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21-26 ottobre 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA  
21-26 ottobre 2019

Lunedì 21 ottobr
e
Santi del giorno: sant’Orsola, san Cilinia, san Vandelino.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, di fronte alla promessa di Dio, Abramo non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.
E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato, ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

Paolo parla ancora di Abramo che non esitò per l’incredulità, ma fu modello di fede ed è modello di ogni credente. Abramo è il nostro padre del cammino, dell’umiltà, della fede dell’appartenenza e anche noi dobbiamo, come figli di Abramo, essere entusiasti della fede in Gesù nostro Signore. Oggi la fede è messa tra le ultime opzioni della vita e anche in certa predicazione la fede viene oscurata dall’impegno sociale, dall’apertura senza discernimento e dall’annuncio di un vangelo senza spada e senza divisione. Vorremmo proporre alla genealogia odierna, che non sopporta né l’esigenza esigente dell’amore né l’esigenza stabile dell’amore, qualcosa di accetto alla logica del mondo, ma questa non è la fede, è una caricatura della fede che non riempie il cuore dell’uomo e non lo salva perché i compromessi non sono mai opera dello spirito.

Pensiero del giorno: Signore, la fede sia la lampada della mia vita e sia la priorità del mio vivere.  

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù alle prese con una questione di eredità, ma Egli chiarisce subito con i due fratelli che egli non è giudice o mediatore su queste cose. Quanta libertà dà Gesù, quanta libertà è Gesù. Quando nei discepoli di Gesù la sua libertà viene occupata dalla cupidigia e dal desiderio di beni, allora non si è più discepoli del Maestro della libertà, ma si diventa sudditi e schiavi delle nostre ossessività e delle nostre paure. Le cose, Gesù ce lo dice chiaramente, non sono la nostra sicurezza, i nostri progetti, i nostri piani non sono i suoi, non sono i beni che ci danno il divertimento e la gioia della vita.
Oggi Egli ci dà un comando: dobbiamo arricchire presso Dio e come ci si arricchisce presso Dio? Quando viviamo in un dignitosa povertà spirituale, morale, perché non vogliamo che i beni possano soffocare il nostro cuore, ma riteniamo questa libertà del cuore l’unico tesoro che vogliamo aumentare presso Dio.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi cliente affezionato di notai per le eredità, ma rendimi invece adoratore della tua libertà e della tua presenza.   


Martedì 22 ottobre
Santi del giorno: beato Papa Giovanni Paolo II; diventerà santo il prossimo 27 aprile 2014, il papa della verità, dell’umiltà, il papa delle missioni, delle braccia spalancate a tutto il mondo, il papa di Maria, il papa dei giovani, il papa del nostro tempo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
Ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia. Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.

Paolo parla del dramma del peccato originale e contrappone il primo Adamo al nuovo adamo, che è Gesù Cristo, usando i parallelismi dell’obbedienza e della disobbedienza (la disobbedienza di uno solo e l’obbedienza di uno solo). Con Gesù dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia e Paolo legge l’evento della colpa d’origine e lo colloca nella dinamica della grazia. Oggi molte volte ci dimentichiamo di essere figli di Adamo oltre che figli di Dio ed abbiamo scambiato le conseguenze del peccato originale con distonie e disarmonie psichiche o psicologiche invece le ferite del peccato originale, con la triplice concupiscenza della carne degli occhi e della vita, sono le ferite che sono presenti in ciascuno di noi. Il peccato originale viene risanato dalla grazia battesimale, ma le conseguenze combattono in noi per tutta la vita. Paolo, leggendo l’evento delle origini, lo colloca ancora nella speranza, nell’abbondanza e nell’infinita gratuità di quella grazia che è regnata perché noi potessimo ancora arrivare alla vita eterna di Dio.    

Pensiero del giorno: Signore, quando mi ritengo un uomo perfetto o un superuomo, come affermava Nietzsche, ricordami invece umilmente che sono figlio di Dio, ma anche figlio di Adamo.  

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
Il vangelo di oggi ci invita alla vigilanza: vesti strette ai fianchi, lampade accese, essere veramente in attesa del padrone che torna dalle nozze. Quanto è grande questa Parola di Gesù! Che cosa vuol dire essere vigilante? Essere vigilanti significa essere liberi dai nostri calcoli, dai nostri calendari, dai nostri modi di fare e di essere, significa non spegnere quella nostalgia infinita che abbiamo di Dio e del suo amore, significa essere continuamente, dinamicamente aperti all’irruzione di Dio. Quando non siamo vigilanti diventiamo un arredamento stanco della vita e non aspettiamo più nessuno, perché abbiamo riempito la vita di noi stessi.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi vigilantes delle casseforti e dei denari, ma rendimi vigilante del tuo amore e del tuo ritorno.


Mercoledì 23 ottobre
Santi del giorno: san Giovanni da Capestrano, un grande santo francescano che aiutò l’Europa contro l’invasione turca e con la sua parola indusse le truppe cristiane a salvare Vienna, che ormai era attaccata dalle truppe islamiche.    

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, il peccato non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. Il peccato infatti non dominerà su di voi, perché non siete sotto la Legge, ma sotto la grazia.
Che dunque? Ci metteremo a peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia? È assurdo! Non sapete che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia?
Rendiamo grazie a Dio, perché eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siete stati affidati. Così, liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della giustizia.


Paolo parla del combattimento dei nostri corpi e delle nostre anime: le nostre membra combattono la guerra delle passioni e dei vizi. Molte volte non lo accettiamo, ci arrendiamo e alziamo la bandiera bianca, allora la Parola ci ricorda che questo ci renderà schiavi e ci porterà alla morte. Paolo rende grazie a Dio perché da schiavi del peccato che eravamo, avendo obbedito con il cuore a Dio, siamo stati liberati dal peccato e siamo stati schiavizzati in maniera dolce dalla giustizia. Oggi non si guarda più alle guerre interiori che combattono dentro di noi, come ci ricordano san  Paolo e san Giacomo, oggi pensiamo alle guerre internazionali e abbiamo perduto la priorità della pace del cuore, seguendo l’illusione del pacifismo senza grazia.
  
Pensiero del giorno: Signore, il vero arcobaleno della alleanza della grazia è un tuo dono.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».  Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Il vangelo di oggi ci ricorda che non sappiamo l’ora e non sappiamo il giorno perché Dio è sempre una sorpresa d’amore, Dio è sempre un’irruzione stupenda d’amore. Quando pensiamo di essere noi dio, quando ci siamo sbarazzati di Dio, diventiamo despoti intolleranti e tutto ciò che è di Dio lo riteniamo nostro: doni, vita, salute, intelligenza e quando non aspettiamo più Dio diventiamo despoti dei nostri fratelli, tiranni della loro libertà, ma il Signore ci dice chiaramente che costoro avranno come regno le percosse che son dovute al non amore. Chiediamo a Gesù di non essere tiranni dell’amore e della libertà degli altri, ma di essere umili servitori e umili amministratori di ciò che non è nostro, ma è solo di Dio.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non guardi il mio orologio per calcolare l’ora, ma fa’ che sia in attesa del tuo amore  per cogliere l’ora misteriosa della tua venuta.


Giovedì 24 ottobre
Santi del giorno: sant’Antonio Maria Claret, spagnolo, evangelizzò l’America latina e fondò i missionari del Sacro Cuore. Fu un pastore che si donò con zelo instancabile per le anime.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, parlo un linguaggio umano a causa della vostra debolezza. Come infatti avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità, per l’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione.
Quando infatti eravate schiavi del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Il loro traguardo infatti è la morte.
Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna. Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Paolo ci ricorda che molte volte anche noi, come i Romani, abbiamo messo le nostre membra a servizio dell’impurità e delle iniquità, allora abbiamo raccolto solo il salario della morte perché il peccato porta la morte nell’anima e nella vita. Abbiamo due salari: quello della grazia e quello del peccato, abbiamo due appartenenze: quella della grazia e quella del peccato. Paolo ci ricorda che dobbiamo essere liberati dal peccato e fatti servi di Dio perché il peccato è veramente quella tragedia che uccide in noi la dignità, la libertà e la speranza.  

Pensiero del giorno: Signore, oggi il peccato e le sue conseguenze sono state censurate e zittite, ma le conseguenze e le rovine del peccato sono sotto gli occhi di tutti.  

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che è venuto a gettare un fuoco sulla terra, il fuoco dell’amore, il fuoco dello Spirito. Gesù è in attesa di un battesimo, quello della sua passione e della sua morte, e non è venuto a portare pace e pacifismo sulla terra, ma divisione. La vera pace è quella di Gesù, e la vera pace di Gesù contrappone sempre, perché essa divide tra coloro che accolgono la sua pace la sua volontà e coloro che la rifiutano. È un Gesù radicale quello del vangelo di oggi, non è un Gesù dolciastro, ecumenico e tessitore di relazione, è un Gesù chiaro che spacca le scelte in due: o con Lui o contro di Lui. Che bello che è questo Gesù nel nostro tempo addormentato dal buonismo e sicuro di se stesso, non più in attesa della potente presenza di Dio!   

Pensiero del giorno: Signore, nella tua matematica conosci solo due operazioni la moltiplicazione e la divisione, fa’ che non dimentichi questa tua scienza matematica.


Venerdì 25 ottobre
Santi del giorno: Carlo Gnocchi, un grande sacerdote ambrosiano che lavorò tra gli alpini durante la ritirata di Russia e si dedicò ai mutilatini, divenendo padre amorevole di tanti figli di Dio abbandonati.  

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.
Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra.
Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!

Paolo parla di un suo dramma interiore: vede il bene, vuole farlo, ma fa il male e soffre per questa dualità, per il voler fare il bene ed essere sconfitto dall’arroganza del male. Egli termina, però,  questa constatazione amara della sua dualità inneggiando a Gesù Cristo che con la sua potenza e la sua grazia ci ha liberato e ci libera sempre dall’arroganza del male.   

Pensiero del giorno: Signore, le mie inconsistenze interiori, le mie dualità interiori, le mie incoerenze interiori non vengono guarite dalla scienza umana, ma devo consegnarle alla vittoria della tua grazia.  

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che rimprovera alla folla di saper leggere i segni meteorologici, ma non i segni del tempo. I segni dei tempi, un’espressione molto usata soprattutto nel post concilio, sono gli eventi di grazia e i passaggi di Dio in un’epoca e in una generazione. I segni dei tempi non sono segni politici o ideologici, non sono segni di altezzosa scienza, ma sono segni che possono essere carpiti e capiti solo dagli umili di cuore. I segni veri di Dio sono la santità, l’umiltà, il nascondimento; in questo nascondimento si può avvertire il passaggio del Signore nel proprio tempo senza diventare nè nostalgici del tempo passato né illusi del futuribile che non c’è.

Pensiero del giorno: Signore, fammi cogliere i segni del tuo tempo nella mia vita. Se li coglierò, eserciterò la vera meteorologia dell’anima.


Sabato 26 ottobre
Santi del giorno: santi Luciano e Marciano

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, ora non c’è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte.
Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Paolo parla di coloro che vivono secondo lo Spirito e di coloro che vivono secondo la carne e delle due dimensioni che si contrappongono: l’uomo spirituale e l’uomo carnale, il secondo tende al basso, alle tenebre, al male, invece l’uomo spirituale tende a Dio. La Parola ci dice che quando noi ci lasciamo dominare dalla carne non apparteniamo più a Cristo perché la carne impedisce l’appartenenza allo Spirito di Cristo, invece quando noi apparteniamo allo Spirito di Dio allora nella nostra vita la Pasqua di Gesù diventa un evento continuo, bellissimo e fecondo d’amore.  

Pensiero del giorno: Signore, devo scegliere tra la carne e lo Spirito, non posso astenermi. Donami la grazia di scegliere lo Spirito.   

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la Parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Gesù dice ai Galilei che le vittime di Pilato e della torre di Siloe non erano più colpevoli di altre persone. Egli ci richiama all’urgenza della conversione e questa Parola è forte perché Gesù non ci propone possibilità, ci dà un ultimatum, una scadenza e una verità: “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Se il cuore non si apre a Dio e non diventa sua dimora, diventeremo vittime non più di Pilato, ma di noi stessi e dei tiranni del nostro tempo, allora non ci crollerà più addosso la torre di Siloe, ma ci crollerà addosso la nostra vita fittizia e finta, fatta di scenari che non corrispondono alla verità profonda. La conversione è un grande appello di Gesù, davanti al quale si cono due possibilità: o la accogliamo o non la accogliamo, assumendoci responsabilmente le conseguenze della nostra scelta.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che la torre di Siloe non crolli più su di me, ma su di me scenda il tuo amore che fa crollare tutte le fintonerie della mia vita senza Te e senza conversione.
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