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25-30 novembre 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
25 - 30 novembre 2019

Lunedì 25 novembre

Santi del giorno: santa Caterina d’Alessandria, san Mosè.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. 
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Il vangelo ci presenta Gesù che guarda i ricchi che gettano le offerte nel tesoro del tempio e la vedova povera. Gesù guarda la nostra vita, guarda i nostri atti, guarda le nostre scelte perché sa sempre discernere e far emergere dai nostri atti ciò che è vero, profondo e giusto. Gesù ha esaltato quella vedova non tanto per la misura dell’offerta, ma per il suo cuore aperto e generoso nel poco che aveva. Ella ha dato, perché non ha calcolato.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, quanti calcoli faccio nella mia vita, rendimi incapace nella matematica e rendimi molto bravo nell’amore.


Martedì 26 novembre
Santi del giorno: beato Giacomo Alberione

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Luca mette in bocca a Gesù il discorso della distruzione del tempio di Gerusalemme, perché alcuni, parlando del tempio, si fermavano ad elogiare le belle pietre e i doni votivi, ma Gesù a costoro  preannuncia che di questo tempio non sarebbe rimasta pietra su pietra. Il vero tempio di Dio è Gesù, il vero tempio di Dio è ciascuno di noi. A questa gente, che esaltava la bellezza architettonica del tempio, Gesù preannuncia la caduta perché ci ha detto chiaramente che la pietra non innamora il cuore. Abbiamo anche noi tanti uomini di pietra, tante strutture di pietra, tanti appassionati della pietra che pretenderebbero di strutturare e di rendere solido e architettonico il mistero di Dio, che pietra non è. Certamente le case di Dio, i luoghi di culto, sono necessari per una comunità, ma è la comunità, dice san Pietro, che forma le pietre vive della chiesa.
Quando viviamo in comunità di pietra, in cui c’è come priorità la pietra, dovremmo ricordare che essa non può infiammare i cuori. Infatti il Signore ha chiaramente risposto alle grandi realizzazioni faraoniche della pietra, fatte anche dalla chiesa (mega seminari, mastodontiche case generalizie): la pietra è rimasta, ma i cuori se ne sono andati. Quando l’uomo pretende che Dio diventi una struttura dentro una pietra, Dio non ci sta. Sebbene il tempio di Gerusalemme, consacrato a Dio e dedicato da Salomone, fosse il cuore d’Israele dove per tanti anni si sono innalzate preghiere, quello stesso tempio è caduto.


Mercoledì 27 novembre
Oggi ricordiamo la Madonna della medaglia miracolosa collegata alle apparizioni dell’Immacolata a santa Caterina Labouret, a Parigi nel 1830, in cui le donò questa medaglia.

Santi del giorno: san Virgilio, san Laverio.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che ricorda ai suoi discepoli che metteranno le mani su di loro e subiranno la persecuzione, il tradimento e l’incomprensione. Gesù non è un imbonitore, non ci preannuncia un corteo di gloria e di trionfo, Gesù ci preannuncia che essere discepoli suoi costa il prezzo dell’amore. Più saremo suoi, più saremo presi, più metteranno le mani addosso a noi, più saremo traditi anche dagli amori più cari, perché scegliere Gesù non è scegliere quel buonismo che accontenta tutti, ma è scegliere quella spada a doppio taglio che è la vera ed unica Parola del Padre manifestata in Gesù. Gesù ha voluto preavvisarci: essere suoi discepoli non è un hobby, ma ci chiede tutto, perché in Lui abbiamo tutto.

Pensiero del giorno: che tristezza Signore: non ci mettono più le mani addosso e non veniamo più perseguitati, abbiamo trasformato la nostra sequela in Te in una spiritualità delle pantofole del nonno.


Giovedì 28 novembre  
Santi del giorno: san Giacomo della Marca, san Teodora.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Gesù preannuncia la fine di Gerusalemme e ne parla con ricchi dettagli: Gerusalemme sarà circondata dagli eserciti, sarà devastata, allora ci sarà angoscia, violenza, guerra. Gerusalemme che si riteneva indistruttibile, che era il vanto d’Israele, era una struttura, una città in cui tutti gli ebrei si riconoscevano. Anche le strutture possono finire, anche le strutture anche magari costruiamo nel nome di Gesù, perché una struttura senza Gesù, una organizzazione senza Gesù, una città senza Gesù, cade, passa. Quando Gesù non dà la vita, non rende viva un struttura, essa muore. Anche Gerusalemme, che conteneva il tempio e si riteneva città del santo di Dio, cade. Tutto cade, tutto passa, tutto viene preso d’assalto; mentre noi vorremmo stabilizzare e divinizzare le nostre piccole strutture, esse cadono e si infrangono. In questa caduta delle strutture c’è un gioco dello Spirito che ci impedisce di diventare pietrificati in ciò che costruiamo e ci dà l’ossigeno del respiro di Dio per farci respirare nel suo amore.

Pensiero del giorno: Signore, quando sono strutturato nelle strutture arroganti e cerebrali del mio pensiero, ti prego di destrutturarmi: meglio macerie d’amore che struttura senza cuore.


Venerdì 29 novembre
Santi del giorno: sant’Illuminata.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.  In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che fa osservare ai suoi discepoli la pianta di fico che germoglia ed è il segno che l’estate è vicina. Gesù ci insegna a cogliere i segni del tempo, del nostro tempo. Quante volte guardiamo il nostro tempo con quell’ottimismo ingenuo e illuminista e non vediamo anche in esso i segni chiari che Dio ci dà per la conversione, per la riscoperta del suo primato sulla vita, sulla storia, sul presente e sul futuro. Non siamo più lettori attenti dei segni dei tempi, li abbiamo resi molte volte demagogia ottimistica oppure molte volte vogliamo cogliere ciò che vogliamo vedere noi. Invece Gesù è chiaro: osservate la pianta di fico, osservate il vostro tempo, capite e fate discernimento su quello che l’amore di Dio vi vuole dire perché la sua Parola è eterna.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi cieco e rassegnato nel mio tempo, non farmi parlare come tutti, non rendermi un clone come tutti, rendimi un testimone vero della tua Parola, rendimi una spada che traccia un solco nel mio tempo, il solco dell’amore e della libertà.


Sabato 30 novembre
Santi del giorno:sant’Andrea apostolo. Insieme al padre e al fratello Pietro si dedicava alla pesca nel lago di Tiberiade e risiedeva a Cafarnao. Fu discepolo di Giovanni Battista, presso il quale conobbe l’apostolo Giovanni e con lui seguì Gesù, a cui portò anche Pietro. è chiamato da Gesù tra i primi apostoli e l’ha seguito con il fratello. Si pensa che abbia subito il martirio a Patrasso, inchiodato su una croce ad x. Sant’Andrea è venerato dagli Ortodossi, che ne custodiscono le reliquie e le memoria, come festa principale e patronale della chiesa d’Oriente.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

In questo vangelo di Matteo leggiamo la chiamata di Pietro e di Andrea a seguire Gesù. Gesù ha chiamato, chiama e chiamerà. Le non risposte alla sua chiamata non avvengono perché Gesù delude, ma perché siamo pieni di auto chiamate, siamo noi che ci siamo farciti di chiamate e di risposte, facciamo il fai da te, il tutto noi e in questo modo di fare, che potremmo chiamare la cultura delle reti (cioè degli strumenti di lavoro dell’uomo) e non di Gesù, non possiamo captare una chiamata liberante, santificante e bellissima per la nostra libertà. Il non rispondere alla sua chiamata è far sì che quelle reti da pesca diventino le reti della nostra prigionia.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, tu continui a passare e continui a chiamare, aiutami a non creare alibi alle mie non risposte, magari mascherandole con argomenti intelligenti ed eleganti.
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