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16-21 settembre 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
16 – 21 settembre 2019


Lunedì 16 settembre

Santi del giorno Cornelio e Cipriano martiri

CORNELIO (251-253), pontefice e pastore di animo grande e misericordioso, molto operò per il recupero e la riconciliazione dei cristiani che avevano ceduto alle persecuzioni, mentre difese l’unità della Chiesa contro gli scismatici novazioni, confortato dalla solidarietà di san Cipriano. Morì a Civitavecchia (Roma), esiliato dall’imperatore Gallo, e fu sepolto nel cimitero di Callisto.
CIPRIANO (Cartagine, Tunisia, c.210 – Sesti, presso Cartagine, 14 settembre 258), convertitosi dal paganesimo nel 245, divenne vescovo di Cartagine nel 249. Fra i massimi esponenti, insieme a Tertulliano, della prima latinità cristiana, nel suo magistero diede un notevole contributo alla dottrina sull’unità della Chiesa raccolta intorno all’Eucaristia sotto la guida del vescovo. Morì martire nella persecuzione di Valeriano.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.


Il vangelo di oggi ci mostra il centurione che va a pregare Gesù perché guarisca il servo a lui molto caro. Che bella questa figura del centurione, un militare, un pagano, che va a Gesù e da Lui cerca insistentemente qualcosa. Gesù attrae anche oggi tanta gente apparentemente pagana e non praticante, lo Spirito santo opera insistentemente anche nel cuore di tante persone che forse non collochiamo nella pratica religiosa regolare, perché la grazia di attrazione di Gesù è misteriosa, ma efficace. Vogliamo anche noi essere i collaboratori della grazia misteriosa di Gesù avvicinando persone che non ci sembrano ancora dentro un’esperienza di fede completa e ricordando che a noi non spetta il giudizio, ma solo l’amore e l’apertura del cuore.
Pensiero del giorno: Gesù fa’ che da questo centurione impari a venire verso di Te sempre nella fiducia che Tu accoglierai la mia preghiera.


Martedì 17 settembre 2013
Santi del giorno: san Roberto Bellarmino, santo gesuita, si distinse nella teologia, difese la vera fede contro i luterani e i calvinisti e preparò un piccolo catechismo molto efficace usato fino al 1800.  Morì nel 1621. Pio XI lo nominò dottore della chiesa.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
Luca ci racconta il miracolo di Nain, quando Gesù risuscitò il figlio della vedova. Quanto ama Gesù la vita e quanto si commuove al pianto di una madre! Egli ci sta insegnando che la vera libertà di essere suoi discepoli è percorrere con rispetto e con amore anche la via dell’emotività e del pianto degli altri. Un vero discepolo di Gesù non è un uomo inaridito in testi cartacei di teologia o in affermazioni dottrinali senza cuore, ma un vero discepolo di Gesù percorre anche la via del dolore, della prova e della lacrima degli altri. Quando asciughiamo una lacrima, riportiamo una vita, quando recuperiamo una creatura di Dio alla vita vera dell’amore di Dio, la rialziamo dal letto del suo dolore e della sua sconfitta. I veri discepoli di Gesù sono compartecipanti di una grazia di risurrezione, perché quando Gesù è nel tuo cuore tu puoi portare la sua vita nella forza della sua risurrezione.
Pensiero del giorno: Gesù, fa’ che non mi rassegni mai ai funerali della vita, ma che diventi collaboratore della tua risurrezione e della tua forza.


Mercoledì 18 settembre     

Santi del giorno: san Giuseppe da Copertino, grande santo dei conventuali, aveva il dono di innalzarsi e di volare. Venne molto provato nella sua vita, continuamente trasferito e anche incarcerato. È il patrono degli esaminandi perché quando venne esaminato per diventare sacerdote venne interrogato sull’unica pagina che aveva preparato.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità.
Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità:
egli fu manifestato in carne umana
e riconosciuto giusto nello Spirito,
fu visto dagli angeli
e annunciato fra le genti,
fu creduto nel mondo
ed elevato nella gloria.

Oggi riprendiamo la lettura della prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo che fa parte delle lettere pastorali. Timoteo era molto caro a Paolo, tanto che l’apostolo lo tratta da figlio, ed essendo vescovo, gli raccomanda di sapersi comportare nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. Paolo usa una splendida immagine per descrivere il mistero della chiesa: casa di Dio, colonna e sostegno della verità, un’icona che richiama ad una radicalità di appartenenza al mistero della chiesa. La chiesa è questa casa, questa colonna e questo sostegno della verità, la chiesa non è il club delle persone buone, volonterose e antropologicamente impegnate, ma la chiesa è la casa dei credenti, cioè di coloro che, affascinati da Cristo verità, in questo tempo di relativismo imperante, dittatoriale, sfacciato ed aggressivo credono ancora all’unicità della verità che è Gesù Cristo annunciato dalla madre chiesa. C’è una grande disaffezione oggi verso il mistero della chiesa e si vorrebbe ridurla ad un evento di impegno buonistico e sociale, rendendone insipido il mistero e collocandola, come dice il Santo Padre, tra le tante ONG benefiche. La chiesa è colonna della verità perché una carità senza verità non è carità, una carità senza verità è menzogna, una carità senza verità è inganno. Appartenere al mistero della chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, l’unica chiesa di Gesù, significa entrare in questa casa, appoggiarsi a questa colonna e vivere questa verità.           
Pensiero del giorno: Signore, se sono fedele alla chiesa cattolica, vengo indicato dall’intelligenza culturale come fondamentalista, ma io preferisco definirmi innamorato.  

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Il vangelo ci presenta Gesù che parla dell’incontentabilità della sua generazione, che non vuole né ballare né piangere, che ha rifiutato Giovanni Battista ed ora rifiuta anche Gesù. Quanta autosufficienza c’è oggi nel mondo, quanta aridità nei cuori e come siamo maestri a crearci alibi per non aprire il cuore alla potenza di Gesù! Quanto siamo inamidati nei nostro schemi e nelle nostre riserve, nelle nostre perplessità e nelle nostre resistenze per non aprire il cuore alla conversione a Gesù che ci dà la vita.
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non trovi alibi per seguirti, ma che sia sempre discepolo entusiasta del tuo annuncio e del tuo regno.


Giovedì 19 settembre
Santi del giorno: san Gennaro, patrono di Napoli. Fu vescovo di Benevento, venne decapitato a Pozzuoli nel 305 e ogni anno a Napoli c’è il prodigio della liquefazione del suo sangue.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, nessuno disprezzi la tua giovane età, ma sii di esempio ai fedeli nel parlare, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza. In attesa del mio arrivo, dèdicati alla lettura, all’esortazione e all’insegnamento. Non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito, mediante una parola profetica, con l’imposizione delle mani da parte dei presbìteri. Abbi cura di queste cose, dèdicati ad esse interamente, perché tutti vedano il tuo progresso. Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: così facendo, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano.

Paolo esorta Timoteo ad essere di esempio ai fedeli nonostante la sua giovane età. È compito di un vescovo, dice Paolo, la lettura della Parola, l’esortazione, l’insegnamento e Paolo ricorda a Timoteo di ravvivare in lui ciò che fu trasmesso con l’imposizione delle mani mediante una parola profetica sulla sua vita. Il dono di Dio viene ravvivato dalla forza dello Spirito, dalla creatività dello Spirito, dal fascino dello Spirito. Quando un dono di Dio non viene più ravvivato nella docilità allo Spirito e nella sua signoria, si riduce ad essere un atteggiamento buono, politicamente corretto e socialmente disponibile, invece i doni di Dio sono eventi di grazia, meteore di luce, forza divina nella nostra vita che non devono morire nell’abitudine senza vita, ma devono essere ravvivati dal soffio e dall’energia dello Spirito. Oggi la chiesa ha bisogno di questa onda carismatica, di questa irruzione carismatica, che non è un’effervescenza rumorosa musicale, ma è una vita totalmente travolta dall’amore di Dio che diventa fiamma di ardore in un mondo dove la glacialità della ragione ha fatto scomparire il sentimento.         
Pensiero del giorno: Signore, rendimi un carismatico obbediente nel mistero della chiesa; mai cortigiano di nessun potente.  

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Il vangelo di Luca ci presenta la donna peccatrice che entra nella casa di Simone il fariseo e cosparge di nardo profumato i piedi di Gesù, piangendo ai suoi piedi i propri peccati. Gesù ha difeso questa donna, Gesù ha accolto la modalità espressiva dell’amore di questa donna, perché Gesù ci insegna che ogni persona va accolta con il suo cuore, con il suo modo di essere e con la sua sete d’amore. Non vogliamo essere come Simone il fariseo che aveva misurato quella donna secondo i suoi schemi e secondo la sua testa, vogliamo essere come Gesù, capace di una lettura dei cuori, una lettura interiore e un’accoglienza di modalità che agli occhi dei perbenisti sembrano inopportune, ma agli occhi del Maestro vengono elevate a dignità d’amore.
Pensiero del giorno: fa’ o Signore, che non giudichi mai con le apparenze, ma che giudichi nell’amore della profondità del cuore dove ognuno è una strada unica ed un alfabeto originale.


Venerdì 20 settembre     
Santi del giorno: santi martiri coreani Andrea, Paolo e compagni

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, questo devi insegnare e raccomandare. Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina conforme alla vera religiosità, è accecato dall’orgoglio, non comprende nulla ed è un maniaco di questioni oziose e discussioni inutili. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la religione come fonte di guadagno. Certo, la religione è un grande guadagno, purché sappiamo accontentarci! Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci. Quelli invece che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti. Ma tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.

Paolo ricorda a Timoteo che la vera dottrina non è perdersi in questioni oziose e secondarie e nemmeno perdersi in minuzie che generano invidie, litigi, maldicenze, sospetti cattivi e conflitti di uomini corrotti. Quando l’esperienza della fede non ha il grande respiro dello Spirito, tutto diventa piccolezza, pettegolezzo, guerra, ostilità. Quanto fanno male alle nostre comunità questi atteggiamenti che non nascono dallo Spirito, ma da letture oziose e capziose di punti di vista! Paolo ci ricorda che già ai tempi apostolici le comunità erano ammalate di questi atteggiamenti e i pericoli sono sempre gli stessi: che il punto di vista di qualcuno non diventi  dominante, illuminante e orientante un’intera comunità o che il punto di vista di pochi diventi una lobby di potere per sottomettere una comunità che non sia più matura e aperta al soffio dello Spirito. Come rimedio Paolo Invita Timoteo ad essere un uomo di Dio. Se le nostre comunità saranno popolate da uomini  e da donne di Dio che combattono la buona battaglia della fede, torneranno ad essere grembi, luoghi, eventi di riferimento per molte persone, perché non saranno il prolungamento della Croce Rossa, ma saranno grembi dove il vino nuovo dello Spirito e dove l’audacia dello Spirito riossigeneranno le vite, le esistenze e i cuori nell’audacia di Dio.           
Pensiero del giorno: Signore, o uomo di Dio o nulla. Non farmi sconti.  
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Luca ci presenta Gesù che predicava in città e villaggi, accompagnato da alcune donne guarite da spiriti cattivi e da infermità, tra cui Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e molte altre. Che bello questo vangelo nel quale vediamo Gesù difensore accogliente del genio femminile. Gesù, a differenza dei rabbini del suo tempo, ha amato le donne, ne ha amato l’intelligenza, il cuore, l’amore e la generosità. Il genio femminile di una donna è veramente un dono che Dio ha dato alle nostre sorelle che sono la maggioranza dell’umanità. Gesù le ha amate, Gesù si è fatto servire dal loro amore e dalla loro femminilità ardente, perché le donne non calcolano, ma amano, seguono, servono, sono fedeli. Gesù ci ricorda che veramente nelle donne si manifesta molte volte la tenerezza del Padre e l’amore grande di Gesù.
Pensiero del giorno: Signore, libera le donne da pretese femministe e dà ad ogni donna la grazia di scoprire la sua dignità in Maria, la madre unica del tuo figlio, la vera donna libera, la vera donna incandescente d’amore.


Sabato 21 settembre
Santi del giorno: san Matteo evangelista. Abitava a Cafarnao ed era esattore delle tasse. Gesù lo chiama ed egli lascia la vita di prima e diventa discepolo entusiasta di Gesù. Il suo vangelo è rivolto agli ebrei per dimostrare che Gesù è il Messia e ha realizzato le promesse dell’Antico Testamento.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

In questa festa leggiamo il brano della lettera agli Efesini. Paolo ricorda loro che lui è prigioniero del Signore e li esorta a comportarsi in maniera degna della chiamata. Il comportamento di un discepolo non è un comportamento etico buonistico, egli dovrebbe essere un segno vivo di un’appartenenza. Il comportamento che diventa segno e profezia per il nostro tempo è l’appartenenza al Signore, è essere prigionieri del suo amore, affascinati dalla sua Parola, radicati nella sua verità. Un credente non è una persona buona nel senso orizzontale, il credente è un discepolo che, con tutto il peso della sua fragilità e della sua vita, rimane afferrato a Cristo, tenendo conto di quella grazia che ci viene data secondo la misura del dono. Cristo è fonte della grazia, del discepolato, del segno e della profezia. Una bontà che non sia radicata in Cristo è un atteggiamento correttamente etico ed ecologico, invece una bontà che nasce dall’essere afferrati da Cristo nel discepolato è un segno e una profezia che divide perché vengano svelati i pensieri di molti cuori.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Oggi la chiesa legge la chiamata di Matteo. Quando Gesù passa nella nostra vita ci schioda dalle nostre sicurezze, dalle nostre paure, dalle nostre certezze e ci obbliga a camminare. La vera libertà è itineranza, la vera libertà è sequela, la vera libertà è liberarsi da tutto ciò che ci impedisce di essere liberi ed audaci. L’evangelista Matteo è un’icona viva di cosa opera la potenza e la grazia di Dio in un’anima che si apre. Anche oggi gli argomenti più convincenti della fede non sono le opinioni teologiche e non sono nemmeno i libri cartacei di profonda teologia, ma sono convertiti e convertite che, avendo incontrato Gesù, come Matteo hanno cambiato vita, sono libri di carne e di sangue che non ti fanno leggere un’opinione, ma ti raccontano una storia di vita, d’amore e di libertà.
Pensiero del giorno: Signore, liberami da una spiritualità sedentaria, dona fuoco al mio cuore e zelo ai piedi della mia vita di amore.      
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