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23-28 marzo 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
23 - 28 marzo 2020


Lunedì 23 marzo

Santi del giorno: san Turibio di Mogrovejo, san Gualterio, sant’ Ottone.

Dal libro del profeta Isaìa

Così dice il Signore:
«Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra;
non si ricorderà più il passato,
non verrà più in mente,
poiché si godrà e si gioirà sempre
di quello che sto per creare,
poiché creo Gerusalemme per la gioia,
e il suo popolo per il gaudio.
Io esulterò di Gerusalemme,
godrò del mio popolo.
Non si udranno più in essa
voci di pianto, grida di angoscia.
Non ci sarà più
un bimbo che viva solo pochi giorni,
né un vecchio che dei suoi giorni
non giunga alla pienezza,
poiché il più giovane morirà a cento anni
e chi non raggiunge i cento anni
sarà considerato maledetto.
Fabbricheranno case e le abiteranno,
pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto».
Il profeta Isaia ci invita a non ricordarci più del nostro passato, ma a cogliere quello che sta nascendo. Dio porta la vita, la pienezza della vita, che il profeta descrive nella longevità degli uomini, nella gioia, nell’intensità e nell’entusiasmo. Incontrare Dio è trovare la novità della vita, perché è Lui che rifonda e rigenera la nostra vita in quanto non ci analizza, non ci mette in terapia, ma ci ama e ci sconvolge con il suo amore che crea solchi profondi nel cuore umano, solchi d’amore dove Egli mette il seme della novità, della rigenerazione, della gioia. Trovare Dio come aratore e seminatore della terra del nostro cuore è già intravvedere la gioia della Pasqua.
Pensiero del giorno: Signore, togli i concimi dalla mia vita che mi danno solo frutti affrettati e visibili, metti il tuo seme che darà frutto buono nella terra del mio cuore.   


Martedì 24 marzo
Santi del giorno: santa Caterina di Svezia.

Dal libro del profeta Ezechièle

In quei giorni [l’angelo] mi condusse all’ingresso del tempio [del Signore] e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro.
Quell’uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva alla caviglia. Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare l’acqua: mi giungeva ai fianchi. Ne misurò altri mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado. Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo?». Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall’altra. Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Aràba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».
Il profeta Ezechiele ci parla dell’acqua viva che esce dal tempio. Essa diventa un fiume navigabile, un torrente impetuoso sulle cui sponde crescono alberi che producono foglie come medicina e  frutti come cibo. L’acqua dell’amore di Dio, l’acqua della grazia di Dio scorre come un fiume nelle anime disidratate dalla mancanza dell’acqua della vita. Oggi non è più Gesù che dice alla samaritana: “Ho sete”, oggi è l’anima che dice a Dio: “Ho sete”, come recita il Salmo: “Ha sete di te l’anima mia”. Siamo disidratati dal non amore, siamo disidratati da una vita falsa, superficiale, mascherata, modale, da una vita che è diventata piattismo, noia e abbiamo sete. L’acqua della grazia disseta la sete profonda della nostra anima, essa ci dà l’albero della vita e ci porta all’albero della vita dell’Eden dove veniamo nutriti e guariti, perché Dio nutre e guarisce, perché Dio ama il suo popolo. Dio ama la sete del suo popolo e lo disseta perché l’anima diventi idratata dall’acqua misteriosa, invisibile e affascinante della sua grazia che rimane il fascino di Dio, distrugge il risultato fai da te e immette nell’acqua viva della gratuità di Dio.
Pensiero del giorno: Signore, non voglio più bere acqua in bottiglie di plastica umana, voglio dissetarmi dal torrente vivo del tuo amore.


Mercoledì 25 marzo
Annunciazione del Signore

Dal libro del profeta Isaìa

In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, perché Dio è con noi».
Leggiamo il preannuncio che Isaia dà alla casa di Davide che la vergine concepirà e darà alla luce un figlio. In piena Quaresima, avvicinandoci alla settimana santa, la solennità dell’Annunciazione è proprio quella festa che celebra le nostre origini, ciò da cui tutto è sgorgato e da dove tutto è diventato visibilità, amore. Questa donna che genera un figlio è oggi la vergine Chiesa, che deve essere piena dello Spirito di Maria, dell’umiltà, della femminilità, dell’audacia, del profetismo di Maria, della fede di Maria, deve essere una chiesa che, alla scuola di Maria, diventa una chiesa feconda che sa generare vita e che sa segnare con la pastorale della maternità tenera, forte e profonda questo nostro tempo orfano di amore, di padri e di madri, presso questi uomini del nostro tempo che non conoscono più la gratuità di una carezza, di un sorriso di una presenza, di un perdono perché figli di diritti gridati, inseguiti, manifestati, ma orfani di amore. In questa spiritualità dell’Annunciazione vogliamo chiedere a Maria di ridare uno stile al mistero della chiesa, che è lo stile del silenzio, della verginità, e della vita     
Pensiero del giorno: Maria, vorrei essere io oggi l’arcangelo Gabriele che ti annuncia che Dio ricomincia da te, piccola donna, piccola serva del Signore. Aiutami ad amarti e a renderti regina della mia vita e della mia storia.
Giovedì 26 marzo
Santi del giorno: santi Baronzio e Desiderio.
Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostràti dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”». Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione». Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Perché dovranno dire gli Egiziani: “Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra”? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”». Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.
La lettura di oggi è tratta dall’Esodo e parla di un discorso di Mosè e di un Mosè che diventa intercessore, che davanti allo sdegno e all’ira di Dio, intercede per gli Israeliti, suo popolo. I veri uomini e le vere donne di Dio sono amiche del popolo a cui appartengono e sono intercessori per la gente che il Signore ha loro affidata. Oggi siamo abituati a fare diagnosi catastrofiste sulla storia, sul presente, sul futuro oppure a fare diagnosi politiche, sociologiche, ideologiche della realtà sfasandola e non entrandoci. Solamente gli uomini di Dio, che diventano intercessori potenti presso il suo amore, sono coloro che amano la gente, il popolo, la vita. Essi non sono a servizio di nessuna demagogia, ma sono servitori fedeli del respiro di Dio che forma la loro libertà.
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che accolga sempre i tuoi profeti nello stupore di un dono, ricordandomi spesso che solo loro stanno interpretando col tuo cuore la realtà e la storia.   


Venerdì 27 marzo
Santi del giorno: san Ruperto.

Dal libro della Sapienza

Dicono [gli empi] fra loro sragionando:
«Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo
e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta.
Proclama di possedere la conoscenza di Dio
e chiama se stesso figlio del Signore.
È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri;
ci è insopportabile solo al vederlo,
perché la sua vita non è come quella degli altri,
e del tutto diverse sono le sue strade.
Siamo stati considerati da lui moneta falsa,
e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure.
Proclama beata la sorte finale dei giusti
e si vanta di avere Dio per padre.
Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti,
per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante,
perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».
Hanno pensato così, ma si sono sbagliati;
la loro malizia li ha accecati.
Non conoscono i misteriosi segreti di Dio,
non sperano ricompensa per la rettitudine
né credono a un premio per una vita irreprensibile.
Il libro della Sapienza ci presenta la figura del giusto che non viene amata, ma contestata e perseguitata perché, quando si vive nella sapienza di Dio, nella sua giustizia d’amore, si diventa una presenza unica, diversa, profetica e molte volte si disturba la superficialità di una massa che non conosce la sapienza di Dio, le cose di Dio, i segreti di Dio e che li reputa follia. La figura di questo giusto ci ricorda il dovere che abbiamo di essere identificabili, diversi, di essere segni visibili, folate di Spirito in un mondo così abitudinario, grigio e orizzontale. La presenza di un uomo, di una donna di Dio inquietano perché fanno comprendere che la vita non è di una maggioranza rassegnata, ma di una minoranza creativa, profetica, diversa, visibile. Ogni giusto del Signore è uno squarcio di cielo e una finestra aperta su Dio.      
Pensiero del giorno: Signore, rendimi giusto in Te, non voglio l’applauso, voglio il tuo amore. Non voglio essere omologato, voglio essere trasgressivo in Te.


Sabato 28 marzo
Santi del giorno: santo Stefano Harding, sant’Ilarione

Dal libro del profeta Geremìa

Il Signore me lo ha manifestato e io l’ho saputo; mi ha fatto vedere i loro intrighi. E io, come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che tramavano contro di me, e dicevano: «Abbattiamo l’albero nel suo pieno vigore, strappiamolo dalla terra dei viventi; nessuno ricordi più il suo nome».
Signore degli eserciti, giusto giudice,
che provi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa.
Il profeta Geremia racconta la sua vita e il complotto che stanno tramando contro di lui. Egli si affida a Dio, si affida al suo Signore. Quante volte nella nostra vita abbiamo sperimentato il complotto, la vigliaccheria, il tentativo di spegnere il nostro essere uomini e donne liberi in Dio. La libertà in Dio ha un prezzo: la persecuzione, il complotto, l’incomprensione. L’essere uomini affascinanti di Dio ha un prezzo: non essere accolti, ma essere considerati fuori di senno, fuori di quella schematura psicologica di una maggioranza arrogante che ha paura della diversità da se stessa. Geremia ci insegna la diversità di Dio, con Dio, in Dio. Questa diversità è la profezia del nostro tempo, una profezia che non diventa cortigiana di una cultura arrogante, ma contestatrice di una cultura che uccide l’amore, il cuore e l’anima.
Pensiero del giorno: Signore, non farmi preoccupare di essere approvato, fammi preoccupare di essere tuo.      
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