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15-20 luglio 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
15 – 20 luglio 2019


Lunedì 15 luglio


Santi del giorno: san Bonaventura

Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. Egli disse al suo popolo: «Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi. Cerchiamo di essere avveduti nei suoi riguardi per impedire che cresca, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese». Perciò vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati, per opprimerli con le loro angherie, e così costruirono per il faraone le città deposito, cioè Pitom e Ramses. Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva, ed essi furono presi da spavento di fronte agli Israeliti.
Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d’Israele trattandoli con durezza. Resero loro amara la vita mediante una dura schiavitù, costringendoli a preparare l’argilla e a fabbricare mattoni, e ad ogni sorta di lavoro nei campi; a tutti questi lavori li obbligarono con durezza. Il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: «Gettate nel Nilo ogni figlio maschio che nascerà, ma lasciate vivere ogni femmina».

Si parla ancora di Giuseppe, l’ebreo. In Egitto venne nominato un nuovo re che, per paura del popolo d’Israele, lo obbliga ad una dura schiavitù e volendo sterminarlo ne ordina l’uccisione delle neonate perché non avesse fecondità. In questa Parola vediamo la storia sofferta d’Israele per diventare popolo, l’oppressione di un sovrano che non vuole riconoscere l’identità, la presenza e la libertà di questo popolo. Anche oggi contro il nuovo Israele, che è il popolo fedele di Dio che trova grembo nella chiesa, si scatena un faraone che vorrebbe sterminare la stirpe di Dio, i credenti, ma la mano di Dio accompagna il cammino del suo popolo.

Pensiero del giorno: Signore, con Te la paura non può vivere.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.  Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.  Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.  Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Il vangelo di oggi smonta un mito che in questi ultimi decenni è stato applicato a Gesù: il Gesù pacifista, il Gesù hippy, il Gesù che farebbe parte dei cortei del pacifismo odierno per portare la sua Parola e la sua presenza. Invece non è così perché Gesù non è venuto a portare pace sulla terra, ma spada. Matteo usa parole dure, ma vere, perché la verità è dura in quanto libera. Gesù vuole liberarci dalle finzioni delle ideologie, delle opinioni, del punto di vista, del “secondo me” che ci rubano la verità della vita e ci clonano nella mediocrità mediatica della piazza.
Gesù, quando lo si accoglie, separa, perché a chi lo accoglie fa il grande dono della verità;  solo la verità rende libero un uomo, perché non è più l’uomo che si dice da se stesso la realtà del suo essere, ma è l’uomo che accoglie con gratitudine la verità di Gesù, la verità eterna. Ecco perché il primo servizio della carità è la verità e una carità che non sgorgasse dalla verità non è più carità teologale, forse è solamente assistenzialismo benefico. Dove Gesù passa, divide, anche gli affetti più intimi: padre, madre, nuora, suocera, perché Gesù ci domanda tutto per darci tutto. Certamente è un Gesù impopolare, nel nostro tempo in cui l’ideologia della massa è per la mediocrità, in cui pochi hanno il coraggio di volare come le aquile verso la verità.   
   
Pensiero del giorno: Caro Gesù, non rendermi pacifista dell’arcobaleno dell’uomo, ma rendimi destinatario della tua Parola, rendimi persona scomoda che divide nel tuo nome perché tutti abbiano la vita.


Martedì 16 luglio

Santi del giorno: Beata Vergine del Monte Carmelo In questo giorno celebriamo la Vergine che, apparendo il 16 luglio 1251 al beato Simone Stock, consegnò lo scapolare con la promessa del privilegio sabatino, cioè la Madonna sarebbe andata a liberare dal Purgatorio il sabato successivo alla morte le anime che nella vita avessero rivestito il suo santo abito.

Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una discendente di Levi. La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese per lui un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi adagiò il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo. La sorella del bambino si pose a osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto.
Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle passeggiavano lungo la sponda del Nilo. Ella vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo. L’aprì e vide il bambino: ecco, il piccolo piangeva. Ne ebbe compassione e disse: «È un bambino degli Ebrei». La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: «Devo andare a chiamarti una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?». «Va’», rispose la figlia del faraone. La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino e allattalo per me; io ti darò un salario». La donna prese il bambino e lo allattò. Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone. Egli fu per lei come un figlio e lo chiamò Mosè, dicendo: «Io l’ho tratto dalle acque!». Un giorno Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i loro lavori forzati. Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli. Voltatosi attorno e visto che non c’era nessuno, colpì a morte l’Egiziano e lo sotterrò nella sabbia. Il giorno dopo uscì di nuovo e vide due Ebrei che litigavano; disse a quello che aveva torto: «Perché percuoti il tuo fratello?». Quegli rispose: «Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? Pensi forse di potermi uccidere, come hai ucciso l’Egiziano?». Allora Mosè ebbe paura e pensò: «Certamente la cosa si è risaputa». Il faraone sentì parlare di questo fatto e fece cercare Mosè per metterlo a morte. Allora Mosè fuggì lontano dal faraone e si fermò nel territorio di Madian. 

Leggiamo la storia di Mosè che viene abbandonato nelle acque del Nilo, viene raccolto dalla figlia del faraone e diventa un funzionario importante nel governo dell’Egitto. Mosè non si dimentica del suo popolo e, quando uccide l’egiziano che percuoteva un suo fratello ebreo, ha paura e fugge. Mosè è un’altra grande figura della storia di Dio che nasce, viene affidato alla precarietà di un fiume e viene raccolto dalla provvidenziale maternità della figlia del faraone, cresce nell’autorità e nell’importanza, ma non dimentica il suo dna di appartenenza e fa la sua scelta: non sarà con il potente Egitto, ma con l’oppresso Israele, ma anche Mosè ha paura e fugge. Bellissima l’icona di Mosè in fuga: Dio ha costruito la sua storia con la debolezza, con la fuga, con la vigliaccheria degli uomini perché la sua grazia è molto più potente della nostra paura e del nostro fuggire. Quando fuggo, alle spalle ho Dio che mi rincorre.

Pensiero del giorno: Signore, quando fuggo come Mosè, Tu precedimi e fammi capire che nel gioco della vita la tua mano è più forte della mia paura.      

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Il vangelo di oggi ci mostra un Gesù che rimprovera le città dove erano avvenuti i suoi prodigi perché non si erano convertite; Egli afferma che Sodoma nel giorno del giudizio sarà trattata meno duramente delle città che non hanno accolto il dono della conversione. Che cos’è la conversione? È accogliere Gesù senza condizioni, senza riletture, senza riduzionismi, senza esegesi comode che diano ossigeno alle nostre ideologie favolistiche su di Lui. Egli non si presta a nessuna ideologizzazione, a nessuna strumentalizzazione: Gesù è Gesù e solo in Lui c’è la vita. Perciò la conversione è accogliere tutto Gesù e solo Gesù, lasciando alla falsa sapienza del mondo l’hobby del salotto e dell’ideologia su Gesù.
Pensiero del giorno: Gesù, aiutami ad accoglierti a scatola chiusa, solo così sarò libero figlio di Dio e testimone vero della tua Parola in un mondo virtuale.      


Mercoledì 17 luglio

Santi del giorno: san Marcellina.

Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!».
Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?». Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».

Mosè al roveto ardente incontra Dio che lo rimanda in Egitto e gli dà la missione di condurre il popolo alla libertà. Dio ci incontra, ci aspetta, ci chiama, ci affida delle missioni, Dio, è intangibile perché è fuoco vivo, ma è anche amore perché relazione d’amore. Mosè lo incontra sul monte Oreb, nel mistero del roveto ardente, ciascuno di noi lo incontra nel mistero della vita e del cuore. Questo Dio, per amore, ci rimanda indietro dove c’erano le nostre paure perché possiamo diventare collaboratori con Lui della sua vittoria.  
 
Pensiero del giorno: Signore, non ti incontrerò sull’Oreb, non ti incontrerò nel roveto ardente, perché tu non sei ripetitivo negli incontri, ma so che ti incontrerò nel mistero del mio cuore e nel silenzio del mio stupore.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Questo vangelo di Matteo ci presenta la preghiera di lode che Gesù fa al Padre, Signore del cielo e della terra, perché non ha rivelato i segreti del regno ai sapienti e ai dotti, ma le ha rivelate ai piccoli. Che bello questo Gesù che prega il Padre, che rende lode al Padre, al padre dei piccoli.
Chi sono i piccoli per i quali Gesù rende lode? Non sono certamente le persone poco intelligenti o stupide come, secondo i criteri della sapienza mondana di oggi, vengono catalogati i credenti, ultimi superstiti di una favola e ingenui creduloni di una fiaba. No, i piccoli ai quali il Padre rivela i segreti del regno sono le persone che hanno assunto la misura di Dio, sono diventate piccole per essere ospitate, amate ed accolte nella dismisura dell’amore di Dio. È con questo popolo di piccoli, di apparentemente insignificanti, che non contano, che non hanno utenza mediatica, che non hanno pulpiti mediatici che Dio vincerà anche la storia del nostro tempo così arrogante e così sicura di una vittoria contro Dio. Dio vincerà con la potenza dei piccoli, perché le grandi battaglie si combattono nel mondo, ma la vittoria la decide sempre Dio.
Pensiero del giorno: Gesù, ti supplico di non essere mai ammalato di gigantismo spirituale che porta al protagonismo e al logorroismo; liberami dall’essere persona immagine e rendimi piccolo del tuo regno, solo allora sarò grande.    


Giovedì 18 luglio

Santi del giorno:san Materno, san Rufillo, san Arnolfo.

Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, [udendo la voce del Signore dal mezzo del roveto,] Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.
Va’! Riunisci gli anziani d’Israele e di’ loro: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, mi è apparso per dirmi: Sono venuto a visitarvi e vedere ciò che viene fatto a voi in Egitto. E ho detto: Vi farò salire dalla umiliazione dell’Egitto verso la terra del Cananeo, dell’Ittita, dell’Amorreo, del Perizzita, dell’Eveo e del Gebuseo, verso una terra dove scorrono latte e miele”.
Essi ascolteranno la tua voce, e tu e gli anziani d’Israele andrete dal re d’Egitto e gli direte: “Il Signore, Dio degli Ebrei, si è presentato a noi. Ci sia permesso di andare nel deserto, a tre giorni di cammino, per fare un sacrificio al Signore, nostro Dio”. Io so che il re d’Egitto non vi permetterà di partire, se non con l’intervento di una mano forte. Stenderò dunque la mano e colpirò l’Egitto con tutti i prodigi che opererò in mezzo ad esso, dopo di che egli vi lascerà andare». 

Mosè ha paura della missione ed espone a Dio tutte le sue difficoltà, ma il Signore lo rincuora e gli ricorda che la missione che compie non è sua, ma è di Dio: Mosè, forte della Parola di Dio, dovrà consegnare al faraone delle parole precise di Dio, senza cambiarle, senza svuotarle, perché dovrà essere annunciatore di una volontà divina e Mosè crede e va. Anche oggi nella chiesa si tenta di abbassare il livello e l’esigenza della Parola di Dio, rovinandola nel compromesso umano, questo non è possibile. Dio ci consegna la sua Parola non come opinione confezionabile dalla nostra fantasia giornalistica, ma come Parola di verità da trasmettere nella sua bellezza esigente d’amore.

Pensiero del giorno: Signore, quando voglio fare giornalismo sulla tua Parola e diventare opinionista della tua verità, rieducami all’ascolto fedele del tuo volere.    

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.  Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Il vangelo di oggi, in questa calura estiva, è veramente un’oasi di pace e d’amore. Gesù ci invita ad andare a Lui, noi tutti che siamo stanchi ed oppressi. Chi sono gli stanchi e gli oppressi? Sono coloro che sono stati schiantati e massacrati dalla logica di vita senza Dio, coloro che non ce la fanno più a sopportare questa arroganza dell’uomo che ha deciso di liquidare Dio dalla vita, dalla storia e dall’orizzonte, coloro che sono intossicati e saturati di ideologie false e malvagie e di nuovi salvatori della storia, che non hanno né la forza né la grazia di esserlo.
Allora questa Parola è per coloro che vogliono dissetarsi da Gesù, rigenerarsi in Gesù, che vogliono ricevere sopra di loro quel giogo soave che Dio dà in Gesù alle anime che gli appartengono.

Pensiero del giorno: Caro Gesù, fa’ che io non sbagli mai la porta del conforto, perché la mia vita non si ristora in un centro benessere o in centro termale, ma solamente nel tuo cuore.   


Venerdì 19 luglio

Santi del giorno: san Simmaco

Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, Mosè e Aronne avevano fatto tutti quei prodigi davanti al faraone; ma il Signore aveva reso ostinato il cuore del faraone, il quale non lasciò partire gli Israeliti dalla sua terra.
Il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco, con la testa, le zampe e le viscere. Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato, lo brucerete nel fuoco. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore! In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”». 

Mosè e Aronne, dopo i prodigi compiuti davanti al faraone dal cuore ostinato, cominciano a celebrare la pasqua ed hanno una normativa per questo passaggio, per questa uscita, per questo memoriale. Dio si lega al suo popolo attraverso una ritualità, un evento che inizia il cammino di libertà del suo popolo. Il nostro Dio non ha paura di farci fare un passaggio che noi temiamo, non ha paura di rimetterci in cammino come nomadi d’amore.

Pensiero del giorno: Signore, ogni giorno è pasqua perché devo passare dal mio cuore al tuo amore, dalla mia rassicurazione al tuo volere, dalla mia piccola misura al tuo sogno grande.    

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è Signore del sabato».

I farisei rimproverano Gesù perché i suoi discepoli in un giorno di sabato hanno colto spighe di grano per mangiarle. E Gesù, portando l’esempio di Davide, afferma che il figlio dell’uomo è Signore del sabato e Lui vuole misericordia e non sacrifici. Anche oggi quanti farisei dell’arroganza mondana si pongono davanti a noi per imporci le loro metodiche, i loro punti di vista, quella che loro ammantano di libertà, ma sotto sotto è una normatività dove non c’è spazio per la diversità di opinione e di vita. Oggi questi grandi sacerdoti del relativismo vogliono imporre un unico modo di essere e un’unica maniera di vivere la vita, invece il Signore Gesù ci ricorda che chi fa esperienza del suo amore non è legato a nessuna normatività, a nessuna metodica, a nessuna ideologia perché Lui è il Signore del cuore di coloro che lo accolgono.
Egli vuole misericordia e non sacrifici dell’intelligenza umana per gratificare la stupidità del sovrano del mondo che vuole dominare le anime con la sua arroganza. Solo Gesù è vera unica esperienza di libertà!

Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che non mi lasci ammaliare dall’ideologia della libertà che invece è ancora una volta una grande schiavitù. Fa’ o Signore che non parli di libertà e non scenda in piazza per difendere la libertà, ma rimanga nel tuo cuore per diventare vero discepolo della libertà che sei Tu.       


Sabato 20 luglio

Santi del giorno: san Apollinare, sant’Elia prof..

Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, gli Israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot, in numero di seicentomila uomini adulti, senza contare i bambini. Inoltre una grande massa di gente promiscua partì con loro e greggi e armenti in mandrie molto grandi. Fecero cuocere la pasta che avevano portato dall’Egitto in forma di focacce àzzime, perché non era lievitata: infatti erano stati scacciati dall’Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste per il viaggio. La permanenza degli Israeliti in Egitto fu di quattrocentotrent’anni. Al termine dei quattrocentotrent’anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dalla terra d’Egitto. Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dalla terra d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione.

Gli Israeliti partono da Ramses alla volta di Succot, fanno cuocere la pasta che avevano portato dall’Egitto in forma di focacce azzime ed escono dall’Egitto dove erano stati costretti per 430 anni. È una notte di veglia, di passione, una notte esaltante eppure in questa notte, la notte del passaggio, quel popolo va verso la luce, lascia alle spalle ciò che non gli apparteneva e trova le radici nella sua vera vita.

Pensiero del giorno: Signore, quando mi abituo al faraone, mettimi l’inquietudine della tua libertà.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta,finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».

Matteo ci racconta che i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Anche oggi si vuol far morire Gesù perché Lui ha parole di vita eterna, perché non è popolare, democratico, non è figlio delle ideologie, ma è figlio del Padre. Però Gesù ancora oggi ha molti che lo seguono e ha potere di guarire tutti perché la sua presenza è pace e salvezza. Gesù è delicato, tenero, Egli non spezza una canna incrinata e non spegne una fiamma smorta, infatti nelle anime non cerca il frutto fluorescente e ricco di risultato, ma Gesù sta cercando le anime incrinate e dalla fiamma debole perché vuole dare vita e salvezza a coloro che il mondo ritiene già perduti, ininfluenti e non interessanti.
Anche oggi vogliono far morire Gesù, ma Gesù vive nel cuore delle anime semplici che, a dispetto di tutti, rovesciano i pronostici di una vittoria mondana su di Lui.    

Pensiero del giorno: Gesù, quando io vivo nella tua grazia, sono la prova evidente che Tu non sei morto, ma sei vivo in me e in coloro che ti accolgono.
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