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21 luglio 2019

La Parola > Parola della Domenica

Commento spirituale della Parola di Domenica 21 Luglio 2019
XVI Domenica Tempo Ordinario Anno C


Prima Lettura        Gen 18,1-10


Oggi la Parola narra l’apparizione del Signore ad Abramo presso le querce di Mamre. La Parola si fa visione, si fa contemplazione e contempliamo il misterioso passaggio di Dio nella vita di ognuno di noi, nella vita e nella storia di ogni uomo e donna del nostro tempo e di tutti i tempi. Quando Dio passa, lo fa per suo amore, non lo fa perché noi l’abbiamo chiamato, progettato, voluto, organizzato, quando Dio passa nella nostra vita stupisce sempre le nostre attese, perché Egli viene improvvisamente e nell’ora in cui meno ce l’aspettiamo.
Quando Dio passa nella nostra vita, lo fa per amore nostro, per amore della nostra gioia e della nostra felicità, magari proprio quando la nostra vita risente del caldo e del peso dell’esistere, quando la nostra vita è stesa e sonnolenta nella monotonia dei giorni, magari quando la nostra vita si è rassegnata a non vedere realizzati desideri, speranze, sogni, quando la nostra vita ci sembra già tutta organizzata e capita, quella è l’ora di Dio. Dio passa nel suo mistero, nella sua intelligente misericordia, nella sua forte tenacia d’amore e si ferma nella nostra vita e noi magari, non riconoscendolo e non comprendendo il suo passaggio, gli diamo solamente la logica del nostro galateo e della nostra accoglienza, mentre Lui non ci sta domandando cose e preparativi, ma ci sta domandando il nostro cuore. Quando Dio passa nella nostra tenda, nella nostra casa, nella nostra vita, nelle nostre gioie, nei nostri amori, Egli lo fa perché vuole portare a pienezza tutti i desideri e le attese che abbiamo dentro. Che strano questo Dio che passa nell’ora più calda del giorno, quando la logica direbbe che in quell’ora non passa nessuno! Che bello questo Dio quando guarda la sterilità del nostro cuore o della nostra vita o del nostro sogno, come ha guardato la sterilità di Sara, moglie di Abramo, e la rassegnazione di Abramo.
Quando Dio passa, porta a compimento la nostra fecondità, il nostro desiderio, la nostra gioia di avere un figlio e magari quel figlio che deve nascere siamo proprio noi, un figlio che deve rinascere nella potenza della Parola e non nel seno umano, un figlio che deve nascere nella libertà, nell’audacia e nella creatività di Dio.
Attendiamo Dio con speranza, Egli passerà nella nostra vita e allora sarà una grande gioia e una grande festa.


Seconda Lettura                  Col 1, 24-28

L’apostolo Paolo parla delle sofferenze che sopporta per la comunità di Colossi e vede in queste sue sofferenze un compimento ai patimenti di Gesù a favore della Chiesa, suo corpo. Il compimento dei patimenti di Gesù non è certamente dovuto ad una incompletezza o ad un’insufficienza dei patimenti di Gesù, che sono perfetti, totali e pieni, ma questo completare è proprio la compartecipazione di ciascuno di noi alla logica misteriosa del soffrire a favore della comunità di Gesù, la Chiesa. Dovremmo veramente avere la passione di soffrire per la Chiesa in questo tempo così difficile per essa e per noi che ne compartecipiamo il mistero, un tempo nel quale la logica del nemico e la infedeltà di alcuni hanno offuscato la bellezza della sposa di Gesù. La Chiesa ha bisogno della sofferenza offerta, donata e consegnata dei suoi figli, è nella sofferenza che l’amore arriva all’estremo di un dono, è nella sofferenza che l’amore diventa gratuità e fedeltà. La Chiesa ha la missione di portare a compimento la Parola di Dio e il mistero di Dio, la Chiesa ha come missione l’annuncio, l’ammonizione e l’istruzione. A prima vista questi compiti sembrerebbero così scolastici, così pesanti, così giuridici, invece la missione della Chiesa è proprio istruire ed illuminare l’impossibile ricezione del mistero da parte di molti rassegnati al limite e alla mediocrità. Oggi la Chiesa più che maestra è veramente battistrada ed indicatrice di una lettura profonda della storia, del tempo, della vita, delle contingenze di questo nostro tempo, in questo nostro tempo dove è presente Gesù, dove si nasconde la grazia di Dio, dove è all’opera lo Spirito nel mistero dell’amore. Compito profetico della Chiesa è veramente donare alla persona del nostro tempo, che liberamente lo chiede, una capacità di lettura e di interpretazione profonda dei nostri giorni e del nostro esistere. Molti oggi si chiedono dove stiamo andando, che cosa sta capitando, cosa avviene, la Chiesa ha questo potere di farci entrare nel mistero di fedeltà di Dio anche in un tempo in cui molte volte la lettura e l’interpretazione degli eventi diventa difficile e lascia lo spazio alla rassegnazione, alla arrendevolezza o al non capire.
Sofferenza per la Chiesa, missione della Chiesa, annuncio del mistero. La Chiesa è andata a cuori inariditi e rinsecchiti per portare l’acqua dell’amore, della sapienza e della libertà.       


Vangelo             Lc 10,38-42

Il vangelo di Luca ci presenta Marta e Maria che accolgono Gesù in casa. In questo vangelo si contrappongono due persone, due sorelle, due diversi modi di essere: Marta, assorbita dalle urgenze della vita e dell’ospitalità e preoccupata di organizzare e di strutturare un dono, Maria, invece, liberamente aperta ad accoglierlo. Chi rappresenta Maria? Maria di Betania è l’icona e la rappresentazione di una persona che ha recuperato il cuore e l’anima nell’ascolto stupendo di Dio. Maria è la figura contemplativa, è una donna che, fuori da tutti gli schemi, ha scelto la liberante disponibilità all’ascolto profondo di Dio. Oggi le nostre strade, così contrassegnate da fretta da mutismo, da arroganza, da aggressioni, da asfalto senza vita, hanno bisogno di questi contemplativi destrutturati e liberi che nel cuore di Dio hanno trovato il loro monastero, la loro cella, il loro giardino irrigato nel quale rigenerare la vita.
La contemplazione non è prima di tutto un’attività spirituale per conoscere Dio, ma è l’apertura ad una grazia di comprensione della vita, della storia, della propria persona, delle proprie domande, del proprio andare.
Quanto bisogno oggi abbiamo di contemplativi della strada e di innamorati di Dio e della contemplazione, destrutturati e liberi nel vento dell’amore! Sono essi i veri profeti del nostro tempo! Queste persone, cioè uomini e donne che non si accontentano di bere gli avvenimenti o di subire le scadenze di una storia senz’anima, ma sono color che si siedono, in un gesto di grande libertà, per ascoltare il vento dello Spirito e per portare al nostro tempo, così inaridito e deserto, una speranza di primavera.
Come mancano oggi nelle nostre comunità, nelle nostre esperienze e nella nostra Chiesa queste anime! Lo sentiamo e lo vediamo perché la febbre dell’attivismo e del vuoto aumentano.
Abbiamo bisogno dell’acqua fresca di contemplativi: sono essi i veri interpreti della vita, della storia e della speranza.    
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