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18-23 novembre 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
18 - 23 novembre 2019

Lunedì 18 novembre

Santi del giorno: dedicazione delle basiliche dei Santi Pietro e Paolo

Dal Vangelo secondo Luca
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Il vangelo di Luca ci presenta Gesù che, camminando per Gerico, incontra un cieco che gli grida: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me”. Nonostante il rimprovero delle persone egli ha continuato a gridare. La vera esperienza di Gesù è quando l’incontro con Gesù vivo e vero nella mia vita mi aiuta a vincere tutti i freni inibitori che contengono il mio grido. Certamente Gesù non ci fa gridare in maniera vocale, ma ci fa gridare con il cuore, cioè ci fa portare davanti alla sua presenza e alla sua tenerezza tutte quelle urgenze d’amore che abbiamo dentro di noi. Il grido del cieco dovrebbe essere veramente questo ponte d’amore che io creo con Gesù, quando vivo questo rapporto di intimità, di amicizia con Lui; in questo grido spirituale metto tutto il mio incompreso, il mio compresso e il mio disperato, sapendo che il volto di Gesù, ma soprattutto l’udito di Gesù non faranno cadere nel vuoto il mio grido.  
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che la preghiera renda forte il mio grido d’amore, fa’ che la preghiera diventi sempre questo grido d’amore verso di te, Salvatore della mia vita.


Martedì 19 novembre  
Santi del giorno: san Mectilde.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù in Gerico che incontra Zaccheo. La pedagogia e la metodologia dell’attività pastorale di Gesù sono stati l’incontro. Zaccheo diventa una delle icone più belle degli incontri che Gesù ha fatto con la gente del suo tempo. Con questa Parola Gesù ci vuole ricordare che il discepolo, colui che lo segue, dovrebbe come il Maestro vivere profondamente questa spiritualità dell’incontro. Quanta gente sola oggi, quanta gente che pretendiamo di riempire di servizi, di attività benefiche o di altro, ma il loro cuore reclama ben altro. Gesù diventa il nostro ispiratore, il nostro Maestro per veri incontri, allora, ci auguriamo che, lungo la strada della vita, incontrando persone affamate d’amore, di libertà, di senso profondo dell’esistere, attraverso noi, discepoli poveri e fragili, possano incontrare Lui, il Signore, e ritrovare la bussola e l’indicazione per il loro cammino.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che io viva gli incontri che tu prepari nella mia vita, non come scontri, ma come veri eventi di grazia.


Mercoledì 20 novembre
Santi del giorno: san Teonesto, san Edmondo.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”». Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Gesù ci presenta questo uomo di nobile famiglia che consegna ai suoi servi dei talenti con l’ordine di farli fruttificare. La risposta è stata diversa e variegata: tutte queste persone che hanno ricevuto le monete d’oro le hanno fatte fruttificare, eccetto una che non l’ha fatta fruttificare per la paura. Quanta infruttuosità nel nostro cuore quando non facciamo fruttificare il dono dello Spirito e le grazie di Gesù che ci vengono date. Quanta sterilità nelle nostre parole, nelle nostre attività, nelle nostre pretese programmazioni di eventi! Tutto è sterile, infruttuoso, perché prima di tutto la moneta d’oro, che è la grazia di Dio, la dobbiamo ricevere e non possiamo presumere di afferrarla e di possederla. Poi questa grazia preziosa, consegnata alla nostra libertà e alla nostra creatività, diventa fruttuosa se facciamo scorrere la linfa della preghiera che rende la grazia di Dio veramente capace di frutti duraturi per il regno.
Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che i miei frutti spirituali siano gustosi e portino gioia alla mia anima e a quella degli altri. Liberami, Signore, dai frutti di plastica tutto colore e niente gusto e sapore.


Giovedì 21 novembre
Santi del giorno: Oggi festeggiamo la presentazione della beata Vergine Maria; è una delle feste più care all’Oriente che la celebra dal VI secolo. Ricordiamo anche la Madonna con il titolo di Madonna della Salute, la Madre che si preoccupa della salute spirituale e fisica dei suoi figli. La chiesa ci invita anche a pregare per le claustrali perché celebra la giornata pro orantibus
 
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».
Luca ci presenta Gesù che piange vicino a Gerusalemme. Piange sulla sua città, che non ha compreso il giorno, la venuta e l’azione di Gesù. Che grande insegnamento Gesù che piange! Egli vuole adoperare la nostra emotività per farla diventare segno vivo del suo amore. Molte volte pensiamo che l’emotività sia la tappezzeria superficiale della nostra vita, invece nella nostra emotività, di cui le lacrime fanno parte, c’è forse la vera profondità e la vera intensità del nostro cuore. Chiediamo anche noi a Gesù di saper piangere sul nostro tempo, su tanti cuori chiusi, su tante città dell’uomo autosufficienti ed arroganti e chiediamo allo Spirito di trasformare queste lacrime in offerta d’amore perché le lacrime, come santa Monica ci ricorda, possono essere mezzi per poter convertire molti cuori che si chiudono davanti all’argomentazione cerebrale, ma potrebbero aprirsi all’infinito amore davanti ad un segno di una lacrima d’amore.
Pensiero del giorno: Signore, non farmi credere che sono maturo quando controllo le mie lacrime e le mie emozioni, ma dammi lo Spirito per capire quanto una lacrima e un’emozione, consacrate da Te, diventino mezzi forti per ricordare all’uomo d’oggi la tenerezza del tuo amore.


Venerdì 22 novembre
Santi del giorno: Cecilia è una delle sette donna martiri di cui si fa menzione nel Canone Romano. Ad essa è dedicata una basilica in Trastevere a Roma (sec. IV). Il suo culto si diffuse dovunque prendendo l’avvio da una «Passione» nella quale viene esaltata come modello di vergine cristiana. Più tardiva è l’interpretazione del suo ruolo di ispiratrice e patrona della musica e del canto sacro. La sua memoria il 22 novembre è già celebrata nell’anno 546, come attesta il «Liber pontificalis» (sec. VI).

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Gesù dentro il tempio caccia i venditori e rivendica al tempio il suo ruolo: essere casa di preghiera. Anche oggi Gesù rivendica la santità del tempio della chiesa, dove dovremmo dare priorità assoluta alla preghiera, al silenzio adorante e all’ascolto. Quante volte, invece, anche noi mercanteggiamo dentro il tempio di Dio, facendo prevalere le nostre parole, le nostre opinioni, i nostri discorsi. Gesù, invece, ci ricorda la priorità e la santità della preghiera nella sua casa, in questa casa spirituale che è la sua presenza.
Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che nel tuo tempio io non sia una voce in più, ma sia un prezioso silenzio che aiuta gli altri ad ascoltare il fascino della tua Parola.   


Sabato 23 novembre
Santi del giorno: san Clemente I, papa e martire, fu quarto vescovo di Roma dopo Pietro, Lino e Anacleto. Nella chiesa del primo secolo fu una figura di primo piano. Celebre la lettera che scrisse ai Corinzi per rinsaldare la pace e la concordia tra di loro.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Il vangelo di oggi ci presenta la domanda dei sadducei a Gesù riguardo a quella donna che ha avuto sette mariti. Quante volte creiamo degli alibi cerebrali per non aprirci al mistero di Dio, quante volte pensiamo di glissare le grandi domande della vita, come l’eternità e la vita dopo la morte, creando casistica e polemica. È il male del nostro tempo, in cui pensiamo che l’arroganza della mente e la forza della ragione possano impacchettare anche la presenza e il fascino dell’amore di Dio. Invece Gesù ci ricorda che l’eternità e la vita che ci attende non hanno nulla a che vedere con i parametri nostri; sarà una vita completamente diversa perché tuffata nella presenza piena del suo amore.
Pensiero del giorno: Signore, non rendermi sabotatore di eternità con una temporalità dei piedi per terra che nega il respiro del cielo, rendimi invece segno vivo del tuo cielo nuovo e della tua terra nuova in un mondo che consuma il suo tempo nella stretta misura del calendario.    
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