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18-23 maggio 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
18-23 maggio 2020


Lunedì 18 maggio

Santi del giorno: san Giovanni I.

Dagli Atti degli Apostoli
Salpati da Tròade, facemmo vela direttamente verso Samotràcia e, il giorno dopo, verso Neàpoli e di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedònia. Restammo in questa città alcuni giorni. Il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera e, dopo aver preso posto, rivolgevamo la Parola alle donne là riunite. Ad ascoltare c’era anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo. Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: «Se mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa». E ci costrinse ad accettare.

Il libro degli Atti ci presenta l’instancabile missionarietà di paolo: “Facemmo vela”. Paolo, l’uomo del cammino, del viaggio, della nave, l’uomo che ha un grande fuoco da portare ovunque, un uomo di Dio che vuole incendiare dell’amore di Dio il mondo. Arrivando a Filippi, città della Macedonia, giunge nella nostra Europa, dove la prima credente è una donna, Lidia. Oggi manca l’ardore della missione, oggi abbiamo impacchettato la missione in metodologie, in piani, in progetti, in volumi di ricerche, ma la missione non è questa: essa è sempre legata al cuore, ai piedi di un uomo o di una donna di Dio che sentono dentro di loro gonfiare la vela dell’amore che li spinge a portare il tesoro prezioso, che è la Parola di Dio, a lidi lontani e a città che attendono.
Le nostre città piangono nella loro tristezza: mancano missionari ardenti, abbondano funzionari tristi.    

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che la vela del mio cuore sia sempre gonfia del vento dello Spirito, solo allora sarò un annunciatore creativo della tua eterna fantasia d’amore.


Martedì 19 maggio
Santi del giorno: san Pietro Celestino, san Crispino da Viterbo.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi. Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.
Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la Parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

Paolo si trova ancora a Filippi. La folla insorse contro lui e Sila e i magistrati li fecero caricare di colpi e li gettarono in carcere: è il prezzo di ogni annuncio autentico, di ogni evangelizzazione, ma anche in carcere Paolo e Sila non smettono di elevare inni a Dio e i prigionieri stanno ad ascoltarli. Che bella questa icona del libro degli Atti, che bello questo luogo, il carcere: nella notte due uomini cantavano inni al loro Dio. Pensiamo alla nostra sorella imprigionata in Sudan perché cristiana, che non ha paura di elevare con la sua vita inni a Dio. Quando si è innamorati di Dio e si canta la lode a Lui, anche i prigionieri, uomini duri, ascoltano questa armonia del cielo. Dopo questo canto il terremoto dell’amore apre le porte e libera tutti dalle catene: dove arriva un’autentica esperienza di Dio c’è un terremoto d’amore, un terremoto che è liberante, che fa crollare le case di carta delle nostre certezze e spezza le catene delle nostre arroganti supponenze. Dove passa un evangelizzatore passa il fuoco di Dio, la forza di Dio, la grazia di Dio, il miracolo di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, perdonami se non canto inni al tuo nome, ma annoio gli altri con ragionamenti aridi su di Te.


Mercoledì 20 maggio

Santi del giorno: san Bernardino da Siena, santa Lidia.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, quelli che accompagnavano Paolo lo condussero fino ad Atene e ripartirono con l’ordine, per Sila e Timòteo, di raggiungerlo al più presto. Paolo, in piedi in mezzo all’Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che, in tutto, siete molto religiosi. Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare con l’iscrizione: “A un Dio ignoto”. Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”. Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’ingegno umano. Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti». Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dicevano: «Su questo ti sentiremo un’altra volta». Così Paolo si allontanò da loro. Ma alcuni si unirono a lui e divennero credenti: fra questi anche Dionigi, membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.

Il brano ci presenta Paolo che arriva ad Atene e al cuore della grecità, l’areopago. Lì, osservando la religiosità degli Ateniesi, trova un altare dedicato al Dio ignoto e qui riecheggia la Parola di Isaia: “Veramente tu sei un Dio misterioso, Dio d’Israele, salvatore”. Paolo fa una catechesi ai Greci annunciando Gesù Cristo, figlio di Dio, che è risorto dai morti, ma fallisce e gli Ateniesi gli dicono che lo ascolteranno un’altra volta. Essi sono figli di Platone, della filosofia, della metafisica ma non figli dello sconvolgimento e della novità della Parola di Dio. Nonostante l’apparente fallimento, alcuni ricevono la Parola, infatti il brano ci parla di Dionigi e di Damaris. Quando la Parola di Dio è annunciata e seminata senza complessi di inferiorità, quando la Parola di Dio non viene smussata negli angoli esigenti del suo annuncio, lo Spirito suscita sempre nuovi credenti. Quando la Parola, invece, viene argomentata ed addomesticata dalla strategia umana, sentendosi dilaniata e profanata nella sua natura, diventa grembo sterile. La Parola di Dio prevede l’accompagnamento di un cuore innamorato e Paolo è proprio la prova più grande: il cuore innamorato di un uomo arriva anche nella piazza difficile di Atene, e la Parola, in mezzo a tanto rifiuto, fa sorgere anche lì il piccolo resto di credenti, perché essa è fedele.

Pensiero del giorno: Signore, toglimi il complesso di inferiorità che mi rende molte volte imbarazzato di fronte all’arroganza dei salotti mediatici e della scienza umana. Fa’ che non mi vergogni della tua Parola, ma l’annunci con ardore e senza rossore.       


Giovedì 21 maggio

Santi del giorno: san Cristoforo Magallanes e compagni.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di ClauDio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani». Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

Paolo continua il suo cammino e a Corinto trova un credente di nome Aquila con la moglie Priscilla, fabbricanti di tende. Paolo è ospite nella loro casa, e lì, oltre che evangelizzare, lavora e continua ad annunciare Gesù il Cristo davanti ai Giudei, nonostante l’opposizione di molti. Paolo entra nelle case e continua la sua corsa d’amore per il vangelo, per Gesù. La corsa d’amore della Parola è veramente una corsa vittoriosa, Paolo non ha paura dei Giudei e continua con la tenacia dell’amore ad annunciare Gesù il Signore.

Pensiero del giorno: Fa’, o Signore, che annunci sempre la tua signoria per salvaguardare gli uomini e le donne del mio tempo dai tiranni oppressivi e dittatoriali.   


Venerdì 22 maggio

Santi del giorno: santa Rita da Cascia, santa Giulia.

Dagli Atti degli Apostoli

[Mentre Paolo era a Corìnto,] una notte, in visione, il Signore gli disse: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la Parola di Dio.
Mentre Gallione era proconsole dell’Acàia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagòga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo.
Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto.

A Corinto Paolo ha una visione: il Signore gli dice di non aver paura, di continuare a parlare perché è con lui. Paolo si ferma a Corinto un anno  e mezzo e lì insegna la Parola di Dio. Il Signore nella visione della fede e nella visione interiore dell’amore ci dice che accompagna la nostra evangelizzazione, ci rassicura della sua presenza e ci conforta con la sua grazia.
L’evangelizzazione non è attività nostra, non è bravura di loquela, è pura grazia che si affida ad un cuore. L’evangelizzazione è questa grazia di Dio che diventa annuncio, presenza, audacia, forza e fuoco, infatti, nonostante i Giudei insorgano contro Paolo e lo portino in tribunale, egli continua ad annunciare Gesù. La persecuzione è il prezzo dell’amore, anzi è la verifica dell’autenticità dell’amore. Il fallimento più grande per un cristiano è quando non è più perseguitato, allora significa che insegna cose del mondo e cose che piacciono al mondo.

Pensiero del giorno: Signore, liberami da quella mondanità spirituale, su cui papa Francesco continua a richiamarci. Non rendermi elemento da salotto, ma rendimi testimone che non ha paura di affrontare i tribunali arroganti dell’oggi, epoca priva del tuo amore.     


Sabato 23 maggio
Santi del giorno: san Desiderio, sant’Onorato.

Dagli Atti degli Apostoli
Trascorso ad Antiòchia un po’ di tempo, Paolo partì: percorreva di seguito la regione della Galàzia e la Frìgia, confermando tutti i discepoli. Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni.
Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. Poiché egli desiderava passare in Acàia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti. Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.

Trascorso ad Antiochia un po’ di tempo, Paolo parte e percorre la Galazia e la Frigia, confermando nella fede. Arriva ad Efeso e trova Apollo, nativo di Alessandria, che desidera entrare nella via di Dio, nella profondità della Parola. Anche Priscilla ed Aquila si aprono alla grazia di Dio. Paolo continua ad annunciare Gesù, confutando i giudei ed aprendo i cuori di coloro che la Parola affascinava con il fascino del vero volto e del vero vangelo di Dio.  

Pensiero del giorno: Signore, quanta sete di profondità, di spiritualità e di fede c’è oggi! Quanta gente muore disidratata perché non riceve l’acqua viva della tua Parola, ma il macigno pesante della nostra rassegnazione.  
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