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22-27 luglio 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
22 – 27 luglio 2019


Lunedì 22 luglio


Santi del giorno: santa Maria Maddalena
Santi del giorno: santa Maria Maddalena. Accanto alla Vergine Madre, Maria Maddalena fu tra le donne che collaborarono all’apostolato di Gesù (Lc 8, 2-3) e lo seguirono fino alla croce (Gv 19, 25) e al sepolcro (Mt 27, 61). Secondo la testimonianza dei vangeli, ebbe il privilegio della prima apparizione di Gesù risorto e dallo stesso Signore ricevette l’incarico dell’annunzio pasquale ai fratelli (Mt 28, 9-10); Gv 20, 11-18). La sua memoria è ricordata il 22 luglio nel martirologio di Beda e dai Siri, dai Bizantini e dai Copti.

Dal Cantico dei Cantici

Così dice la sposa:
«Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amore dell’anima mia;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi alzerò e farò il giro della città
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amore dell’anima mia.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città:
“Avete visto l’amore dell’anima mia?”.
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amore dell’anima mia».

Oggi la chiesa ci fa leggere un brano del Cantico dei Cantici che sintetizza ed evidenzia questa figura bellissima del vangelo di Gesù. Maria Maddalena è la donna dell’amore, la donna che cerca l’amore, la mistica dell’amore, la passionale dell’amore, colei che non si è fermata all’idea di Gesù, ma l’ha amato. Oggi il problema è che Gesù viene discusso, studiato, proposto come conoscenza, ma scarseggiano gli innamorati di Gesù, coloro che lo cercano nella città dell’uomo che non ha più Gesù.
Quando non si è più innamorati di Gesù, quando l’amore per Gesù è cessato, tutto diventa tristezza e mancanza di aria e di respiro profondo della vita. Maria Maddalena è la donna della corsa, del vento, del pianto perché in lei non si è mai estinto l’amore. Santa Maria Maddalena intercedi per noi l’amore.
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non guardi Maria Maddalena solamente prima dell’incontro con Gesù nella sua vita complessa e sbagliata, ma fa’ che la imiti soprattutto nella sua corsa verso la Pasqua. Solo chi ha amore corre e non ha il fiatone perché lo Spirito respira in lui.     
Dal vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Oggi festeggiamo una grande santa, chiamata dai fratelli ortodossi la protoapostola, la prima apostola, questa donna piena di amore e di entusiasmo per Gesù. Santa Maddalena è proprio la santa dell’amore e chiediamo a questa santa di aiutarci ad essere eternamente innamorati del Signore. Il vangelo di oggi ci presenta Maria Maddalena che va al sepolcro nel mattino di Pasqua, ma non trova Gesù, allora va a chiamare Pietro e Giovanni, ma lei rimane lì a piangere perché non sopporta di essere senza l’Amato. Che cosa ci insegna Maria maddalena? Che la vita spirituale non è una vita di metodiche o di ritualità, ma è un’esperienza travolgente di amore. La vita spirituale è sentire acuta nel cuore la mancanza dell’Amato. La vita spirituale è cercare l’Amato del quale siamo follemente innamorati e nel quale vogliamo rimanere e amare. Che grande figura questa donna che, prima di incontrare Gesù, aveva investito la sua passionalità d’amore nella logica del meretricio e del peccato, ma che dopo l’incontro con Gesù ha rivolto l’amore all’eternità, al cielo. Maddalena che brucia d’amore è l’icona di ogni anima che ama Gesù.
Pensiero del giorno: Ti prego, santa Maria Maddalena, ustionami con il fuoco del tuo amore e non farmi guarire mai più.

   
Martedì 23 luglio

Santi del giorno: Santa Brigida nacque in Svezia nel 1303. Sposata in giovane età, ebbe otto figli che educò con cura esemplare. Associata al Terz’Ordine di san Francesco, dopo la morte del marito, si diede a una vita più ascetica, pur rimanendo nel mondo. Fondò allora un ordine religioso e, messasi in cammino verso Roma, fu per tutti esempio di grande virtù. Preparò il ritorno del papa dalla cattività avignonese. Intraprese pellegrinaggi a scopo di penitenza e scrisse molte opere in cui narrò le esperienze mistiche da lei stessa vissute. Morì a Roma nel 1373. Fu proclamata dal beato Giovanni Paolo II compatrona d’Europa insieme a santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e a santa Caterina da Siena.   

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. 
Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. 
E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
Oggi la chiesa ci propone un brano della lettera ai Galati in cui Paolo proclama che è stato crocifisso con Cristo, infatti santa Brigida fa della passione di Gesù e delle famose quindici orazioni (che la pietà cristiana ha affidato alla devozione di tanti cristiani che le praticano e le vivono) il cuore della sua spiritualità. Lei ha amato Gesù crocifisso, ha amato la passione di Gesù perché lì ha visto il suo grembo di nascita, la prova dell’amore fino in fondo; ha amato le sofferenze, le piaghe, il sangue, la passione di Gesù non come celebrazione di un dolorismo, ma come tuffo nell’amore infinito ed ardente di Gesù. Non a caso il santo Giovanni Paolo II l’ha proclamata patrona d’Europa, di una Europa che sta rinnegando Cristo e l’amore di Gesù, di un’Europa che si vergogna del segno della passione: la croce. Brigida oggi ci ricorda che noi, i quali siamo stati guariti dalle piaghe di Gesù, dobbiamo diventare segni di una passione e di un amore che non si ferma davanti a nessuno.     
Pensiero del giorno: Signore, donaci ancora santa Brigida come guida di un’Europa che a Bruxelles soffoca i suoi figli nel nulla e nell’ateismo.
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della Parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù come la vite vera e il Padre come l’agricoltore. È tutta questione di vita e la vita nasce nell’anima quando questa vita si innesta nella vita di Gesù, il Vivente, il Presente, lo splendore del volto del Padre. Vivere con Gesù, rimanere in Gesù è questione di vita o di morte per l’anima e quando non viviamo più in Gesù diventiamo tristi narratori di Gesù senza Gesù perché, quando non amiamo Gesù e non ce l’abbiamo nel cuore, siamo semplicemente ridicoli perché parliamo di un assente dentro il quale non abitiamo, non ci siamo innestati, dentro un assente che abbiamo ridotto a pura idea conoscitiva della nostra mente.
Gesù è vivo e dobbiamo rimanere nella sua vita, solo così portereremo frutto. Senza Gesù è l’inferno, è il fuoco, perché senza di Lui la vita non è vita.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, ammalami del tuo amore e fa’ che questa malattia non guarisca mai, ma evolva sempre nella gravità di una seduzione permanente. Ti prego, Signore, rendimi malato del tuo amore, come la sposa del Cantico, simbolo dell’anima fedele.    


Mercoledì 24 luglio

Santi del giorno: san Charbel Makhluf
Oggi festeggiamo un santo libanese sacerdote maronita. Charbel nacque nel 1828 e divenne eremita nel 1875; visse così fino alla morte avvenuta nel 1898. Fu un santo della preghiera, dell’adorazione, della radicalità. Inumato nella terra nuda, il corpo si è conservato e ne esce un liquido simile a sangue che diventa segno per molte guarigioni.     

Dal Vangelo secondo Matteo
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Il vangelo di oggi ci mostra Gesù attorniato da una grande folla che si siede in riva al mare. Gesù sale sulla barca ed annuncia alla folla l’amore di Dio. Quanto era affascinante Gesù con la folla, mentre oggi nella nostra chiesa le folle sono un’utopia, un sogno e hanno lasciato il posto a piccoli numeri. Perché oggi noi discepoli di Gesù non siamo più capaci di trascinare le folle, mentre ne sono capaci i maestri di menzogna e i burattini di potere? Perché Gesù aveva tanta folla? Perché Egli parlava al cuore degli ascoltatori, ne interpretava il cuore, deponendo in esso il sogno di Dio e il desiderio e la nostalgia di Dio per ognuno di noi. Che grande predicatore è stato Gesù, che grande annunciatore è stato Gesù, egli ha sempre raccolto la vibrazione silenziosa dei cuori e l’ha resa buona novella. Che annunciatori siamo della sua Parola? Siamo annunciatori di una vibrazione d’amore o siamo parlatori tristi di un assente?

Pensiero del giorno: Gesù, dammi la grazia di sedere sulla spiaggia della vita e dammi la grazia di ascoltarti dal pulpito della barca; quando ti ascolto, comincio a camminare con Te nel mare della vita.    


Giovedì 25 luglio

Santi del giorno: san Giacomo apostolo
San Giacomo era figlio di Zebedeo e di Salome, fratello di Giovanni l’evangelista, col quale fu chiamato da Gesù tra i primi discepoli. Impetuoso di carattere, come il fratello, con lui è soprannominato da Gesù “figlio del tuono”. Fu il primo tra gli apostoli a dare il sangue per Gesù: fu fatto decapitare da Erode nel 44 d.C., è il primo dei dodici che compone il giardino del martirio glorioso per Gesù.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.
Oggi leggiamo un brano della seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi in cui l’apostolo parla di se stesso e della sua avventura apostolica, del suo amore per Gesù, delle prove subite per Lui. Quando celebriamo la festa degli apostoli, molte volte ci viene da piangere perché essi, con la loro vita santa, ci hanno consegnato un’eredità magnifica che stiamo disperdendo e buttando, perché abbiamo sostituito l’amore di questi amici di Gesù con tutta una sistemazione razionale e con una modalità che di amore ha ben poco. Anche oggi Gesù cerca innamorati, gli apostoli erano fragili, ma innamorati, deboli, ma innamorati e, in forza di quell’amore, hanno portato la Parola di Gesù nel mondo di allora senza paura. Gesù non si è circondato di perfetti, non ne ha bisogno, si è circondato di uomini fragili, ma innamorati e ogni innamoramento rende la fragilità una grazia e un grembo di luce. Che san Giacomo ci ottenga questo amore per Gesù, che dà senso alla nostra vita.
Pensiero del giorno: Signore, gli apostoli innamorati hanno raccontato Te; la mia testa complicata molte volte racconta me stesso.     
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Oggi Matteo ci presenta la richiesta della madre dei figli di Zebedeo perché vuole sistemare i suoi figli in un posto d’onore con Gesù. Quanta gente, anche oggi, nella santa chiesa di Dio desidererebbe essere applaudita, cercata, amata, perché il tarlo del carrierismo e del protagonismo è sempre forte nel cuore dell’uomo. Invece Gesù ci vuole dire che, quando noi entriamo nella comunità del suo amore, non entriamo come protagonisti, non dobbiamo cercare utenza, folle ed applausi, che lasciano il tempo che trovano, ma dovremmo essere umili servitori, come Gesù.
Che cosa vuol dire servire come Gesù? Innanzitutto vuol dire spogliare l’idea di servizio da quella ideologia pauperistica, da quella ideologia di assistenzialismo e da quella ideologia benefica con la quale molte volte abbiamo incartato questo servizio evangelico, magari usando il grembiule come simbolo, ma che è solo un folclorismo liturgico che non corrisponde alla vita. Che cosa vuol dire allora servire? Innanzitutto significa essere servitori del fascino, della sovranità e della totalità di Gesù. Chi è un servo? Chi non annuncia niente di suo, ma diventa eco fedele di una Parola non sua. Chi è il servo? Chi non si preoccupa dell’immediato, di un assistenzialismo, ma chi vuole arrivare al mistero dell’anima che genera poi povertà di ogni genere. I veri servi del vangelo non fanno né ideologia né assistenzialismo, ma operano il vero servizio: portare le anime a Gesù servo, restando umili servi di un Signore che dà la vita e la gioia.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, non rendermi una persona benefica o una persona assistenzialista, per questo tipo di prestazioni altre strutture sono già presenti. Rendimi servo della tua Parola e rendimi servo della tua sovranità e mandami dagli unici veri poveri che sono coloro che non ti amano, non ti conoscono e non ti desiderano.     


Venerdì 26 luglio
Santi del giorno: santi Gioacchino ed Anna, santi nonni di Gesù ai quali affidiamo tutti i nonni del mondo, perché siano veramente segno dell’amore di Dio.

Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole:
«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile:
Non avrai altri dèi di fronte a me.
Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.
Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.
Non ucciderai.
Non commetterai adulterio.
Non ruberai.
Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Oggi riprendiamo la lettura del libro dell’Esodo e vediamo la consegna a Mosè delle dieci parole sul Sinai. Dio dà una legge al suo popolo che non è soffocante e normativa, ma che deve diventarne l’identità perché il suo popolo non cloni i popoli vicini, schiavi dell’idolatria e del paganesimo. Le dieci parole sono sigillo di libertà, sono parole della montagna perché vengano portate nella pianura della vita e facciano volare i figli che se ne renderanno servi.
Oggi esse sono banalizzate, dimenticate, combattute e in cambio si dona la filosofia, l’ideologia, la politica, la scienza vuota e la sapienza che non edifica. Vogliamo tornare alle dieci parole, al Sinai: il grembo della vita, della luce, della gioia.   
Pensiero del giorno: Signore, i tuoi comandamenti sono dieci, le nostre manie sono innumerevoli.


Sabato 27 luglio

Santi del giorno: san Simeone Stilita Pantaleone; san Celestino I

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».

Matteo ci parla del regno dei cieli con la parabola del buon seme e della zizzania. Questo regno di Dio, che non è una struttura, non è un’ideologia, non è una moda teologica, rimane sempre un mistero e lo stesso Gesù non ha mai rivelato l’essenza profonda, ma ne ha sempre parlato attraverso parabole con le quali lasciava intravvedere questo mistero. Il regno di Dio non è efficiente dell’efficienza umana, il regno di Dio non è coadiuvato da pubblicisti che sanno vendere bene il prodotto, il regno di Dio avanza nella storia insieme alla zizzania, cioè a quella opposizione che il diavolo continua a generare perché il regno di Dio non avanzi. Invece il regno di Dio avanza perché solamente alla fine dei tempi verrà fatta la distinzione tra grano buono e zizzania. Il regno di Dio avanza nonostante le sconfitte, nonostante le apparenze e le difficoltà. Molte volte non lo vediamo perché il regno di Dio non produce eventi, strutture mozzafiato, ma il regno di Dio avanza dove c’è un santo cioè un innamorato di Gesù. Dove c’è un santo comincia una vita umile, un sottobosco, un’oasi discreta di vita, perché dove c’è un santo la grazia del regno comincia a diffondersi. I santi non fanno rumore e non fanno tendenza, ecco perché piacciono a Dio e sono i collaboratori nascosti dell’avanzamento e del trionfo del suo regno.

Pensiero del giorno: Gesù, rendimi umile collaboratore del tuo regno. Non voglio essere né appariscente né creare tendenza per gratificare la mentalità del mondo. Signore, lasciamo piccolo ed umile, ma donami la grazia di creare con Te oasi del regno dove ci sia la vita tua nelle anime,
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