26 aprile - 01 maggio 2021 - Sito Sultabor

Vai ai contenuti

Menu principale:

26 aprile - 01 maggio 2021

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
26 aprile-01 maggio  2021


Lunedì 26 aprile

Santi del giorno: santi Guglielmo e Pellegrino.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: «Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me. Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. Sentii anche una voce che mi diceva: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”. Io dissi: “Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca”. Nuovamente la voce dal cielo riprese: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”. Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. Ed ecco, in quell’istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell’uomo. Egli ci raccontò come avesse visto l’angelo presentarsi in casa sua e dirgli: “Manda qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia”. Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”. Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?». All’udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».
Oggi leggiamo il brano riguardante la visione di Pietro: un grande lenzuolo dove c’erano alimenti impuri per i giudei e una voce dice: “Ciò che Dio ha purificato tu non chiamarlo profano”ed il gesto profetico dell’apostolo, che supera tutti gli steccati dei giudei e in forza dello Spirito viene mandato anche ai pagani. A noi oggi questo non dice molto, ma per il tempo di Pietro era una grave infrazione della legge. La Parola ci dice che è lo Spirito che ci manda anche in quei posti in cui noi umanamente penseremmo di non ricavare niente. È la dinamica della grazia che apre la casa dei nuovi Cornelio e dei cuori del nostro tempo. È in forza dello spirito e di questa precedenza di Dio sul nostro operare che si fonda anche oggi il coraggio dell’evangelizzazione. Di fronte ad una società che sembra disinteressata delle cose di Dio, anche oggi lo Spirito ci manda ad approdi e ad obiettivi umanamente impossibili per ricordarci che tutto viene dalla sua grazia e non dalla nostra forza.     
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che segua la potenza dello Spirito e non tiri mai il freno a mano della mia paura.  
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Gesù racconta la sua identità come buon pastore e dice che chi non entra nel recinto dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Invece Gesù è il pastore buono, misericordioso, bello della nostra vita. In un tempo in cui tutti vogliono essere protagonisti di se stessi, in un tempo in cui tutti vogliono apparire come immagine affascinante, Gesù ci propone la signoria del pastore, perché la nostra vita non si realizza in un’autoaffermazione, ma viene realizzata se è una vita curata, amata, tutelata da uno che ci ama, ci segue, crede in noi e ci difende. Gesù è stato chiaro in questa Parola, ha suddiviso in due categorie coloro che vorrebbero curare la nostra vita: ci sono i ladri e i briganti, che sono venuti prima di Gesù, e poi c’è Lui, il pastore buono e amorevole, noi siamo la preda: per Gesù preda di gloria dell’amore, per i briganti e i ladri preda da usare e da consumare.    

Pensiero del giorno: Fare la pecora non è fare una scelta da perdenti. Essere pecore amate da Dio è la piena vittoria del nostro essere.


Martedì 27 aprile
Santi del giorno: santa Zita, san Liberale.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore. Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore. Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Sàulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.

Anche oggi il brano degli Atti ci presenta dei fratelli dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano ed essi arrivano fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia. Qui aprirono l’evangelizzazione anche ai Greci, cioè ai pagani e la loro evangelizzazione portò un frutto grande e sostanzioso: è lo Spirito che dà la fecondità. Quando la notizia giunge alla chiesa di Gerusalemme, viene mandato Barnaba e lui, uomo di Dio e con Dio, vede la grazia del Signore. Quanto bisogno abbiamo anche oggi di nuovi Barnaba che vedano l’azione della grazia in atto per la potenza dello Spirito. Oggi la Parola ci rimprovera perché vogliamo costruire la nostra pastorale sulle nostre forze, sui nostri progetti e visuali, mentre tutto è un evento di grazia. La grazia precede, accompagna e segue. La nostra è una semplice ed umile collaborazione, non un protagonismo vuoto e senza fecondità.  
Pensiero del giorno: Signore, rendimi figlio della grazia, mai figlio della mia bravura.
Dal Vangelo secondo Giovanni

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Giovanni colloca queste parole di Gesù a Gerusalemme, durante la festa della dedicazione del tempio da parte di Salomone. Giovanni specifica anche la stagione: era inverno e Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone, quel portico che vedrà le prime predicazioni della comunità apostolica dopo la sua ascensione. I Giudei gli si fecero attorno perché volevano sapere chi era, volevano una risposta aperta e chiara e Gesù risponde loro dicendo: “Ve l’ho detto e non credete”. Quante volte anche noi ci illudiamo di essere credenti! Il credente non è colui che si pone davanti a Dio come polemista del suo amore, ma è colui che ascolta la voce di Dio, unica, affascinante, bellissima. Il discernimento delle voci è la base sulla quale un credente costruisce una maturità di fede forte e solida. Nel nostro tempo, che vede un ventaglio, una ridda di voci diverse, rumorose aggressive, autoritative, il credente è colui che distingue la voce, una sola voce, la Sua voce, ma per distinguerla e per trovarla bisogna essere sintonizzati nell’onda dell’amore di Gesù.
Quando ascoltiamo questa voce, sarà primavera nella nostra anima, perché Dio porterà a compimento tutti quei semi che nel nostro cuore attendono la piena maturità della crescita.    

Pensiero del giorno: Gesù passeggia ancora oggi, non più nel tempio e nel portico di Salomone, ma nel tuo cuore. Non essere indaffarato e distratto, perché se non cogli il suo passaggio, perdi l’occasione della tua vita.


Mercoledì 28 aprile
Santi del giorno: san Pietro Chanel, santa Gianna Beretta.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Gesù esclama fortemente che chi crede in Lui, non crede solamente in Lui, ma anche in chi l’ha mandato. Gesù è venuto come luce, perché nessuno rimanga nelle tenebre. Gesù è venuto come Parola, perché nessuno rimanga nella solitudine. Gesù è venuto non per condannare il mondo, ma per salvarlo. Tutto si decide nel rifiuto o nell’accoglienza delle sue parole. Rifiutare le sue parole è condannare la nostra vita ad un’insignificanza e ad un vuoto infinito. Nel nostro tempo in cui tutto è sottoposto, in nome della democrazia, alla discussione, alla verifica, all’accoglienza o al rifiuto, la Parola di Dio, che non è democratica, ma è sovrana assoluta perché parola d’amore, è la condizione fondamentale della fede. Questa parola è unica perché non è un’opinione, ma è una verità totale, sovrana, eterna. Quanto fastidio dà l’identità della Parola al nostro tempo di fantocci che vivono del relativo di una parola che si dissolve nell’istante stesso in cui viene pronunciata! Qui c’è il fascino di Dio, la sua Parola assoluta, sovrana di verità.    

Pensiero del giorno: Se sarò figlio delle opinioni, alla sera sarò già vecchio, come il quotidiano visto ed usato; se sarò figlio della Parola, sarò nell’eterna giovinezza di Dio che non conosce mode, culture e stagioni.


Giovedì 29 aprile
Santi del giorno: santa Caterina di Siena.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato.
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

Oggi leggiamo la prima lettera di san Giovanni che parla del sangue di Gesù, tema caro alla letteratura mistica di santa Caterina nel “Dialogo della Divina Provvidenza”. Giovanni evidenzia come questo sangue abbia la forza e la fecondità di purificarci da ogni peccato. Questo sangue ci ricorda che tutti noi siamo peccatori e negare il peccato è rendere la nostra vita una menzogna. Questo sangue ci ricorda la fonte: Gesù espiatore. Di fronte a lui Caterina ha pianto, ha lottato, ha pregato per la chiesa miserevole del suo tempo in cui regnavano una grande ignoranza e una grande immoralità. Questa donna umile, analfabeta, ma forte nello Spirito, ha compiuto cose grandi, perché ciò che per il mondo è stolto è forte in Dio.
Che Caterina oggi ci doni le sue tre passioni: le anime, il papa e la chiesa. Oggi la chiesa ha bisogno di santi non di contestatori o di protagonisti.
Pensiero del giorno: Cara santa Caterina, guarda l’Italia, di cui sei patrona, ed aiutaci a non diventare paese di missione, ma ancora terra di santi e di testimoni.   


Venerdì 30 aprile
Santi del giorno: san Pio V, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, santa Sofia.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Gesù prepara i suoi discepoli al suo congedo visibile e dice loro: “Non sia turbato il vostro cuore”. Gesù ci precede nella casa del Padre e ci va a preparare un posto, non certamente un posto localizzato da uno spazio e da un tempo, Egli va a prepararci, presso il cuore del Padre, l’attesa e la nostalgia di Dio per ciascuno di noi. Perché Gesù ritorna al Padre? Perché la nostalgia per il Padre bruciava il suo cuore. Perché Gesù ci precede presso il Padre? Perché la nostalgia trinitaria di Dio per noi divampa dall’eternità. Egli è andato avanti per rassicurarci che siamo attesi e che saremo accolti se non faremo morire in noi la nostalgia per l’eterna bellezza di Dio. Il nostro posto sarà nell’ebbrezza dell’amore di Dio, perché solo il suo amore realizza pienamente l’uomo.

Pensiero del giorno: Se non sei nostalgico di Dio, ti sei abituato e saziato di te stesso.   


Sabato 01 maggio
Santi del giorno: san Giuseppe lavoratore.

Dal libro della Gènesi
Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
E Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogàtela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando.

Oggi leggiamo dal libro della Genesi il racconto della creazione, di come Dio ha creato questo mondo e l’ha arricchito di tutte le sue creature. Capolavoro di Dio è l’uomo, creato maschio e femmina. Dio è il creatore dell’uomo, il suo difensore, Dio è la tutela della verità e della gioia della vita dell’uomo. Oggi c’è un’aggressione all’uomo in nome di una libertà dettata da una supponenza e da un’arroganza ignorante. Quando si è estranei a Dio, si diventa estranei anche alla creatura di Dio, l’uomo, e quando si è nemici di Dio, lo si è dell’uomo perché la creatura senza il Creatore svanisce. Chi difende l’uomo è Dio, chi difende l’uomo è la chiesa di Dio.
Oggi, aprendo il mese di maggio, il mese di Maria, e guardando a san Giuseppe, uomo obbediente, silenzioso, umile e realizzato, la Parola ci ricorda ancora una volta che l’uomo è creatura di Dio, fatta a sua immagine e somiglianza. Solamente gli uomini e le donne di Dio potranno difendere l’uomo dall’arroganza e dall’attacco di coloro che non lo considerano più creatura di Dio, ma semplice struttura biologica e razionale.     

Pensiero del giorno: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi?” Signore, dona ai credenti lo stupore della persona umana e la capacità di difenderla e di illuminarla con il tuo amore.
stampa 
 

 



 
Torna ai contenuti | Torna al menu