravigliose furono le sue opere. Un profeta, quando passa nella storia, imprime un segno, imprime una presenza, perché è profeta in nome di una creatività, di una potenza, di una diversità dello Spirito che lo fa attraversare la storia dell’uomo e lo porta a proclamare con forza la creatività e la diversità di Dio. In un mondo che dà elogi a tutto ciò che non è di Dio e che non è profetico, la Parola oggi ci dice che l’elogio e la lode vanno solo agli uomini generati da Dio che hanno aiutato l’umanità a ritrovare Dio.   

Pensiero del giorno: Signore, il più bell’elogio che potrei ricevere alla mia morte è questo: è stato un cristiano fecondo e ha portato a Dio altri figli.


Venerdì 19 giugno
Sacratissimo cuore di Gesù
Sacratissimo cuore di Gesù. Questa solennità intende celebrare l’amore misericordioso di Gesù, simboleggiato nel suo cuore. Santa Margherita Maria Alacoque fu oggetto di rivelazioni private da parte del Sacro Cuore, che le chiese di propagarne la devozione e di farne istituire la festa. Nel 1856 papa Pio IX rese universale per tutta la chiesa la solennità del Sacro Cuore introducendola nel calendario liturgico della chiesa latina, fissandone la data al terzo venerdì dopo la Pentecoste.

Dal libro del Deuteronòmio
Mosè parlò al popolo dicendo: «Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli –, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d’Egitto.
Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene l’alleanza e la bontà per mille generazioni, con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti; ma ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma lo ripaga direttamente.
Osserverai, dunque, mettendoli in pratica, i comandi, le leggi e le norme che oggi ti prescrivo».

Leggiamo un brano del libro del Deuteronomio. È un discorso di Mosè che ricorda al popolo che era consacrato al Signore, che era stato scelto tra tutti gli altri popoli non per meriti storici, era infatti il più piccolo, ma per amore. Dio l’aveva anche liberato dalla dura oppressione del faraone che aveva rubato a quel popolo la memoria, l’appartenenza e il futuro. Il cuore di Dio ci viene oggi mostrato splendidamente dal cuore di Gesù; il cuore di Dio è la terapia di Dio, la guarigione di Dio, quando avviene il trapianto del suo cuore nel mio cuore che non sa più amare, cercare desiderare, adorare, lodare e credere.
La festa del cuore di Gesù non è una festa romantica per alcune anime pie e devote, ma questa solennità è la grande festa degli innamorati che vogliono trovare un Dio del cuore, non un Dio della modalità, un Dio ferito, non un Dio cartaceo, sapiente ed arrogante della ricerca teologica, un Dio a cui batte il cuore per ognuno di noi, perché il cuore di Dio è un ponte tra il mistero e la nostra vita. Il cuore di Gesù, mistica dimora dell’amore, è quel cuore che diventa grembo, che genera uomini e donne nuovi per un popolo nuovo dove la priorità del cuore, che è la priorità di Dio, sia anche la priorità di questo popolo, che è la chiesa, che nella potenza di un cuore divino sa guarire i cuori feriti degli uomini senza amore.

Pensiero del giorno: cuore di Gesù, tu sai, cuore di Gesù tu puoi, cuore di Gesù tu vedi, cuore di Gesù provvedi, cuore di Gesù concedi, cuore di Gesù pensaci tu. Merita di essere riscoperta questa antica invocazione al cuore di Gesù tratta dai nostri Padri.    

 
Sabato 20 giugno
Cuore immacolato della Beata Vergine Maria

Dal libro del profeta Isaìa
Sarà famosa tra le genti la loro stirpe,
la loro discendenza in mezzo ai popoli.
Coloro che li vedranno riconosceranno
che essi sono la stirpe benedetta dal Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.

Oggi leggiamo un oracolo di Isaia che parla della stirpe, della discendenza del Signore che diventa bellezza e segno della sua presenza. La chiesa applica a Maria questa Parola di Isaia, è Maria che dice: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio”. In questa solennità del Cuore Immacolato di Maria vorremmo riscoprire la spiritualità del Magnificat. Maria, che è maestra di preghiera, ci insegna prima di tutto a lodare, a celebrare, a danzare con il mistero, poi a trovare le tracce del mistero nella storia personale e del mondo, infine a trovare dentro di noi le tracce di Dio, perché ogni anima possa dire con Maria: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. Maria, con il suo cuore immacolato, ci ricorda che Dio non è un’estraneità, Dio non è un pronunciamento teologico dogmatico, ma Dio è innanzitutto presenza viva che fa grandi cose in noi, se noi non discutiamo della nostra piccolezza, ma se danziamo con il suo infinito amore, ricordando che il tempo di danza lo stabilisce Lui.

Pensiero del giorno: O cuore immacolato di Maria, sii la finestra attraverso la quale io contemplo con te le meraviglie di Dio.
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