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16-21 marzo 2020

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RIFLESSIONI SULLA PAROLA
16 - 21 marzo 2020


Lunedì 16 marzo

Santi del giorno: santi Ilario e Taziano, sant’Eriberto.

Dal secondo libro dei Re

In quei giorni Naamàn, comandante dell’esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo Signore e stimato, perché per suo mezzo il Signore aveva concesso la salvezza agli Aramèi. Ma quest’uomo prode era lebbroso. Ora bande aramèe avevano condotto via prigioniera dalla terra d’Israele una ragazza, che era finita al servizio della moglie di Naamàn. Lei disse alla padrona: «Oh, se il mio Signore potesse presentarsi al profeta che è a Samarìa, certo lo libererebbe dalla sua lebbra». Naamàn andò a riferire al suo Signore: «La ragazza che proviene dalla terra d’Israele ha detto così e così». Il re di Aram gli disse: «Va’ pure, io stesso invierò una lettera al re d’Israele». Partì dunque, prendendo con sé dieci talenti d’argento, seimila sicli d’oro e dieci mute di abiti. Portò la lettera al re d’Israele, nella quale si diceva: «Orbene, insieme con questa lettera ho mandato da te Naamàn, mio ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra». Letta la lettera, il re d’Israele si stracciò le vesti dicendo: «Sono forse Dio per dare la morte o la vita, perché costui mi ordini di liberare un uomo dalla sua lebbra? Riconoscete e vedete che egli evidentemente cerca pretesti contro di me». Quando Elisèo, uomo di Dio, seppe che il re d’Israele si era stracciate le vesti, mandò a dire al re: «Perché ti sei stracciato le vesti? Quell’uomo venga da me e saprà che c’è un profeta in Israele». Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della casa di Elisèo. Elisèo gli mandò un messaggero per dirgli: «Va’, bàgnati sette volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato».
Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo: «Ecco, io pensavo: “Certo, verrà fuori e, stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra”. Forse l’Abanà e il Parpar, fiumi di Damàsco, non sono migliori di tutte le acque d’Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?». Si voltò e se ne partì adirato. Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non l’avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: “Bàgnati e sarai purificato”». Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la Parola dell’uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato. Tornò con tutto il seguito dall’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele».

Oggi leggiamo l’episodio di Naaman il Siro che viene guarito bagnandosi con l’acqua del Giordano. La madre chiesa, nella sua sapienza, ci fa leggere in questa Quaresima questa Parola perché è una Parola che ci invita alla conversione, a rinnovare la memoria del nostro Battesimo, ma anche a bagnarci in quel Giordano spirituale che è il sacramento della Riconciliazione. La Confessione è un sacramento abbandonato, non apprezzato, perché non cogliamo la potenza risanatrice di una grazia che non fa rumore, che non è spettacolare, ma è efficace, eppure la storia di tutti i santi ci insegna che la frequenza fedele ed intensa a questo sacramento, a questo bagno nelle acque spirituali della misericordia è fondamento della santità, della radicalità d’amore. In questo tempo di Quaresima riscoprire questo sacramento della purificazione, del perdono e dell’abbraccio è crescere nella sapienza e nell’amore di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che ami questo sacramento del perdono dove vengo continuamente lavato ed amato. Grazie perché in questo sacramento tocco l’instancabilità del tuo perdono.  


Martedì 17 marzo
Santi del giorno: san Patrizio, santa Gertrude, beato Corrado.

Dal libro del profeta Daniele

In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse:
«Non ci abbandonare fino in fondo,
per amore del tuo nome,
non infrangere la tua alleanza;
non ritirare da noi la tua misericordia,
per amore di Abramo, tuo amico,
di Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo,
ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare
la loro stirpe come le stelle del cielo,
come la sabbia sulla spiaggia del mare.
Ora invece, Signore,
noi siamo diventati più piccoli
di qualunque altra nazione,
oggi siamo umiliati per tutta la terra
a causa dei nostri peccati.
Ora non abbiamo più né principe
né profeta né capo né olocàusto
né sacrificio né oblazione né incenso
né luogo per presentarti le primizie
e trovare misericordia.
Potessimo essere accolti con il cuore contrito
e con lo spirito umiliato,
come olocàusti di montoni e di tori,
come migliaia di grassi agnelli.
Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito,
perché non c’è delusione per coloro che confidano in te.
Ora ti seguiamo con tutto il cuore,
ti temiamo e cerchiamo il tuo volto,
non coprirci di vergogna.
Fa’ con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia.
Salvaci con i tuoi prodigi,
da’ gloria al tuo nome, Signore».

Leggiamo un brano tratto dal profeta Daniele e la preghiera di Azaria che chiede al Signore di non abbandonare il suo popolo. Azaria fa memoria della storia della salvezza di Dio con il suo popolo. È molto significativo un passaggio di questa preghiera: ”Ora non abbiamo più né principe né profeta né capo né olocausto né sacrificio né oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie”. Anche noi viviamo in questo tempo di aridità spirituale, nel quale Dio è stato abbandonato da tante anime che non lo cercano più. Stanno crollando le strutture visibili della sua presenza eppure Dio continua ad operare, ad agire misteriosamente e nel fascino dell’amore nelle anime. In questo tempo di desertificazione spirituale dobbiamo vedere anche un tempo della primavera dello Spirito, che non fa rumore, ma è già iniziata nella dinamica misteriosa della sua presenza in tante anime che hanno sete di Dio, della sua presenza e del suo amore.
Tante strutture forse cadranno perché fanno parte della storia e dell’umano, tante modalità forse cambieranno, ma ciò che rimarrà è Dio, che è roccia del nostro cuore per sempre.
In questa preghiera di Azaria, che facciamo nostra, c’è una lettura profetica del nostro tempo che ci assicura che la vittoria dello Spirito è in atto, è sicura, e sarà grande.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi capace di vederti nell’intimità della mia anima, rendimi capace di sentirti nel silenzio del mio cuore e in questo tempo di desertificazione spirituale rendimi tua oasi di amore e di pace.   


Mercoledì 18 marzo

Santi del giorno: san Cirillo di Gerusalemme, san Frediano, sant’Edoardo.

Dal libro del Deuteronòmio

Mosè parlò al popolo e disse: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi.
Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?Ma bada a te e guàrdati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto, non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita: le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli».

Leggiamo dal libro del Deuteronomio il discorso che Mosè rivolge al popolo nel quale lo esorta ad osservare e a ritrovare la sua saggezza, la sua intelligenza, la sua radice, la sua identità nella Parola di Dio e nella sua legge. Oggi non vogliamo più nessuna legge, nessuna norma, nessuna restrizione, ma Dio ci offre Gesù come vangelo vero e vivente del suo amore. Gesù non è un libro, una norma, non è un comportamento, ma è una persona. In Gesù ritroviamo l’identità, la radice, la profondità del nostro essere. In Gesù la domanda fondamentale del perché della nostra vita trova risposta nel suo amore. Allora è opportuno ritrovare Gesù per vivere bene, per dare qualità alla nostra vita, per dare stabilità e radice al nostro cuore.
  

Pensiero del giorno: Signore, tu non sei un libro cartaceo, sei vento di fuoco e d’amore. Grazie Gesù!  


Giovedì 19 marzo
Santi del giorno: san Giuseppe.

Dal secondo libro di Samuèle

In quei giorni, fu rivolta a Natan questa Parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».

Oggi, nella festa di san Giuseppe, leggiamo la profezia di Natan a Davide che il Signore stesso avrebbe edificato una casa alla dinastia di Davide. Giuseppe è lo sposo purissimo della Vergine e il padre putativo di Gesù che diventa protagonista di questa profezia, perché la vera casa è quella di Gesù quando, incarnandosi ed entrando nella storia, ha posto la sua tenda in mezzo a noi. Giuseppe, il santo del silenzio, dell’umiltà, della vita interiore, dell’ombra, è veramente questo collaboratore che Dio ha scelto perché la profezia di Natan diventasse pienezza, realtà, visibilità e storia. San Giuseppe, che è patrono della chiesa universale e delle anime che amano il silenzio e l’ascolto, ci aiuti a scoprire sempre più il valore dell’ascolto fatto del silenzio del cuore, perché in noi si realizzi non la profezia di Natan, ma tutto ciò che la Parola promette alle anime che, accogliendola nel silenzio d’amore, si faranno abitare dalla casa della sua luce e della sua misericordia.

Pensiero del giorno: Caro san Giuseppe, ricordaci che il logorroismo è il vero male del nostro tempo. Donaci di essere anime silenziose, dove lo Spirito possa riposare e portare frutti di pace alla nostra vita.


Dal Vangelo secondo Matteo

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.
Il vangelo di oggi ci presenta la figura di Giuseppe, sposo di Maria, sognatore con Dio di un segreto, del segreto di Dio. San Giuseppe è l’uomo del silenzio, dell’ascolto, della prudenza, dell’umiltà e della docilità. San Giuseppe è maestro della vita interiore, della vita spirituale,  maestro che ci insegna il silenzio. Amare san Giuseppe non è devozione, è entrare nella spiritualità di quest’uomo, padre putativo di Gesù, che ci insegna la gioia dell’interiorità, l’audacia di un sogno di Dio, che ci insegna la purissima castità dell’amore che viene da Dio e non dagli uomini.
Pensiero del giorno: caro san Giuseppe, al mio protagonismo così disastroso, donami il tuo silenzio e la tua intelligente umiltà che sconfiggano in me il mio delirio di onnipotenza.     


Venerdì 20 marzo
Santi del giorno:san Martino.

Dal libro del profeta Osèa

Così dice il Signore:
«Torna, Israele, al Signore, tuo Dio,
poiché hai inciampato nella tua iniquità.
Preparate le parole da dire
e tornate al Signore;
ditegli: “Togli ogni iniquità,
accetta ciò che è bene:
non offerta di tori immolati,
ma la lode delle nostre labbra.
Assur non ci salverà,
non cavalcheremo più su cavalli,
né chiameremo più “Dio nostro”
l’opera delle nostre mani,
perché presso di te l’orfano trova misericordia”.
Io li guarirò dalla loro infedeltà,
li amerò profondamente,
poiché la mia ira si è allontanata da loro.
Sarò come rugiada per Israele;
fiorirà come un giglio
e metterà radici come un albero del Libano,
si spanderanno i suoi germogli
e avrà la bellezza dell’olivo
e la fragranza del Libano.
Ritorneranno a sedersi alla mia ombra,
faranno rivivere il grano,
fioriranno come le vigne,
saranno famosi come il vino del Libano.
Che ho ancora in comune con gli ìdoli, o Èfraim?
Io l’esaudisco e veglio su di lui;
io sono come un cipresso sempre verde,
il tuo frutto è opera mia.
Chi è saggio comprenda queste cose,
chi ha intelligenza le comprenda;
poiché rette sono le vie del Signore,
i giusti camminano in esse,
mentre i malvagi v’inciampano».

Oggi leggiamo il profeta Osea, il profeta dell’amore, che invita ogni persona a tornare al Signore, ad andare a Dio che guarisce, che ama, che è come rugiada che ci farà fiorire come giglio, come albero, che darà radici alla nostra vita. La nostalgia di Dio è un dono dello Spirito e una sete che lo Spirito mette nel nostro cuore. Nei cuori degli uomini oggi c’è questa nostalgia di Dio, confusa e molte volte nascosta in mezzo a tante maschere, a tanti scenari che non reggono. Gli uomini di Dio devono diventare i cooperatori, i collaboratori di questa nostalgia che lo Spirito inocula nel cuore di ognuno. È nostalgia dell’amore, della pienezza, dell’eterno, della bellezza. Dio è nostalgia, non è problema, Dio è nostalgia non è studio, Dio è nostalgia, non è argomento e la sua nostalgia si nasconde nelle corde del cuore, ma solo gli uomini di Dio ne sanno captare la presenza.  
  
Pensiero del giorno: Signore, non guarirmi dalla tua nostalgia, perché senza di essa muoio nella mia banalità.  


Sabato 21 marzo
Santi del giorno:san Nicola di Flue, santa Benedetta Frassinello, san Serapione.

Dal libro del profeta Osèa

«Venite, ritorniamo al Signore:
egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni ci ridarà la vita
e il terzo ci farà rialzare,
e noi vivremo alla sua presenza.
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l’aurora.
Verrà a noi come la pioggia d’autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra».
Che dovrò fare per te, Èfraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all’alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l’amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocàusti.

Anche oggi, come ieri, risuona nel nostro cuore l’invito del profeta Osea a tornare. Il profeta ci ricorda l’amore di Dio che percuote e fascia, che risana e guarisce. Dobbiamo tornare al Signore per conoscerlo, per rifondare l’amore, perché il Signore ci attira per darci l’amore, in quanto il nostro amore è malato, è instabile come nube del mattino, come rugiada che all’alba svanisce. Non siamo capaci di amare perché non andiamo alla fonte dell’amore, perché non siamo alla scuola dell’amore, perché non riceviamo la sapienza dell’amore. L’uomo e la donna del nostro tempo rincorrono l’amore, lo vogliono e poi raccolgono i frantumi di un amore che si rompe, perché non viene da Dio. Quanta rabbia, quanta tristezza in tanti cuori che cercano l’amore e non lo trovano perché non c’è nessuno che indichi loro dove si trovi nel cuore di Dio.    


Pensiero del giorno: Signore, il mio amore malato, instabile, superficiale ed immaturo, guariscilo con il tuo amore, con il tuo sangue, con la tua passione.  
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