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18-23 ottobre 2021

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA  
18-23 ottobre 2021


Lunedì 18 ottobre

Santi del giorno: san Luca evangelista; san Pietro d’Alcantara


Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio, Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo, ed è partito per Tessalònica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. Prendi con te Marco e portalo, perché mi sarà utile per il ministero. Ho inviato Tìchico a Èfeso. Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Tròade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene. Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni: il Signore gli renderà secondo le sue opere. Anche tu guàrdati da lui, perché si è accanito contro la nostra predicazione. Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero.
Oggi leggiamo un brano della seconda lettera a Timoteo in cui Paolo racconta gli eventi della sua vita recente a Timoteo, suo figlio carissimo. L’apostolo racconta che Dema l’ha abbandonato, preferendo il mondo, Crescente, un altro collaboratore, si trova in Galazia, Tito in Dalmazia, solo Luca è con lui. Da questa lettera sappiamo che Luca, l’evangelista della misericordia di Dio, era un amico caro a Paolo. L’apostolo ha generato nella fede molti credenti ed è stato anche capace, attraverso la grazia di Dio, di suscitare collaboratori per la corsa del vangelo, ma ha anche avuto la prova di vedersi abbandonato da tutti quando ha dovuto essere giudicato da un tribunale, quindi ha provato l’abbandono, ma ha sentito più fortemente il Signore vicino a lui. Questa Parola di Dio ci vuole ricordare che, se anche tutti ci abbandonassero, Egli rimarrebbe, ci sarebbe vicino e ci darebbe forza, perché Gesù non tradisce mai, è veramente una presenza fedele nella nostra vita. Molte volte dimentichiamo questo, sentendoci soli e inadatti con le nostre forze a portare avanti il vangelo. Gesù non solo ci è vicino, ma ci precede sempre.   
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che anch’io, come Paolo, ricordi i nomi delle persone care e in ogni nome possa presentare a Te il cuore, il desiderio e la storia di quella persona.


Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Il vangelo di oggi ci mostra Gesù che designa altri 72 discepoli e li manda a due a due in ogni città e in ogni luogo. Il Signore manda, la messe è abbondante, ma sono pochi gli operai, non solo in senso numerico, sono pochi i veri operai che vanno per cogliere la messe del Signore e non per essere protagonisti della loro bravura e della loro strategia. Gli operai della messe vengono mandati da Gesù nella forza del suo mandato e del suo nome per raccogliere la sua messe, per contribuire alla sua gloria e non per essere protagonisti inopportuni di se stessi.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, liberami dall’essere un protagonista arrogante e superbo della mia persona e della mia pseudo bravura, ma rendimi operaio curvo e nascosto che lavora solo per la tua gloria.


Martedì 19 ottobre
Santi del giorno: santi Giovanni, Isacco e c.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
Ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia. Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.

Paolo parla del dramma del peccato originale e contrappone il primo Adamo al nuovo adamo, che è Gesù Cristo, usando i parallelismi dell’obbedienza e della disobbedienza (la disobbedienza di uno solo e l’obbedienza di uno solo). Con Gesù dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia e Paolo legge l’evento della colpa d’origine e lo colloca nella dinamica della grazia. Oggi molte volte ci dimentichiamo di essere figli di Adamo oltre che figli di Dio ed abbiamo scambiato le conseguenze del peccato originale con distonie e disarmonie psichiche o psicologiche invece le ferite del peccato originale, con la triplice concupiscenza della carne degli occhi e della vita, sono le ferite che sono presenti in ciascuno di noi. Il peccato originale viene risanato dalla grazia battesimale, ma le conseguenze combattono in noi per tutta la vita. Paolo, leggendo l’evento delle origini, lo colloca ancora nella speranza, nell’abbondanza e nell’infinita gratuità di quella grazia che è regnata perché noi potessimo ancora arrivare alla vita eterna di Dio.    

Pensiero del giorno: Signore, quando mi ritengo un uomo perfetto o un superuomo, come affermava Nietzsche, ricordami invece umilmente che sono figlio di Dio, ma anche figlio di Adamo.  


Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
Il vangelo di oggi ci invita alla vigilanza: vesti strette ai fianchi, lampade accese, essere veramente in attesa del padrone che torna dalle nozze. Quanto è grande questa Parola di Gesù! Che cosa vuol dire essere vigilante? Essere vigilanti significa essere liberi dai nostri calcoli, dai nostri calendari, dai nostri modi di fare e di essere, significa non spegnere quella nostalgia infinita che abbiamo di Dio e del suo amore, significa essere continuamente, dinamicamente aperti all’irruzione di Dio. Quando non siamo vigilanti diventiamo un arredamento stanco della vita e non aspettiamo più nessuno, perché abbiamo riempito la vita di noi stessi.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi vigilantes delle casseforti e dei denari, ma rendimi vigilante del tuo amore e del tuo ritorno.


Mercoledì 20 ottobre
Santi del giorno: san Cornelio, sant’Adelina, santa Maria Bertilla Boscardin


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, il peccato non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. Il peccato infatti non dominerà su di voi, perché non siete sotto la Legge, ma sotto la grazia.
Che dunque? Ci metteremo a peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia? È assurdo! Non sapete che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia?
Rendiamo grazie a Dio, perché eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siete stati affidati. Così, liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della giustizia.


Paolo parla del combattimento dei nostri corpi e delle nostre anime: le nostre membra combattono la guerra delle passioni e dei vizi. Molte volte non lo accettiamo, ci arrendiamo e alziamo la bandiera bianca, allora la Parola ci ricorda che questo ci renderà schiavi e ci porterà alla morte. Paolo rende grazie a Dio perché da schiavi del peccato che eravamo, avendo obbedito con il cuore a Dio, siamo stati liberati dal peccato e siamo stati schiavizzati in maniera dolce dalla giustizia. Oggi non si guarda più alle guerre interiori che combattono dentro di noi, come ci ricordano san  Paolo e san Giacomo, oggi pensiamo alle guerre internazionali e abbiamo perduto la priorità della pace del cuore, seguendo l’illusione del pacifismo senza grazia.
  
Pensiero del giorno: Signore, il vero arcobaleno della alleanza della grazia è un tuo dono.


Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».  Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Il vangelo di oggi ci ricorda che non sappiamo l’ora e non sappiamo il giorno perché Dio è sempre una sorpresa d’amore, Dio è sempre un’irruzione stupenda d’amore. Quando pensiamo di essere noi dio, quando ci siamo sbarazzati di Dio, diventiamo despoti intolleranti e tutto ciò che è di Dio lo riteniamo nostro: doni, vita, salute, intelligenza e quando non aspettiamo più Dio diventiamo despoti dei nostri fratelli, tiranni della loro libertà, ma il Signore ci dice chiaramente che costoro avranno come regno le percosse che son dovute al non amore. Chiediamo a Gesù di non essere tiranni dell’amore e della libertà degli altri, ma di essere umili servitori e umili amministratori di ciò che non è nostro, ma è solo di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non guardi il mio orologio per calcolare l’ora, ma fa’ che sia in attesa del tuo amore per cogliere l’ora misteriosa della tua venuta.


Giovedì 21 ottobre
Santi del giorno: sant’Orsola, beato Pino Puglisi


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, parlo un linguaggio umano a causa della vostra debolezza. Come infatti avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità, per l’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione.
Quando infatti eravate schiavi del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Il loro traguardo infatti è la morte.
Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna. Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Paolo ci ricorda che molte volte anche noi, come i Romani, abbiamo messo le nostre membra a servizio dell’impurità e delle iniquità, allora abbiamo raccolto solo il salario della morte perché il peccato porta la morte nell’anima e nella vita. Abbiamo due salari: quello della grazia e quello del peccato, abbiamo due appartenenze: quella della grazia e quella del peccato. Paolo ci ricorda che dobbiamo essere liberati dal peccato e fatti servi di Dio perché il peccato è veramente quella tragedia che uccide in noi la dignità, la libertà e la speranza.  

Pensiero del giorno: Signore, oggi il peccato e le sue conseguenze sono state censurate e zittite, ma le conseguenze e le rovine del peccato sono sotto gli occhi di tutti.  


Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che è venuto a gettare un fuoco sulla terra, il fuoco dell’amore, il fuoco dello Spirito. Gesù è in attesa di un battesimo, quello della sua passione e della sua morte, e non è venuto a portare pace e pacifismo sulla terra, ma divisione. La vera pace è quella di Gesù, e la vera pace di Gesù contrappone sempre, perché essa divide tra coloro che accolgono la sua pace la sua volontà e coloro che la rifiutano. È un Gesù radicale quello del vangelo di oggi, non è un Gesù dolciastro, ecumenico e tessitore di relazione, è un Gesù chiaro che spacca le scelte in due: o con Lui o contro di Lui. Che bello che è questo Gesù nel nostro tempo addormentato dal buonismo e sicuro di se stesso, non più in attesa della potente presenza di Dio!   

Pensiero del giorno: Signore, nella tua matematica conosci solo due operazioni la moltiplicazione e la divisione, fa’ che non dimentichi questa tua scienza matematica.


Venerdì 22 ottobre
Santi del giorno: sant’Albercio, san Giovanni Paolo II


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.
Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra.
Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!

Paolo parla di un suo dramma interiore: vede il bene, vuole farlo, ma fa il male e soffre per questa dualità, per il voler fare il bene ed essere sconfitto dall’arroganza del male. Egli termina, però,  questa constatazione amara della sua dualità inneggiando a Gesù Cristo che con la sua potenza e la sua grazia ci ha liberato e ci libera sempre dall’arroganza del male.   

Pensiero del giorno: Signore, le mie inconsistenze interiori, le mie dualità interiori, le mie incoerenze interiori non vengono guarite dalla scienza umana, ma devo consegnarle alla vittoria della tua grazia.  


Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che rimprovera alla folla di saper leggere i segni meteorologici, ma non i segni del tempo. I segni dei tempi, un’espressione molto usata soprattutto nel post concilio, sono gli eventi di grazia e i passaggi di Dio in un’epoca e in una generazione. I segni dei tempi non sono segni politici o ideologici, non sono segni di altezzosa scienza, ma sono segni che possono essere carpiti e capiti solo dagli umili di cuore. I segni veri di Dio sono la santità, l’umiltà, il nascondimento; in questo nascondimento si può avvertire il passaggio del Signore nel proprio tempo senza diventare nè nostalgici del tempo passato né illusi del futuribile che non c’è.

Pensiero del giorno: Signore, fammi cogliere i segni del tuo tempo nella mia vita. Se li coglierò, eserciterò la vera meteorologia dell’anima.


Sabato 23 ottobre
Santi del giorno: san Giovanni da Capestrano, san Severino Boezio


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, ora non c’è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte.
Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Paolo parla di coloro che vivono secondo lo Spirito e di coloro che vivono secondo la carne e delle due dimensioni che si contrappongono: l’uomo spirituale e l’uomo carnale, il secondo tende al basso, alle tenebre, al male, invece l’uomo spirituale tende a Dio. La Parola ci dice che quando noi ci lasciamo dominare dalla carne non apparteniamo più a Cristo perché la carne impedisce l’appartenenza allo Spirito di Cristo, invece quando noi apparteniamo allo Spirito di Dio allora nella nostra vita la Pasqua di Gesù diventa un evento continuo, bellissimo e fecondo d’amore.  

Pensiero del giorno: Signore, devo scegliere tra la carne e lo Spirito, non posso astenermi. Donami la grazia di scegliere lo Spirito.   


Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la Parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Gesù dice ai Galilei che le vittime di Pilato e della torre di Siloe non erano più colpevoli di altre persone. Egli ci richiama all’urgenza della conversione e questa Parola è forte perché Gesù non ci propone possibilità, ci dà un ultimatum, una scadenza e una verità: “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Se il cuore non si apre a Dio e non diventa sua dimora, diventeremo vittime non più di Pilato, ma di noi stessi e dei tiranni del nostro tempo, allora non ci crollerà più addosso la torre di Siloe, ma ci crollerà addosso la nostra vita fittizia e finta, fatta di scenari che non corrispondono alla verità profonda. La conversione è un grande appello di Gesù, davanti al quale si cono due possibilità: o la accogliamo o non la accogliamo, assumendoci responsabilmente le conseguenze della nostra scelta.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che la torre di Siloe non crolli più su di me, ma su di me scenda il tuo amore che fa crollare tutte le fintonerie della mia vita senza Te e senza conversione.
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