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17-22 dicembre 2018

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
17-22 dicembre 2018

Lunedì 17 dicembre

Santi del giorno: san Giovanni da Matha, san Daniele profeta

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, Giacobbe chiamò i figli e disse:
«Radunatevi e ascoltate, figli di Giacobbe,
ascoltate Israele, vostro padre!
Giuda, ti loderanno i tuoi fratelli;
la tua mano sarà sulla cervìce dei tuoi nemici;
davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre.
Un giovane leone è Giuda:
dalla preda, figlio mio, sei tornato;
si è sdraiato, si è accovacciato come un leone
e come una leonessa; chi lo farà alzare?
Non sarà tolto lo scettro da Giuda
né il bastone del comando tra i suoi piedi,
finché verrà colui al quale esso appartiene
e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli».
Oggi ascoltiamo un brano del libro della Genesi in cui la tribù di Giuda viene esaltata da Giacobbe e viene incaricata di una missione particolare. La tribù di Giuda è la tribù da cui Gesù, della stirpe di Davide, verrà nella carne. Il Messia viene già preannunciato in questa profezia della Genesi. Egli sarà il segno della fedeltà di Dio per il suo popolo. Gesù, il Messia, sarà l’evento che attraverserà la storia di un popolo e gli porterà la salvezza, la liberazione e la pace. In questo nostro tempo in cui si spera molto in un messianismo politico, umano ed economico, con tanta delusione poi dei cuori, il vero messia, Gesù, è colui che attraversa ancora oggi la nostra storia umana, per riportarci al cuore di Dio, per riportarci dentro la tenerezza e la misericordia di Dio. Gesù, il Signore, il Messia, l’unto del Signore, ci riporta al cuore di Dio perché vuole che lì sia la nostra casa e la nostra vita.    
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che accolga con umiltà la tua missione di Messia di Dio, fa’ che adori con umiltà la tua divinità che ci viene donata per la nostra salvezza.


Martedì 18 dicembre
Santi del giorno: san Gaziano, san Malachia.

Dal libro del profeta Geremìa
«Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,
che regnerà da vero re e sarà saggio
ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.
Nei suoi giorni Giuda sarà salvato
e Israele vivrà tranquillo,
e lo chiameranno con questo nome:
Signore-nostra-giustizia.
Pertanto, ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali non si dirà più: “Per la vita del Signore che ha fatto uscire gli Israeliti dalla terra d’Egitto!”, ma piuttosto: “Per la vita del Signore che ha fatto uscire e ha ricondotto la discendenza della casa d’Israele dalla terra del settentrione e da tutte le regioni dove li aveva dispersi!”; costoro dimoreranno nella propria terra».
Il profeta Geremia preannuncia il tempo del Messia che chiama germoglio giusto. Egli eserciterà la giustizia sulla terra, ci sarà la pace e sarà chiamato Signore nostra giustizia. Questo messia porterà la pace, la liberazione, l’armonia di una grazia più grande del peccato. I giorni del Messia sono i nostri giorni perché sono tutta la storia umana percorsa da questa potenza salvifica di Dio presente in Gesù di Nazaret. In questi giorni che ci preparano al Natale vogliamo rendere grazie a Dio che ha fatto anche dei nostri giorni un tempo di salvezza.
Pensiero del giorno: Signore, il tuo calendario è un calendario eterno, un calendario del cielo dove il tempo eterno della tua grazia e della tua misericordia non hanno fine.


Mercoledì 19 dicembre
Santi del giorno: sant’Anastasio I, san Dario

Dal libro dei Giudici
In quei giorni, c’era un uomo di Sorèa, della tribù dei Danìti, chiamato Manòach; sua moglie era sterile e non aveva avuto figli. L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: «Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e non mangiare nulla d’impuro. Poiché, ecco, tu concepirai e partorirai un figlio sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio fin dal seno materno; egli comincerà a salvare Israele dalle mani dei Filistei».
La donna andò a dire al marito: «Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto maestoso. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: “Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’impuro, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte”».
E la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. Lo spirito del Signore cominciò ad agire su di lui.
Oggi leggiamo la nascita miracolosa di Sansone, questo uomo di Dio che nasce da una donna sterile per la potenza dell’Altissimo; egli sarà nazireo di Dio, cioè consacrato a Dio e sarà un segno di Dio per il suo popolo. Quanto bisogno abbiamo oggi di uomini e donne di Dio, di nazirei di Dio, cioè di consacrati totalmente al suo amore e alla sua misericordia. Dio non richiede un part time, ti domanda tutto, vuole tutta la tua vita, la tua disponibilità, la tua libertà la tua creatività, la tua umiltà e la tua audacia. Egli agisce nella storia dell’uomo attraverso uomini e donne che nascono dal soffio potente del suo Spirito e che diventano luci sul cammino dell’umanità.     
Pensiero del giorno: Signore, dona alla tua chiesa uomini e donne che sappiano donarsi totalmente e senza calcolo per testimoniare la tua salvezza.  


Giovedì 20 dicembre
Santi del giorno: san Liberale di Roma, beato Vincenzo Romano.

Dal libro del profeta Isaìa
In quei giorni, il Signore parlò ad Àcaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
Oggi leggiamo la profezia tratta dal primo Isaia in cui si preannuncia che il Signore donerà un segno: la vergine, cioè la moglie di Acaz partorirà un figlio che sarà il re d’Israele. In questa profezia, letta nell’ermeneutica cristiana, vediamo la profezia della nascita di Gesù dalla vergine Maria. Anche oggi Gesù nasce, diventa presenza, diventa salvezza, dalla vergine chiesa; la vergine chiesa oggi, come maria, deve partorire continuamente Gesù alle anime, alla storia e al mondo. La chiesa essenzialmente è vergine e madre e la maternità della chiesa è l’attributo più completo, più profondo che racconta la sua natura, la sua missione ed il suo compito. Anche oggi la profezia materna della chiesa ci dona Gesù che ci riporta alla sovranità paterna di Dio per ognuno di noi.        
Pensiero del giorno: Signore, libera la tua chiesa dalle strutture giuridiche inutili e donale la maternità feconda d’amore.  


Venerdì 21 dicembre
Santi del giorno: san Pietro Canisio, san Michea profeta.

Dal Cantico dei Cantici
Una voce! L’amato mio!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
L’amato mio somiglia a una gazzella
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia dalle inferriate.
Ora l’amato mio prende a dirmi:
«Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico sta maturando i primi frutti
e le viti in fiore spandono profumo.
Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
O mia colomba, 
che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è incantevole».

Il Cantico dei Cantici è un libro sapienzale che canta l’amore umano e, in una lettura spirituale, l’amore di Dio. Questo brano ci presenta la voce e l’Amato che viene. Il Natale si sta avvicinando e la sapienza della chiesa ci fa leggere questo testo del Cantico a pochi giorni dal Natale. Gesù è l’Amato mio, l’Amato nostro, Gesù è la voce, Gesù è la gioia, Gesù è la primavera che arriva dopo l’inverno del peccato, Gesù è veramente il tempo del canto, Gesù è la fecondità delle viti e dei fiori, Gesù è questa presenza, Gesù è questo amato, questa voce. Solo in un’esperienza viva, completa, interiore di Gesù ci prepariamo al Natale, non dimenticando che il presepio ambito da Lui è il nostro cuore.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, quando ti ho ridotto ad un’idea, perdonami, e rieducami ad accoglierti come voce, come amato, come primavera.

   
Sabato 22 dicembre  
Santi del giorno: santa Francesca Cabrini

Dal primo libro di Samuèle
In quei giorni, Anna portò con sé Samuèle, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo.
Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore».
E si prostrarono là davanti al Signore.

Oggi dal primo libro di Samuele contempliamo il ringraziamento di Anna, la sterile, che porta Samuele al tempio, a Silo, per ringraziare il Signore e per consegnargli il figlio. Avvicinandoci al Natale, questa Parola ci ricorda due priorità nella vita spirituale, due coordinate dell’anima, della vita interiore: il rendere grazie, riconoscendo a Dio la fonte di ogni bene, ed il consegnarci a Dio, l’appartenere a Lui. In questo nostro tempo, in cui ci si vanta di appartenere a se stessi e di non dover dire grazie e scusa a nessuno, questa Parola, che è già piena della luce natalizia, ci ricorda che il rendere grazie e il consegnarci al mistero forma la liturgia profonda della vita di ogni uomo che cerca Dio.
Pensiero del giorno: Signore, quando penso di non dover niente a nessuno, ricordami che tutto viene da Te, che tutto torna a Te. Signore, da’ una calmata al mio protagonismo e rendimi docile discepolo del tuo amore.   
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