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19-24 novembre 2018

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
19 – 24 novembre 2018


Lunedì 19 novembre
Santi del giorno: sant’Abdia


Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la Parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino.
Giovanni, alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, e dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. [Io udii il Signore che mi diceva]:«All’angelo della Chiesa che è a Èfeso scrivi:
“Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro. Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza, per cui non puoi sopportare i cattivi. Hai messo alla prova quelli che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, convèrtiti e compi le opere di prima”».

Iniziamo la lettura dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo. Giovanni ricorda la sua forte esperienza di intimità con Gesù e la sua missione di parlare alle chiese dell’Asia minore del tempo. Oggi la Parola si rivolge a tutte le chiese sparse sulla terra che formano l’unica chiesa cattolica. Al’angelo della chiesa di Efeso dà questa esortazione: “Prima celebra Gesù che è colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro”, ogni lettera alla chiesa è aperta da una glorificazione e da proclamazione della signoria di Gesù. A questa chiesa l’apostolo dice che ha faticato per Gesù, ma ha abbandonato il primo amore, non è più una chiesa ardente, fervente, incendiata d’amore. Senza l’ardore e il fervore tutto si appiattisce, anche la chiesa diventa grigia, ininfluente, insipida. Solo l’amore e l’ardore per Gesù sono la vera profezia della chiesa.

Pensiero del giorno: Signore, nella tua chiesa ci sono troppi frigoriferi; dona santi piromani d’amore che incendino il mondo dell’amore per Te.  


Martedì 20 novembre

Santi del giorno: san Teonesto, sant’Edmondo

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Io Giovanni, udii il Signore che mi diceva: «All’angelo della Chiesa che è a Sardi scrivi:
“Così parla Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle. Conosco le tue opere; ti si crede vivo, e sei morto. Sii vigilante, rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato perfette le tue opere davanti al mio Dio. Ricorda dunque come hai ricevuto e ascoltato la Parola, custodiscila e convèrtiti perché, se non sarai vigilante, verrò come un ladro, senza che tu sappia a che ora io verrò da te. Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degni. Il vincitore sarà vestito di bianche vesti; non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”. All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi: “Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio. Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista. Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti. Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”».

Oggi leggiamo il messaggio alla chiesa che è a Sardi e a Laodicea. Giovanni invita la chiesa di Sardi a rinvigorire ciò che sta per morire, a fare memoria di come è stata accolta la Parola, custodendola, perché porti frutti di conversione e ad essere vigilante nell’attesa di Gesù. Anche oggi nelle nostre comunità c’è molto da fare perché venga rinvigorito l’amore infatti, se l’amore non viene rinvigorito con la grazia dello Spirito, muore e diventa abitudine. Anche oggi nella chiesa non c’è più l’attenzione, la custodia e la profondità verso una Parola che deve lavorare nel profondo del cuore e che non deve mai diventare ideologia teologica che contrappone. Anche oggi nella chiesa manca la vigilanza, non si aspetta più Gesù e il suo ritorno e quasi inconsapevolmente si pensa che la chiesa non sia più sua, ma nostra e diventi campo di ogni sperimentazione e di ogni protagonismo logorroico ed arrogante. Alla chiesa di Laodicea rimprovera la tiepidezza che fa vomitare dall’amore di Dio coloro che non sono né freddi né caldi. Quanta timidezza, quanta povertà, quanta miopia anche oggi in tanti cristiani che non sanno ardere di amore per il loro Signore. L’ardore non è emozionalità del momento, l’ardore è compartecipazione ad una grazia che viene data a coloro che la chiedono.  

Pensiero del giorno: Signore, quando sono un fuoco spento, ricordami che non è il caso che faccia da testimone del tuo fuoco inestinguibile.


Mercoledì 21 novembre
Santi del giorno: Presentazione Beata Vergine Maria

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Io, Giovanni, vidi: ecco, una porta era aperta nel cielo. La voce, che prima avevo udito parlarmi come una tromba, diceva: «Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito». Subito fui preso dallo Spirito.
Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile nell’aspetto a smeraldo avvolgeva il trono. Attorno al trono c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; ardevano davanti al trono sette fiaccole accese, che sono i sette spiriti di Dio. Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi, pieni d’occhi davanti e dietro.
Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere:
«Santo, santo, santo
il Signore Dio, l’Onnipotente,
Colui che era, che è e che viene!».
E ogni volta che questi esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo:
«Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,
di ricevere la gloria, l’onore e la potenza,
perché tu hai creato tutte le cose,
per la tua volontà esistevano e furono create».

Giovanni ci porta a contemplare una visione, la visione del mondo di Dio attraverso una ricchezza di simboli e un linguaggio apocalittico. Attraverso figure di animali, egli ci vuole portare a contemplare, nel limite di un linguaggio umano, il mistero di Dio, che è imperscrutabile, inenarrabile, indicibile, perché il mistero non vuole essere spiegato, vuole essere abitato. La contemplazione è la base, il fondamento di ogni credente; quando un credente non fa esercizio con lo Spirito santo nella contemplazione, diventa un uomo orizzontale che parla solo di problemi umani, che si dà da fare a risolvere con la sola buona volontà umana. Un grande teologo tedesco, Rahner, ricorda che il cristiano del nuovo millennio o sarà contemplativo o non sarà un cristiano. Il contemplativo non è un uomo o una donna che perdono tempo nel non fare nulla o in esercizi spiritualistici, il vero contemplativo è radicato nel cuore di Dio, è familiare di Dio, è intimo di Dio, dimora nel suo mistero che è la sua casa. I contemplativi sanno leggere con l’occhio di Dio il prossimo, l’uomo, l’altro.
Quando incontri un uomo che non contempla, ti proporrà servizi e cose, quando incontri un uomo che contempla il mistero di Dio, sentirai una carezza e una profondità che viene dal mistero svelato e nascosto.
  
Pensiero del giorno: Signore, quando sono iperattivo, dammi una calmata e rimettimi ancora ai tuoi piedi come Maria di Betania perché ne ho urgente bisogno: faccio solo rumore.


giovedì 22 novembre
Santi del giorno: santa Cecilia

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Io, Giovanni, vidi nella mano destra di Colui che sedeva sul trono, un libro scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli.
Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?». Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra, era in grado di aprire il libro e di guardarlo. Io piangevo molto, perché non fu trovato nessuno degno di aprire il libro e di guardarlo. Uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli».
Poi vidi, in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dagli anziani, un Agnello, in piedi, come immolato; aveva sette corna e sette occhi, i quali sono i sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra.
Giunse e prese il libro dalla destra di Colui che sedeva sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi, e cantavano un canto nuovo:
«Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue,
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione,
e hai fatto di loro, per il nostro Dio,
un regno e sacerdoti,
e regneranno sopra la terra».

Giovanni ci mostra nella mano destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto sul lato interno ed esterno e sigillato con sette sigilli. Il libro è impenetrabile, ma verrà aperto da colui che è definito il leone della tribù di Giuda e il germoglio di Davide. È il mistero della Parola che segue la vita umana, è il mistero della Parola aperta dall’Agnello immolato che dà senso alla storia umana. La Parola è sigillata, non è un giornale, non è un quotidiano, è misteriosamente sigillata e solo con l’ermeneutica dell’Agnello immolato, che è Gesù, si può aprire. In quella Parola di Dio è scritta tutta la storia umana, la storia della chiesa, la storia di ognuno di noi. È la Parola l’interpretazione profonda di noi, del tempo, della chiesa. Fuori dell’interpretazione della Parola abbiamo solo opinioni, rumore, divisione, superficialità.   


Pensiero del giorno: Signore, che mi accosti alla tua Parola attraverso Gesù, allora Egli mi garantirà che quello che ascolto e che leggo è la Parola che salva, la Parola bella, potente, luminosa che interpreta il mistero dell’uomo, della storia e della vita.


venerdì 23 novembre  
Santi del giorno: san Clemente I, san Colombano

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Io, Giovanni, udii una voce dal cielo che diceva: «Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra». Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele».
Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».

Giovanni ode l’invito a prendere il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra, allora il veggente lo prende e l’angelo gli dice di divorarlo. Egli sente la dolcezza in bocca e tutta l’amarezza nelle viscere. Quindi riceve la missione: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re». Mangiare la Parola è farla diventare vita della nostra vita, sangue del nostro sangue, interiorità del nostro interiore. La Parola non va letta, va mangiata perché è il pane di Dio, il cibo di Dio. Quando la si mangia, se ne sente la dolcezza, perché colui che la dona è dolce nell’amore e nella tenerezza dell’amore, però nelle viscere ne sentiamo l’amarezza perché ci rivela tutto ciò che in noi non è conforme al disegno di sapienza di Dio e alla sua volontà. La Parola dolce e amara fa crescere i giganti di Dio, che sono i santi, i testimoni, che vivono della Parola come cibo, come forza, come luce. Se non mangiamo la Parola, non potremo profetizzare, ci illuderemo di farlo, forse profetizzeremo solo noi stessi e le nostre povere certezze, ma non diventeremo cassa di risonanza e tromba potente della Sua Parola.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che io mangi la tua Parola ogni giorno, perché il tuo miele mi dia la forza di sopportare le amarezze attraverso le quali la Parola vuole convertire il mio cuore e la mia vita.


sabato 24 novembre
Santi del giorno: santa Firmina, sante Flora e Maria, sant’Andrea Dung-Lac e c.
Nella regione del Tonchino, Annam e Cocincina – ora Vietnam – ad opera di intrepidi missionari, risuonò per la prima volta nel sec. XVI la parola del Vangelo. Il martirio fecondò la semina apostolica in questo lembo dell’Oriente. Dal 1625 al 1886, salvo rari periodi di quiete, infuriò una violenza persecuzione con la quale gli imperatori e i mandarini misero in atto ogni genere di astuzie e di perfidie per stroncare la tenera piantagione della Chiesa. Il totale delle vittime, nel corso di tre secoli, ammonta a circa 130.000. La crudeltà dei carnefici, non piegò l’invitta costanza dei confessori della fede: decapitati, crocifissi, strangolati, segati, squartati, sottoposti a inenarrabili torture nel carcere e nelle miniere fecero rifulgere la gloria del Signore, «che rivela nei deboli la sua potenza e dona agli inermi la forza del martirio» (M.R., prefazio dei martiri). Giovanni Paolo II, la domenica 19 giugno 1988, accomunò nell’aureola dei santi una schiera di 117 martiri di varia nazionalità, condizione sociale ed ecclesiale: sacerdoti, seminaristi, catechisti, semplici laici fra cui una mamma e diversi padri di famiglia, soldati, contadini, artigiani, pescatori. Un nome viene segnalato: Andrea Dung-Lac, presbitero, martirizzato nel 1839 e beatificato nel 1900 anno giubilare della redenzione da Leone XIII. Il 24 novembre è il giorno del martirio di alcuni di questi santi.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
A me Giovanni, fu detto: «[Ecco i miei due testimoni]». Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra. Se qualcuno pensasse di fare loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici. Così deve perire chiunque pensi di fare loro del male.
Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche potere di cambiare l’acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli, tutte le volte che lo vorranno. E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove anche il loro Signore fu crocifisso. Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedono i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non permettono che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro. Gli abitanti della terra fanno festa su di loro, si rallegrano e si scambiano doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra. Ma dopo tre giorni e mezzo un soffio di vita che veniva da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli. Allora udirono un grido possente dal cielo che diceva loro: «Salite quassù» e salirono al cielo in una nube, mentre i loro nemici li guardavano.

Giovanni ci parla dei due testimoni,  ispirati a Mosè ed Elia, che verranno uccisi ma rivivranno ancora e saranno vincitori sull’arroganza e sulla cattiveria della città dell’uomo che li ha voluti uccidere perché non ne sopportava la presenza. Uccidere i testimoni, perseguitarli, non è solo una notizia di cronaca è un atteggiamento di odio che il nemico ispira contro i veri testimoni di Dio. I testimoni di Dio danno fastidio perché non sono portati al compromesso, non allentano la verità, non fanno sconti sulla totalità dell’esigenza della Parola. I testimoni camminano nelle nostre città e sono il tormento degli abitanti della terra, perché solo un testimone di Dio porta la Sua verità, tormenta la maggioranza che si accontenta di una verità cortigiana, confezionata ed avvelenata che il mondo offre. Dio accompagna i suoi testimoni e davanti alla loro morte vince sempre lo Spirito, perché la testimonianza vera non muore ma rimane in eterno.   

Pensiero del giorno: Signore, quando ho paura di essere perseguitato e faccio il credente aperto, tollerante e civile, liberami da questa illusione e rendimi estremista della tua Parola d’amore.
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