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20-25 settembre 2021

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
20 – 25 settembre 2021


Lunedì 20 settembre

Santi del giorno: Santi del giorno: santi Andrea Kim Taegon e compagni. L’azione dello Spirito, che soffia dove vuole, con l’apostolato di un generoso manipolo di laici è alla radice della santa Chiesa di Dio in terra coreana. Il primo germe della fede cattolica, portato da un laico coreano nel 1784 al suo ritorno in Patria da Pechino, fu fecondato sulla metà del secolo XIX dal martirio che vide associati 103 membri della giovane comunità. Fra essi si segnalano Andrea Kim Taegŏn, il primo presbitero coreano e l’apostolo laico Paolo Chŏng Hasang. Le persecuzioni che infuriarono in ondate successive dal 1839 al 1867, anziché soffocare la fede dei neofini, suscitarono una primavera dello Spirito a immagine della Chiesa nascente. L’impronta apostolica di questa comunità dell’Estremo Oriente fu resa, con linguaggio semplice ed efficace, ispirato alla parabola del buon seminatore, del presbitero Andrea alla vigilia del martirio. Nel suo viaggio pastorale in quella terra lontana il Papa Giovanni Paolo II, il 6 maggio 1984, iscrisse i martiri coreani nel calendario dei santi. La loro memoria si celebra nella data odierna, perché un gruppo di essi subì il martirio in questo mese, alcuni il 20 e il 21 settembre.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Il vangelo di oggi ci parla di una lampada non deve essere coperta con un vaso o messa sotto il letto, ma messa su un candelabro perché chi entra veda la luce. Gesù ci ricorda che saremo discepoli quando saremo visibili pubblicamente, perché una visibilità di luce può indicare una strada nel tanto buio del nostro tempo. Oggi c’è troppa timidezza nei cristiani e troppo senso di falso rispetto per coloro che non credono, ci siamo dimenticati che noi siamo luce, siamo sale, che noi siamo quell’anima del mondo che deve essere pienamente visibile ed operativa nel Signore. Abbiamo perso lo smalto della missione, e le espressioni come: conquistare le anime a Dio o salvare le anime fanno sorridere perché sembrano parole patetiche, invece Gesù in questo vangelo ci impone che la lampada accesa deve essere messa sopra un candelabro.
Quando facciamo luce, possiamo attirare anche le zanzare, cioè qualcuno che può disturbare il nostro essere luce, ma quando siamo luce, possiamo illuminare coloro che stanno cercando una luce. Ai tanti cristiani opachi del nostro tempo, che hanno coperto la luce  con la montagna delle opinioni e degli atteggiamenti alla moda, oggi il Signore dice di uscire allo scoperto, di rischiare per Lui, di essere visibilità d’amore. Solo così potremo dire di essere di Gesù.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi una abat-jour tremolante e fioca, rendimi una forte luce nella tua luce e nella forza del tuo amore.   


Martedì 21 settembre
Santi del giorno: san Matteo ev., san Giona, santa Maura.
Matteo abitava a Cafarnao ed era esattore delle tasse. Gesù lo chiama ed egli lascia la vita di prima e diventa discepolo entusiasta di Gesù. Il suo vangelo è rivolto agli ebrei per dimostrare che Gesù è il Messia e ha realizzato le promesse dell’Antico Testamento.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

In questa festa leggiamo il brano della lettera agli Efesini. Paolo ricorda loro che lui è prigioniero del Signore e li esorta a comportarsi in maniera degna della chiamata. Il comportamento di un discepolo non è un comportamento etico buonistico, egli dovrebbe essere un segno vivo di un’appartenenza. Il comportamento che diventa segno e profezia per il nostro tempo è l’appartenenza al Signore, è essere prigionieri del suo amore, affascinati dalla sua Parola, radicati nella sua verità. Un credente non è una persona buona nel senso orizzontale, il credente è un discepolo che, con tutto il peso della sua fragilità e della sua vita, rimane afferrato a Cristo, tenendo conto di quella grazia che ci viene data secondo la misura del dono. Cristo è fonte della grazia, del discepolato, del segno e della profezia. Una bontà che non sia radicata in Cristo è un atteggiamento correttamente etico ed ecologico, invece una bontà che nasce dall’essere afferrati da Cristo nel discepolato è un segno e una profezia che divide perché vengano svelati i pensieri di molti cuori.
Pensiero del giorno: Signore, discepolo sempre, buon discepolo sempre, buono generico mai.
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Oggi la chiesa legge la chiamata di Matteo. Quando Gesù passa nella nostra vita ci schioda dalle nostre sicurezze, dalle nostre paure, dalle nostre certezze e ci obbliga a camminare. La vera libertà è itineranza, la vera libertà è sequela, la vera libertà è liberarsi da tutto ciò che ci impedisce di essere liberi ed audaci. L’evangelista Matteo è un’icona viva di cosa opera la potenza e la grazia di Dio in un’anima che si apre. Anche oggi gli argomenti più convincenti della fede non sono le opinioni teologiche e non sono nemmeno i libri cartacei di profonda teologia, ma sono convertiti e convertite che, avendo incontrato Gesù, come Matteo hanno cambiato vita, sono libri di carne e di sangue che non ti fanno leggere un’opinione, ma ti raccontano una storia di vita, d’amore e di libertà.
Pensiero del giorno: Signore, liberami da una spiritualità sedentaria, dona fuoco al mio cuore e zelo ai piedi della mia vita di amore.    

 
Mercoledì 22 settembre
Santi del giorno: san Maurizio, san Silvano.

Dal libro di Esdra
Io, Esdra, all’offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e dissi:
«Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi.
Ma ora, per un po’ di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po’ di sollievo nella nostra schiavitù. Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in Giuda e a Gerusalemme».
Esdra, che sta compiendo l’offerta della sera, un momento cultuale, si alza dal suo stato di prostrazione e con il vestito lacero, segno di penitenza, in ginocchio e stendendo le mani eleva a Dio la sua preghiera. Esdra nella preghiera domanda perdono a Dio delle colpe dei padri, del popolo, dei sacerdoti che vennero portati in prigionia, ma proclama anche il tempo della grazia, il tempo del ritorno, della ricostruzione. La preghiera di supplica e di domanda sono un grande dono che Dio dà alla sua chiesa. Nella preghiera si può tutto, si ottiene tutto, si respira Dio. Una teologia di oggi, arrogante in se stessa, chiama questo atteggiamento fideismo o miracolismo, invece lo Spirito concede il dono della preghiera a persone intelligentemente umili e buone che sono consapevoli che le risposte definitive e ultime non vengono dalla loro vita. Una chiesa che non fosse popolata di oranti sarebbe una chiesa stanca, autoreferenziale e che celebra se stessa e le sue imprese.
Gli oranti sono i respiratori del corpo mistico, che è la chiesa, gli oranti che supplicano, che chiedono, sono i fari di luce del mistero della chiesa perché l’orante riporta senza mezzi termini l’assoluto primato di Dio e la sacralità di un rapporto con Lui fatto di stupore, rispetto ed amore.     
Pensiero del giorno: Signore, sant’Alfonso ha sempre ragione: “Chi prega si salva, chi non prega si danna”.    
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro». Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

Nel vangelo di oggi Gesù convocò i dodici e diede loro forza e potere su tutti i demoni e sulle malattie. Quando Gesù manda i suoi apostoli, dà loro un duplice potere, una duplice autorità: liberare dagli spiriti del male e guarire le malattie. Oggi in cui molte volte il discepolato cristiano è visto come un servizio sociale scolorito ed insipido, queste parole di Gesù ci fanno pensare perché chi vuole essere veramente suo discepolo deve sapere contro chi deve combattere per liberare l’uomo del nostro tempo dalle catene del diavolo e dalle malattie dell’anima che gli impediscono di essere figlio di Dio felice nel suo regno. Gesù ci manda a compiere questa battaglia nel nome del suo mandato e nel nome della sua Parola e ci manda snelli da ogni pesantezza giuridica strutturale o metodica. Egli ci manda con la sua potenza. Chi è il discepolo? Chi non annuncia se stesso e la sua faccia, ma chi diventa piccolo perché Gesù, attraverso il suo umile ministero, possa liberare e guarire. Questo è il vero amore per l’uomo del nostro tempo che non viene salvato da conquiste sociologiche e da assistenzialismo sociale, ma viene salvato, liberato e guarito dall’autorità del nome di Gesù. In questa battaglia siamo tutti mandati. Gli unici che non possono iniziarla sono i vili che non vogliono rischiare nulla per Gesù.   

Pensiero del giorno: Signore Gesù, ricordami che il diavolo non è un argomento da rubrica televisiva o un folclore di alcune persone, ma fammi fare memoria ancora più forte della potenza del tuo amore.  


Giovedì 23 settembre
Santi del giorno: Francesco Forgione nacque a Pietrelcina presso Benevento (Italia) nel 1887. Nel 1903 vestì l’abito francescano dei cappuccini, assumendo il nome di fra’ Pio e nel 1910 fu ordinato prete. Si offrì al Signore come vittima per i peccatori e nel 1918 ricevette le stimmate. Si consumò nel confessionale, istituì i gruppi di preghiera e fu nei nostri tempi un segno di Gesù crocifisso, pieno di amore e di misericordia per il mondo.  

Dal libro del profeta Aggèo
L’anno secondo del re Dario, il primo giorno del sesto mese, questa parola del Signore fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, e a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote. «Così parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: “Non è ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore!”». Allora fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo questa parola del Signore: «Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria, dice il Signore». 
Oggi leggiamo il profeta Aggeo, il cui libro fa parte del periodo di ricostruzione del popolo dopo l’esilio. Il profeta esorta il popolo a ricostruire il tempio del Signore, non a pensare solo al bene privato e alle proprie abitazioni, anzi ricorda che se le sue imprese non hanno avuto fecondità è perché non ha investito la propria vita nella ricostruzione del tempio del Signore, segno e centro della vita della fede e spirituale.
Anche san Francesco fu invitato da Gesù a ricostruire la sua chiesa che stava crollando,  e anche oggi lo Spirito suscita ricostruttori della chiesa, del mistero della madre chiesa, che è ferita dalle infedeltà di tanti suoi figli, dall’ideologia, dall’arroganza di tanti suoi figli. I ricostruttori della chiesa sono coloro che, uscendo dai loro interessi privati, consegnano la loro vita a Dio per rendere sempre più bella la sua sposa, senza macchia, ruga o alcunché di simile. Nelle nostre comunità costoro sono credenti umili, adoranti il mistero, silenziosi, che molte volte non appartengono a strutture pastorali, ma sono quelle radici e quelle polle d’acqua segrete che danno vitalità ad una chiesa che deve essere continuamente ricostruita e rigenerata dalla santità dei suoi figli.
Pensiero del giorno: ecclesia semper reformanda. Sì, Signore, anche la mia vita è sempre da ricostruire, da riformare e da convertire.
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

Il vangelo di oggi ci mostra Erode che si pone delle domande su Gesù e cerca di vederlo. Quante domande ha la gente del nostro tempo, come Erode, quanto desiderio ha la gente del nostro tempo di vedere Gesù, non le strutture coprenti di Gesù, non le strutture che soffocano la libertà di Gesù. Quanta gente anche oggi lo cerca e molte volte, quando incontra coloro che dovrebbero essere di Gesù, riceve un’immagine buonistica, antropologica, un’immagine dove la diversità di appartenere a Gesù si è scolorita in un buonismo generico. Pensiamo quante volte tanti hanno bussato e bussano alle nostre comunità e forse ci trovano indaffarati ad organizzare le solite cose, ma essi non cercano cose, cercano Gesù. Noi dobbiamo essere quegli innamorati, quei folgorati nei quali il volto di Gesù si specchia. Se non portiamo Gesù, portiamo tutta merce di contrabbando che sono le nostre cose fai da te che non salvano, non guariscono e non innamorano.

Pensiero del giorno: Gesù, rendimi segno vivo della tua presenza e del tuo volto e liberami dall’essere tappezzeria buonistica di un mondo decadente.  


Venerdì 24 settembre
Santi del giorno: beata Vergine Maria della Mercede, sant’Anatalo, san Pacifico.

Dal libro del profeta Aggèo
L’anno secondo del re Dario, il ventuno del settimo mese, per mezzo del profeta Aggèo fu rivolta questa parola del Signore: «Su, parla a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote, e a tutto il resto del popolo, e chiedi: Chi rimane ancora tra voi che abbia visto questa casa nel suo primitivo splendore? Ma ora in quali condizioni voi la vedete? In confronto a quella, non è forse ridotta a un nulla ai vostri occhi? Ora, coraggio, Zorobabele – oracolo del Signore –, coraggio, Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote; coraggio, popolo tutto del paese – oracolo del Signore – e al lavoro, perché io sono con voi – oracolo del Signore degli eserciti –, secondo la parola dell’alleanza che ho stipulato con voi quando siete usciti dall’Egitto; il mio Spirito sarà con voi, non temete.
Dice infatti il Signore degli eserciti: Ancora un po’ di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma. Scuoterò tutte le genti e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò questa casa della mia gloria, dice il Signore degli eserciti. L’argento è mio e mio è l’oro, oracolo del Signore degli eserciti. La gloria futura di questa casa sarà più grande di quella di una volta, dice il Signore degli eserciti; in questo luogo porrò la pace». Oracolo del Signore degli eserciti.
Aggeo invita Zorobabele, governatore della Giudea, a dare mano al lavoro della ricostruzione del tempio del Signore. Il profeta vuole vedere lo splendore primitivo della casa del Signore. I profeti sono ammalati di bellezza, della bellezza primordiale del mistero della chiesa. Oggi il mistero della chiesa è ridotto ad una visione di comunità, è il termine più inflazionato e più usurato, ma il mistero della chiesa non viene raccontato solamente con questo termine perché la chiesa è mistero, è sacramento di salvezza, è sposa bella del suo Signore, è popolo adunato nell’amore di Dio. I profeti all’interno della chiesa sono uomini e donne che ruggiscono con il grido dell’amore dello Spirito, obbedienti ai pastori della chiesa, ma anche intemperanti nella denuncia di riportare la chiesa alla bellezza primogenita. Un grande teologo affermava: “La bellezza salverà il mondo” e la chiesa non può splendere di bellezza nella ruga del funzionalismo e della esasperazione comunitaria, ma la chiesa splenderà di bellezza quando lascerà respirare nel suo grembo i profeti e i santi che riporteranno sul suo volto splendore, fascino e seduzione.       
Pensiero del giorno: Signore, in un tempo di bruttezza in cui il peccato abbruttisce tutto la bellezza è la missione della chiesa. La vera profezia è la bellezza dello Spirito attraverso la maternità della chiesa.
Dal Vangelo secondo Luca

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Il vangelo di oggi ci mostra un Gesù che pone ai discepoli la domanda: “Che cosa dice la folla di me?”. Essi si fanno portavoce delle opinioni che circolano su di Lui: “Giovanni Battista, Elia o un profeta”, ma Gesù rivolge a loro la stessa domanda. Gesù non vive di sondaggi, non vive di ciò che la piazza crede di lui, egli non vive delle opinioni maggioritarie, ma Gesù vive della proclamazione della nostra fede. oggi Gesù ripete questa stessa domanda a ciascuno di noi: “Tu, chi dici che io sia?” Corriamo il rischio di vivere un’intera vita cristiana da estranei con Gesù, corriamo il rischio di rispondere su Gesù e di Gesù con il cartaceo dei libri, corriamo il rischio di essere estranei a Gesù perché occupati ad organizzare la nostra vita e le nostre cose. Ma questa domanda di Gesù a me, a te è bruciante. Non possiamo conoscere Gesù con lo studio, senza amore, non possiamo diventare amici di Gesù con una teologia senza ginocchia, ma possiamo essere veramente testimoni vivi di Gesù se siamo dentro una storia d’amore in corso.
Chi è il cristiano? È un sedotto che si è lasciato sedurre da Gesù.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che il mio innamoramento per te non muoia mai, perché non voglio essere ridotto a diventare persona buona, ma voglio essere testimone vivo della tua persona, del tuo volto e del tuo amore.


Sabato 25 settembre
Santi del giorno: san Sergio di Radonez

Dal libro del profeta Zaccarìa
Alzai gli occhi, ed ecco un uomo con una fune in mano per misurare. Gli domandai: «Dove vai?». Ed egli: «Vado a misurare Gerusalemme per vedere qual è la sua larghezza e qual è la sua lunghezza».
Allora l’angelo che parlava con me uscì e incontrò un altro angelo, che gli disse: «Corri, va’ a parlare a quel giovane e digli: “Gerusalemme sarà priva di mura, per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà accogliere. Io stesso – oracolo del Signore – le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa”.
Rallégrati, esulta, figlia di Sion,
perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te.
Oracolo del Signore.
Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore
e diverranno suo popolo,
ed egli dimorerà in mezzo a te». 
Zaccaria vede un uomo con una fune in mano che misura il tempio, costui gli preannuncia che Gerusalemme sarà priva di mura per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà raccogliere. La missione della chiesa è raccogliere nel suo grembo tutta l’umanità ed essere per l’umanità un faro di luce finché tutta l’umanità non si orienterà e non vi arriverà. La chiesa, nuova Gerusalemme senza mura, è questo mistero che brilla e che rifulge nel mondo di oggi perché nel mistero di Cristo, annunciato da lei, ogni cultura, ogni popolo, ogni razza riceve luce, fondamento e grazia. La chiesa accoglie nel suo grembo ogni popolo, ogni cultura lasciando però la sovranità a Cristo e la signoria allo Spirito perché il mistero della fede rimanga intatto per tutti i popoli e per tutte le culture e perché tutte le culture vengano risanate, benedette e risignificate con la potenza di un vangelo vero, profondo e pieno di Spirito santo.      
Pensiero del giorno: dobbiamo conquistare il mondo, non difendere le posizioni già acquisite.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Il vangelo ci mostra Gesù che spiega ai discepoli la sua missione e la sua fine: sarà consegnato nelle mani degli uomini. Gesù non ha mai illuso i suoi apostoli con il populismo, li ha sempre messi davanti ad una missione dura, impopolare, non attraente, essi però non capivano queste parole che restavano misteriose, non ne coglievano il senso e avevano timore di interrogarlo. Quante volte la Parola di Dio resta misteriosa e impenetrabile anche per noi, quante volte anche noi non abbiamo il coraggio di entrare in profondità nella Parola perché non vogliamo essere catturati, non vogliamo comprometterci con la Parola e allora ce ne accostiamo con una lettura sociologica, frettolosa, esortativa che lascia le cose come sono. Ma la vera Parola di Gesù è bruciante, la vera Parola di Gesù è fuoco, la vera Parola di Gesù è libertà profonda.
Che Gesù abbia pietà delle nostre paure e dei nostri compromessi. Se noi non entreremo nella forza di questa Parola, ci accontenteremo delle briciole e della mediocrità che lascerà nel nostro cuore una fame infinita.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, liberami dallo svuotare la tua Parola da tutta la sua potenza e da tutta la sua esigenza. Signore Gesù, non rendermi un giornalista e pubblicista della tua Parola, ma rendimi un seme vivo, se anche sarò consegnato, disprezzato
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