19-24 aprile 2021 - Sito Sultabor

Vai ai contenuti

Menu principale:

19-24 aprile 2021

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
19 – 24 aprile 2021


Lunedì 19 aprile

Santi del giorno: san Leone IX, sant’Elfego.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo.
Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenèi, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».
E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.
Leggiamo l’episodio di Stefano, il diacono, pieno di grazia e di potenza, che discute contro gli ebrei e che viene giudicato da falsi testimoni che lo mostrano come colui che vuole distruggere la Legge. Che bella questa icona di coraggio martiriale e di testimonianza d’amore di questo giovane diacono, pieno di grazia e di potenza! Stefano era innamorato di Gesù, infatti il suo volto era come quello di un angelo. Oggi la chiesa ha davvero bisogno di questo tipo di testimonianza, una testimonianza diretta, di coraggio e di schiettezza, una testimonianza che non ha paura dello scontro frontale, delle falsità e dei testimoni falsi che sono prodotti del nemico per fermare la Parola. È giunta l’ora nel nostro tempo di testimoni forti, innamorati, pieni di grazia, di testimoni che chiedono tutto, perché l’amore per Gesù è tutto.

Pensiero del giorno: Signore, liberami dal virus della mediocrità e del compromesso che rendono così triste e inaffidabile la mia testimonianza.  

Dal Vangelo secondo Giovanni

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Molte volte cerchiamo Gesù nella nostra vita per motivi contingenti o materiali, siamo come quella folla che cerca Gesù per il pane, vorremmo che Gesù ci desse l’immediato, il gratificante, l’esaltante, invece Gesù arriva a noi non sulla nostra barca, non sulla nostra misura, non sul nostro progetto o sulla nostra abitudine logica, ma attraverso una via molte volte misteriosa e sorprendente. È Gesù che ci cerca, perché vede che stiamo intristendo la nostra vita nella tirannia delle cose, dell’oggi breve e fuggitivo; Lui ci sta cercando perché vuole saziarci con il pane dell’eternità. Gesù viene a noi per ridonarci la vita eterna, la vera vita.
Pensiero del giorno: Il pane sazia per la brevità di un giorno, Gesù sazia per l’eternità


Martedì 20 aprile
Santi del giorno: sant’Aniceto, sant’Agnese di Montepulciano.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Stefano [diceva al popolo, agli anziani e agli scribi:] «Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata». All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Sàulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.
Sàulo approvava la sua uccisione.

Stefano dice al popolo e agli anziani la loro chiusura e testardaggine verso il lieto annuncio di Gesù, li chiama testardi ed incirconcisi nel cuore e nelle orecchie. Gli ebrei di quel tempo opponevano sempre resistenza allo Spirito santo e anche oggi molti oppongono resistenza al soffio, alla fecondità, all’amore dello Spirito santo che genera la fede nelle anime. Anche oggi abbiamo cuori ed orecchie che non vogliono aprirsi alla potenza dello Spirito, ma Stefano non ha paura ed arriva alla tappa estrema della sua testimonianza: il martirio, egli viene ucciso perché era voce scomoda, parola forte che faceva tremare le certezze templari e legali dell’ebraismo.
Ci sono testimoni forti anche nel nostro tempo: i martiri, che continuano a dare la vita per Gesù, come Stefano. L’annuncio è sempre rosso, d’amore e di sangue, perché annunciare Gesù è una passione ed un amore infinito che non si placa e solo gli innamorati sono abilitati all’annuncio.   

Pensiero del giorno: Signore, che la mia vita sia aperta rottura con chi si oppone al tuo Spirito. Signore, fa’ che il dialogo non sia l’alibi per non annunciare in tutta la sua esigenza la tua Parola e il tuo amore.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Gesù risponde alla folla che gli chiedeva un segno con la risposta eucaristica, con il pane di Dio, il pane che discende dal cielo per la vita del mondo. Il pane di Dio non è come la manna del deserto, è il pane della vita, è il pane che discende dal cielo. L’Eucaristia è la sfida profetica di Dio ad un mondo che vuole salvare se stesso con se stesso, che vuole salvare la sua vita con le sue forze, invece la salvezza scende dal cielo, perché solo Dio salva l’uomo. Senza il cielo, senza il pane del cielo che profuma della nostalgia di Dio per noi non c’è salvezza, non c’è vita. L’Eucaristia non è un optional della vita cristiana, è il dono, è il pane sul quale cade o si edifica la nostra vita.  

Pensiero del giorno: Amiamo l’Eucaristia perché essa profumerà il nostro quotidiano di cielo. Senza questo profumo, l’uomo odora solo del suo nulla.


Mercoledì 21 aprile
Santi del giorno: sant’Anselmo, san Corrado da Parzham

Dagli Atti degli Apostoli
In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samarìa. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Sàulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere. Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola. Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.
Leggiamo la violenta persecuzione che la chiesa di Gerusalemme subisce dopo il violento martirio di Stefano, come entravano nelle case e prendevano uomini e donne e li facevano mettere in carcere. Anche la chiesa di Gerusalemme viene visitata dalla persecuzione. Oggi più nessuno viene nelle nostre case e ci porta in prigione, forse perché siamo diventati addomesticati o siamo silenziati dalla paura o dalla conformazione al pensiero unico prevalente, ma la chiesa di Gerusalemme perseguitata è un grande esempio e una grande testimonianza di fedeltà all’amore di Gesù e al suo nome, come il diacono Filippo, che scende in una città della Samaria e testimonia attraverso l’annuncio e i miracoli, segno che il Signore lo accompagna, e fa uscire molti spiriti impuri dai cuori degli uomini, perché dove arriva la verità della Parola il regno di satana è alla fine.  

Pensiero del giorno: Signore, rendimi testimone forte della tua Parola come il diacono Filippo e se il nemico urlerà tutta la sua disperazione, fa’ che io renda lode a Te che con la tua grazia dai fecondità al mio annuncio.  
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Gesù ancora una volta rivela alla folla la sua identità eucaristica: “Io sono il pane della vita, chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai”. È Gesù che ci invita a fare questa esperienza, ad entrare nell’evento di un amore divino, un amore forte contrassegnato da una follia di dono infinita. Che cosa ci domanda Gesù? Egli ci chiede di andare a Lui, premettendo una promessa d’amore: “Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori”.
La nostra vita molte volte è stata un pellegrinaggio sbagliato, in porte sbagliate, in persone sbagliate, in esperienze sbagliate che hanno deluso il nostro cuore. Ritrovare la porta di Gesù, ritrovare il cuore di Gesù, ritrovare la follia infinitamente folle di Gesù per ciascuno di noi, è ritrovare la vita. Lui non ci caccerà mai. Ma il primo passo spetta a noi, perché la nostra libertà profumi del suo amore.

Pensiero del giorno: Non bussare più a porte che non si aprono, non bussare più a persone che non ti accolgono, vai da Gesù, lì troverai apertura, accoglienza, amore, gratuità.


Giovedì 22 aprile

Santi del giorno: san Leonida, san Gaio.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etíope, eunùco, funzionario di Candàce, regina di Etiòpia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaìa.
Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaìa, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui.
Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:“Come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita”.
Rivolgendosi a Filippo, l’eunùco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù.
Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunùco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?». Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunùco, ed egli lo battezzò. Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunùco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada. Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava, finché giunse a Cesarèa.

Leggiamo l’episodio di Filippo che incontra il funzionario della regina Candace che è in ricerca della verità e non capisce il senso della Parola biblica che stava leggendo. Oggi più che mai l’uomo del nostro tempio ha bisogno di accompagnatori che aprano il cuore e la ricerca al misterioso segreto racchiuso nella parola di Dio, che è il segreto dell’amore. Oggi la Parola deve essere dissigillata non solo con la rigorosità di studi biblici che ne garantiscano la profondità e lo spessore, ma anche da cuori innamorati, ardenti che liberino la grazia e la potenza della Parola che conduce alla fede e al battesimo.   
Pensiero del giorno: Signore, rendimi innamorato della tua Parola: non pretendo di essere un biblista competente, ma un innamorato sì, perché la tua parola è fuoco, ardore e vita.  
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Gesù si presenta alla folla come il mediatore, l’inviato, l’araldo, il testimone del Padre. Tutta la vita di Gesù è segnata dalla presenza amorevole del Padre e Gesù afferma con forza e con vigore: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”. La vita cristiana non è un fai da te, non è frutto della nostra buona volontà che ce la mette tutta per arrivare a Gesù. L’esperienza cristiana è la seduzione di una attrazione che non viene da noi, ma viene da Dio.
Il cristiano non si fa da solo, il cristiano non inizia da se stesso, non è, come afferma anche il Santo Padre, un pelagiano, cioè uno che inizia, conta e fa affidamento sulle sue forze, ma un discepolo di Gesù è uno che si arrende alla grazia, stupenda, infinita di Dio. Il discepolo non è un riuscito, ma il vero discepolo è un graziato, uno che vive nella grazia, uno che è ricolmato di grazia, perché Dio inizia sempre da se stesso per attirarci al mistero della sua bellezza e del suo amore.

Pensiero del giorno: La buona volontà non basta, le buone intenzioni non sono sufficienti, la grazia supera, riempie e rende felice la vita, perché tutto ci viene consegnato e donato da Dio.


Venerdì 23 aprile
Santi del giorno: sant’Adalberto, san Giorgio.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Sàulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damàsco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damàsco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Sàulo, Sàulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Sàulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damàsco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damàsco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Sàulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d’Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome». Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Sàulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damàsco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio.

Oggi leggiamo la conversione di Saulo sulla via di Damasco. La storia della conversione di Saulo è sempre un’icona viva della potenza di Dio che abbraccia ed accompagna il cammino di ciascuno di noi. Questo Saulo, forte delle sue certezze, ardente del suo fondamentalismo religioso, viene fermato da Dio che voleva usare la sua caratterialità intemperante e difficile per la sua gloria. La conversione è l’incontro scontro tra me e Dio, e nel momento della vita più opportuno per l’amore di Dio, Egli irrompe nel mio cuore e nella mia storia e mi rende poi strumento fecondo del suo annuncio e della sua gloria. Dio ama farsi annunciare da persone che si sono scontrate con il suo amore, e sono accecate dalla sua luce perché esse diventano strumenti efficaci e fecondi della sua gloria.    
Pensiero del giorno: Signore, come Paolo fammi cadere dalla mia autosufficienza e rendimi accecato dal tuo amore e dalla tua luce. Rendimi umile come Paolo e fa’ che trovi lungo la mia strada ancora un Anania che prega su di me e mi apre gli occhi al tuo mistero.   
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

I Giudei, avendo sentito le parole di Gesù sull’Eucaristia, discutono aspramente fra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. I Giudei si fermavano al senso immediato, evidente, letterale della Parola. Senza l’Eucaristia anche noi rimarremo persone che si fermano alla superficie delle cose, della vita, delle relazioni; senza essere immersi ogni giorno nel mistero eucaristico, non entriamo nella profondità di Dio, ma rimaniamo come i Giudei a discutere aspramente sulla modalità possibile.
Siamo tutti stanchi di discorsi superficiali e di modalità logiche umane. Gesù non è legato al nostro discutere e al nostro modo di vedere, Gesù è infinitamente più grande di noi, e l’Eucaristia è la rivincita del mistero sulla logica, la rivincita della profondità sull’evidenza. Se non saremo pulsanti di sangue eucaristico, se non saremo forti di corpo eucaristico, rimarremo sempre persone di passaggio che non colgono il profondo, condannate al superficiale e all’evidente, perciò infelici.  

Pensiero del giorno: L’Eucaristia, con la sua grazia, ti rende capace di penetrare il cuore degli altri con il cuore di Dio.


Sabato 24 aprile
Santi del giorno: sant’Adalberto, san Giorgio.
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa Parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Molti dei discepoli di Gesù, dopo averne ascoltato la Parola eucaristica, dissero: “È una Parola dura, chi può ascoltarla?”. Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano contro la Parola, affonda ancora di più la potenza della sua signoria e aggiunge: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo spirito che dà la vita, la carne non giova a niente e le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita”. Che forte questa Parola di Gesù nel nostro tempo in cui vogliamo parole populistiche, parole facili, parole emotive, parole travolgenti e coinvolgenti. Ma se Dio avesse saputo che questa via avrebbe salvato l’umanità, l’avrebbe percorsa, invece Dio ha salvato l’umanità attraverso una Parola dura per il nostro cuore indurito, ma la Parola di Dio non è mai dura è una Parola radicata e radicale in un estremismo dell’amore. Gesù non è una faciloneria, non è una svendita di fine stagione, una liquidazione vantaggiosa di merce, Gesù è esigenza esigente perché questa è la natura dell’amore e la sua Parola dura è la roccia che ci salva dalla stupidità di parole a buon prezzo che ingannano e non salvano.   

Pensiero del giorno: La logica della piazza non è la logica di Dio, la logica dell’applauso non è la logica di Dio. Dio ti chiede tutto per darti tutto. Le mezze misure le lascia a commercianti tristi.  
stampa



 


 
Torna ai contenuti | Torna al menu