17-22 giugno 2019 - Sito Sultabor

Vai ai contenuti

Menu principale:

17-22 giugno 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
17- 22 giugno  2019


Lunedì 17 giugno

Santi del giorno: san Raniero

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso».
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga criticato il nostro ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio con molta fermezza: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con spirito di santità, con amore sincero, con parola di verità, con potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama; come impostori, eppure siamo veritieri; come sconosciuti, eppure notissimi; come moribondi, e invece viviamo; come puniti, ma non uccisi; come afflitti, ma sempre lieti; come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!

Continuiamo la lettura della seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi. L’apostolo si definisce collaboratore di Dio, collaboratore di una grazia, e proclama a quella comunità che il momento favorevole é il giorno della salvezza, è il giorno della grazia, è il giorno della presenza potente dell’amore di Dio. Poi invita i Corinzi a scoprire che il momento favorevole, il momento della salvezza è loro contemporaneo perché nella loro comunità stava passando l’annuncio di Gesù. Paolo si presenta ai Corinzi come ministro di Dio forte, fermo nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie e nei digiuni. La fortezza di Paolo derivava dalla fortezza dello Spirito. Non sono mai tempi facili per gli evangelizzatori e per l’annuncio del vangelo, e anche Paolo esperimenta le angosce e le tribolazioni, ma è fermo, radicato in Cristo, lieto di seguire Cristo, di non avere nulla, ma di possedere tutto, cioè Gesù. La fermezza nell’evangelizzazione oggi è un dono dello Spirito che viene accolto nella collaborazione della nostra libertà che si consegna a Dio. La fermezza non è staticità o volontarismo della mente, ma la fermezza è l’essere afferrati dall’amore di Cristo e credere in esso fino in fondo.    
Pensiero del giorno: Signore, in questa nostra società liquida, rendici roccia ferma del tuo amore.


Martedì 18 giugno
Santi del giorno: san Gregorio Barbarigo, san Calogero, san Leonzio..

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Vogliamo rendervi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedònia, perché, nella grande prova della tribolazione, la loro gioia sovrabbondante e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nella ricchezza della loro generosità. Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente, domandandoci con molta insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a vantaggio dei santi. Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio; cosicché abbiamo pregato Tito che, come l’aveva cominciata, così portasse a compimento fra voi quest’opera generosa. E come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa. Non dico questo per darvi un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri. Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Paolo racconta ai Corinzi la grazia di Dio  concessa alle chiese della Macedonia che erano state provate e in quel momento erano piene di gioia, infatti erano state generose nell’aiutare le altre chiese, superando le aspettative dell’apostolo; erano state generose nel cuore, nel pensiero e nelle opere. La generosità nella vita dei discepoli non è solamente bontà o disponibilità, ma è una sintonia di grazia con il cuore di Dio  e, quando la grazia afferra il nostro cuore, esso sovrabbonda di una generosità, di un dono, di un’attenzione, di una tenerezza verso ogni bisogno. Gli abitanti della Macedonia hanno dato un esempio all’apostolo, tanto che egli li cita come esempio alla chiesa dei Corinzi: la generosità di Dio e la carità di Dio nella generosità e nella carità dei discepoli. Questa generosità e questa carità che sono segni di un cuore abitato da Colui che è buono e grande nell’amore, perché la generosità non si improvvisa, ma viene mostrata dopo un intervento discreto e forte della sua grazia.
Pensiero del giorno: Signore, in un’epoca di sprechi fammi diventare generoso nell’amore, rendimi smisurato nel dare perché il tuo amore smisurato ha contagiato il mio cuore.


Mercoledì 19 giugno
Santi del giorno: san Romualdo, santi Gervasio e Protasio

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. Sta scritto infatti: «Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno». Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia. Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale farà salire a Dio l’inno di ringraziamento per mezzo nostro.

Paolo ricorda che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Occorre seminare con larghezza, sapendo che il frutto del seme è in mano del seminatore divino, è in mano di un mistero che diventa presenza ed abbondanza in quello che noi seminiamo nella fede e nell’umiltà. L’evangelizzazione è una semina, non si vede subito l’abbondanza del frutto, nemmeno si conosce subito la gioia del raccolto e non si viene toccati  dal vedere il covone, segno di un’abbondante raccolto. L’evangelizzatore semina e non pretende di vedere subito, ma semina, certo dell’esistenza di una grazia più grande della sua opera. Quante volte i semi di Dio,  che sembrano morti nel cuore degli uomini, improvvisamente portano un frutto abbondante. Seminare il vangelo, seminare la Parola è veramente fidarsi ed affidarsi a colui che dà incremento, che è più grande di noi. A noi spetta il seminare, a Lui spetta il fecondare e dare pienezza al seme.   
Pensiero del giorno: Signore, se anche non vedrò mai il covone, dammi sempre la gioia e l’entusiasmo di gettare il seme.


Giovedì 20 giugno
Santi del giorno: san Gobano, san Giovanni da Matera.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, se soltanto poteste sopportare un po’ di follia da parte mia! Ma, certo, voi mi sopportate. Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina: vi ho promessi infatti a un unico sposo, per presentarvi a Cristo come vergine casta. Temo però che, come il serpente con la sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo.
Infatti, se il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi, o se ricevete uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo. Ora, io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi “super apostoli”! E se anche sono un profano nell’arte del parlare, non lo sono però nella dottrina, come abbiamo dimostrato in tutto e per tutto davanti a voi. O forse commisi una colpa abbassando me stesso per esaltare voi, quando vi ho annunciato gratuitamente il vangelo di Dio? Ho impoverito altre Chiese accettando il necessario per vivere, allo scopo di servire voi. E, trovandomi presso di voi e pur essendo nel bisogno, non sono stato di peso ad alcuno, perché alle mie necessità hanno provveduto i fratelli giunti dalla Macedòia. In ogni circostanza ho fatto il possibile per non esservi di aggravio e così farò in avvenire. Cristo mi è testimone: nessuno mi toglierà questo vanto in terra di Acàia! Perché? Forse perché non vi amo? Lo sa Dio!

Paolo si presenta come folle d’amore per quella comunità, infatti prova per loro una specie di gelosia divina, perché lui li ha promessi a Cristo come sposi dell’amore puro e casto di Gesù. Paolo teme che questa comunità, che lui ama, venga tentata dal veleno del serpente e possa perdere la ricchezza di Cristo. Infatti la comunità dei Corinzi era inquieta, instabile, attirata da nuove dottrine e nuove correnti di annuncio e Paolo, invece, li vuole radicare, consacrare e consegnare alla sponsalità di Gesù. Anche oggi la gente insegue insegnamenti, sapienze, dottrine che molte volte non sono di Cristo e di Dio, ma bisogna avere l’audacia e la tenacia dell’amore, come Paolo, che folle di Cristo, voleva portare i Corinzi alla follia d’amore per Gesù, perché solo in Lui avrebbero trovato la verità e la vita.
  
Pensiero del giorno: Signore, la tua gelosia per le anime è amore infinito, grande e ardente. Grazie, Signore, del tuo modo di amare, che molte volte corregge il mio modo di amare: troppo piccolo, calcolato e fragile.   


Venerdì 21 giugno

Santi del giorno: san Luigi Gonzaga, san Rodolfo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch’io.
In quello in cui qualcuno osa vantarsi – lo dico da stolto – oso vantarmi anch’io. Sono Ebrei? Anch’io! Sono Israeliti? Anch’io! Sono stirpe di Abramo? Anch’io! Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte.
Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; disagi e fatiche, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?
Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza.
Paolo si vanta con i Corinzi di quello di cui si vantavano i nuovi predicatori che facevano concorrenza alla sua predicazione e presenta la sua vita tribolata, la sua vita di perfetto ebreo, di israelita, di circonciso, di appartenente al popolo eletto di Dio. Paolo presenta anche la sua vita perseguitata, colpita, segnata, le sue esperienze travolgenti di prova per Gesù. Paolo presenta se stesso e la sua vita, non come vanto, ma come segno di un amore che ha afferrato il suo cuore. La testimonianza della nostra vita è il più bel libro sul quale può echeggiare con fecondità la Parola di Dio. Dobbiamo essere testimoni feriti di un’appartenenza, di una prova e di un amore che non si spegne. Paolo presenta ai Corinzi la sua vita, per far vedere loro quanto Cristo può ferire, afferrare, possedere un’anima nell’amore.    
Pensiero del giorno: Signore, non so se la mia vita racconta Te, non so se la mia vita abbia l’audacia e la radicalità dell’apostolo, ma te la offro, sebbene sia una vita molte volte compromessa, povera e fragile; la offro a Te nella nostalgia di una testimonianza piena e perfetta al tuo amore.  


Sabato 22 giugno
Santi del giorno: san Paolino da Nola

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, se bisogna vantarsi – ma non conviene – verrò tuttavia alle visioni e alle rivelazioni del Signore. So che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Di lui io mi vanterò!
Di me stesso invece non mi vanterò, fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato: direi solo la verità. Ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi più di quello che vede o sente da me e per la straordinaria grandezza delle rivelazioni. Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

Paolo parla della sua esperienza di Damasco quando venne rapito fino al terzo cielo, quando entrò nel mondo di Dio , quando venne afferrato dalla sua presenza e dalla sua potenza. Paolo, accanto a questo suo ricordo dell’afferramento di Cristo e a Cristo, presenta la sua debolezza. Ecco la grandezza di Paolo che si presenta senza veli ai Corinzi e parla di una spina, di un inviato di satana che lo schiaffeggia, di una debolezza che lo umilia. Egli vuole superare questo, ma Gesù gli fa vivere una grazia più grande, un’esperienza più forte nella Parola che egli riceve interiormente: “Ti basta la mia grazia, la mia forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Ecco i due volti di Paolo: il mistico, l’afferrato, l’incandescente per Cristo e il debole, il fragile di Cristo. Ma il primato della grazia ha fecondato la vita di Paolo e ha portato frutto. Anche in noi la grazia porta frutto tra i nostri ardori e le nostre fragilità, tra i nostri entusiasmi e le nostre debolezze, lì danza Dio  con la sua grazia. Cogliere questa grazia e questa danza è proprio degli innamorati di Cristo.

Pensiero del giorno: Signore, dà senso a questa dualità che tocca il mio cuore: l’ardore e la debolezza, l’estasi e la povertà, perché so che in questa dualità c’è la tua unità d’amore e la tua grazia e questo mi basta.
stampa

 
Torna ai contenuti | Torna al menu