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19-24 agosto 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
19-24 agosto 2019


Lunedì 19 agosto

Santi del giorno: san Giovanni Eudes.
Nasce nel 1601 e fonda la congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, padri eudisti. Propagherà molto il culto ai due Cuori e vorrà che i suoi futuri sacerdoti diventino formatori spirituali dei seminari perché i futuri preti vengano prepararti nella logica del Cuore di Gesù e di Maria  

Dal libro dei Giudici
In quei giorni, gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal; abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dalla terra d’Egitto, e seguirono altri dèi tra quelli dei popoli circostanti: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore, abbandonarono il Signore e servirono Baal e le Astarti. Allora si accese l’ira del Signore contro Israele e li mise in mano a predatori che li depredarono; li vendette ai nemici che stavano loro intorno, ed essi non potevano più tener testa ai nemici. In tutte le loro spedizioni la mano del Signore era per il male, contro di loro, come il Signore aveva detto, come il Signore aveva loro giurato: furono ridotti all’estremo. Allora il Signore fece sorgere dei giudici, che li salvavano dalle mani di quelli che li depredavano. Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dèi e si prostravano davanti a loro. Abbandonarono ben presto la via seguita dai loro padri, i quali avevano obbedito ai comandi del Signore: essi non fecero così. Quando il Signore suscitava loro dei giudici, il Signore era con il giudice e li salvava dalla mano dei loro nemici durante tutta la vita del giudice, perché il Signore si muoveva a compassione per i loro gemiti davanti a quelli che li opprimevano e li maltrattavano. Ma quando il giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro padri, seguendo altri dèi per servirli e prostrarsi davanti a loro: non desistevano dalle loro pratiche e dalla loro condotta ostinata.

Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e seguirono i Baal, dei stranieri, si prostrarono davanti a loro e, seguendoli, dimenticarono il Signore che fece provare loro l’oppressione dei nemici. Ma il Signore non abbandonò questo popolo infedele e fece sorgere dei giudici, persone piene di Spirito che cercarono di orientare il popolo alla fedeltà a Dio, ma anche ai giudici il popolo non diede ascolto e si prostituì ad altri dei. Il Signore, che aveva suscitato questi giudici, salvò gli Israeliti ancora una volta dalla mano dei nemici. Oggi i giudici sono uomini e donne innamorati di Dio che, in mezzo ad un popolo infedele, ricordano, esortano, lottano, lavorano per ricondurre un popolo smarrito e vuoto alla vera fonte della gioia. I giudici erano figure carismatiche nel popolo d’Israele ed anche oggi abbiamo necessità di questi uomini e donne carismatici, non tanto nel senso di uomini dello straordinario o del meraviglioso, ma di uomini e donne pieni della forza e del soffio dello Spirito. In questo nostro tempo in cui apparentemente il deserto dell’ateismo sta prendendo forza e sta avanzando, lo Spirito suscita oasi piene del soffio della sua vita e uomini e donne innamorati di Dio che, in mezzo a questo deserto, abitano le oasi dove l’anima può ritrovare l’acqua viva dello Spirito e il soffio della vita.

Pensiero del giorno: Signore, il livellamento e la mediocrità generale della vita mi stanno soffocando, ho sete e fame di alternative e di audacia spirituale! Metti sui miei passi uomini e donne del soffio perché non muoia soffocato dall’asma della mediocrità della storia.     

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa Parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Il vangelo di Matteo ci presenta quel tale senza nome che si avvicina a Gesù per chiedergli che cosa fare per avere la vita eterna. Quel tale era un pezzo da novanta nella fede, perché dice a Gesù che già osserva i comandamenti, che già è dentro un cammino di perfezione. Come è vero che i più duri a convertirsi sono i praticanti! E in questa pagina evangelica Gesù, guardando questo giovane senza nome, gli ricorda che gli manca una cosa: vendere tutto, darlo ai poveri e seguirlo. Gesù non vuole praticanti, non vuole ossequienti di leggi e di norme, che intristiscono e ingrigiscono la sua figura, Gesù vuole persone capaci di vendere, ma vendere cosa? Vendere tutte le proprie pre comprensioni, le proprie modalità, i propri punti di vista, le proprie arroganze mentali che si considerano tesoro indispensabile per la propria vita, perché questo tesoro rende interessanti superuomini e affascinanti. Invece dobbiamo vendere questo tesoro, dobbiamo vendere tutto ciò che in noi impedisce la libertà di essere di Gesù. L’unico comandamento per seguire Gesù è vendere, che poi partorisce un figlio: dare ai poveri di Dio la propria libertà, il proprio respiro profondo perché finché non vendiamo, ce ne andremo tristi, avremo il nostro centro commerciale pieno dei nostri beni, ma il nostro cuore vuoto. Ecco il comandamento dal quale dipende tutto:  vendere. Attraverso lo Spirito possiamo vendere ciò che riteniamo tesoro per acquistare l’infinità bontà di Gesù.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, liberami dall’essere commerciante delle mie bigiotterie schifose, che propino ogni giorno come tesori e rendimi la libertà del tuo amore.       


Martedì 20 agosto

Santi del giorno: san Bernardo.
Dottore della chiesa, nasce nel 1090 vicino a Digione, a 22 anni entra nei cistercensi, un ramo benedettino nell’abbazia di Citeaux. Fonda l’abbazia di Chiaravalle dove desidera vivere l’autentica regola benedettina. Bernardo è chiamato anche doctor mellifluus, il dottore dolce come il miele. È il dottore dell’amore. Le sue opere sono capolavori di mistica. Muore nel 1153 e fu proclamato dottore della Chiesa da Pio VIII.

Dal libro dei Giudici
In quei giorni, l’angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita. Gedeone, figlio di Ioas, batteva il grano nel frantoio per sottrarlo ai Madianiti. L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: «Il Signore è con te, uomo forte e valoroso!». Gedeone gli rispose: «Perdona, mio Signore: se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: “Il Signore non ci ha fatto forse salire dall’Egitto?”. Ma ora il Signore ci ha abbandonato e ci ha consegnato nelle mani di Madian». Allora il Signore si volse a lui e gli disse: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?». Gli rispose: «Perdona, mio Signore: come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre». Il Signore gli disse: «Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo». Gli disse allora: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli. Intanto, non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti la mia offerta da presentarti». Rispose: «Resterò fino al tuo ritorno». Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e con un’efa di farina fece focacce àzzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì. L’angelo di Dio gli disse: «Prendi la carne e le focacce àzzime, posale su questa pietra e vèrsavi il brodo». Egli fece così. Allora l’angelo del Signore stese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce àzzime; dalla roccia salì un fuoco che consumò la carne e le focacce àzzime, e l’angelo del Signore scomparve dai suoi occhi. Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse: «Signore Dio, ho dunque visto l’angelo del Signore faccia a faccia!». Il Signore gli disse: «La pace sia con te, non temere, non morirai!». Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo chiamò «Il Signore è pace».
Leggiamo oggi l’evento di Gedeone, figlio di Ioas, un uomo forte e valoroso. Il Signore era con lui ed egli, attraverso la sua mano, sconfisse i nemici di Israele. Gedeone, l’uomo forte, è l’uomo che lo Spirito abilita alla battaglia spirituale, alla guerra spirituale contro i nemici, che non sono più i madianiti, ma le potenze dell’aria, gli spiriti ribelli, che vorrebbero prevalere nella nostra anima e saziarci della fame di mondo che molte volte in noi si fa sentire e vorrebbe padroneggiare. La forza di Gedeone, la mano di Gedeone, la lotta di Gedeone è l’icona della battaglia spirituale di ogni anima. Ciò che vale comporta sempre una guerra, ciò che è importante e ciò che è tesoro comporta sempre una battaglia, dove non c’è battaglia, guerra, lotta ed audacia le cose che abbiamo non valgono, perché le cose facili sono i cascami di una storia senza anima e senza gioia. Dobbiamo combattere la battaglia spirituale con la forza dello Spirito che opera in noi; usciremo vittoriosi se lasceremo libero lo Spirito di prepararci alle battaglie dell’anima e di prepararci anche alle sue vittorie nella nostra lotta e nella nostra nostalgia.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi un pacifista con me stesso e non rendermi un compromesso con la mia anima: voglio combattere la santa battaglia della fede, la santa battaglia per Te e per la tua gloria; lì c’è la vera pace.      

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Il vangelo di Matteo ci presenta oggi Gesù che dice che un ricco difficilmente entrerà nel regno di Dio. La mia ricchezza diventa impedimento per entrare nella gratuità del suo regno. Per entrare nel suo regno non occorre essere pauperistici, cioè fare professione di una vita povera di mezzi, perché la vera ricchezza è il mio super ego elevato a dio. La vera ricchezza di Gesù invece è la sua grazia e la sua tenerezza. I discepoli, quando Gesù disse questo, rimangono stupiti e si chiedono chi può salvarsi, allora Gesù ci ricorda che la salvezza non è affare nostro, ma fa parte di un inaccessibile mistero d’amore di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, la mia obesità delle cose mi impedisce di passare per la cruna dell’ago che è la via stretta del vangelo, aiutami a cominciare una dieta con la tua Parola con cui possa perdere le calorie dell’arroganza e del super ego e riacquistare il peso forma nella tua grazia.     


Mercoledì 21 agosto
Santi del giorno: san Pio X.
Un santo papa veneto che lottò contro il modernismo, concesse ai bambini di sette anni la prima Comunione, scrisse il catechismo e morì alla vigilia della prima guerra mondiale.

Dal libro dei Giudici
In quei giorni, tutti i signori di Sichem e tutta Bet Millo si radunarono e andarono a proclamare re Abimèlec, presso la Quercia della Stele, che si trova a Sichem.
Ma Iotam, informato della cosa, andò a porsi sulla sommità del monte Garizìm e, alzando la voce, gridò: «Ascoltatemi, signori di Sichem, e Dio ascolterà voi!
Si misero in cammino gli alberi
per ungere un re su di essi.
Dissero all’ulivo:
“Regna su di noi”.
Rispose loro l’ulivo:
“Rinuncerò al mio olio,
grazie al quale
si onorano dèi e uomini,
e andrò a librarmi sugli alberi?”.
Dissero gli alberi al fico:
“Vieni tu, regna su di noi”.
Rispose loro il fico:
“Rinuncerò alla mia dolcezza
e al mio frutto squisito,
e andrò a librarmi sugli alberi?”.
Dissero gli alberi alla vite:
“Vieni tu, regna su di noi”.
Rispose loro la vite:
“Rinuncerò al mio mosto,
che allieta dèi e uomini,
e andrò a librarmi sugli alberi?”.
Dissero tutti gli alberi al rovo:
“Vieni tu, regna su di noi”.
Rispose il rovo agli alberi:
“Se davvero mi ungete re su di voi,
venite, rifugiatevi alla mia ombra;
se no, esca un fuoco dal rovo
e divori i cedri del Libano”».

I signori di Sichem e quelli di Bet Millo si radunarono e andarono a proclamare re Abimèlec presso la quercia della Stele, ma Iotam, informato di questa scelta dei signorotti locali, andò sulla sommità del monte Garizim e raccontò loro una storia. Gli alberi chiesero di regnare all’ulivo, ma esso non volle rinunciare al suo olio, così il fico non volle rinunciare alla sua dolcezza e neppure la vite al suo mosto allora gli alberi si rivolsero al rovo che accettò di diventare re soffocando gli alberi con i suoi rami spinosi. Questa Parola ci ricorda che, quando nella nostra vita abbiamo qualche sovrano o qualche re che soffoca la nostra libertà, non siamo più liberi figli di Dio. In ogni dipendenza c’è sempre una prigionia, un’arrendevolezza a qualcosa o a qualcuno che vuole essere più forte di noi, e soffocarci con l’abbraccio spinoso della sua sovranità. In ogni dipendenza c’è una violenza, in ogni dipendenza c’è una sofferenza perché l’anima non può respirare la libertà di Dio. Quante dipendenze oggi nelle persone e nelle anime! Quanti re, tiranni e sovrani soffocano il volo e il desiderio della profonda libertà di Dio. Solamente la sovranità di Dio nella sua Parola ci può liberare da questo sovrani che vorrebbero farci respirare la loro sovranità per rubarci il respiro ampio dello Spirito.

Pensiero del giorno: Signore, ogni dipendenza della mia anima può essere vinta con la forza della tua grazia. Signore, non farmi mai rassegnare alla dipendenza di qualunque genere e di qualunque natura, perché allora sarò veramente sconfitto.    

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei inviDioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Contempliamo l’amore di Dio: Egli è stupendo perché è sempre in piazza e poco in casa, è sempre fuori perché va a cercare i suoi figli in ore diverse, in momenti diversi, perché il più grande interprete della complessità umana è Lui. Dio non è legato all’orologio.
Che cosa è importante per Lui? L’ora o la chiamata? La chiamata, perché quando ci chiama, ci ama. L’ora è un particolare trascurabile. Dio è diverso da noi.
Chi è il più povero per Dio? chi non viene chiamato. Ecco perché esce anche alle cinque di sera, un’ora prima del termine dell’orario di lavoro, perché per Lui la cosa più importante è che tutti ci sentiamo chiamati dal suo amore. Quelli della prima ora non hanno capito l’amore del Signore che li ha preceduti ed individuati subito, ma hanno misurato le ore, il peso della giornata e del caldo e vogliono una paga adeguata con la loro misura: questa è la grettezza dell’uomo. Siamo noi che misuriamo, pesiamo, calcoliamo, sindacalizziamo, perché tutto deve essere un diritto giusto dal punto di vista della nostra algebra e della nostra matematica. Dio, invece, scombina e rifiuta. Noi ci stanchiamo di chiamare, di cercare, di uscire, di aspettare, Dio no. E Dio ha uscite diverse, modalità diverse, perché tutti siano chiamati, salvati e amati.

Pensiero del giorno: Signore, liberami dalla mia logica, dalla mia coerenza, dalla mia misura, dal mio orario ed insegnami il tuo amore e la tua libertà che ti fanno uscire ad ogni ora perché nessuno rimanga solo.


Giovedì 22 agosto
Santi del giorno: Maria Regina.
Maria è la regina che siede alla destra del Re, piena dell’oro di Ofir del suo amore.

Dal libro dei Giudici
In quei giorni, lo spirito del Signore venne su Iefte ed egli attraversò Gàlaad e Manasse, passò a Mispa di Gàlaad e da Mispa di Gàlaad raggiunse gli Ammoniti. Iefte fece voto al Signore e disse: «Se tu consegni nelle mie mani gli Ammoniti, chiunque uscirà per primo dalle porte di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vittorioso dagli Ammoniti, sarà per il Signore e io lo offrirò in olocausto». Quindi Iefte raggiunse gli Ammoniti per combatterli e il Signore li consegnò nelle sue mani. Egli li sconfisse da Aroèr fin verso Minnit, prendendo loro venti città, e fino ad Abel Cheramìm. Così gli Ammoniti furono umiliati davanti agli Israeliti. Poi Iefte tornò a Mispa, a casa sua; ed ecco uscirgli incontro la figlia, con tamburelli e danze. Era l’unica figlia: non aveva altri figli né altre figlie. Appena la vide, si stracciò le vesti e disse: «Figlia mia, tu mi hai rovinato! Anche tu sei con quelli che mi hanno reso infelice! Io ho dato la mia parola al Signore e non posso ritirarmi». Ella gli disse: «Padre mio, se hai dato la tua parola al Signore, fa’ di me secondo quanto è uscito dalla tua bocca, perché il Signore ti ha concesso vendetta sugli Ammoniti, tuoi nemici». Poi disse al padre: «Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, perché io vada errando per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne». Egli le rispose: «Va’!», e la lasciò andare per due mesi. Ella se ne andò con le compagne e pianse sui monti la sua verginità. Alla fine dei due mesi tornò dal padre ed egli compì su di lei il voto che aveva fatto.

Lo spirito del Signore venne su Iefte che raggiunse gli Ammoniti, li vinse e fece voto al Signore di sacrificargli la prima persona che avrebbe incontrato alle porte della sua casa. Quando egli tornò a casa, l’unica figlia gli corse incontro con tamburelli e danze ed egli, stracciandosi le vesti, si disperò per il voto che aveva fatto al Signore. È una parola difficile, ma è parola di Dio. Certamente il brano non ci esorta a sacrificare nessuno né ad offrire in olocausto qualcuno al Signore. Dobbiamo tener conto del fatto che la parola di Dio si è fatta strada gradualmente in un popolo che forse, per l’influenza dei popoli vicini, conosceva anche i sacrifici umani. Contempliamo la pazienza di Dio con la nostra gradualità di recezione del suo mistero, del suo amore e della sua pace. Certamente questa parola ci esorta ad essere fedeli a ciò che promettiamo al Signore, ma non sacrificando al suo amore una vita umana, ma la nostra superbia, il nostro orgoglio, la nostra infedeltà, la nostra fragilità. Dobbiamo offrire al Signore noi stessi perché possa abitare nella povertà di ciò che offriamo.

Pensiero del giorno: Signore, aiutami a mantenere le promesse sacrificando ogni giorno in me l’uomo vecchio, l’uomo della carne e del sangue che vorrebbe tirare giù il mio desiderio e la mia nostalgia.     


Venerdì 23 agosto
Santi del giorno: santa Rosa da Lima.
La prima santa dell’America latina, terziaria domenicana. È una santa attraverso cui Dio fece molti miracoli soprattutto con i poveri, una santa che ha amato radicalmente Gesù.

Dal libro di Rut
Al tempo dei giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo, [chiamato Elimèlec,] con la moglie Noemi e i suoi due figli emigrò da Betlemme di Giuda nei campi di Moab.
Poi Elimèlec, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i suoi due figli. Questi sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l’altra Rut. Abitarono in quel luogo per dieci anni. Poi morirono anche Maclon e Chilion, [figli di Noemi,] e la donna rimase senza i suoi due figli e senza il marito.
Allora intraprese il cammino di ritorno dai campi di Moab con le sue nuore, perché nei campi di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane.
Orpa si accomiatò con un bacio da sua suocera, Rut invece non si staccò da lei. Noemi le disse: «Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo Dio; torna indietro anche tu, come tua cognata». Ma Rut replicò: «Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio».
Così dunque tornò Noemi con Rut, la moabita, sua nuora, venuta dai campi di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l’orzo.

Questo piccolo libro è un gioiello di narrazione biblica. Oggi ci parla di Noemi, moglie di Elimèlec, che emigra da Betlemme e va nei campi di Moab. Ella è una straniera e, quando le muore il marito, rimane in quella terra con i suoi figli. Essi sposarono due donne moabite. Dopo dieci anni morirono anche i figli di Noemi, così la donna decise di lasciare Moab. Una delle sue nuore si congedò da lei, invece Rut rimase con lei. Così Noemi rimase con Rut, la Moabita, e insieme giunsero a Betlemme. Dio guida la storia di ciascuno di noi, guida le nostre scelte di stabilità, di fedeltà: Rut non lascia Noemi, anzi vuole seguirla nella sua fede, nella sua terra e tra la sua gente. Oggi la fedeltà è messa a dura prova da una cultura in cui tutto soffia per l’infedeltà, per la fragilità degli impegni, per l’evanescenza delle promesse. Pensiamo di essere liberi e di essere felici quando non ci leghiamo a nessuno e quando possiamo infrangere tranquillamente ciò che abbiamo promesso. In questa parola invece la figura di Rut è icona di fedeltà, di stabilità, di fermezza. Un’anima che vuole seguire l’esodo di Dio nella sua vita deve essere un’anima fedele, perché Dio è fedele e non può rinnegare se stesso. Pur provando pietà e misericordia per tanta infedeltà presente nella nostra storia e nella storia altrui, vogliamo guardare alla fedeltà come traguardo, obiettivo e cammino, perché solo chi è fedele ama veramente.

Pensiero del giorno: Signore, quando vorrei andarmene per i fatti miei, illudendomi di essere felice, ti prego, riportami con Te, fammi abitare con Te.      

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Oggi il vangelo di Matteo ci mostra Gesù che risponde ad un dottore della legge che gli chiedeva qual era il più grande dei comandamenti. Che tristezza quando ci accostiamo alla legge del Signore con i numeri, con l’importanza, con il prima e con il dopo. Gesù ci ricorda che il vero cuore della legge è l’amore. Esso ha due fasci di luce: verticale per Dio, orizzontale per i fratelli, qui c’è tutta la legge. Ma l’amore non è un’attività benefica e l’amore non è nemmeno una tisana buonistica o buoni pensieri e desideri pii. L’amore incandescente, quando è vissuto, diventa veramente una rivoluzione: chi ama è ingestibile, chi ama detesta manuali, chi ama detesta modalità, chi ama detesta la misura. Coloro che fanno dell’amore tutta la legge di Dio sono i veri rivoluzionari e, quando sei rivoluzionario d’amore, molte volte la struttura ti perseguita, perché gli innamorati sono sempre ingestibili in quanto sono dentro una scia d’amore che li rende audaci e inafferrabili.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi capace di essere ingestibile nel tuo amore, perché le redini della modalità mi vanno strette.    


Sabato 24 agosto
Santi del giorno: san Bartolomeo apostolo.
Figlio di Tolomeo, il suo vero nome era Natanaele. Originario di Cana di Galilea, Gesù lo chiamò a seguirlo e dopo la Pentecoste postò la fede cristiana in Armenia, dove fu scorticato vivo. Le sue reliquie si trovano a Roma, nell’isola tiberina.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Uno dei sette angeli mi parlò e disse: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello».
L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Leggiamo un brano dell’Apocalisse dove viene descritta la Gerusalemme, la città santa che scende dal cielo, in linguaggio simbolico immaginativo proprio di questo libro. È una città splendida, circondata da alte e grandi mura con dodici porte, dodici angeli e dodici nomi scritti sopra le porte. Questa grande città rappresenta simbolicamente il mistero della chiesa che dovrebbe essere un segno di luce, di presenza, di amore nella storia dell’uomo che cerca sicurezza e solidità. La testimonianza degli apostoli ha costruito ed edificato la chiesa, nata dalla volontà di Gesù perché  sia sacramento e segno della sua presenza in mezzo al suo popolo. Questa chiesa deve essere oggi il prolungamento di Gesù, presente, visibile, che cammina nelle strade difficili di una storia che sta cercando la profondità e l’amore. Oggi notiamo con tristezza tanta disaffezione per la chiesa, per la parrocchia, per la comunità, vediamo tanta gente delusa, vuota e stanca che abbandona il segno sacramentale della chiesa. La chiesa deve essere resa bella dalla testimonianza di ciascuno di noi, non c’è spazio per le accuse vicendevoli, non c’è spazio per le ricerche sociologiche di un disagio, la bellezza della città della chiesa è un’anima afferrata da Dio, quell’anima diventa angelo, mura e porta per la gente smarrita del nostro tempo che non sa dove andare. Nel grembo della chiesa questa gente dovrebbe trovare la casa e la città della gioia e del respiro di Dio.     

Pensiero del giorno: Signore, quando sento parlare male della chiesa, mia madre, rendimi capace di difenderla con la mia santità e la mia fedeltà.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Il vangelo di Giovanni ci presenta Natanaele. Quando gli parlano di Gesù, egli risponde con la sua attrezzatura cerebrale e con la sua prevenzione di buon israelita. Egli non crede che il Messia venga da Nazaret, da quel borgo così poco raccomandabile e così periferico. Egli però è un uomo che non ha falsità. Oggi chiediamo a san Bartolomeo il dono della franchezza spirituale, anche all’interno della chiesa, dove la tentazione di essere faraoni e satrapi e di intruppare cortigiani è forte. San Bartolomeo ci ricorda che seguire Gesù non è proprio dei cortigiani, ma degli uomini liberi, di coloro che hanno la franchezza dell’amore. Tutto il resto è un sovrappiù che non serve.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, ogni mattina depila la mia lingua con la tua lode, perché essa possa essere lingua di franchezza per annunciare Te e per lodare il tuo amore.
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