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17-22 febbraio 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA  
17-22 febbraio 2020



Lunedì 17 febbraio

Santi del giorno: santi sette Fondatori O.S.M., san Flaviano, san Silvino.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella diaspora, salute.
Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla. Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare, mossa e agitata dal vento. Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni. Il fratello di umile condizione sia fiero di essere innalzato, il ricco, invece, di essere abbassato, perché come fiore d’erba passerà. Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l’erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce. Così anche il ricco nelle sue imprese appassirà.

Oggi iniziamo la lettura della lettera di san Giacomo. L’apostolo evidenzia che siamo chiamati a perfetta letizia, tema caro a san Francesco d’Assisi, quando la nostra vita è messa alla prova. Ed essendo messa alla prova, deve produrre la pazienza, virtù attiva e liberante del cuore. Ma l’apostolo ci ricorda che, per comprendere la perfetta letizia nella difficoltà, è necessario avere la sapienza, primo dono dello Spirito santo e la sapienza viene concessa mediante la fede e la preghiera di intercessione. La lettera di Giacomo è molto immediata, l’apostolo è rude, non fa giri di parole e in questo primo capitolo dice che un uomo indeciso e instabile in tutte le sue azioni non può presumere di ricevere qualcosa dal Signore. Allora la fede e l’abbandono intelligente e confidente nell’amore di Dio devono essere la nostra strutturazione unitaria, forte, che dà senso e spessore alla nostra vita. La Parola di Dio tocca un tema molto diffuso ai nostri tempi: la fragilità, l’instabilità, la frammentazione della persona. Solamente la preghiera e la sapienza che viene da Dio danno compattezza unitaria al cuore umano. La Parola è la psicologia invincibile, fruttuosa e gratuita di Dio, che dà senso e unificazione a ciò che il mondo, la cultura, l’opinione, il nemico vorrebbero frantumare e rendere senza senso.   

Pensiero del giorno: Signore, ricordami che la preghiera è la quotidiana seduta psicologica analitica, gratuita che guarisce il mio cuore.


Martedì 18 febbraio

Santi del giorno: santa Geltrude Comensoli; beato Giovanni da Fiesole.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano. Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno. Ciascuno piuttosto è tentato dalle proprie passioni, che lo attraggono e lo seducono; poi le passioni concepiscono e generano il peccato, e il peccato, una volta commesso, produce la morte. Non ingannatevi, fratelli miei carissimi; ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della Parola di verità, per essere una primizia delle sue creature.

L’apostolo ci ricorda il dovere che abbiamo di resistere alla tentazione perché possiamo superarla e ricevere la corona della vita. Inoltre ci ricorda che nessuna tentazione può essere più forte delle nostre forze e che Dio non tenta nessuno al male. La tentazione è un banco di prova del nostro amore a Dio, della nostra saldezza in questo amore. Le tentazioni sono verifiche che il Signore permette per vedere la qualità del nostro discepolato, la qualità del nostro amore e della nostra fede. Da dove vengono le tentazioni? L’apostolo risponde che vengono dalle nostre passioni che ci attraggono e ci seducono; quando le passioni vengono accontentate, generano il peccato e il peccato genera la morte. In questo nostro tempo, in cui l’uomo è concepito come entità emotiva passionale, immediata, in cui si pensa che, gratificando tutto ciò che le passioni ci offrono, possiamo avere maturità e libertà, la Parola di Dio smaschera questa visione maggioritaria, mediocre e comoda sulla persona umana. È un’antropologia velenosa, falsa, intossicante che non libera, ma rende l’uomo ancora più schiavo e prigioniero dei suoi determinismi che lo fanno morire dentro. La Parola di Dio non ha paura di scontrarsi con questa cultura falsa e inconsistente che domina il nostro tempo, così cupo e senza luce, ma la Parola ci ricorda che ogni buon regalo, ogni grazia, ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dall’amore del Padre, Creatore della luce, che non è mutevole e non è infedele con noi. Egli ci genera con la sua Parola di verità e lì c’è la nostra libertà.   
  
Pensiero del giorno: Signore, liberami dal mio autologorroismo che si parla addosso e si racconta menzogne. Signore, fa’ che sia fermamente combattente e dica basta alle bugie, ma mi apra solo alla tua verità, per avere vita e respiro.   


Mercoledì 19 febbraio

Santi del giorno: san Mansueto, san Proclo, Beato Corrado Confalonieri.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Lo sapete, fratelli miei carissimi: ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira. Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio. Perciò liberatevi da ogni impurità e da ogni eccesso di malizia, accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza.
Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi; perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla. Se qualcuno ritiene di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.

La Parola ci ricorda che ognuno di noi deve essere pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira. Ci dice, inoltre, di liberarci da ogni impurità, da ogni malizia. Come fare? Accogliendo con docilità la Parola che è stata piantata in noi. Essere pronti ad ascoltare è essere figli del grembo della Parola che sana, salva, dà profondità, dà senso ed equilibrio al nostro parlare. Quando non siamo figli della Parola, diventiamo figliastri delle chiacchiere senza capo né coda né cuore né senso, siamo sale insipido e superficialità vomitevole. Ma come rimanere nella docilità di una Parola che è piantata in noi? Lo dice l’apostolo, la Parola non è per ascoltatori smemorati che illudono se stessi, la Parola è per coloro che lasciano alla mano di Dio piantarla nella profondità del nostro cuore. Quando siamo smemorati ascoltatori della Parola, siamo come quelle persone che guardano il proprio volto allo specchio e poi se ne vanno e dimenticano chi sono. Nello spaesamento di oggi e nello smarrimento del dentro delle persone, l’implantatio profonda della Parola è la guarigione per la vita perché, quando non abbiamo la Parola, la nostra lingua ci inganna perché diventa una nave senza timone.    

Pensiero del giorno: Signore, liberami dall’essere linguacciuto e velenoso come l’aspide, fa’ che le mie parole siano figlie del grembo della tua Parola e portino la tua verità e non il mio punto di vista miope e stolto.


Giovedì 20 febbraio

Santi del giorno: san Eucherio, beata Giacinta Marto, san Leone di Catania

Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disonorato il povero! Non sono forse i ricchi che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali? Non sono loro che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi? Certo, se adempite quella che, secondo la Scrittura, è la legge regale: «Amerai il prossimo tuo come te stesso», fate bene. Ma se fate favoritismi personali, commettete un peccato e siete accusati dalla Legge come trasgressori.

L’apostolo parla della comunità cristiana come oasi, evento e visibilità d’amore, in cui non ci dovrebbero essere preferenze, primi posti e valutazioni di parte, ma dovrebbe essere la comunità del Signore: una comunità dove i poveri di Dio dovrebbero avere i primi posti. Tale comunità dovrebbe essere immune da favoritismi personali, invece nella nostra comunità molte volte si favorisce chi ha una buona loquela teologica psicologica, oppure capita che alcune menti arroganti riducano al silenzio i poveri di Dio che, non avendo capacità di eloquenza umana, ma avendo la sapienza di Dio, vengono messi a tacere e una piccola lobby, che ha l’anello della prepotenza al dito e la lingua sciolta, estinguono ciò che lo Spirito vuole dire alla comunità del Signore. I soliti bene informati, i soliti ascoltati non sono molte volte l’echeggio della sua Parola. Molte volte Dio parla con coloro che sono stati silenziati, che vengono svalutati, che vengono accantonati e perciò, contristando lo Spirito, la logica della mondanità entra in una comunità cristiana e da grembo di Dio la trasforma in lobby di potere di alcuni.
 
Pensiero del giorno: Signore, liberaci dai soliti che nelle comunità formano una lobby di potere a danno dei tuoi poveri.


Venerdì 21 febbraio

Santi del giorno: san Pier Damiani, vescovo e dottore della Chiesa, nacque a Ravenna nel 1007. Si fece monaco camaldolese, ma fu spesso impegnato nella predicazione al popolo e a riformare monasteri. Creato cardinale-vescovo di Ostia, lottò per liberare la chiesa dagli affari temporali, senza mai smettere di riformare se stesso attraverso una vita austera. Morì a Faenza il 22 febbraio 1072.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo
A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull’altare? Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta. E si compì la Scrittura che dice: «Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia», ed egli fu chiamato amico di Dio. Vedete: l’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.

L’apostolo Giacomo ci parla della fede e delle opere che devono essere un binomio inscindibile, infatti esse non si oppongono tra loro, perché la fede è la madre delle opere e le opere sono narratrici della fede. Martin Lutero proclamò sola fides, che bastava la sola fede, invece nella visione cattolica la fede è madre delle opere e le opere sono figlie della fede e raccontano la qualità delle fede che c’è in noi. Oggi, anche nella nostra chiesa, molte volte si insinua un pensiero che viene chiamato da papa Francesco neo pelagianesimo dal nome del monaco bretone che proclamava che bastavano le opere e la ragione umana per essere salvi. Molte volte le comunità mettono in secondo piano la priorità della preghiera, della vita interiore, dell’intimità con Dio, favorendo il rumore e la strutturazione di opere senza la fede, ma le opere senza la fede diventano autocelebrazione di personalità logorroiche con deliri di onnipotenza che pensano di bastare a se stesse, invece la fede che genera le opere conserva il primato di Dio e ci ricorda che la fede è grembo dell’operosità retta nella chiesa.    

Pensiero del giorno: Signore, liberami dall’essere imprenditore arrogante di opere buone fatte con le mie forze, ma rendimi umile servo che si pone allo sgabello dei tuoi piedi per chiedere da Te, mediante la fede retta, la generazione di opere sante che glorifichino il tuo nome e non gratifichino il patologico delirio di onnipotenza.   


Sabato 22 febbraio

Santi del giorno: Cattedra di san Pietro.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
Carissimi, esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.

Oggi, nella memoria della cattedra di san Pietro, leggiamo la prima lettera di san Pietro apostolo. Egli esorta gli anziani, cioè i presbiteri e i vescovi presenti nelle comunità cristiane, a pascere il gregge di Dio volentieri, non per interesse vergognoso, ma con animo generoso, non come padroni delle persone, ma come modelli del gregge. L’apostolo si rivolge ai pastori, a coloro che hanno ricevuto per vocazione la grazia di pascere il gregge del Signore, e ricorda che esso è stato affidato loro, non consegnato per lo spadroneggia mento, ma per l’amorevole cura della pastoralità d’amore. Oggi la Parola ci invita a rendere grazie a Dio per il dono dei pastori, vocazioni indispensabili perché la chiesa possa sentire la carezza d’amore del pastore supremo che è Gesù. L’unico vero pastore della chiesa rimane Gesù, i pastori sono solamente emanazione e riflessi del suo cuore di unico, vero pastore delle anime.
L’ascolto di questa Parola si trasforma in preghiera per coloro che sono nostri pastori perché non si riducano ad essere animatori di comunità, echeggio di sociologia, animatori di volontariati vari,ma rimangano pontefici, ponti tra noi e Dio, rimangano la fontana buona del villaggio che fa sgorgare dal cuore di pastori innamorati di Cristo le uniche cose che le anime domandano loro: la Parola, la grazia e la misericordia.
   
Pensiero del giorno: Signore, donaci pastori santi come il curato d’Ars che portava Te alle anime e non la bigiotteria delle opinioni e delle filosofie.   
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