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22-27 giugno 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA

22 -27 giugno 2020


Lunedì 22 giugno

Santi del giorno: san Paolino, santi Giovanni Fisher e Tommaso Moro

Dal secondo libro dei Re
In quei giorni, Salmanàssar, re d’Assiria, invase tutta la terra, salì a Samarìa e l’assediò per tre anni. Nell’anno nono di Osèa il re d’Assiria occupò Samarìa, deportò gli Israeliti in Assiria, e li stabilì a Calach e presso il Cabor, fiume di Gozan, e nelle città della Media. Ciò avvenne perché gli Israeliti avevano peccato contro il Signore, loro Dio, che li aveva fatti uscire dalla terra d’Egitto, dalle mani del faraone, re d’Egitto. Essi venerarono altri dèi, seguirono le leggi delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti, e quelle introdotte dai re d’Israele. Eppure il Signore, per mezzo di tutti i suoi profeti e dei veggenti, aveva ordinato a Israele e a Giuda: «Convertitevi dalle vostre vie malvagie e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo tutta la legge che io ho prescritto ai vostri padri e che ho trasmesso a voi per mezzo dei miei servi, i profeti». Ma essi non ascoltarono, anzi resero dura la loro cervìce, come quella dei loro padri, i quali non avevano creduto al Signore, loro Dio. Rigettarono le sue leggi e la sua alleanza, che aveva concluso con i loro padri, e le istruzioni che aveva dato loro. Il Signore si adirò molto contro Israele e lo allontanò dal suo volto e non rimase che la sola tribù di Giuda.

La Parola ci presenta l’invasione di Salmanassar, re d’Assiria, che occupa tutta la terra d’Israele per tre anni e impone la sua cultura, i suoi dei e le sue leggi. In quel momento era in pericolo l’identità di Israele. I profeti e i veggenti avevano esortato il popolo alla fedeltà all’alleanza del Signore, ma non vennero ascoltati e resero dura la loro cervice. Che grande dramma non ascoltare i profeti! Essi non sono dei guastafeste, ma sono sentinelle di Dio, uomini di fuoco che leggono il presente oltre lo stordimento dell’effimero. I profeti gridano la fedeltà a Dio perché in essa e nelle radici a questa fedeltà c’è la vita, c’è il presente e c’è il futuro. Oggi la cultura odierna ha i suoi profeti, che ascolta, venera ed ama e sono i profeti delle ideologie, del pensiero unico, del relativismo, i profeti del facile e del tutto e subito, che vengono amati perché il mondo ama ciò che è suo. Questi profeti stanno portando la civiltà alla distruzione perché senza Dio non c’è vita, non c’è verità e non c’è futuro. Una chiesa profetica sarà una luce per il nostro difficile oggi, una chiesa sociologica, ideologica, pauperistica cavalca l’onda dell’approvazione umana, ma non incide con la spada profetica il segreto di molti cuori. Chiediamo allo Spirito di suscitare il profetismo in tutti i membri della chiesa perché è meglio una chiesa profetica inascoltata che una chiesa ideologica e collocata.

Pensiero del giorno: Signore, fammi diventare tuo profeta e non venditore di fumo di ideologie.       


Martedì 23 giugno
Santi del giorno: san Giuseppe Cafasso, san Lanfranco

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».
Oggi ricorre il trentaduesimo anniversario delle apparizioni della Regina della pace a Mediugorie e, mettendoci alla scuola di Maria che fa dei suoi messaggi un’eco perfetta del vangelo, vogliamo accogliere questa Parola che ci esorta a non gettare le cose sante ai cani e a non gettare le nostre perle ai porci. Che cosa vuole dirci Gesù? Gesù vuole dirci che le cose sante, cioè le sue grazie, la sua parola, i suoi sacramenti non sono prodotti commerciali e non sono prodotti per folle e folle di persone non interessate, ma questi doni di Dio devono essere donati e offerti a cuori che sono strettamente uniti a Dio nella nostalgia dell’infinito amore. È questa la porta stretta. Oggi una chiesa, un cristiano che cerca populismo e popolarità e che fa anche delle cose di Dio occasioni ed eventi per avere applausi ed approvazioni non è nella strada di Dio. La sua strada è la porta stretta dell’amore, la porta stretta dell’impopolarità degli uomini per essere prediletti ed amati dal Suo cuore. La porta che conduce alla via è la porta stretta perché l’amore non è mai una svendita, ma l’amore è sempre un’esigenza totale.     
Pensiero del giorno: Signore, non farmi passare per la porta larga delle mie opinioni, ma fammi passare per la porta stretta della tua Parola che mette sempre in discussione le mie certezze ideologiche e demagogiche.


Mercoledì 24 giugno
Santi del giorno: Natività di san Giovanni Battista, san Teodolfo.

Dal libro del profeta Isaìa
Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all’ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».

Leggiamo oggi la lettura tratta dal profeta Isaia in cui egli racconta la sua vocazione profetica. La chiesa, nella sua sapienza, colloca questa Parola nella liturgia di san Giovanni Battista perché in questa Parola c’è la storia di Giovanni il precursore. Egli è stato chiamato, plasmato, formato servo e profeta d’Israele. I profeti non si propongono, ma vengono chiamati, plasmati, formati. I profeti non sono protagonisti, ma sono degli inviati, i profeti non sono dei collocati, ma degli afferrati, i profeti hanno nel loro cuore due tormenti due nostalgie e due desideri: Dio e l’umanità. Essi sanno continuamente collocare questi due respiri perché l’umanità può respirare solo nel respiro potente di Dio e del suo Spirito. Con Isaia anche Giovanni Battista viene inviato in una missione difficile, perché i profeti non vanno nel prefabbricato e nel precostituito, vengono sempre inviati in lidi e realtà dove la Parola deve lottare, ma essi non hanno paura. Ultima bellezza del profeta: il profeta è sempre solo, è sempre uno, è sempre un volto, un nome, una vita che ha afferrato la mano di Dio, egli non ha alle spalle strutture difensive, non ha alle spalle strutture che lo sostengono, è vagabondo di Dio, è nomade di Dio ed è questa la bellezza del profetismo perché Dio non può costituire profeta se uno non è disponibile  a perdere la faccia per Lui e a consegnargli il suo cuore.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi tuo profeta. Ti chiedo la grazia dell’impopolarità, perché da troppa approvazione e da troppo applauso si muore.  

   
Giovedì 25 giugno
Santi del giorno: san Massimo, san Prospero.

Dal secondo libro dei Re
Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Necustà, figlia di Elnatàn. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre. In quel tempo gli ufficiali di Nabucodònosor, re di Babilonia, salirono a Gerusalemme e la città fu assediata. Nabucodònosor, re di Babilonia, giunse presso la città mentre i suoi ufficiali l’assediavano. Ioiachìn, re di Giuda, uscì incontro al re di Babilonia, con sua madre, i suoi ministri, i suoi comandanti e i suoi cortigiani; il re di Babilonia lo fece prigioniero nell’anno ottavo del suo regno.
Asportò di là tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d’oro che Salomone, re d’Israele, aveva fatto nel tempio del Signore, come aveva detto il Signore. Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i comandanti, tutti i combattenti, in numero di diecimila esuli, tutti i falegnami e i fabbri; non rimase che la gente povera della terra. Deportò a Babilonia Ioiachìn; inoltre portò in esilio da Gerusalemme a Babilonia la madre del re, le mogli del re, i suoi cortigiani e i nobili del paese. Inoltre tutti gli uomini di valore, in numero di settemila, i falegnami e i fabbri, in numero di mille, e tutti gli uomini validi alla guerra, il re di Babilonia li condusse in esilio a Babilonia.  Il re di Babilonia nominò re, al posto di Ioiachìn, Mattanìa suo zio, cambiandogli il nome in Sedecìa.

Il brano di oggi ci mostra l’invasione e la vittoria di Nabucodonosor, re di Babilonia, che vince Gerusalemme e deporta il re Ioiachìn, la madre del re, le mogli, i cortigiani e tutte le persone valide. Gerusalemme viene distrutta, la monarchia abbattuta e il popolo deportato; il popolo di Dio vivrà questo dramma dell’esilio. La Parola ci ricorda che non è più Nabucodonosor che distrugge Gerusalemme, ma che è il diavolo e le sue schiere che distruggono le anime e i cuori. Oggi la vera Gerusalemme interiore è la nostra anima e l’anima di ciascuno di noi è bella se è un’anima in grazia, amica di Dio, un’anima che accetta il soffio di Dio. Quando quest’anima viene distrutta dal nemico, il nemico ci deporta non più a Babilonia, ma lontano dall’amore di Dio e la nostra vita conosce tristezza, nostalgia e prigionia. Oggi lo spirito di Dio sta cercando di difenderci da questi assalti del nemico che si fanno sempre più virulenti, anche a livello di legislazione e di governi, ma se Dio è per me, chi sarà contro di me?

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non patteggi mai con Nabucodonosor perché lui viene e distrugge, viene e imprigiona. Signore, dammi il discernimento profondo per allontanarmi dal nemico e per ritornare nel tuo cuore.


Venerdì 26 giugno
Santi del giorno: santi Giovanni e Paolo, san Vigilio.


Sabato 27 giugno
Santi del giorno: san Cirillo di Alessandria, sant’Arialdo.
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