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24-29 dicembre

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
24 – 29 dicembre 2018


Lunedì 24 dicembre
Santi del giorno: san Delfino, santa Irma.


Dal secondo libro di Samuèle
Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te».
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’, e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».
Leggiamo oggi dal secondo libro di Samuele il desiderio di Davide di fare una casa a Dio. Noi molte volte ci riteniamo imprenditori di Dio, suoi collaboratori indispensabili e non ci accorgiamo invece della precedenza di Dio su di noi, della priorità di Dio su di noi. Dio non ha bisogno del nostro fare, della nostra imprenditorialità, della nostra audacia e della nostra strategia. Quante volte pensiamo, nella nostra follia pastorale, di essere indispensabili a Lui e alla sua azione e non ci ricordiamo, invece, che è lui che costruisce la vera casa per noi ed è la casa interiore di un’anima che percepisce e sente la presenza del mistero che l’avvolge e che l’affascina. Troppe volte trattiamo il nostro cuore come un’officina laboriosa e non scopriamo nel nostro cuore, invece, la dimora profonda dell’amore. Così molte volte pensiamo di dare gloria a Dio dando agli altri gli utensili della nostra officina, i frutti della nostra laboriosità e non il fascino del suo mistero, del suo abitare e della sua grazia.
Pensiero del giorno: Signore, quando faccio io, quante brutte figure ti faccio fare davanti agli uomini! Quando lascio fare a Te, quanta bellezza entra nelle anime!       


Martedì 25 dicembre  Natale del Signore
Santi del giorno: sant’Anastasia, sant’Eugenia.


Mercoledì 26 dicembre
Santi del giorno: santo Stefano.


Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al Sinedrio.
Tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, [udendo le sue parole,] erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.
Leggendo il martirio di Stefano e la sua gloriosa testimonianza per Gesù, non possiamo non vibrare nel cuore pensando che questa pagina è stata riscritta e sarà riscritta dai martirii del nostro tempo in cui anche bambini vengono decapitati nel nome di Gesù. Il martirio non colpisce più larghi strati della chiesa, fa paura e lo esorcizziamo ritenendolo esagerazione, fondamentalismo, stranezza. Invece i martiri sono la strada gloriosa del passaggio di Dio. Di fronte ad una cristianità occidentale sonnacchiosa, compromessa, mascherata di etica e di buonismo, il linguaggio martiriale scuote, ma noi non vogliamo perdere niente per Gesù, non vogliamo perdere la faccia, l’onorabilità, il tempo, la vita per Lui, non vogliamo dare niente a Lui e così diventiamo elementi patetici di un salotto umano dove la banalità e la mediocrità sono la nuova proposta della fede. Ma la madre chiesa, nella sua sapienza, presentandoci la figura di santo Stefano vuole inquietare il borghesismo di molti, forse anche nella nostra testimonianza cristiana. Essere martiri d’amore di audacia, essere martiri che sanno amare sino in fondo, è questo di cui ha bisogno la chiesa d’oggi dove troppi sbadigli annoiati di argomenti buonistici e compromissori stanno uccidendo i cuori.
Pensiero del giorno: Signore, ti chiedo la grazia di essere martire del tuo amore, del tuo nome e della tua gloria. Signore, liberami dalla mediocrità di essere un elemento di un paesaggio che sbadiglia.     

 
Giovedì 27 dicembre
Santi del giorno: San Giovanni apostolo


Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Figlioli miei, quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.
Leggiamo la prima lettera di san Giovanni in cui egli parla della trasmissione dell’esperienza viva del Verbo. Egli ci dice: “Quello che era da principio, quello che ho udito, veduto, contemplato, toccato ve lo trasmetto”. La testimonianza si fonda su questi verbi dell’amore, su questa intimità profonda con il mistero, con la persona adorabile di Gesù. Gesù non è un argomento etico, buonistico, filosofico per placare i cuori, ma è persona viva, è evento, è spada, è trauma che attraversa il mio cuore e io, se sono innamorato, lo sento, lo tocco, lo vedo, lo contemplo. Se non sono innamorato, lo studio, lo discuto, ma non porto il fiume dell’amore, porto la saccenza di un sapere senza anima. L’innamorato, invece, è la profezia più grande che scuote la massa di uomini e donne che hanno smarrito l’amore perché hanno smarrito Gesù.
Pensiero del giorno: Signore Gesù, ti chiedo la grazia di essere innamorato e non rassegnato.   


Venerdì 28 dicembre
Santi del giorno: santi martiri innocenti; i bambini uccisi da Erode e oggi i bambini uccisi nel grembo delle madri, in nome di un diritto che è un delitto.

Dal Vangelo secondo Matteo
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. 
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

L’evangelista Matteo ci descrive la strage degli innocenti. Un altro fiore rosso di martirio, anzi molti fiori rossi di martirio attorno alla culla di Gesù. Questi piccoli santi, che non hanno lodato il Signore con le parole, ma con il sangue, ci ricordano che, quando Gesù viene tolto dalla vita, rimane solo la violenza e la sopraffazione del più forte. Quando non c’è Gesù si arrogano diritti che, come diceva Giovanni Paolo II, sono delitti, quando togliamo Gesù dalla storia e dal mondo, la strage continua nell’indifferenza generale, perché il nemico ci ha convinti che la libertà avvelenata che viene da lui è la risposta e la soluzione al nostro desiderio di felicità.

Pensiero del giorno: Signore, fammi accogliere il grido silenzioso di tanti bambini non nati che vengono sterminati nell’indifferenza generale e fa’ che la mia vita, la mia bocca siano sempre nella verità di difendere ogni vita, perché difendendo ogni vita difendo la pace e il futuro della storia.   


Sabato 29 dicembre

Santi del giorno: san Tommaso Becket, san Davide.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Figlioli miei, da questo sappiamo di avere conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di rimanere in lui, deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato. Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto da principio. Il comandamento antico è la Parola che avete udito. Eppure vi scrivo un comandamento nuovo, e ciò è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e già appare la luce vera. Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.

Continuiamo la lettura della prima lettera di san Giovanni che ci parla della necessità di osservare i comandamenti: il comandamento antico, che è la Parola eterna di Dio, e il comandamento nuovo, di cui parla la Parola, un amore eterno, vibrante e gratuito. I comandamento di Dio sono il grembo dell’amore, le sentinelle dell’amore, la difesa dell’amore, il capolavoro dell’amore. I comandamenti non sono mera normatività morale, sono meteore di luce che proteggono e difendono la qualità della vita, della relazione, dell’amore, del dono, del sogno, del cuore. Quando non entriamo in questa casa che tutela l’amore, diventiamo comandamento a noi stessi e iniziamo su di noi e sugli altri una dittatura insopportabile e superba.

Pensiero del giorno: Signore, fammi baciare i comandamenti, che diventino potenza dell’amore.  
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