26-31 agosto 2019 - Sito Sultabor

Vai ai contenuti

Menu principale:

26-31 agosto 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
26-31 agosto 2019


Lunedì 26 agosto

Santi del giorno: sant’Anastasio, sant’Alessandro.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che affronta una grande polemica con gli scribi e i farisei e dice che essi sono ipocriti che chiudono il regno dei cieli alla gente, non entrano loro e non fanno entrare nemmeno gli altri. Questi scribi e farisei, che percorrono il mare e la terra per fare un solo proselito per poi schiantarlo sotto il giogo pesante della loro legge, sono guide cieche. Oggi i veri scribi e i veri farisei sono coloro che contestano Gesù, in nome di una legge positivista, in nome di una cultura che si ritiene superiore, disinibita perché ha tolto Dio di mezzo, ma quando togli Dio di mezzo, costoro che si ritengono trasgressivi, intelligenti ed audaci ti propinano le loro leggi malvagie che non nascono dall’amore e sono contro la libertà della persona. Gli scribi e i farisei di oggi sono ancora vivi e si chiamano satrapi e faraoni del nostro tempo che pretendono di governare i figli di Dio, essendosi prima sbarazzati di Dio, perché Dio non esiste, è un argomento per gli stupidi, è in più. Per questi scribi e farisei lo sdegno di Gesù anche oggi è forte perché Egli non vuole che vengano toccati i suoi figli con le astuzie legali, ma vuole che i suoi figli vengano liberati con l’amore.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, non rendermi fissato per gli orari, i modi di fare e le dinamiche comunitarie, esse non sono Te, sono solamente leggi fatte dall’uomo che rubano l’amore dal cuore. Rendimi libero nell’amore, perché ciò che conta è solo amare. Tutto il resto è solo rumore dell’uomo.    


Martedì 27 agosto
Santi del giorno: santa Monica.
Madre di sant’Agostino, nasce a Tagaste, in Africa, sposa un giovane pagano, Patrizio, da cui ha tre figli. Agostino sarà il figlio che la farà piangere, ma anche il figlio che la rallegrerà perché si convertirà, tramite Ambrogio, al cattolicesimo e diventerà vescovo e il dottore più grande della chiesa d’Occidente.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Voi stessi, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. Ma, dopo avere sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.

Paolo racconta alla comunità di Tessalonica la sua storia di sofferenza come apostolo di Dio, degli oltraggi subiti a Filippi e del coraggio che ha avuto di annunciare il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. Paolo si ritiene un apostolo, senza adulazione, ma con quella franchezza propria degli uomini di Dio. A questa comunità egli ricorda la sua amorevolezza di madre che ha cura dei propri figli. È una icona bellissima dell’evangelizzatore, dell’uomo e della donna afferrati da Cristo, i quali annunciano il vangelo di Dio in mezzo a lotte e ad ostilità, perché il vangelo di Dio non è mai cortigiano di nessun re e di nessuna cultura. Questi uomini e queste donne di dio non hanno paura della lotta, della guerra, della persecuzione, non compromettono il vangelo, non lo diluiscono per renderlo piacevole ad una cultura di gossip e di menzogna. Allora in questa Parola c’è l’ideale di ciascuno di noi: se siamo afferrati da Cristo, saremo perseguitati, martiri, coraggiosi, audaci, amorevoli, materni, ma non fermeremo la corsa della Parola perché siamo stati afferrati dal suo amore.

Pensiero del giorno: Signore, quando il virus del compromesso vorrebbe abbassare la misura infinita del tuo vangelo, rendimi impopolare, ma tuo.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che si scaglia contro i farisei ipocriti che pagano la decima sulla menta, sull’aneto e sul cumino e trasgrediscono l’amore, che filtrano il moscerino e ingoiano il cammello, che puliscono l’esterno del bicchiere e del piatto, ma dentro sono pieni di avidità e d’intemperanza. Che stile ci dà Gesù nell’amare! Dovrebbe essere lo stile della chiesa, lo stile che non perde il suo tempo nelle minuzie relative, ma che investe sempre nell’amore. Papa Francesco ha detto recentemente che la prima cosa da fare è sempre accogliere, amare, abbracciare. Le minuzie legali fanno morire con l’odore della naftalina i sentimenti del cuore. L’amore vero fa ritornare la primavera della vita.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi una persona normativa perché sarei triste, ma soprattutto renderei tristi gli altri.



Mercoledì 28 agosto
Santi del giorno: sant’Agostino.
Nasce a Tagaste il 13 novembre 354, si converte a 32 anni grazie al vescovo Ambrogio. Ricevuto il battesimo, torna a Tagaste ed inizia una vita monastica. Viene consacrato sacerdote e poi vescovo di Ippona. Agostino fu un uomo di grande fede, umiltà, preghiera, carità, un assetato di Dio. Grande dottore della chiesa ci ha lasciato scritti che sono autentici capolavori. Muore ad Ippona il 28 agosto 430 durante l’assedio dei vandali di Genserico, preannunciando che la caduta di Roma non era la fine del mondo, ma l’inizio di un altro mondo.  

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Voi ricordate, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile. Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.

Paolo, rivolgendosi ancora ai Tessalonicesi, ricorda il suo duro lavoro e la sua fatica di essere annunciatore del vangelo. Egli si ritiene per loro come un padre ( ieri evidenziava la sua maternità) e rende grazie a Dio per questa comunità perché ha ricevuto la Parola di Dio non come parola di uomini. Oggi il male di tante comunità è che la Parola di dio viene ricevuta come un’opinione o viene svilita come una parola umana, mentre la Parola di Dio è gelosa, prioritaria, totalizzante, divina, eterna. Questa Parola ci domanda tutto, perché ci dà tutto e, quando un cuore accoglie questa Parola come vera Parola di Dio, diventa segno, casa della Parola e paternità per tanti orfani del nostro tempo che, senza Parola, stanno vivendo la durezza della dittatura delle parole vuote ed evanescenti del mondo.

Pensiero del giorno: Signore, voglio la paternità della tua Parola perché il patrigno è sempre duro e crudele.
 
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».

Il vangelo di Matteo parla dei sepolcri imbiancati all’esterno che dentro sono pieni di marciume e di morte. Gesù ci ricorda che l’apparire non è la dimensione importante della vita. La vita si costruisce dentro e, quando dentro non siamo abitati dalla gloria di Dio, presto i prodotti che mettiamo marciranno nella putrefazione della temporalità, della superbia e dell’arroganza. La mia vita non vuole essere un sepolcro, ma vuole essere casa del Dio altissimo, dove Egli possa manifestare la sua gloria. Il vero discepolo di Gesù non è una persona di apparenza, ma è una persona con il fascino interiore dell’amore. Gli uomini e le donne del nostro tempo, asfissiati e saturati da veline che appaiono, stanno cercando profeti del dentro per comprendere il loro mistero.

Pensiero del giorno: Signore, toglimi la vocazione di essere velina e dammi invece la vocazione di essere dimora della tua gloria.


Giovedì 29 agosto
Santi del giorno: martirio di san Giovanni Battista. Giovanni sigilla la sua missione di precursore con il martirio. Erode Antipa, imprigionatolo nella fortezza di Macheronte ad Oriente del Mar Morto, lo fede decapitare (Mc 6, 17-29). Egli è l’amico che esulta di gioia alla voce dello sposo e si eclissa di fronte al Cristo, sole di giustizia: «Ora la mia gioia è compiuta; egli deve crescere, io invece diminuire» (Gv 3, 29-30). Alla sua scuola si sono formati alcuni dei primi discepoli del Signore (Gv 1, 35-40). Fin dal sec. V il 29 agosto si celebrava a Gerusalemme una memoria del Precursore del Signore. Il suo nome si trova nel Canone Romano.

Dal libro del profeta Geremìa
In quei giorni, mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Tu, stringi la veste ai fianchi,
àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti di fronte a loro,
altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.
Ed ecco, oggi io faccio di te
come una città fortificata,
una colonna di ferro
e un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».

Oggi leggiamo il libro del profeta Geremia. Nella sua storia viene profetizzata ed anticipata la storia di Giovanni Battista. Egli ha subito il martirio per la sua fedeltà al Signore, per la sua radicalità con Gesù, per la sua santità verso Gesù. È stato precursore, lampada che prepara la luce, destrutturato da ogni struttura oppressiva ha pagato il prezzo dell’amore nel suo martirio. Siamo figli di martiri, siamo frutti di martiri e il martirio anche oggi è la parola più provocante e più radicale per testimoniare Dio e Gesù. Esistono un martirio di sangue e un martirio di fedeltà, quando ci si sente derisi, scaricati e non accolti da una società che ha fatto dell’instabilità dei sentimenti e del cuore la propria vita. Ma il segno rimane e non si è tollerati perché un segno forte smaschera la menzogna, ma occorre continuare ad essere martiri.

Pensiero del giorno: Signore, non ti chiedo il martirio rosso del sangue, forse non ne ho il coraggio; se fosse necessario, donamelo, ma ti chiedo il martirio della fedeltà a Te che non teme le derisioni di chi non accoglie la tua libertà e il tuo amore.    

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Il vangelo di Marco ci racconta come avvenne il martirio di san Giovanni Battista per opera di Erode, istigato da Erodiade. Il vangelo ci ricorda che la dinamica della sequela del Cristo è il martirio. Esso non è qualcosa di eccezionale o di strano, ma è l’ordinario della vita cristiana. La martirìa, la testimonianza fa parte del gioco dell’amore. C’è un martirio di sangue, ma c’è anche un martirio che è uno stillicidio continuo, quando ti senti sopportato, deriso, scaricato dall’intellighenzia del tempo che ti ritiene un fossile di una cultura e di un tempo ormai passato. Il martirio è anche quando resti fedele al tuo Signore nella minoranza numerica schiacciata da una maggioranza che ride della tua fedeltà e del tuo amore. Solamente il martirio è quel seme che genererà nuovi cristiani. Il martire è sempre un uomo o una donna radicato in Cristo, radicale nell’amore, audace, coraggioso, senza paura. Il nostro martirio quotidiano contesta la stalla sociale delle mucche mediocri del nostro tempo che muggiscono nel vuoto del loro cuore.

Pensiero del giorno: Signore, non pretendo di essere come san Giovanni Battista, ma aiutami ad essere un vero martire della verità. Fa’ che non tema le opinioni che vorrebbero diventare verità, ma fa’ che la tua Parola mi radichi sempre nel tuo amore e nella tua verità.    


Venerdì 30 agosto
Santi del giorno: beato Idelfonso Schuster.
Un grande arcivescovo, monaco benedettino, uomo innamorato di Dio e della sua liturgia. È ricordato a Milano nel tempo tempestoso della seconda guerra mondiale come vero pastore d’anime e come grande uomo di Dio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più.
Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito.

Paolo richiama i Tessalonicesi a comportarsi in maniera degna del Signore diventando segni di santità, di purezza, di amore, segni di una verginità interiore, segni di una purezza luminosa che tocca la vita e impedisce di strumentalizzare e di usare i fratelli, non solamente nel disordine sessuale, ma anche nel condizionamento e nella dipendenza. La purezza interiore, la verginità dell’anima è un segno profetico fortissimo per il nostro tempo che vive il dominio della carnalità, della passionalità, dell’uso e dell’abuso delle persone come semplici strumenti di gratificazione e di piacere. Gli uomini e le donne di Dio, puri e vergini, pur abitando una sessualità ed un amore, sono segni di quell’amore eterno, libero e delicato di Dio per ogni anima.

Pensiero del giorno: Signore, parlare di purezza è impopolare, ma fa tanto bene alle anime massacrate dall’impurità.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, Signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

La parabola delle vergini stolte e delle vergini sagge ci ricorda che è necessario avere nelle mani della vita la lampada risplendente della fede. Questa lampada viene alimentata dall’olio della preghiera, dell’ascolto, dell’interiorità, della docilità. Le lampade si possono spegnere. Quanto black out nel nostro tempo! Quanta gente, che un tempo era credente, ora ha spento lampada, cuore, amore; quanta gente che pensava che bastasse la sua misura per alimentare la lampada della fede. San Paolo ci ricorda che il naufragio nella fede è il peggiore dei mali che può capitare all’uomo. Questa lampada che Dio mette nelle nostre mani deve diventare splendida attraverso l’olio purissimo della Parola, della preghiera, dell’amore, della santità perché Egli verrà e, se non troverà questa lampada accesa, sarà notte nel nostro cuore.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, rendimi capace di alimentare la mia lampada con la sovrabbondanza del tuo amore. Fa’ che la mia preghiera sia sempre grande, abbondante, perché le scorte non bastano mai.
 

Sabato 31 agosto
Santi del giorno: san Raimondo Nonnato, sant’Aristide.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Matteo ci presenta la parabola dei talenti in cui ci mostra quanto sia esigente il padrone al ritorno se non abbiamo fatto fruttificare i nostri talenti. I talenti non sono solamente capacità naturali, i talenti non sono capacità personali di imprenditoria della vita o di strategia di commercio, il vero talento è il regno di Dio e i talenti che il Signore dà sono per acquistare, per entrare in questo regno. Il Signore ci dona, in maniera preventiva, doni di grazia e d’amore, il farli fruttificare non dipende dal nostro darci da fare, ma è opera dello Spirito: è lo Spirito che porta frutto nella sua scia d’amore in questi doni gratuitamente dati da Dio che devono fruttificare per il bene della chiesa e per il bene dell’umanità.
Allora bisogna diventare uomini e donne dello Spirito. Noi porteremo frutto abbondante se diventeremo docili alla signoria dello Spirito santo. Come fare in modo che lo Spirito santo, che è Signore e dà la vita, eserciti la sua signoria su di noi? Lasciandoci fare dal torrente del suo amore. Quando io mi lascio fare e non voglio essere protagonista di me stesso, lo Spirito mi afferra e il mio talento porta frutto perché al centro della vita non ci sono più io, ma lui, il Paraclito, il Consolatore.   


Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non metta nella cassetta di sicurezza delle mie certezze i tuoi doni, ma aiutami ad investirli nell’avventura della vita perché diventino grande frutto per la tua gloria.
stampa



 
Torna ai contenuti | Torna al menu